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Georg Simmel - La Socievolezza

Georg Simmel - La Socievolezza

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Published by Gianmarco Altieri
Personale riassunto sull'opera.
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La socievolezza : Georg Simmel
Presentazione di Gabriella Turnaturi1.Un pensiero metropolitanoSimmel e le sue opere risentono della Berlino in cui viveva: una città che conobbetrasformazioni spaziali e demografiche tra fine 800 e inizio 900. La popolazione aumenta acausa dell
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immigrazione e dell
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inurbamento: tutti sono stranieri e senza radici, in altreparole, tutti sono allo stesso tempo artefici e testimoni della crescita di una metropoli edella conseguente trasformazione della propria condizione umana. Si tratta di unmutamento strutturale ed antropologico, soggettivo ed oggettivo. Da qui la concezione diSimmel e la convinzione che la modernità sia destabilizzante. Tutto entra in relazione contutto, si va via via perdendo l
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unitarietà dello spirito oggettivo e allo stesso tempo vi è unacrescente deprivazione di quello soggettivo. L
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esperienza del mondo si riduce pian piano apura esperienza interiore ed il sé, per quanto frammentato, conosce uno sviluppospropositato.Per Simmel nella metropoli ergo nella modernità la tensione individuo-società apparechiara e si mostra innanzi tutto come conflitto interno all
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individuo. La tensione individuo-società avviene dapprima all
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interno dell
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individuo per opera del conflitto tra il suo esseresociale e il suo tendere all
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autorealizzazione. La conflittualità prende strade interne perchènella modernità la società è ormai priva di un fine e di ogni coerenza. La cultura oggettivaè cresciuta troppo, talmente tanto e in modo spropositato che la società non ha quasiinteresse all
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unitarietà e non vi è più tendenza alla compattezza. La metropoli diventa unluogo in cui l
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individuo è continuamente outsider, un non-cittadino, la condizione dellostraniero diventa condizione diffusa. Il mondo esterno non viene reinterpretato mainglobato in quello interiore. Allo sviluppo spropositato dello spirito oggettivo corrispondeuna diminuzione, riduzione della cultura soggettiva che arretra in posizione difensiva,arroccandosi nell
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intellettualismo.L
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essenza del moderno, secondo Simmel, è lo psicologismo, ovvero il vivere e spiegare ilmondo sulla base dell
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interiorità, del mondo interiore.L
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opera di Simmel si svolge attorno allo studio della società come RETE, alla base dellaquale vi sono i rapporti di reciprocità fra individui: interazioni sociali.Simmel sceglie come oggetto della propria riflessione ciò che nell
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interazione si fa e disfadi continuo, obiettivo comune dell
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impressionismo (rappresentare il fugace, il “coglil
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attimo”). Sarà però il modernismo e in particolare l
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espressionismo a rispecchiare lavisione di Simmel, caratterizzata dalla convinzione della contraddizione tra vita e forma.Con l
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espressionismo avviene infatti il rifiuto di ogni stile e forma, si da voce allacontraddittorietà, agli ossimori, alle dissonanze. E
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con l
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espressionismo che il mondoviene visto come contenitore di contrari caratterizzato da conflitto, tensione econtraddizione. Vi è volontà di distruggere precondizioni, gabbie precostituite.L
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idea di fondo che lega Simmel al modernismo e all
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espressionismo è che il senso dellavita non possa essere espresso in forme ma che possa (e debba) esprimersi in una infinitàdi possibilità. L
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accento è posto sulle possibilità, le chances non previste, marginali. La vitaè un gioco perchè il processo vitale si accelera in un punto privo si passato e futuro. Lavita stessa si concentra con una tale intensità che ogni contenuto diventa relativamenteindifferente. Il discorso sulla modernità dunque è il cuore del pensiero di Simmel. Egli poneil focus sulla frammentarietà, sulla infinita rete di rapporti reciproci e fa di ciò l
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essenzadella modernità. L
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azione reciproca e ogni forma di sociazione sono concetti chiave, senzadistinzioni in ordine gerarchico tra forme di fare società. Per questo motivo non deve
Altieri Gianmarco - Sociologia - Prof. Riva Claudio1
 
meravigliare come Simmel si interessi a forme apparentemente frivole come la civetteria,la moda, la socievolezza.2.La socievolezzaE
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la forma più pura della interindividualità e della superindividualità. Per poter parlare disocievolezza vi sono tre condizioni necessarie:a.esclusione di tutto ciò che per la personalità ha importanza oggettiva, come status,successo, fama, ricchezza, ma che non è però in comune con gli altri partecipantib.l
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avere se stessa come unico scopoc.elaborazione e trasformazione in forma ludica e leggera della vita.La socievolezza può darsi solo nella neutralizzazione, sia pur momentanea, delledifferenze e contrasti individuali. Si parla di socievolezza quando questa avviene senzauno scopo se non la stessa socievolezza. Inoltre (c) è condizione necessaria lasublimazione della realtà.La società viene vista come reciprocità tra individui, come frutto della autolimitazione degliindividui e prodotto dell
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interazione. Società dunque come agire sociale.La socievolezza è il luogo e il tempo in cui le qualità estetiche, che accomunano gliindividui, prevalgono sugli scopi utilitaristici (che dividono gli individui).Con la socievolezza l
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associarsi è scopo e valore in se
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e si distacca dalla realtà dei singolicosicché ciò che si produce insieme associandosi risulti più importante dell
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affermazioneindividuale dei singoli. La socievolezza è l
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unico momento in cui individuo e societàsublimano, sia pur non eliminandola, la loro contraddittorietà.Questo momento è un
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arte, una forma sofisticata partorita dalla acculturazione e nonpresente di per se
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in natura. E
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un prodotto della cultura, una elaborazione individuale esociale del comportamento. La socievolezza presuppone un rapporto con il proprio sé nonimmediato e non facile, ma studiato e manipolato. E un prodotto elaborato culturalmente esocialmente. Pur formata dagli individui, prescinde dagli scopi individuali e ha il suo fine insé stessa. Il motivo dominante della socievolezza è la reciprocità come atto puro esemplice in cui ciascuno si inserisce in un insieme puramente formale. Ciascuno puòrealizzare i propri valori sociali a patto che anche gli altri li realizzino. Ci si comporta comese tutti fossero uguali a prescindere dalle diverse collocazioni sociali. Il reciprocoriconoscersi e concedersi spazio per la socievolezza permette di realizzare un continuoscambio tra eguali, una democratica e paritaria forma di interazione. E
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un continuoscambio: cioè che ci concede viene ricambiato e restituito. La socievolezza diviene undono che tutti gli interessati si scambiano reciprocamente, un dono che ciascuno facontemporaneamente a sé e all
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altro.Si va creando dunque una sorta di democrazia, di egualitarismo artificiale, costruitoeppure non falso, dato che comunque non modifica la realtà ma prescinde da questa.L
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egualitarismo artificiale e costruito della socievolezza diventa falso solo se è strumentalealla realizzazione di obiettivi esterni (ma in questo caso si può ancora parlare disocievolezza? vedere le 3 condizioni necessarie), e dunque si fa contaminare dalleaspettative della realtà pratica. La socievolezza mostra la sua natura ludica, di gioco chevive di sé e delle sue dinamiche e della sua casualità.Come l
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erotismo si è creato una sua forma ludica (quindi giocosa) nella civetteria, chetrova nella socievolezza la sua forma più ampia, anche la socievolezza è un
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arte e nonsemplice finzione, in quanto manca di contenuti stabili.Civetteria da dizionario: atto o contegno, spesso artefatto e lezioso (ostentare sentimentiche non si provano o qualità che non si possiedono), per attrarre l
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ammirazione altrui.
Altieri Gianmarco - Sociologia - Prof. Riva Claudio2
 
Nella civetteria desiderio e timore vengono esclusi in quanto non vi è posta in gioco senon la continuazione del gioco stesso. Si instaura un rapporto di reciprocità che escludeogni legame utilitaristico tra le persone.La socievolezza prescinde dalle individualità e nascendo dall
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interazione, crea unaulteriore interazione slegata dalla realtà, tra individui che si slegano dalla realtà, ma nonper questo finti. I soggetti che si incontrano nella socievolezza sono reali nella realtàstessa del gioco, nella nuova dimensione che, da loro, si viene a creare. Gli individui nellasocievolezza sono reali così come reale è una rappresentazione teatrale: ciò che ilpubblico vede rappresentato non è la vita, ma non può prescindere da questa. Gli attoridimenticano la loro collocazione e il loro coinvolgimento nella vita reale (nella realtàpratica) per dar vita a “nuove persone”. Queste nuove persone però non potrebberoesistere se dietro non ci fosse la ricchezza della realtà, della vita vissuta, della vita pratica.La scuola di recitazione di Stanislawski si fonda sulla convinzione che l
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attore debbarievocare e richiamare emozioni, sentimenti e situazioni realmente vissuti nel “vestirsi” diun personaggio. Ergo dietro un bravo attore c
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è sempre un individuo dotato di unacomplessa vita interiore. Nella socievolezza gli individui si presentano così come sonoprodotti dall
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interazione e non sono meno reali in questo gioco, forma ludica del “farsocietà”, che nella vita pratica (e nella sua gravità).Come il cittadino della metropoli resta sé stesso anche se nella molteplicità dellemanifestazioni della propria individualità, nelle diverse classi sociali, nei diversi cerchi dellasocietà, così l
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attore della socievolezza non è individuo falso e inautentico, ma è l
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individuoche assume significato nel farsi della società, nell
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essere insieme all
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altro. L
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attore dellasocievolezza è l
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interprete consapevole di un gioco di cui rispetta le regole e i confini, alquale partecipa non per dote naturale ma al contrario solo grazie ad un “sudato” e raffinatoprocesso di elaborazioni (culturali?). Questo presuppone individui acculturati e capaci dicogliere il vivere l
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attimo, il qui e adesso, consapevoli della propria molteplicità, e dunquein grado di vivere l
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intermittenza. L
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attore della socievolezza è un attore per cui il senso edil piacere del proprio agire deriva dalla intermittenza, in un tempo discontinuo.3.L
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importanza quantitativa del gruppoPer la socievolezza, come per qualunque tipo di società, è fondamentale ladeterminatezza quantitativa.Un insieme numerico abbastanza grande, nel contesto della socievolezza, “abbassa illivello della personalità”, ovvero lascia meno spazio alla individualità e comporta maggioriformalità, il rispetto di regole più precise, norme più dettagliate e ineludibili, ad esempio sulmodo di vestirsi, come e quanto bisogna mangiare e bere. Al contrario, in un insiemenumerico di poche persone, è più possibile un adattamento reciproco e una minoreformalità. In questi gruppi relativamente “piccoli” lo stare insieme ha un maggiore caratteredi spiritualità e vi è più spazio perchè possano mostrarsi energie psichiche differenziate ealtamente sviluppate così che il contenuto della socievolezza comprende parti moltoestese delle singole individualità. Nei gruppi più larghi è più difficile che il terreno discambio e i contenuti scambiati e prodotti siano quelli più intimi e più di valore dellesingole individualità. In questi gruppi (larghi) la socievolezza per realizzarsi deve cercaremolto più in basso il punto comune agli stimoli e interessi dei singoli partecipanti.Proprio per questo, tanto più alto è il numero dei partecipanti, tanto più bisogna potenziaregli elementi esteriori-sensibili (che permettono l
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unione? vedi indietro), gli stimoli e legratificazioni sensoriali, i godimenti esteriori. In sostituzione degli elementi psichici-individuali vanno utilizzati i sensi (vista, gusto, olfatto) ovvero quelle gioie sensuali cheaccomunano tutti. Per questo motivo gli incontri tra persone numerose richiedonomaggiore cura ed attenzione agli abiti, addobbi, cibo e bevande. Ciò che unisce ipartecipanti e che caratterizza questo tipo di socievolezza, sono i sensi, i corpi, più che gli
Altieri Gianmarco - Sociologia - Prof. Riva Claudio3

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