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CITTÀ
Ma per chi resta il posto c’è
Crisi o non crisi, l’occupazione dei ragazzi tiene e non solo nel settore pubblico
I dati dell’Osservatorio sul mercato del lavoro evidenziano una situazione con molte luci e solo qualche ombra
I
ragazzi scappano da Urbi-no, ma chi sceglie di resta-re può ragionevolmentesperare di trovare un lavo-ro nella sua città d’origine.Nonostante la crisi, infatti,l’occupazione dei giovani mo-stra una sostanziale tenuta: pog-gia sul consueto serbatoio delpubblico impiego, ma trovasbocchi anche in altri settori.Il 30 per cento degli assunti a Ur-bino nel 2009 ha tra i venti e itrent’anni. In prevalenza sonodonne, con contratto a tempodeterminato e nel settore alber-ghiero, che si conferma primo,anche se senza un vero boom ri-spetto al 2008. Insomma, l’au-spicato “effetto Raffaello” neimesi della mo-stra non c’è stato.È questo il qua-dro che emergedai numeriestratti dal cer-vellone elettroni-co dell’Osserva-torio del mercatodel lavoro dellaRegione Marche,interpretati dalresponsabile delcentro per l’im-piego cittadino,Stefano Raia.
Qui si viene a lavorare.
Nel 2009le assunzioni nel territorio co-munale di Urbino sono state3.078, circa 400 in meno rispettoall’anno precedente. Di queste,942 hanno riguardato residentiurbinati, il 30,6 per cento, in li-nea con l’ultimo triennio. In-somma la città dei Duchi si con-ferma una piazza ambìta in cuinon solo gli indigeni cercano etrovano posti, ma nella quale siviene anche a lavorare da tuttaItalia. Le importazioni maggioridi lavoratori arrivano da Fermi-gnano e Pesaro (rispettivamen-te 338 e 168 assunti), ma ancheda Milano e fino a Nuoro.Quanto ai giovani assunti, nel2009 sono stati 301, il 32 per cen-to, dato in leggera crescita ri-spetto agli anni precedenti. Se-condo Raia, c’è un’incidenzaminima del ricambio generazio-nale, anche se è visibile solo ta-belle alla mano e non a occhionudo. Di sicuro non mancano lepolitiche per favorire il turnover.Borse, assegni, promozione ditirocini, tutte misure per mette-re una pezza alla disoccupazio-ne giovanile che gli addetti ai la-vori sanno essere comunqueuna criticità della zona.
Vincono le donne.
I contratti atempo determinato sono quellipiù gettonati nel carnet dellepossibilità di un datore di lavoro.Delle 301 assunzioni, oltre unterzo, 129, sono avvenute conquesta forma. In seconda posi-zione, staccati e appaiati (42),contratti a tempo indetermina-to e di collaborazione (o a pro-getto). Il rapporto tra determi-nati e indeterminati si è ridotto equesto indica un confortanteaumento delle trasformazioni diposizioni a termine in definitive.Nel raffronto per sesso prevalgo-no le donne con 45 assunzioni inpiù, 173 a 128. Dal suo osserva-torio privilegiato al Job center,Raia ha notato nelle donne unamaggiore grinta nell’attivarsiper cercare un posto. Inoltre nonva sottovalutatauna banale realtàdemografica: ledonne sono dipiù. Infine ci so-no alcuni settoridove l’occupa-zione è smacca-tamente a preva-lenza femminile,su tutti i servizi.
Alberghi in chia-roscuro.
Proprio idiversi settori of-frono uno spac-cato ancora più aldettaglio dell’occupazione baby nel Montefeltro. Quasi un terzodei 301 assunti, 91, rientrano nelsettore dei servizi di alloggio e ri-storazione. Raia esprime qual-che perplessità, in quanto nellagran parte dei casi trionfa il lavo-ro a intermittenza: una flessibi-lità contrattuale troppo ampia,diversa dal classico concetto dilavoratore stagionale, in cui unalbergo chiama a rotazionequattro o cinque diversi lavora-tori pagandoli però solo quandoli impiegano; insomma, per cin-que occupati ce n’è solo uno pa-gato. Un’impresa con un turno-ver elevato inoltre cresce meno,e a rimetterci è la qualità.Secondi arrivano i 43 lavoratoriassunti nel settore istruzione, al-tro classico esempio di compar-to a prevalenza rosa, anche securiosamente le cose cambianocon il salire del livello. Nei nidi,infatti, c’è un solo uomo assun-to, i maestri elementari sono po-chissimi, i professori alle mediee superiori qualcuno in più, inambiente universitario i rappor-ti si ribaltano.Tra i dati sensibili, i 27 assunti nelcommercio, che Raia giudicapositivamente sottolineandol’assenza fin qua di grosse strut-ture di vendita e i soliti effettidella crisi: con le nuove opere aSanta Lucia e all’ex Consorzio lecose potranno migliorare. Malele manifatture e le costruzioni,in cui pesa l’esternalizzazione aimprese artigiane di molti lavo-ri.
Il futuro.
L’università è stata peranni una delle imprese più im-portanti dell’intera provincia,ma oggi dev’essere considerataa tutti gli effetti un ente pubbli-co. L’occupazione ne risente,per il semplice fatto che un’im-presa privata decide da sé i vin-coli di bilancio, mentre nel pub-blico vengono imposti e supera-ta la soglia critica le assunzioni sifermano. Alla luce di tutto il complessodelle statistiche, conclude Raia,il futuro di Urbino starà nell’es-sere sempre più una città in cui igiovani possano cominciare aesercitare un mestiere. Il tessutoimprenditoriale fin qui è rima-sto povero per la presenza mas-siccia negli anni passati di gran-di poli di occupazione come l’a-teneo stesso, l’ospedale, il Co-mune, l’Ersu e così via.
alberto.orsini@gmail.com
Un terzo degli assunti è residente in città, gli altri a Pesaro e Fermignano
ALBERTO ORSINI
I GIOVANI ASSUNTI
Sui 3.078 assunti nel 2009 all’in-terno del Comune di Urbino, iragazzi della fascia tra i venti e itrent’anni sono circa un terzo deltotale.
301 (30,6%)
VINCONO LE DONNE
Tra le assunzioni di giovani la mag-gior parte ha riguardato le donne,che sono più grintose, più attive epiù impiegate in alcuni settori spe-cifici.
173 a 128
ALBERGHI OK, MA...
Sono circa un terzo del totale gliassunti nel comparto alloggi eristorazione. Il dato è buono mainferiore al 2008. Dov’è finitol’“effetto Raffaello”?
Da 112 a 91
Con che contratto si assume
Tempo determinato
129
Tempo indeterminato
42
Collaborazione o a progetto
42
Apprendistato
36
Intermittente
26
Somministrazione
26
Dati forniti dall’Osservatorio regionale del mercatodel lavoro della Regione Marche.I giovani urbinati sono incerti se fuggiredalla città oppure tentare di trovare un postodi lavoro negli enti pubblici o in unadelle aziende o negli esercizi commerciali
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