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il
Ducato
Periodico dell’Istituto per la formazione al giornalismo di Urbino
Quindicinale - 12 febbraio 2010 - Anno 19 - Numero 2Ducato online: www.uniurb.it/giornalismo
   D   i  s   t  r   i   b  u  z   i  o  n  e  g  r  a   t  u   i   t  a   S  p  e   d   i  z   i  o  n  e   i  n  a .  p .   4   5   %   a  r   t .   2  c  o  m  m  a   2   0   /   b   l  e  g  g  e   6   6   2   /   9   6  -   F   i   l   i  a   l  e   d   i   U  r   b   i  n  o
L’EDITORIALE
I
giovani di Urbino pensano di lasciare lacittà per cercare la loro vita lontano.Macome? Hanno avuto la fortuna sfacciatadi aprire gli occhi sulla città più bella e sogna-no di andarsene. Che ha di tanto specialeUrbino? E una volta risposto a questadomanda, come si spiega la fuga?Per cercare di capire proviamo ad attraver-sare Urbino in lungo e in largo. C'è qualcosache ti prende tutti i sensi appena scendilungo il Palazzo Ducale, a qualsiasi ora delgiorno o della notte. Intanto il cielo sulle pie-tre e sui mattoni, come un mare che ti acco-glie, gli slarghi dove sei dentro, a casa tua.Non sono le chiese, la meridiana e l'assenzadelle macchine a farti sentire bene, ma"L'arte di amare" di Ovidio a un euro sullabancarella della libreria. Un po' più giù, ilmale e il bene si fronteggiano quasi: via Voltadella morte (in salita) e via Balcone della vita(in discesa). E il profumo di pane caldo dadove diavolo viene? Sarà da via dei Fornaridove forse trecento anni fa il forno c'era.Nella piazza rimbalzano chiare parole velocidei ragazzi, e il giovedì un robusto coro arrivaalle colonne. Ma nemmeno questo è il gransegreto di Urbino. Né i tessuti artigiani stam-pati con la ruggine di chiodi o il salame difichi o il concerto di orologi a muro con centoapi, cagnetti e gattini che segnano il tempotutti insieme, né la grande arte da sola.Piuttosto, quando sei l'unica figura nellanebbia o nel nevischio ghiacciato, trovi lasera in piazza san Francesco una delle chia-vi. Cantano da dietro una porta, che non èuna chiesa, e se ti avvicini ti chiamano den-tro a cantare anche tu. Proprio di fronte alposto dove si mette al mattino l'omino chevende i tartufi neri di Norcia e i porcini sec-chi. Piuttosto è il bus navetta che si ferma acaricarti sulla discesa che porta a BorgoMercatale. Te lo immagini a Milano, dovenon ti aprono le porte del tram, una voltachiuse, nemmeno alla fermata?Una pietra filosofale, a Urbino c'è. Basta farlafunzionare. Non tramuta metallo in oro, maoffre cultura e saperi in quantità. Chi ha leleve ha il dovere di metterla in campo questaricchezza, di tradurla in opportunità da offri-re, prima che la città diventi un museo a cieloaperto. Non si sta facendo abbastanza. Fatepresto. I ragazzi se ne accorgono e si orienta-no di conseguenza.Forse anche Raffaello se ne andò con lo stes-so stato d'animo.
direzione.ilducato@uniurb.it 
Fermiamoli finché c’è tempo
O
ltre un metro di neve in due mesi. Tra gennaio e febbraio sono caduti su Urbino 107 centimetridi neve. Che hanno reso incantati i paesaggi, ma hanno anche creato molti disagi. La spesaper le casse comunali ammonta già a quasi novantamila euro. E la galaverna dei primi dell’annoha contribuito ad aggravare il bilancio.
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I conti salati della neve
“Via da Urbino”, sogno dei ragazzi
 Ma per chi decide di restare il lavoro c’è: il 30 per cento degli assunti è residente
Inchiesta sui giovani delle scuole superiori: aspettative e scelte per il futuro
Rispetto ai dati nazionali e regionalidiffusi dalla Federfarma, nella provin-cia di Pesaro-Urbino nel 2009 sono au-mentati sensibilmente gli acquisti difarmaci. Le associazioni dei consuma-tori sono in agguato per l'incrementodelle ricette: si temono medici "iper-prescrittori".
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Boom di ricettee la spesa cresce
Farmaci
Dopo l’ordinanza del sindaco di Fer-mignano, Giorgio Cancellieri, cinquedonne che indossavano il velo integra-le (niqab) non sono più state viste ingiro. L’imam del paese ha spiegato cheportare il velo è una scelta, ma che oc-corre rispettare le leggi dello Stato incui si vive.
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Che fine ha fattola donna in burqa?
Fermignano
 Ai cacciatori di Urbino non piace ilprovvedimento approvato al Senatoche dà la possibilità di estendere il ca-lendario dell’attività venatoria a 12mesi. “Si rischia di danneggiare l’eco-sistema”, spiega Antonio Spalluto. LaRegione, per il momento, sceglie dinon pronunciarsi.
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Sport
Caccia tutto l’annoUrbino è contro
La maggior parte dei diciotten-ni non ha intenzione di restarea studiare a Urbino.
Il Ducato
ha chiesto agli alunni dell’ulti-mo anno delle superiori moti-vazioni e orientamenti per ilpost-maturità.Solamente il 24% degli alunniha intenzione di rimanere incittà, mentre quasi il doppiodei ragazzi partirà per studiarein altre realtà. Subito alla ricer-ca di un lavoro il 35% dei matu-randi, provenienti soprattuttodagli Istituti tecnici e artistici.Nonostante i morsi della crisi,nel Montefeltro è ancora possi-bile trovare lavoro. Le assunzio-ni nel 2009 sono state circa tre-mila, di cui il 30 per cento diresidenti. Un terzo dei contrattisono di giovani tra venti e tren-t’anni, per lo più a tempodeterminato.
alle pagine 2 e 3
Disegnato dai ragazzi del-l’Accademia di Belle Arti il14 febbraio 1990 fuori dal-l’aula B1, è l’unico segno cherimane dell’occupazionedel Magistero di vent’annifa. Il movimento della Pan-tera partì dall’università diPalermo e invase molti ate-nei italiani. I professori Bel-lei e Fichera furono tra i pro-tagonisti di quell’esperien-za. Con visioni diverse suquei giorni, oggi trovano unpunto in comune. Proprio inquel murales.
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Università
Quel muralesdella Pantera
 
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2
LE SCELTE DOPO IL DIPLOMA
Tecnico Classico 104 29 22 2139 93 Scientifico Linguistico 50 18 12 24 44 74 56 Ragioneria ISA2140 10 47 20 38 45 Pedagogico Turistico 18 60 22 40 78 TOTALE285692411641Scuole superiori Ragazzi intervista- ti Vogliono studiare a Urbino 4127 37 10 18 14 Vogliono studiare fuori 41114 60 Vogliono cercare lavoro 
%%%
39 19 35 35 
I diciottenni: “Andremo via”
Gli studenti delle quinte classi preferiscono altre città per studiare (41%)
Solamente il 24% dei ragazzi è orientato a rimanere nella città ducale. Un terzo cerca subito lavoro 
C
lasse ’91, in fuga daUrbino. Altro chebamboccioni, do-po il diploma se neandranno quasitutti. Grandi città,mondo del lavoro e voglia di in-dipendenza. Qualcuno ha persi-no scelto di arruolarsi nell’eser-cito, mentre solo 2 su 10 reste-ranno a studiare nella città delduca. La metà dei maturandidelle scuole urbinati lascerà lacittà per andare a studiare in unaltro ateneo.Quasi 300 diciottenni di tuttol’entroterra hanno espresso ilproprio orientamento rispettoalla scelta post esame: “Ogni vol-ta che ne parliamo, a cena, finia-mo per litigare: mio padre vuoleche io resti, mia madre vuole chevada a Milano, io non so nem-meno se ho voglia di continuarea studiare”. Centinaia di fami-glie, come quella di questo alun-no dell’Istituto tecnico, sono al-le prese con una scelta di vita.Preiscrizioni, test, selezioni,corsi di orientamento: la prima-vera dei diciottenni sarà occu-pata da ansie, aspettative epreoccupazioni, come se l’esa-me di Stato non bastasse. E an-che per coloro che non ci aveva-no voluto pensare, è arrivatapuntuale la tempesta pubblici-taria di centinaia di atenei. Sire-ne che a quanto pare, sortisconogli effetti sperati. Due terzi deiragazzi, infatti, andrà a studiarealtrove.Tra le cause dell’evasione ci sono“la mancanza di corsi di specifi-co interesse” e la voglia di “vive-re una nuova realtà”. Ma i giova-ni delle scuole ducali mostranodi avere le idee chiare: più chesubire l’eterno fascino dell’e-sperienza “fuori-casa”, paionoessere decisi a seguire la propriastrada ad ogni costo. Poco im-porta se questo significa allonta-narsi dalla famiglia e, magari,compiere qualche sacrificio inpiù: “A casa non navighiamo nel-l’oro, i miei genitori mi paghe-ranno solo le tasse, io dovrò cer-carmi un lavoro per l’affitto, ma-gari un part-time”, spiega unaragazza che vuole spostarsi a Bo-logna. Come lei, decine di coeta-nei partiranno alla volta del ca-poluogo emiliano, che assieme aRoma, Firenze, Perugia e Mila-no, è la meta più gettonata nellescuole urbinati. Poche preferen-ze per le altre università marchi-giane, dove solo Ancona racco-glie una decina di adesioni. Cin-que ragazzi della sezione di “di-segno animato” dell’Istitutod’arte cercheranno addiritturadi spostarsi all’estero: “Se doves-simo continuare a studiare inquesto settore - spiegano - sa-rebbe preferibile spostarsi inFrancia o in Germania, perchèl’Italia è un deserto”. Alcuni indi-rizzi degli istituti tecnici ed arti-stici, soprattutto Isa e Itis, la-mentano appunto una man-canza di continuità tra i settoriapprofonditi e l’offerta universi-taria locale. Del resto la crescen-te specializzazione dei corsi nondepone a favore di un ateneo co-
GIORGIO BERNARDINI
Prima in Germania, poi il rientro: alla ricerca di un dottorato
 Torna un “cervello”, disoccupato
P
artito con una valigia di sogni e aspet-tative, tornato senza certezze. Emi-liano Alessandroni, urbinate classe’83, è quella che in ambito accademico vie-ne definita “un’eccellenza”. Trienna-le e specialistica in Lettere, entram-be concluse 110 e lode, 3 anni di ap-profondimenti filosofici in Germa-nia e diverse pubblicazioni. Ma, al-meno per ora, il futuro è nero.Costretto a tornare ad Urbino, Emi-liano si sta confrontando con unarealtà povera di sbocchi. “Mi sonolaureato per la prima volta tre annifa. I miei progetti erano quelli di ap-profondire l’ambito filosofico e perquesto ho deciso di affrontare lo stu-dio della lingua tedesca.Dopo il primo anno a Konstanz, hodeciso di usufruire di una borsa distudio Erasmus annuale. L’ho fattoper continuare lì i miei studi, nel frat-tempo tornavo in Italia di tanto intanto per dare gli esami. In Germaniaho seguito diversi corsi di lingue, poiho dato sette esami in tedesco. A Konstaz c’era tutto quello che miserviva, una biblioteca immensa eun costo della vita molto basso: affittavoun intero appartamento a 180 euro”. A novembre Emiliano è tornato nella cittàducale per restare. “Il problema non è Ur-bino, ma l’intero sistema. Dopo che hoconseguito la laurea specialistica ho co-minciato a cercare un dottorato di ricercain Germania. Purtroppo ho trovato molteporte chiuse e sono stato costretto a torna-re”. In terra tedesca il sistema del recluta-mento nella ricerca accademica è molto si-mile a quello italiano. Un meccanismospietato, ma ancor più trasparente: “Il si-stema universitario tedesco salta il pas-saggio del concorso, è direttamente il pro-fessore che sceglie i suoi ricercatori in ba-se a pubblicazioni, meriti accademici e ri-chieste”.Ora Emiliano è tornato, cerca di trovare quila propria fortuna accademica, ma nullasembra muoversi. Dunque il giovane stu-dioso vive con i suoi genitori e aspettaun’occasione: “Dopo la laurea mihanno assalito angoscia e spaesa-mento: in quell’istante mi sono resoconto di aver scelto una strada tor-tuosa. Nei giorni a seguire ho spedi-to più di 500 mail ed ho contattatodecine e decine di case editrici. Horicevuto una valanga di ‘no’ e sonocaduto nello sconforto più grande.Ora passo il mio tempo a studiare:sto cercando di pubblicare lavoriaccademici per cercare di accredi-tarmi nel campo della ricerca”.L’obiettivo di Emiliano, che fra po-chi mesi vedrà comunque pubbli-cato il suo primo libro, è quello di ef-fettuare il maggior numero di con-corsi per dottorati di ricerca. “Senon fosse per il fatto che i miei geni-tori mi sostengono, non potrei con-tinuare a studiare e dunque a spera-re di lavorare nella ricerca. Credo dinon dire nulla di eclatante se affer-mo che la famiglia, oramai, è il mag-giore degli ammortizzatori sociali”.E fa quasi impressione sentire un giovanedi 26 anni che crede “che la società stiatornando indietro verso una situazione incui solo chi se lo può permette continua astudiare”.(
 g.b
.)me quello urbinate, che fa affi-damento su ben altre qualità.L’eccellenza nella ricerca, il pre-stigio storico ed il quieto vivereofferto dalla città-campus, so-no dunque più graditi agli stu-denti che provengono da fuoriregione. “Urbino mi piace, madopo 20 anni è ora di cambiare”,scherza un ripetente.La speciale classifica dei ‘diciot-tenni con la valigia in mano’ èdominata dai ragazzi del LiceoClassico, che a giudicare dalledichiarazioni d’intenti, parti-ranno in massa. Il 93% deglialunni delle due sezioni lasceràla città dopo il diploma, solo dueragazzi resteranno probabil-mente a studiare a Urbino. Stes-sa musica allo Scientifico: il 74per cento dei maturandi ha di-chiarato di voler tentare l’espe-rienza in altri atenei. Urbino siconsola con le quinte di Lingui-stico e Ragioneria, dove più omeno la metà degli alunni ha in-tenzione di continuare gli studialla “Carlo Bo”. Istituto d’arte eTecnico, come era prevedibile,fanno registrare la percentualepiù alta di coloro che si mette-ranno immediatamente a cer-care lavoro, il 40 per centi circadegli alunni.
 giorgiobernardini@hotmail.it 
“Cosa avete inten-zione di fare dopo ildiploma?”
Interviste effettuateinterpellando tuttigli alunni presentinelle quinte classinel giorno del son-daggio.Emiliano Alessandroni, 26 anni, urbinate
 
3
CITTÀ
Ma per chi resta il posto c’è
Crisi o non crisi, l’occupazione dei ragazzi tiene e non solo nel settore pubblico
I dati dell’Osservatorio sul mercato del lavoro evidenziano una situazione con molte luci e solo qualche ombra 
I
ragazzi scappano da Urbi-no, ma chi sceglie di resta-re può ragionevolmentesperare di trovare un lavo-ro nella sua città d’origine.Nonostante la crisi, infatti,l’occupazione dei giovani mo-stra una sostanziale tenuta: pog-gia sul consueto serbatoio delpubblico impiego, ma trovasbocchi anche in altri settori.Il 30 per cento degli assunti a Ur-bino nel 2009 ha tra i venti e itrent’anni. In prevalenza sonodonne, con contratto a tempodeterminato e nel settore alber-ghiero, che si conferma primo,anche se senza un vero boom ri-spetto al 2008. Insomma, l’au-spicato “effetto Raffaello” neimesi della mo-stra non c’è stato.È questo il qua-dro che emergedai numeriestratti dal cer-vellone elettroni-co dell’Osserva-torio del mercatodel lavoro dellaRegione Marche,interpretati dalresponsabile delcentro per l’im-piego cittadino,Stefano Raia.
Qui si viene a lavorare.
Nel 2009le assunzioni nel territorio co-munale di Urbino sono state3.078, circa 400 in meno rispettoall’anno precedente. Di queste,942 hanno riguardato residentiurbinati, il 30,6 per cento, in li-nea con l’ultimo triennio. In-somma la città dei Duchi si con-ferma una piazza ambìta in cuinon solo gli indigeni cercano etrovano posti, ma nella quale siviene anche a lavorare da tuttaItalia. Le importazioni maggioridi lavoratori arrivano da Fermi-gnano e Pesaro (rispettivamen-te 338 e 168 assunti), ma ancheda Milano e fino a Nuoro.Quanto ai giovani assunti, nel2009 sono stati 301, il 32 per cen-to, dato in leggera crescita ri-spetto agli anni precedenti. Se-condo Raia, c’è un’incidenzaminima del ricambio generazio-nale, anche se è visibile solo ta-belle alla mano e non a occhionudo. Di sicuro non mancano lepolitiche per favorire il turnover.Borse, assegni, promozione ditirocini, tutte misure per mette-re una pezza alla disoccupazio-ne giovanile che gli addetti ai la-vori sanno essere comunqueuna criticità della zona.
 Vincono le donne.
I contratti atempo determinato sono quellipiù gettonati nel carnet dellepossibilità di un datore di lavoro.Delle 301 assunzioni, oltre unterzo, 129, sono avvenute conquesta forma. In seconda posi-zione, staccati e appaiati (42),contratti a tempo indetermina-to e di collaborazione (o a pro-getto). Il rapporto tra determi-nati e indeterminati si è ridotto equesto indica un confortanteaumento delle trasformazioni diposizioni a termine in definitive.Nel raffronto per sesso prevalgo-no le donne con 45 assunzioni inpiù, 173 a 128. Dal suo osserva-torio privilegiato al Job center,Raia ha notato nelle donne unamaggiore grinta nell’attivarsiper cercare un posto. Inoltre nonva sottovalutatauna banale realtàdemografica: ledonne sono dipiù. Infine ci so-no alcuni settoridove l’occupa-zione è smacca-tamente a preva-lenza femminile,su tutti i servizi.
 Alberghi in chia-roscuro.
Proprio idiversi settori of-frono uno spac-cato ancora più aldettaglio dell’occupazione baby nel Montefeltro. Quasi un terzodei 301 assunti, 91, rientrano nelsettore dei servizi di alloggio e ri-storazione. Raia esprime qual-che perplessità, in quanto nellagran parte dei casi trionfa il lavo-ro a intermittenza: una flessibi-lità contrattuale troppo ampia,diversa dal classico concetto dilavoratore stagionale, in cui unalbergo chiama a rotazionequattro o cinque diversi lavora-tori pagandoli però solo quandoli impiegano; insomma, per cin-que occupati ce n’è solo uno pa-gato. Un’impresa con un turno-ver elevato inoltre cresce meno,e a rimetterci è la qualità.Secondi arrivano i 43 lavoratoriassunti nel settore istruzione, al-tro classico esempio di compar-to a prevalenza rosa, anche securiosamente le cose cambianocon il salire del livello. Nei nidi,infatti, c’è un solo uomo assun-to, i maestri elementari sono po-chissimi, i professori alle mediee superiori qualcuno in più, inambiente universitario i rappor-ti si ribaltano.Tra i dati sensibili, i 27 assunti nelcommercio, che Raia giudicapositivamente sottolineandol’assenza fin qua di grosse strut-ture di vendita e i soliti effettidella crisi: con le nuove opere aSanta Lucia e all’ex Consorzio lecose potranno migliorare. Malele manifatture e le costruzioni,in cui pesa l’esternalizzazione aimprese artigiane di molti lavo-ri.
Il futuro.
L’università è stata peranni una delle imprese più im-portanti dell’intera provincia,ma oggi dev’essere considerataa tutti gli effetti un ente pubbli-co. L’occupazione ne risente,per il semplice fatto che un’im-presa privata decide da sé i vin-coli di bilancio, mentre nel pub-blico vengono imposti e supera-ta la soglia critica le assunzioni sifermano. Alla luce di tutto il complessodelle statistiche, conclude Raia,il futuro di Urbino starà nell’es-sere sempre più una città in cui igiovani possano cominciare aesercitare un mestiere. Il tessutoimprenditoriale fin qui è rima-sto povero per la presenza mas-siccia negli anni passati di gran-di poli di occupazione come l’a-teneo stesso, l’ospedale, il Co-mune, l’Ersu e così via.
alberto.orsini@gmail.com
Un terzo degli assunti è residente in città,  gli altri a Pesaro e Fermignano 
 ALBERTO ORSINI
I GIOVANI ASSUNTI
Sui 3.078 assunti nel 2009 all’in-terno del Comune di Urbino, iragazzi della fascia tra i venti e itrent’anni sono circa un terzo deltotale.
301 (30,6%)
VINCONO LE DONNE
Tra le assunzioni di giovani la mag-gior parte ha riguardato le donne,che sono più grintose, più attive epiù impiegate in alcuni settori spe-cifici.
173 a 128
ALBERGHI OK, MA...
Sono circa un terzo del totale gliassunti nel comparto alloggi eristorazione. Il dato è buono mainferiore al 2008. Dov’è finitol’“effetto Raffaello”?
Da 112 a 91
Con che contratto si assume
Tempo determinato
129
Tempo indeterminato
42
Collaborazione o a progetto
42
Apprendistato
36
Intermittente
26
Somministrazione
26
Dati forniti dall’Osservatorio regionale del mercatodel lavoro della Regione Marche.I giovani urbinati sono incerti se fuggiredalla città oppure tentare di trovare un postodi lavoro negli enti pubblici o in unadelle aziende o negli esercizi commerciali

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