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Geam - Valanghe

Geam - Valanghe

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59
GEAM
TERRITORIOE DIFESADELSUOLO
Classificazione e tipologia delle valanghe di neve
(1)
G.P.Giani
Università degli Studi di Parma
 La classificazione rappresenta un passo obbligato di ognilavoro scientifico (Ancey, Charlier, 1996). Essa nonriguarda soltanto l’organizzazione del sapere in tavole didifferenze e di identità, ma costituisce nello stesso tempo unessenziale mezzo di comunicazione tra individui. Ariguardodelle valanghe si esamina in questa nota una classificazionedi tipo morfologico che definisce i criteri per distinguere i fenomeni sulla base delle loro fasi di innesco, di movimentoe di arresto. Si tratta della classificazione redatta dallaCommissione Internazionale su Neve e Valanghe del 1981dell’Unesco e successivamente definita, nella sua forma quiriportata, dall’ICSI nel 1981.E’importante aggiungere che, all’interno di uno stesso sito,i fenomeni valaghivi sono molto spesso ricorrenti. Alcunevalanghe si sviluppano più volte durante l’inverno, altre unavolta all’anno e diventano un evento atteso, per esempio in primavera, tanto che si attende la loro discesa prima dieffettuare escursioni sul sito. Alcune valanghe hanno untempo di ritorno annuale, decennale o addiritturacentenario. La conoscenza della tipologia di tali valanghe,acquisita dall’uso della classificazione, associata a quelladella frequenza in un stesso sito valanghivo, costituisce un primo elemento per la previsione, la pianificazione e la progettazione di interventi di difesa del territorio da questogenere di eventi.
Classification and typology of snow avalanches
Classification is an obligatory step of all scientific work (Ancey, Charlier, 1996). It does not only concern theorganization of the knowledge in difference and identitytables, but, at the same time, constitutes an essential tool of communication between people. The snow avalancheclassification which is given in this paper is based onmorphological criteria in order to distinguish the phenomena, taking the triggering, motion and deposition phases into account. The reported classification wasinitially prepared by the 1981 Snow and Avalanche Unesco International Commission and subsequently defined in thehere reported formulation by ICSI in 1981. It is important to point out that snow avalanches oftenrecur in the same site. Some avalanches occur several timesin the winter season, whilde other events develop only oncea year and it becomes an expected event, in springtime for instance, before alpine excursions on the site are carried out.The recurrence time can be one year for some avalanches,ten years for some others or of even hundred of years for yet some others. In these cases, the knowledge of the snowavalanche typology, obtained from the classification used  jointly with the frequency of the event in the same site,constitutes a first element to forecast the occurrence phenomena and to plan and design the land protection works.
Classification et typologie des avalanches de neige
 La classification représente une étape nécessaire pour chaque travail scientifique (Ancey, Charlier, 1996). Il nes’agit pas seulement d’organisation du savoir au moyen detables de différences et d’identités, mais aussi d’un moyenessentiel de communication. Ce travail concerne uneclassification morphologique des avalanches définissant descritères permettant de distinguer les phénomènes en fonction du départ, du mouvement et de l’arrêt. Il s’agit dela Classification initialement rédigée par la Commission Internationale de l’Unesco sur la Neige et les Avalanches en1981, puis redéfinie la même année par l’ICSI sous la formeci jointe. Il est important d’ajouter que, sur un même site,les avalanches sont très souvent récurrentes. Certaineavalanches ont lieu plusieurs fois pendant l’hiver, certainesune fois par an et elles deviennent un événement attendu,notamment au printemps, où l’on attend qu’elles aient lieuavant d’effectuer des excursions sur site. Certaines avalanchesont une période de retour annuelle, décennale ou centenaire. La connaissance de la typologie des avalanches acquise par l’utilisation de classifications associée à la connaissancedes fréquences d’occurrence sur un site potentiellement sujet aux avalanches, représente un premier élément pour la prévision, la planification et le projet des ouvrages dedéfense du territoire contre ce genre d’événements.
1. D
EFINIZIONEDIVALANGADINEVE
Una valanga di neve è definita (A
NCEY
&C
HARLIER
, 1996) come “Un colamentogravitativo rapido di una massa di nevesu un pendio di montagna”.Il termine colamento definisce il fatto chela distanza percorsa è molto superiore alladimensione della massa mobilizzata; iltermine gravitativo chiarisce che la forzamotrice del movimento è la gravità; il ter-mine rapido differenzia una valanga daimovimenti lenti di flusso della neve che sihanno per fenomeni viscosi o per scivola-mento degli strati. Questi ultimi fenomenidi flusso sono lenti e possono avere unavelocità di qualche cm/giorno, mentre lavelocità di una valanga si misura in m/s.2. C
LASSIFICAZIONEETIPOLOGIADELLEVALANGHEDINEVE
La classificazione delle valanghe cheviene qui riportata si basa su criterimorfologici, quindi su termini di misuraoggettivi e di facile applicazione fondatianche sulla semplice osservazione delfenomeno che si vuole classificare.
Geoingegneria Ambientale e Mineraria, Anno XLIII, n.1-2, marzo-giugno 2006, 59-67 
(
1
) Relazione presentata all’Incontro “L’ingegneria e la neve”, Torino, 21 febbraio 2006
 
Questo tipo di classificazione non consi-dera la natura della neve mobilitata odelle cause di innesco del fenomeno. Unaclassificazione che tenesse conto di que-sti aspetti sarebbe molto più complessa erichiederebbe difficili e spesso dibattuteinterpretazioni oltre che l’esecuzione dimisure in sito.La classificazione è stata redatta da unaCommissione Internazionale su Neve eValanghe del 1981 dell’Unesco ed è statasuccessivamente definita, nella sua formaattuale, dall’ICSI nel 1981.La classificazione suddivide gli elementidescrittivi dell’evoluzione di una valangain tre zone: distacco, scorrimento e depo-sito (Fig. 1).Queste zone rappresentano le tre fasi suc-cessive in cui il movimento transitorio sisviluppa e si arresta.Ad ognuna di queste fasi vengono asse-gnate, nella classificazione, i possibilicriteri, le corrispondenti caratteristichedistintive, le loro denominazione e ilcodice caratteristico, secondo lo schemaindicato nelle Tabelle 1 - 3 seguenti.Il meccanismo di distacco di una valangaè fondamentalmente regolato dalla coe-sione della neve.Di qui la classificazione che divide levalanghe a debole coesione innescate dauna diminuzione della coesione delmanto nevoso e le valanghe a lastroni chesi verificano all’interno del manto nevosoo a contatto con la superficie del terreno.La rottura avviene quindi per taglio e ilcriterio di resistenza che definisce il com-portamento reologico della neve è quellodi Coulomb (Figura 2):Il blocco di neve di altezza
h
1
è soggettoad un ulteriore sovraccarico di neve dialtezza
h
2
. Nella condizione di equilibriolimite, espresse in termini di forze,
(forza attiva) =
 R
(forza resistente) essen-do
= (
ρ 
1
gh
1
+
ρ 
2
gh2
1
).
α
.sen
α
e
 R
=
ca
+(
ρ 
1
gh
1
+
ρ 
2
gh2
1
).
a
.cos
α
tan
φ 
dove a è l’area di base del blocco.
τ 
 R
=
c
+
σ 
tan
φ 
= c + (
ρ 
gh
.cos
α
).tan
φ 
Dove c è la coesione,
φ 
è l’angolo d’attrito,
ρ 
è la densità della neve,
g
è l’accelerazione di gravità,
h
è l’altezza dello strato di neve,e
α
è l’angolo di inclinazione del pianodove si ha la rottura per taglio.Questo tipo di schematizzazione compor-ta l’assunzione semplificativa che le ten-sioni normali e di taglio agenti sul piano
60
MARZO-GIUGNO 2006
GEAM
TERRITORIOE DIFESADELSUOLO
F
IG
.1 -
 Immagini di una valanga di neve dalla quale è possibile identificare le tre fasi didistacco, scorrimento e deposito. La fotografia è tratta dal sito del Servizio Valanghe Italiano.
The picture allows the identification of the triggering, motion and deposition phases of a snow avalanche.The photograph has been taken from the Italian Avalanche Service site.
F
IG
. 2 -
 Equilibriodi un blocco di ne-ve.
Snow block equili- brium.
α
 a  h
  2
  h
 1
  T  R
 
avviene con la trasformazione dei cristallidi neve in una situazione di gradiente ele-vato.Nella condizione in cui la temperaturadell’aria è superiore a 0°C si ha invece ilmetamorfismo da fusione.Quando la temperatura dell’aria è sotto lozero, ma con valori molto prossimi allozero, oppure quando il manto di neve ècosì spesso da trovarsi in una situazionedi gradiente debole, i cristalli si arroton-dano e diminuisce la coesione per feltra-tura, tipica della neve nuova, le ramifica-zioni spariscono e i granelli sono finissimi(decine di millimetri). Questa trasforma-zione (
metamorfismo distruttivo
) portaalla cosiddetta neve farinosa che può pro-vocare valanghe a debole coesione entroqualche giorno, in dipendenza dell’esposi-zione e dell’inclinazione del pendio. Neltempo però i grani di neve raggiungonouna condizione più stabile.Se la temperatura dell’aria cresce a valorisuperiori allo zero, i grani e i cristalli dineve fondono e l’acqua scende verso l’in-terno per gravità (
metamorfismo dafusione
). Se la temperatura successiva-mente diminuisce sotto lo zero, i grani dineve grandi crescono per il rigelo.Durante un’alternanza di fenomeni difusione e di rigelo si possono generarecolate superficiali con il caldo e scivola-mento di lastroni di superficie consovraccarico, a rigelo avvenuto, ma, ingenerale, il processo fusione – rigeloporta alla stabilizzazione.Nel caso di gradiente medio – elevato(
metamorfismo costruttivo
), l’aria pre-sente nella parte bassa del manto nevosoè molto più calda e quindi molto più leg-gera dell’aria in superficie e, conseguen-temente, migra per convezione verso l’al-to. Parte del vapore che veicola nell’aria,trovandosi a basse temperature, rigela.Più il gradiente è elevato e più è favoritala costruzione di cristalli sfaccettati o acalice cavi, negli strati basali ed interme-di (brina di profondità). In superficie,dove la temperatura è di diversi gradi aldi sotto dello zero, l’umidità dell’aria“cristallizza” e si forma la brina di super-ficie. Le dimensioni dei grani possonoraggiungere i 10 mm e i grani hanno bas-sissima coesione. Lo strato di brina si eli-mina soltanto per fusione o pioggia.Gli effetti dei metamorfismi termodina-mici e degli eventi atmosferici sulla sta-bilità dei pendii sono riassunti, molto sin-teticamente nella Tab. 4.
61
MARZO-GIUGNO2006
GEAM
TERRITORIOE DIFESADELSUOLO
T
AB
. 1 -
Classificazione morfologica delle valanghe, ICSI, 1981. Zona di distacco.
 Avalanche morphological classification ICSI 1981.Triggering zone.
CriteriCaratteristiche distintive, denominazione e codiceA. Modo diA1. DistaccoA2. DistaccoA3. Valanga aA4. Valanga adistaccopuntiforme. linearelastroni tenerilastroni duri
(Valanga a (Valanga debole coesione)lastroni) 
B. Posizione B1. Interno aB2. Valanga di B3. Valanga diB4. Sul Suolodel piano di manto nevososuperficie consuperficie con
(Valanga di 
scivolamento
(Valanga di 
rottura in neverottura in neve
fondo) superficie) 
frescavecchiaC. AcquaC1. AssenteC2. Presenteliquida nella
(Valanga d(Valanga d
neve
neve asciutta)neve umida
T
AB
. 2 -
Classificazione morfologica delle valanghe, ICSI, 1981. Zona di scorrimento.
 Avalanche morphological classification ICSI 1981.Motion zone.
T
AB
. 3 -
Classificazione morfologica delle valanghe, ICSI, 1981. Zona di deposito.
 Avalanche morphological classification ICSI 1981.Deposition zone.
CriteriCaratteristiche distintive, denominazione e codiceD. Tipo diD1. Pendio apertoD2. Percorso incanalatopercorso
(Valanga di versante)(Valanga incanalata
E. Tipo diE1. Nube di polvere di neve.E2. Fluente lungo il suolo.movimento
(Valanga nubiforme)Valanga radente o di neve densa
CriteriCaratteristiche distintive, denominazione e codiceF. RugosiF1. A grana F2. A grana F3. A granaF4. A granasuperficialegrossa.grossa congrossa confinedel deposito
(Deposito 
blocchiblocch
(Deposito grossolano) 
angolosiarrotondati.
minuto) 
G. ContenutoG1. AssenteG2. Presentein acqua
(Deposito(Deposit
liquida nel
secco)umido
deposito.H. H1.H2.H3.H4.H5.InquinamentoNessunInquinamentoInquinamentoInquinamentoInquinamentodel depositomaterialevisibiledi roccia, di rami,di rottamivisibile
(Deposito 
sassi,alberidi manufatti.
(Depositosporco
terriccio.
di potenziale scivolamento siano conside-rate costanti su tutta la superficie di rottu-ra del blocco.La resistenza di tipo coesivo dipendeessenzialmente dai metamorfismi che hasubito il manto nevoso dal momentodella sua formazione.I metamorfismi che modificano la struttu-ra, l’aggregazione, il volume, la forma deigrani di neve che costituiscono il mantonevoso sono generati dagli effetti dell’a-zione del sole, del vento, di nuove precipi-tazioni e di variazioni climatiche. I meta-morfismi termodinamici dovuti alle diffe-renze di temperature tra aria e suolo rap-presentano le trasformazioni più impor-tanti della struttura della neve (Fig. 3).La temperatura a contatto tra il terreno eil manto nevoso sovrastante è sempre sta-bilmente intorno a 0°C, mentre al contat-to tra la neve e l’aria può variare neltempo e, di conseguenza, può variareanche il gradiente all’interno del mantonevoso stesso.Si definisce debole, nella situazione incui la temperatura dell’aria sia inferiore a0°C, un gradiente minore di 5°C/m,medio, un gradiente tra 6 e 19°C/m edelevato, un gradiente superiore a 20°C/m.Si ha un metamorfismo distruttivo con latrasformazione dei cristalli di neve in unasituazione di gradiente debole (in unacondizione di temperatura dell’aria pros-sima a 0°C si parla anche di isotermia),mentre un metamorfismo costruttivo

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