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Sintonizzazione Con Dio

Sintonizzazione Con Dio

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I livelli di preghiera
Di Furio SclanoIspirato agli insegnamenti di Paramahansa Yogananda e Roy Eugene Davis
Nota:E’ normale che quando una persona scrive un articolo ispirandosi agli insegnamenti di altri, scrive ciò che ha compreso orealizzato. Questo articolo (come anche tutti gli altri scritti da me), anche se è ispirato agli insegnamenti dei maestri, èinteramente frutto della mia comprensione personale degli insegnamenti del percorso spirituale del kriya yoga.
Pregare significa invocare la presenza di qualcosa di divino o chiedere il soddisfacimento di unbisogno ad un’intelligenza superiore. Tutti noi preghiamo spesso; molte volte (la maggior parte)per ottenere qualcosa di specifico. Quando si prega per invocare la presenza divina, bisognatenere in mente un concetto importante: se Dio è realmente onnipresente, è inutile invocare lasua presenza, perché Lui è già dove siamo noi. Ma allora, ci si può chiedere, perché i santi hannosempre pregato? La risposta è semplice: pregando per invocare la presenza divina, non portiamoDio da noi, ma mettiamo attenzione e coscienza in sintonia con Lui. Ricordatevi questo concetto,prima di leggere qualcosa di spirituale, di iniziare un’attività importante o di meditare.Sintonizzate la vostra mente con Dio e fatelo attraverso l’invocazione .Esistono livelli di diversi di preghiera e anche la meditazione è una forma di preghiera silenziosa.Chi ha un concetto dualista di Dio (per esempio chi segue il percorso spirituale della cristianitàclassica), prega solitamente “a” Dio. Concettualizzando la divinità come un qualcosa di separatoda se stesso, l’uomo si pone spesso davanti al Supremo come il mendicante sul ciglio dellastrada. Il mendicante non sa se riceverà qualcosa. Non vi è certezza, ma solo speranza. Chi pregain questo modo, molto spesso riceve solamente “elemosinae, sovente, pensa che Dio sia unasorta di super-essere che dà ad alcuni e nega ad altri.Lo yoga ha una visione monista del divino (dal greco “monos” – uno). L’uomo, infatti, è vistocome un’unità individualizzata del Supremo, dotato di un ego che crea il senso di separataesistenza (
cogito ergo sum
– penso dunque sono). Scritti e parole dei maestri realizzati dellaperfezione ci hanno insegnato questa verità: “L’uomo senza ego diventa D io – Dio con un ego si fa uomo”. Come ho già detto o scritto più volte, la definizione è molto semplicistica, ma – a grandilinee – corrisponde all’essenza della filosofia monista. Non a caso, credo, Gesù stesso affermòqualcosa come: “Voi siete Dei e lo s pirito di Dio dimora in voi”.Credo sia difficile descrivere Dio. Una mente finita non può concepire intellettualmente qualcosadi infinito, né imbrigliarlo nelle logiche (a volte perverse e/o di comodo) della teologia. Lo yogainsegna che, nel punto più profondo del suo essere, l’uomo è uno con Dio; senza separazione.Siamo “unità” particolareggiate di un’intelligenza infinita ed eterna che si manifesta dentro di noi,intorno a noi e attraverso di noi. Comprendere anche solo a livello intellettuale questoconcetto, ci aiuta – tra le altre cose – a pregare ad un livello superiore, perché ci consente di farlo“in” Dio anziché “a” Dio. Pregare “in” Dio è sinonimo di una consapevolezza superiore. Pregando“in” Dio, sappiamo automaticamente che tutto ciò che il Padre ha è nostro e che ci spetta didiritto (sempre dalle scritture cristiane: “tutte le cose che ha il Padre, sono mie…”). Paramahansa Yogananda affermava che quando si prega, bisogna farlo con l’atteggiamento del figlio e non delmendicante. Il figlio sa sempre che otterrà dalla madre; se non avviene oggi, avverràsicuramente domani. Pregare con l’atteggiamento del figlio, significa farlo “in” Dio.
Dio non è una persona
. Non punisce, non retribuisce, non dà e non nega. Perché allora alcunepersone ottengono dalla preghiera e altre no? Questo avviene perché alcune persone sono“certe” del risultato della preghiera e altre non lo sono. Alcune persone hanno “fede” e altre no.Avere fede non significa “sperare” che qualcosa avvenga, ma esserne “certi”. Non a caso Gesùstesso affermò che se qualcuno “crede” che una montagna si possa spostare, questa lo farà.Immagino si trattasse di una semplice esemplificazione; ma ritengo che renda bene l’idea chevoleva esprimere. La certezza del risultato è lo stesso fattore principale che permette, peresempio, alle tecniche dell’immaginazione creativa (vedi gli articoli in merito suwww.kriyayoga.it) di funzionare realmente.

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