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Giuseppe Terragni Casa Del Fascio Como

Giuseppe Terragni Casa Del Fascio Como

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06/20/2013

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La Casa del Fascio probabilmenterappresenta l’esito più emblematico delrazionalismo italiano, un movimento diascendenza modernista fondato nel 1926 daun gruppo di giovani architetti, il Gruppo 7.Un gruppo che tentò di fondere il linguaggioastratto della modernità con gli idealiclassici, pervenendo ad una sintesi,approvata dal regime, che, nel capolavorodella Casa del Fascio di Terragni, sembròdare forma concreta a quella “casa di vetro”che Mussolini aveva indicato comerappresentazione dell’ideologia fascista.La modernità in questo progetto siestrinseca interamente nelle innovativeconfigurazioni delle facciate: articolazioniplastiche in sostituzione del repertorio diparaste, nicchie, cornici che tradizionalmentemovimentavano la parete muraria. Tuttavia,queste, comprese sporgenze e rientranze,rientrano in limiti tali da non intaccarel’unitarietà del volume, producendo diconseguenza una sorta di sdoppiamento inpiù strati della parete.L’edificio, costruito ai margini del centrostorico della città, nella piazza retrostante ilduomo, è un blocco compatto rivestito dilastre di calcare di Botticino, di quattro piani,compreso il piano terreno e l’attico, con unacorte centrale coperta.La facciata sulla piazza è composta di unesile loggiato e di una lastra muraria; suglialtri prospetti, muri pieni, pannelli divetrocemento, ampie finestre compongonovariati partiti architettonici, in dinamicasequenza. Attraverso diciotto ante di vetro,simultaneamente ruotanti, si passa nell’atrioe quindi nella grande, centrale sala delleadunate. Il progetto crea una sequenzalongitudinale d’accesso, piazza-atrio-cortecentrale, e un’asse trasversale, con a sinistrail sacrario e a destra la scala principale.La ricostruzione dell’iter progettuale, chedalle prime versioni ha portato alladefinizione finale del progetto di massima,non comprende studi di piante maesclusivamente le soluzioni dei prospetti.I numerosi studi, probabilmente,rispondevano a perplessità espresse dallacommittenza sulla insufficientemonumentalità dell’edificio. Le riserve sullanudità e sull’anonimia dell’edificio sonoriemerse ripetutamente durante e dopo lacostruzione e, forse, la questione fu risoltarinviandola semplicemente alla decorazioneprevista sulla facciata principale, che di fattonon fu mai realizzata.Gli elementi nuovi che caratterizzanol’assetto definitivo del progetto (approvatonel 1933), e cioè l’accentuata compattezzadel blocco e la copertura luminosa dellacorte centrale con affaccio interno deidisimpegni dei due piani inferiori, sono quindinati come atto conclusivo di sintesi delladefinizione dell’organismo nel suocomplesso.L’atrio centrale con lucernario, che nellaparticolare conformazione e nell’impiego delvetrocemento assumerà un carattereassolutamente inedito, è un elementocaratterizzante ricorrente negli edifici pubbliciottocenteschi e peraltro già utilizzato in altre
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CIL 117
   G   r   a   n   d   i   M   a   e   s   t   r   i
Casa del Fascio,Como, 1932-36
Testo e Foto
Maria De Santis
 Elaborazioni grafiche
Maria De Santis
Giuseppe Terragni
 
GRANDI MAESTRI
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Spaccato assonometricocon vista dell’atrio interno.Assonometria.
 
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CIL 117
Case del Fascio (quella di Mezzanotte aMilano, quella rionale di Vietti).Dai vari documenti inerenti le fasi esecutive,emerge un forte e contrastato intentosperimentale. Terragni era stato impegnatoin continue dispute con le imprese, da unaparte, e con la committenza, dall’altra, etrasformò il cantiere in un vero e propriolaboratorio operante nel vivo del processo dimodernizzazione della tecnologia edilizia incorso in quegli anni in Italia. Nella Casa delFascio è infatti evidente la volontà didifferenziarsi dalle altre architetture, non solonelle scelte tipologiche, ma anche attraversol’utilizzazione di nuovi materiali o lariproduzione di materiali tradizionali adeguatial nuovo spirito dell’epoca. Alcuni di questi,risultando ancora sperimentali all’epoca dellaloro messa in opera, furono in seguitoabbandonati, o quantomeno dovetteroessere perfezionati, sollevando in questocaso, come in altre opere di architetturamoderna, il problema della complessità degliinterventi di restauro .L’immagine divenuta familiare, che riporta ilrivestimento di Botticino, le superfici divetrocemento e le finestre di legno, è, ingran parte, risultato di varianti in corsod’opera. Il progetto iniziale, vigente ancorasei mesi dopo l’inizio dei lavori, prevedevainfatti un edificio completamente intonacatoe con infissi in ferro, ripetendo grosso modoil “razionalismo italiano” del progetto perl’edificio del Novocomum. La struttura,costituita da una maglia di pilastri e travi e dasolai laterocementizi, nonostante l’apparenteregolarità, non costituisce la base modularegeneratrice del progetto ma, al contrario, siadatta alla configurazione già definitadall’impianto tipologico e distributivo e dalledimensioni del lotto. Questa irregolarità, piùvolte indicata dalla critica come sintomo diun razionalismo imperfetto e approssimativo,segnala in realtà come l’ossatura in cementoarmato fosse configurata in modosostanzialmente analogo alla maglia muraria.La struttura, contrariamente alle tendenzedel razionalismo, non costituisce, dal puntodi vista compositivo, un sistema indipendentema si integra con le pareti interne edesterne, ad eccezione del loggiato dellafacciata principale e dell’atrio centrale, in cuil’ossatura della struttura è percepibiledirettamente. Tuttavia, anche in questi casi iltelaio è impiegato alla stregua di un sistemaarchitravato per piani: l’ossatura del loggiatoappare infatti come una pilastratarigorosamente allineata sul piano e, nellacorte centrale, i pannelli in vetrocemento e lepasserelle longitudinali sono appoggiaticome un classico sistema trilitico. Neidisegni della struttura, all’irregolarità dellecampate si sovrappone anche unadifferenziazione nella sezione dei pilastridestinati a rimanere in vista, con l’impiego dicementi ad elevata resistenza, perpreservare la fisionomia di “scatola di vetro”ricercata da Terragni per questo progetto.Un contributo sostanziale all’idea ditrasparenza era costituito dall’utilizzo dipannelli di vetrocemento che, in questa fase,vengono inseriti oltre che per la coperturadella corte interna anche per alcune partidelle pareti interne ed esterne. L’adozione diquesto materiale, ancora sperimentaleall’epoca della sua messa in opera, nelladefinizione esecutiva presenta diverseincertezze e difficoltà tecniche che sitradurranno nella necessità di doverprocedere con ripetuti interventi di ripristinoper le continue infiltrazioni d’acqua dallacopertura e per i problemi di stabilità dovutial ridotto spessore delle pareti. La decisione,in corso d’opera, di rivestire di marmo lefacciate, se da un lato rispondevaall’esigenza di elevare il grado dimonumentalità dell’edificio, dall’altro siadeguava perfettamente alla ricerca dellapurezza e dell’essenzialità del linguaggiomoderno. Terragni scelse il calcare diBotticino che, per la tonalità uniforme delcolore, si prestava più del marmo arealizzare una sottile e omogeneaplaccatura, rendendo così invisibile la tramadelle lastre, adattata a posteriori aglielementi delle pareti già realizzate.Terragni, con questo progetto, è riuscitosenza dubbio ad offrire una sintesi ditradizione e modernità di ineguagliabile forzaespressiva che porta a valutare la sua operacome uno dei monumenti più significatividell’architettura moderna italiana.

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