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 Atti di polizia e processuali periodo 1927-1936relativi all’attività di Enrico Minio e del nucleo degliantifascisti civitoniciA cura di Luigi Cimarra.
 
[SENTENZA]
IN NOME DI SUA MAESTA’ VITTORIO EMANUELE IIIper grazia di Dio e per volontà della Nazione Re d’ItaliaIl tribunale Speciale per la Difesa dello Stato istituito ai sensi dell’art. 7 della Legge 25.11.1926 n°2008 composto dagli ill.miSAPORITI Grande Ufficiale Alessandro Generale di Div. PresidenteSGARZI Cav. Giovanni Console MVSN GiudiceALFARO Comm. Alfredo idem idemOTTANELLI Cav. Domenico idem idemDE MARTINI Cav. Uff. Vittorio idem idemBUTTAFURRI Cav. Giacomo Avvocato Giudice Relatoreha pronunciato la seguenteSENTENZADEL PROCEDIMENTO PENALE A CARICO DI:1. POCCECAI Vittorio fu Giuseppe e di Grassi Lucia nato ad Istria (?) il 13 Marzo 1896.2.
MINIO Enrico di Vincenzo e di Antonini Maria, nato a Civitacastellana
il 4maggio 1906.3. TORNIAI Enrico di Angelo e di Toschi Giulia nato a Firenze il 2 maggio 1905.4. CANNELONGA Carmine di...... (?) nato a San Severo il 3 marzo 19045. SANNA Antonio fu Domenico e di Murgia Elisa nato ad Oristano il 3 Febbraio 1904.6 SURACI Paolo ....... (?) nato a Reggio Calabria il 15 gennaio 1897.7. CARACCIOLO Domenico di Vincenzo e di Santori Rosa nato a Cette (Francia) il 15 settembre1899.IMPUTATIa) - del delitto previsto e punito dall’art. 4 p.p. 1 e 2 capoverso della Legge 25 novembre 1926 n.2008 per avere sino alla data del loro arresto (dicembre 1927) fatto parte del partito comunistaricostituitosi dopo lo scioglimento ordinato dalla Pubblica Autorità.b) – il Poccecai, il Torniai ed il Minio anche del delitto di mentite generalità e di uso sciente di falsidocumenti previsti e puniti dagli articoli 285-436 C.P. per avere al momento del loro arrestodeclinato false generalità ed esibito carte di identità false.c) - il Suraci per il reato di cui all’art. 436 dico 436 C.P. per avere al momento del suo arrestodeclinato false generalità.IN PUBBLICA UDIENZAUdita la lettura della sentenza di rinvio e degli atti processuali;Udita la requisitoria del P.M.;Sentiti i difensori e gli accusati che hanno avuto per ultimi la parolaIN FATTO ED IN DIRITTO
 
è risultato quanto appresso:La R. Questura di Napoli con separati rapporti in data 22 giugno e 28 giugno 1927 informaval’Autorità Giudiziaria di questo Tribunale che in Napoli erasi scoperta la sede dell’Ufficio 15 delPartito Comunista il quale aveva il compito di operare nella zona dell’Italia meridionale e dellaSicilia per costituire le fila del partito stesso.Che le indagini fatte per conoscere quali fossero i maggiori componenti del detto Ufficio portaronoalla identificazione dei comunisti SANNA Antonio e SURACI Paolo i quali ricoprivano la carica disegretario interregionale il primo e di vice segretario interregionale il secondo.Che dopo l’allontanamento di costoro perché ricercati per l’assegnazione al confino, il partitocomunista li fece sostituire nel lavoro di organizzazione e propaganda da un individuo che si facevachiamare ANNONI Francesco. E dalla vigilanza esercitata attorno a costui si accertò che egli aNapoli aveva frequenti contatti con altri compagni di fede, e cioè coi sedicenti ZANETTI Pietro eROSSI Mario, i quali si recavano spesso nelle altre città dell’Italia Meridionale per lariorganizzazione del partito e per la propaganda.Che in data 30 giugno la Questura di Salerno aveva segnalato a quella di Napoli la partenza perdetta città di un giovane i cui connotati corrispondevano a quelli del sedicente ROSSI Mario, eveniva riferito che costui aveva tentato in Salerno di consegnare a compagni di fede materiale dipropaganda comunista.Disposto un servizio di pedinamento furono tratti in arresto i sedicenti ANNONI Francesco,ZANETTI Pietro e ROSSI Mario, ed in base alle perquisizioni eseguite sulle loro persona e nei lorodomicili è risultato che l’ANNONI era invece tale POCCECAI Vittorio, che lo ZANETTI era taleSOLATITETTO Guido, e che il ROSSI era invece tale MINIO Enrico.Costoro furono trovati in possesso di copioso materiale di propaganda comunista consistente inlibri, opuscoli, tessere, indirizzi, manifesti, giornali, punzoni, stampiglie, emblemi del partito, unamacchina da scrivere ed un apparecchio completo Antolito Serafini, per riprodurre stampati.Inoltre in una valigia veniva trovata la somma di L. 23.000,00 ed [3 -965] indosso agli arrestati lacomplessiva somma di L. 1800,00 che venivano sequestrate.Al momento dell’arresto i tre suddetti individui declinarono false generalità ed esibivano carted’identità false, ma alle contestazioni del Funzionari finirono per dire i loro veri nomi.Veniva in seguito rintracciato ed arrestato tale TORNIAI Guglielmo che aveva funzioni di corriere;costui sottoposto ad interrogatorio confessava di avere avuto incarico a Roma da certo Galileo diportare a Napoli il materiale di propaganda da consegnare ad un tale Corneto, il quale altri non erache il Minio.L’Ufficio di Polizia Politica della R. Prefettura di Foggia con rapporto in data 26 giugno 1927 (V. I,F 6-12) informava l’autorità Giudiziaria di questo Tribunale che nella provincia di Foggia si eraricostituita la Federazione Provinciale del Partito Comunista con sede a San Severo e che ilfiduciario di detta Federazione era il comunista CANNELONGA Carmine il quale si recavafrequentemente a FOGGIA per trovare elementi comunisti, con i quali si manteneva incorrispondenza dirigendo le lettere all’indirizzo convenzionale di RUSSI Addolorata Via BonfiglioN:5, e firmando con pseudonimo di ALDO, che ogni fine mese recapitava sussidi in danaro afamiglie di arrestati e confinati politici; e che effettuava la distribuzione di manifestini del partito alui consegnati dal corriere interregionale proveniente da Napoli.Con rapporto in data 23 Febbraio 1928 (V. I, F. 185) la R. Questura di Salerno informava che l’exferroviere CARACCIOLO Domenico, noto comunista di Salerno, si recava spesso a Napoli colpretesto di sollecitare la liquidazione di alcune indennità dovutegli dall’AmministrazioneFerroviaria, ma in realtà andava per abboccarsi con emissari del partito comunista dai quali ricevevaanche sussidi da distribuire alle famiglie dei confinati, e che infine eragli stato spedito unapparecchio litografico destinato alla riproduzione clandestina di giornali, manifesti ed opuscoli delpartito – difatti il 28 marzo era giunta al suo indirizzo [5- 966] allo scalo ferroviario di Salerno unacassetta di rilevanti dimensioni contenente una macchina da scrivere “Antolito Serafini” che erastata spedita da Roma e figurava mittente Caracciolo Domenico e destinatario se stesso in Salerno.

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