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"C'è un'opera infinita che ci attende" - intervista a Francesco Lauretta

"C'è un'opera infinita che ci attende" - intervista a Francesco Lauretta

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Published by rendo1807
Intervista di Teresa Zuccaro a Francesco Lauretta
Intervista di Teresa Zuccaro a Francesco Lauretta

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07/12/2013

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“C’è un’opera infinita che ci attende” – Intervista a Francesco Lauretta
a cura di
 Teresa Zuccaro
Rubiamo (ma in fondo non è affatto un furto, lo vedrete) un po’ dello spazio che
 Nabanassar 
dedicasolitamente alla poesia per fare un incursione fra le arti figurative, dato che abbiamo avuto lafortuna di poter fare qualche domanda ad uno degli artisti più interessanti dell’attuale scena italiana.Ecco dunque le domande e le risposte.
Pensando ad alcune delle tue ultime mostre, mi sembra di intravedere uno spostamentodell’attenzione da momenti e occasioni corali –
 Le Metafisiche
– a riflessioni su categorie egruppi – il ruolo dell’artista in
 Non saremo noi
– fino ad arrivare a una dimensione forse piùpersonale, quella di storie singole che si sfiorano in uno spazio catalizzatore nel progettoattualmente in lavorazione che si intitolerà, se è lecito dare una piccolissima anticipazione,
 Privato
. E’ così? C’è un filo conduttore, un percorso che lega questi diversi momenti?
C’è una vita che significativamente si aggira intorno a questi titoli e c’è un coro che non sempre sivede, ma del quale si intuisce la presenza e, se non sempre questo coro è visibile, è riconducibile acose vive seppur non necessariamente è composto di cose vive. Lavoro e m’impasto da sempre conqualcosa che io individuo come una presenza, necessaria perché m’avvisa della mia singolaritàspesso provata da un quotidiano che fatico a comprendere e ad abbracciare, e pertanto questo fare,l’affannarmi intorno ai linguaggi, mi disorienta verso un immaginario che ringrazio e del qualegodo come sontuosamente visibile, responsabile, perché mentre rispondo sto leggendo “Che nesarebbe di noi, dunque, senza l’aiuto di quel che non esiste?” - è Paul Valéry che scopro ad iniziodell’ultima fatica di Tommaso Pincio,
Gli alieni
; perché mentre rispondo alle mie spalle c’è unacasa che inizia a comporsi nel suo mito, una strada blu che proprio ieri credevo di avere sognato eche realmente vedo nelle foto che ho ritirato giusto ieri, foto che ancora realizzo intorno a questacasa ormai da sette anni, quasi. Sette anni fa avevo appena inaugurato
Ceci n’est pas une pipe
.Dopo,
 Matrimia
, Via degli astronauti e così via fino a
Privato
che spero di risolvere in fretta anche perché sono curioso di quanto ancora mi manca.
Quando la redazione di
 Nabanassar
ha deciso di intervistarti, conoscevamo solo i tuoi lavoride
 Le Metafisiche
. Quando ho approfondito la conoscenza della tua opera, ho scoperto chenon sei solo un pittore, ma che le tue mostre sono, a volte, delle installazioni in cui accanto aiquadri contano l’utilizzo di video, scritte luminose, una particolare predisposizione dellospazio d’esposizione, testi tuoi o di altri che accompagnano il catalogo. Sono rimasta moltocolpita da una tale complessità, soprattutto per il fatto che la pittura mantiene un “pesospecifico” importante in mezzo a tutto questo, e quindi l’opera d’arte tradizionale nonscompare come invece in analoghe esperienze artistiche contemporanee.Come sei arrivato a questo risultato, quali le tue intenzioni, quali le motivazioni che tispingono a ricercare questa complessità, penso faticosa e impegnativa da realizzare?
Ricordo che la prima personale a Torino fu intitolata
Percorso dal profumo
. Per l’occasione avevo progettato di occupare la stanza centrale della galleria con un intervento che consisteva, o cosìavrebbe voluto essere, nel lavare le quattro grandi pareti bianche con del sapone verde. Credevofortemente che l’opera poteva risolversi nella sua sparizione. “Toccare è contaminare”, questo miripeteva sempre un artista che della sua condotta ne aveva fatto l’opera, non faceva niente, si vestivacon indumenti dorati, bellissimi, passava giornate intere ad oziare nei bar quando era a Venezia, mi
 
diceva che così facendo stata lavorando, beveva, pensava, era un grande artista James Lee Byars. La pittura è venuta dopo, tardi, molto tardi e il suo “peso specifico” è noto perché mi aiuta a vivere, masoprattutto a studiarne le sue possibilità, la sua noia. La pittura poi è irresistibile se è grande, e conquesto non intendo dire che la grande pittura deve essere virtuosa, anzi, io sono un pessimo pittore econ tanto registro il mio limite, il limite di questo linguaggio mentre, col tempo, inizio a sognare didiventare un pittore felice come tanti ne conosco, e probabilmente solo allora riuscirò a smettere didarmi delle opportunità come pittore. In verità sono un artista, come pittore registro una partedebole, troppo debole della mia condizione, il mio peso è notevole ma parlo di un altro pesospecifico che non è solo fisico ma anche e soprattutto fatto di testa, pensieri, versi, suoni e la pitturada questo punto di vista è disgraziatamente un impaccio perché mi chiede tempo, pazienza infinitamentre con il resto sono avanti, a volte troppo:
Privato
poteva già risolversi sei anni fa come Lemetafisiche erano già pronte due anni prima della mostra. L’anno scorso in
 Bubblegum
horealizzato un quadro bianco. E’ un quadro figurativo e complesso perché le figure sono state dipintefino nei minimi particolari con il solo bianco, un bianco su bianco e non fu un tentativo vano quello,riflettevo sulla pittura e sulla sua possibile sparizione, sul suo mito, sul rito della pittura, la pitturaquasi e prossima alla “reliquia”. Successivamente, al contrario, sopra al quadro ho messo l’insegnaluminosa, il neon, la pittura diventava di nuovo protagonista, brillante, seducente, potente perché popolare, la pittura dopo tutto; allora registro la mia contraddizione perché amo la pittura, odiomolti pittori, amo alcuni pittori, amo l’arte e non mi chiedo più quale è il suo stato di salute ‘mane, perché altrettanto dovrei fare con qualsiasi linguaggio, d’altronde cosa può fotografare unfotografo? Cosa registrare con una videocamera? Cosa installare ancora? Come muoversi se si fauna performance? Tutti i linguaggi sono sazi e pertanto questa crisi dimostra una vivacità curiosa,interessante di questi tempi. Ma l’arte è là, sempre.E’ per questo che continuo a fare l’artista. Se dovessi aggrapparmi ad un quadretto o ad un marchio, bene, allora sarei davvero stanco, cambierei mestiere.
Ti intervistiamo per una web-zine che si occupa principalmente di poesia, della quale tu sei unbuon lettore. Dal nostro piccolo e parziale osservatorio la poesia italiana contemporanea viveuna realtà piuttosto confusa, pochi poeti riescono ad accedere alla media o grande editoria, ilibri hanno scarsa diffusione e poco pubblico, fra gli stessi addetti ai lavori c’è una conoscenzadisorganica a causa di un panorama forse troppo frammentato e dispersivo, che rendeparticolarmente difficile l’orientamento. Cosa puoi dirci tu a proposito delle stato delle artifigurative?
Lo stato, quello stato è ubriacante. Non riesci a reggere la contemporaneità. Tutti potenzialmentesono artisti e molti possono decidere da un giorno all’altro di fare l’artista. Ci sono spazi per tutti è per questo che lo stato dell’arte contemporanea è arrogante, clamorosamente gioiosa l’arte si offre atutti ed è per tutti o quasi. E forse è anche per questo che mi verso nella poesia, e forse è anche per contrastare questo clamore che la poesia accede a noi, pochi, non era Milo De Angelis nel
Temadell’addio
che scriveva, ehm, meglio dire forse, cantava: Uno solo è il tempo, una sola la morte, poche le ossessioni eccetera e poche le poesie? Spero di non avere offeso nessuno dei poeti. Gliartisti se non nominati si offendono. C’è guerra, sempre.Questa estate ho letto il famoso
Codice
. Nell’ambito delle arti figurative è esemplare chiamarecapolavoro questo sconcerto. Non altro, voi poeti potete farne a meno. Meglio stare così, per pochi. Io ripeto sempre che non homai tempo per annoiarmi perché c’è un’opera infinita che ci attende, che ci aspetta per essereconsultata, letta, vissuta. Qualche tempo fa ho letto alcune note sulla vita e sulla letteratura di una poetessa che amo. Alba Donati sconsigliava di leggere i cani neri…, Camilleri, Ammanniti e altri.Bene, io aggiungo, ascoltate Chad Van Gralen, Ovo, Oneida, la splendida e drammatica seconda di
 
Schumann – o il Requiem per Mignon - tanto amato da Dick; poi un po’ di techno, downtempo,soul…, ho preso anche l’ultimo di Christina Aguilera.
Notizie
Francesco Lauretta è nato a Ispica (RG) nel 1964. Si è diplomato all’Accademia di belle arti diVenezia, vive e lavora a Torino.Principali mostre personali:2005
 Bubblegum,
Carbone.to, Torinohttp://www.extrart.it/articolo.php?cod=466
 Non saremo noi,
Care Of, Via Luigi IX, Milanohttp://www.careof.org/mostre_co/lauretta.html
Finisterre,
Palazzo Bricherasio, Torinohttp://www.exibart.com/notizia.asp/IDCAtegoria/56/IDNotizia/126422004
 Le metafisiche,
Antonio Colombo Arte Contemporanea, Milanohttp://www.colomboarte.com/it/artisti/lauretta/opere.htmhttp://www.colomboarte.com/it/artisti/lauretta/catalogo.htm#laurettahttp://www.colomboarte.com/it/artisti/lauretta/catalogo.htm#pinto2003
Via degli astronauti,
Carbone.to, Torinohttp://www.exhibart.it/Notizia.asp?IDNotizia=7417&IDCategoria=562002
 Matrimia
, Galleria Sebastiano Amenta, Parma2000
Ceci n’est pas une pipe
, Carbone.to, Torino1999
Valori Plastici
, Carbone.to, Torino1996
 Reliquia
, Studio d'Arte Recalcati, Torino1994
 Novecento
, Care Of, Cusano Milanino (Milano)

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