la vita di tutti i disabili gravi?Una china che i più anzianisentono pericolosa, ma cherischia di coinvolgere i piùgiovani, ancora privi di memoriastorica.
a volontà di morire.
«Eluanaavrebbe voluto morire?». Si èsostenuto di sì. Ricostruendola sua «presunta volontà» sullabase di vaghi indizi, del tipo seera contenta di frequentare lascuola dalle suore o se era unospirito libero. Da qui la paura adue facce espressa dal pubblico:da una parte il timore un giornodi dover «vegetare per anni soloperché nessuno sa che io disicuro vorrei morire»; dall’altrainvece il terrore, più frequente,che qualcuno possa un giornodecidere «per il nostro bene» chedobbiamo morire. Un grandebuco nero, quello del testamentobiologico, che sembra diventareun’esigenza ma che poi nonsoddisfa né lascia tranquilli: «Chilo dice quale sarà la mia volontà,una volta che non potessi piùesprimermi? E se avessi cambiato idea?».Molto frequente anche un altro dubbio: diun adulto si può conoscere la volontà, ma diun neonato? Che fare con chi nasce nellecondizioni di Eluana?
ax, il risvegliato.
Ha sempre moltoemozionato la presenza con noi di Max Tresoldi. Sul palco del teatro diLongiano, Cesena (lo stesso su cui lasettimana prima era salito Beppino Englaro)come davanti agli studenti liceali di Milano(attentissimi per tre ore, scatenati nelledomande), Massimiliano è stato la voce cheEluana non aveva: rimasto come lei in stato vegetativo dopo un incidente d’auto, s’èsvegliato dopo 10 anni. «Vi sentivo e vi vedevo, ma non potevo dirvelo. C’ero, manon lo capivate», ha raccontato. «Avresti mai voluto che ti facessero morire in quei 10anni?», gli ha chiesto uno studente. Mai. «Seifelice?». Tanto.
ui prodest?
Perché Eluana è morta? È ladomanda finale, quella che emergequando si apprende che fin dal 1995coloro che nel 2009 riusciranno a portarlaalla morte parlavano del loro progetto. E nonperché Eluana soffrisse – scrivono loro stessi– ma perché la sua morte sarebbe statasimbolica e utile per «cambiare l’idea di vitae di morte ricevuta dalla tradizionemillenaria». Qui credenti e non credenti,unanimemente, trasalgono. Un’operazione atavolino, dunque? E lo scopo? Legittimarel’eutanasia?
Lucia Bellaspiga e Pino Ciociola
CML
www.avvenireonline.it\vita
l’intervista2
«Suicidio» a Londra:decidono i giudici
la denuncia3
Legge 40 assediata:e ora chi la difende?
frontiere4
«Nuove staminali»,svolta nella ricerca
Eluana: un anno dopo, l’Italia chiede ancora perché
Il 9 febbraio 2009 la giovane lecchese si spegnevain una stanzadella «Quiete»di Udine dopopochi giornidi agoniaIn questi mesila gente hacontinuatoa interrogarsiI due cronistidi «Avvenire»autori del libroche riportal’«altra verità» sul caso hanno girato il Paeseincontrandomigliaia dipersoneE registrandole domandeprofonde cheancora lavoranonelle coscienze
a giornali etivù è statocensurato.Dalladistribuzionecerto non èstato incentivato. Ma zittozitto ha camminato sullesue gambe e ha fatto il suodovere, che poi era quellodi costringere le persone ad avere dubbi, afarsi domande». Padre Gilberto Zini, direttoredell’Editrice Ancora, coeditore insieme ad
Avvenire
del libro
Eluana - I fatti
di LuciaBellaspiga e Pino Ciociola, a otto mesidall’uscita del volume tira le somme di quelloche – da esperto di lungo corso – definisce unpiccolo fenomeno editoriale. «Uscito nelmaggio 2009, tre mesi dopo la morte diEluana Englaro, è andato presto esaurito e asettembre è stato ristampato». Per capire ciòche questo significa, bisogna tenere presente ilcontesto: «Il nostro distributore, l’Rcs, è anchedistributore nonché editore dei due libri scrittida Beppino Englaro, fattore certo a noi nonfavorevole. Inoltre, tranne rarissime eccezioni,i media hanno avuto timore a recensire il volume, del quale il grande pubblico non è venuto a conoscenza. Terzo punto: da mesi ilclima era arroventato e molti, perfinoall’interno della Chiesa, preferivano lasciar sedimentare il tutto. Il libro ha risentito ditutto questo, ma alla fine è emersonettamente».l progetto ha avuto origine da
Avvenire
–racconta Zini –, come risposta concreta aun’esigenza espressa da numerosi lettori delquotidiano: «Un anno fa in questi giorni ildibattito era ferocissimo. Io stesso seguivo ilcaso Eluana sulle diverse testate, e ciò che allafine arrivava al lettore era solo una grandeconfusione. Anche a me, come a tanta gente,sembrava opportuno sapere come stesserodavvero le cose: dalle notizie completamenteopposte che leggevo su Eluana capivo che lesue condizioni erano descritte a seconda delletesi preconcette di chi le raccontava...Occorreva che qualcuno dicesse una parolapacata ma anche attenta alla verità dei fatti».eguirono le rare quanto autorevolidichiarazioni delle suore Misericordine, leuniche che potevano metter fine alla riddadi ipotesi campate per aria, «cosìapprendemmo che Eluana era una personanon vigile, ma come tante altre in condizionianaloghe, che la lavavano, la portavano ingiardino. Tutto questo gli italiani non losapevano, andavano raccontati i fatti, comedice il titolo». E infine «la tristissima notte incui il padre se la portò via... anche se io hosempre un’attenzione alle ragioni del cuore diquest’uomo, dato che, comunque sia andata afinire, per lui è una vicenda estremamentepesante». Per ora un fatto è già certo: ci disseroche Beppino Englaro aveva aperto la strada acentinaia di altri genitori, «ma dei 2.700 casidi stato vegetativo in Italia, nessun padre enessuna madre l’ha imboccata». Il primoanno è trascorso senza vittime.
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P i n o C i o c i o l a
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Con i liceali di Milanoun confronto «rivelatore»
entocinquanta ragazzi faccia a faccia col misterodello stato vegetativo. Letteralmente: perché difronte a loro sedeva Max Tresoldi, il giovane ri-svegliatosi dopo 10 anni di «sonno». È successo al li-ceo classico Manzoni di Milano lo scorso 27 no- vembre, quando anche il libro
Eluana. I fatti
è statopresentato agli alunni dei cinque anni. Un dibattito"in differita", visto che a maggio il solo Beppino En-glaro era stato invitato dal collettivo degli studenti atrattare di «Scelte personali in campo etico», senzacontraddittorio. Un incontro in orario di lezioni (so-spese per l’occasione), quello di Englaro; dopo lacampanella delle 13 il secondo, ma proprio questone ha garantito la qualità: gli studenti presenti eranotutti volontari e, per partecipare, posticipavano il rien-tro a casa. Sono uscite domande vere, anche provo-catorie: «Voi ci parlate di "fatti" e di "verità", ma an-che Englaro ci disse che la sua era la verità. Noi a chidobbiamo credere?». «Si sono sentiti interpellati per-sonalmente su vita e non vita – dice Olivia Merli, do-cente di Lettere – hanno scritto anche bei temi». Laquestione resta aperta, «ma quel che conta è che lo-ro il dubbio se lo sono posto».
(L.B.)
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Quando la scienza medicasa trovare la strada per la vita
Pochi minuti prima di chiudere in redazione ieri se-ra questo numero di «è vita», da Liegi è giunta la no-tizia (che riportiamo in breve nella pagina seguen-te) di un uomo da cinque anni in stato vegetativoche attraverso la risonanza magnetica funzionale hadato segni di una capacità di interazione con l’am-biente sfuggiti agli strumenti conoscitivi usati sinorain casi analoghi, come quello di Eluana. È un nuo-vo, eccezionale risultato dell’équipe dell’Università diLiegi diretta da Steven Laureys, pochi mesi dopo il"risveglio" di un altro paziente considerato vegetati-vo. A conferma che va data fiducia alla scienza: per-ché quando sa scegliere la vita, e non è zittita dall’i-deologia, presto o tardi trova la strada giusta.
Un dossier per chinon volta le spalle
rionfo dell’auto-determinazionedel paziente?Rifiutodell’accanimentoterapeutico?Oppure uccisione di unadisabile che non ha chiesto dimorire e che ha subìto lamorte a causa della sua condizione, ritenutaindegna di essere vissuta? Un affare privato ouna vicenda che riguarda tutti? Una donna cheera già morta diciassette anni fa? Davvero avevachiesto di essere uccisa? Un padre che rispetta la volontà della figlia o che vuole farla morire per le proprie convinzioni? E i giudici: hannoapplicato la Costituzione e le leggi o hannopronunciato una ingiusta condanna a morte?Un processo giusto o iniquo? Molti sono idubbi che nascono dalla vicenda di EluanaEnglaro, molte le domande che bruciano: nonpossiamo voltare le spalle per non riflettere suciò che è accaduto». E cerca di non voltarleGiacomo Rocchi, giudice penale presso il Tribunale di Firenze, autore di
Il caso Englaro. Ledomande che bruciano
(Edizioni StudioDomenicano).n testo – scrive lo stesso Rocchi – che«presenta e interpreta il caso Englaroutilizzando come fonte principale lesentenze e i decreti emessi nel corso degli anni,oltre alle informazioni di carattere medico-scientifico che sono ampiamente disponibili,sia di carattere generale, quanto alla condizionedei soggetti in stato neuro-vegetativopersistente, sia sulla condizione specifica diEluana». Le risposte di Rocchi arrivano dopouna prefazione di Clementina Isimbaldi, chespiega come «se alla domanda "chi è l’uomo?"rispondiamo a prescindere... dalla dignitàstrutturale che gli conferisce un "valoreincondizionato"», dell’uomo stesso «si può fareciò che si vuole in nome di un dirittoinesistente a disporre della sua vita, quandoormai è divenuta "funzionalmente" inutile».llora, prosegue la Isimbaldi, «nel caso di E-luana questa cultura è arrivata a stravolgerela Costituzione... che ha alla propria originel’indisponibilità della vita, l’inesistenza di undiritto a morire, l’inesistenza del concetto di au-todeterminazione». Mentre al contrario «si vor-rebbe far credere che l’uomo è libero di fare ciòche vuole fino a determinare la propria vita inogni particolare, così come predisposto e desi-derato, Eluana – e chi come lei vive una condi-zione di disabilità grave – è il segno evidentedella assurdità di questa convinzione».
(P.Cio.)
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È ormai un caso editoriale il reportageche ha chiarito mistificazioni miratee manipolazioni giornalistiche Zini (Ancora): un successo, malgradotanti ostacoli e il silenzio dei media
vita artificialmente un paziente destinato amorte rapida e naturale, condannandolo cosìa un prolungamento inutile delle sofferenze,è accanimento terapeutico? Ma sempre dalledettagliate relazioni di tutti i medici che per 17 anni l’hanno visitata, compreso ilneurologo Defanti (dal 1995 al fianco diBeppino Englaro), risulta chiaro che Eluananon era malata, anzi, era una disabile «moltosana». Addirittura mai colpita da una dellefrequenti crisi epilettiche che di solitotormentano lo stato vegetativo. La domandache allora ci viene rivolta spesso è laseguente: era una persona handicappata,come lei o peggio di lei ce ne sono amigliaia? E se sì, allora perché non si spegne
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Lecco e Udine, serate paralleledalla parte della speranza
e la vita si rianima» è il nuovo libro di Giuseppe Baioc-chi e Patrizia Fumagalli (Ares, 128 pagine, 12 euro)che verrà presentato martedì 9 in un dibattito a Lec-co (Casa dell’Economia, alle 21) moderato dal direttore di
Avvenire
Marco Tarquinio, con il governatore della Lombar-dia Roberto Formigoni, il presidente della Fondazione Ca’ GrandaGiancarlo Cesana e Biagio Allaria, direttore del consiglio scientificodi Medical Evidence Italia. Udine vivrà invece sabato 6 la sua serataper Eluana («Il passato e la speranza», ore 18) alla Sala San Paolinod’Aquileia, con Eugenia Roccella, Gaetano Quagliariello, EmanuelaBaio, Alessandro Bergonzoni, Mario Melazzini, Fulvio De Nigris eMax Tresoldi, insieme a Lucia Bellaspiga e Pino Ciociola.
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Giovedì4 febbraio 2010
hi era davvero Eluana? Com’era via via diventata dal 1992? C’era ancoraqualcosa in lei della ragazza il cui volto è divenuto familiare a tutti?Durante i 17 anni di stato vegetativosi accorgeva di qualcosa o erasprofondata in una specie di morteapparente? Era una malata terminale? Di leiche cosa sanno, davvero, i neurologi?Esistono certezze?È una valanga di domande quella che gliitaliani si sono posti in questo anno trascorsodalla scomparsa di Eluana. Le stesse che ilpubblico, sempre numeroso, ci ha rivoltodurante le tante iniziative dedicate alla vita ealla morte della giovane donna, alle qualisiamo stati invitati come «persone informatedei fatti», (una per essere entrata nella stanzadi Eluana più di una volta e averla vista nelsuo stato reale, l’altro per aver ricostruito dalleorigini l’intera vicenda, attraverso carte edocumenti per lo più sconosciuti al grandepubblico). Da Bolzano a Siracusa, in tuttaItalia convegni e dibattiti sono statiorganizzati in teatri, università, parrocchie,associazioni, biblioteche, scuole: cessato ilcirco mediatico attorno a Eluana, la gente hainiziato a interrogarsi. Soprattutto a voler capire: chi è morto il 9 febbraio del 2009 a«La Quiete» di Udine? E alla fin fine perché?Dubbi che il nostro libro
Eluana - I fatti
(editonel maggio 2009 da Ancora con
Avvenire
) voleva stimolare, offrendo gli elementi perchéognuno potesse farsi un’opinione. E negli ottomesi da quando è uscito la gente hapartecipato riempiendo le sale. Il dibattito èstato sempre animato seppure civile, perché ilpubblico non era venuto con idee preconcettee unanimi, ma con diverse posizioni e il realeintento di confrontarsi.
na spina da staccare?
Uno dei puntipiù dibattuti è stata la comunicazione e isuoi blackout: il pubblico tuttora sistupisce quando viene a sapere che Eluananon era attaccata ad alcun macchinario, cherespirava e viveva autonomamente. Dunqueche la famosa frase più volte letta – «staccarela spina» – era un falso: perché morissebisognava agire. L’impressione che a tutti erarimasta, inoltre, era di un’Eluana «devastata»,com’era stata descritta da quasi tutti igiornali: scarnificata, piagata ovunque daldecubito, gravemente sofferente e malata. Inqueste condizioni, lasciarla vivere sarebbeapparso un accanimento terapeutico,«staccarle la spina» un atto di pietà dovuta.Dall’autopsia e dalle relazioni ad essa allegatesappiamo invece che Eluana a Lecco nonsoffriva, il suo corpo era ben nutrito e tonicoe pesava 65 chili, non c’era traccia di piaghesulla sua pelle «liscia ed elastica», nessunadifficoltà nella nutrizione.
alata di cosa?
Un altro frequenteinterrogativo riguarda la sua «malattia»:Eluana era terminale? Perché tenere in
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Tam-tam per un libro «scomodo»
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