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Ducato
Periodico dell’Istituto per la formazione al giornalismo di Urbino
Quindicinale - 26 febbraio 2010 - Anno 19 - Numero 3Ducato on line: www.uniurb.it/giornalismo
   D   i  s   t  r   i   b  u  z   i  o  n  e  g  r  a   t  u   i   t  a   P  o  s   t  e   I   t  a   l   i  a  n  e   S  p  a  -   S  p  e   d   i  z   i  o  n  e   i  n  a .  p .  -   7   0   %   -   D   C   B   P  e  s  a  r  o
Secondo alcuni geologi dell’uni-versità, il quartiere Sasso e altrezone periferiche della città sonointeressate da movimenti frano-si. Il Comune nega che esistanomotivi di allarme, ma che in futu-ro potrebbero essere necessariinterventi per sanare eventualidanni a edifici.
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In periferiarischio frane
Territorio
In vista delle elezioni regionalidel 28 e 29 marzo, il
Ducato
in-tervista i tre candidati alla guidadella Regione Marche. Si comin-cia con il presidente uscente,Gian Mario Spacca. Tranquillo esoddisfatto del suo primo man-dato, vuole sommare all’indu-stria il turismo e l’ambiente. Sì aicinesi, no al nucleare.
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 Arriva il 2 e 3 marzo per l'ante-prima nazionale "La notte pocoprima della foresta", lo spetta-colo diretto dal regista colom-biano Juan Diego Puerta Lopeze interpretato dall’attore Clau-dio Santamaria. Un monologosulla solitudine e sull’esserestraniero tratto da un testo diBernard - Marie Koltès
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Con Santamariaal Sanzio
Teatro
Famiglie sull’orlo della crisi
Sale il debito delle imprese. Le banche: si assottigliano i conti correnti
Colpiti i risparmiatori: “Momento buio, bisogna eliminare il superfluo”
L’EDITORIALE
 A 
gli inizi del Seicento iBorboni scavarono una seriedi canali che scendevano daimonti della Campania e si misero acurare i fiumi in modo che nonfacessero danni quando si ingros-savano. Nacquero più di mille chi-lometri di Regi Lagni, così furonochiamati tutti insieme.Ci si andava a pescare pesci e gam-beri, sulle rive crescevano fiori esvolazzavano uccelli. Fino alNovecento, quando gli uomini delnostro tempo hanno incominciatoa riempire questi canali di terra edetriti prima, di scarti industriale erifiuti anche tossici dopo.Il 5 marzo 1998 due milioni di metricubi di fango, scendendo dallependici del Vesuvio, si sono abbat-tuti su Sarno, nell'agro nocerino traSalerno e Napoli uccidendo 160persone. Non solo brutte ville dicemento, sui Regi Lagni avevanocostruito perfino l'ospedale. Comea Messina quest'anno quando lecase di Giampilieri e trentasettepersone sono state portate via dauna frana annunciata. Sono ancorasotto i nostri occhi le immagini diuna palazzina spazzata dall'acqua:era stata costruita nel mezzo di unafiumara forse con tutti i permessi.Le notizie sulle frane di Urbino perfortuna non hanno un fondale tra-gico. Non c'è un allarme immedia-to, nemmeno dove le crepe fannouna certa impressione. A maggiorragione la civile Urbino deve soffer-marsi un momento a riflettere.Come per il terremoto, quando irichiami a un serio controllo hannoavuto il loro effetto pur senza esse-re in una zona rossa.Sentir dire da un geologo che il liceoè costruito vicino a un terreno nonproprio adatto non può essereaccolto con una alzata di spalle.provincia, della regione. Tutte quel-le che hanno bisogno di interventi.E si sa benissimo quali sono. In tuttaItalia. I soldi sono pronti, sul pontedi Messina (quasi 4 miliardi dieuro!). Anche Tremonti cita Keynese pensa a come Roosevelt affrontògli effetti della crisi del '29. Sicchèdovrebbero essere tutti d'accordoad aprire questo cantiere Italia.Ma non aspettiamo che una svoltaculturale di questo tipo venga dalSindaco, dal "governatore" dellaProvincia o dal presidente dellaRegione da eleggere. Solo i cittadinipossono cambiare rotta.Chiediamo in modo pressante idocumenti che riguardano la scuo-la dei nostri figli e nipoti, le relazioniesistenti sul territorio che ci staintorno e che deve essere curato,messo in sicurezza. Devono darcelequeste carte, e anche senza esborsi.Il 4 marzo dell'anno scorso unalegge, grazie anche all' apporto del-l'opposizione, ha stabilito la "totaletrasparenza" degli atti pubblici.
direzione.ilducato@uniurb.it 
Perchè ci conviene curareterra, case e scuole
Sfratti, richieste per case popo-lari e sacrifici per arrivare a finemese. La crisi si mangia ilrisparmio delle famiglie. “Perresistere - spiega una signora almercato - è necessario rinun-ciare al superfluo. Sembra arri-vato il momento più nero dellarecessione.Pagare l’affitto è uno degli osta-coli maggiori. Quest’anno sonogià stati notificati 13 procedi-menti di sfratto esecutivo. IlComune ha ricevuto 50domande per la concessione dicase popolari, ma ne sarannoassegnate soltanto due. “Glialloggi ci sono, ma sono pochi”,spiegano dai Servizi sociali.Per le imprese è sempre più dif-ficile accedere al credito banca-rio. La camera di commerciostima che il 40% ha probleminei rapporti con gli istituti: labanca dell’Adriatico ha resonoto che “la metà delle richie-ste regionali di moratoria deidebiti, proviene della provinciadi Pesaro e Urbino (400 su 800).I settori più colpiti sono il tessi-le, il metalmeccanico e il mani-fatturiero, ma la crisi pesaanche su legno e mattone. Nel2009 hanno chius i battenti 24attività artigiane urbinati,soprattutto nel campo dell’edi-lizia. Anche il settore alberghie-ro denuncia tempi bui.
alle pagine 2 e 3
I
l 20 marzo è prevista la riapertura del Museo Albani, ristrutturato sia negli spazi che nel percorsoartistico-espositivo. Nella foto, un restauratore fissa due angioletti nell’altare di un’antica chiesa.
alle pagine 8 e 9 
La riscoperta del Museo Albani
Franco Corbucci, intervistato daigiornalisti dell’Ifg di Urbino, haspiegato che il completamentodei progetti di Santa Lucia e del-l’ex Consorzio permetterà unasvolta nella rinascita commercia-le: “Più scelta e concorrenza fa-ranno della città unfaro per tuttoil territorio”. Niente consigliereaggiunto per gli studenti, “prontauna commissione permanenete”.
a pagina 4
“Grandi opereal centrodella rinascita”
Parla il sindaco
Spacca:“Lavoro per la storia”
Speciale elezioni
Problemi idrogeologici, ma anchecostruzioni vecchie e cadenti.Unagrossa parte di scuole italiane èfuori norma, non è sicura, rischiaqualcosa. Anche le materne e le ele-mentari. Quasi sempre ce la cavia-mo con una caduta di intonaci.Speriamo bene. Ma davvero voglia-mo continuare a ragionare così? Andare avanti a telefonini e Suv (aseconda del reddito)? Non èmeglio, comunità per comunità,guardarci in faccia e scegliere lepriorità. Charles de Gaulle, subitodopo la guerra, mise tutta Parigi incondizione di risistemare le case, amigliaia con il sostegno dello Stato.Funzionò anche per riavvviare l'e-conomia. Facciamo altrettantooggi con le scuole della città, della
 
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Le storie di tre lavoratori. In crisi anche i pensionati
Sfratti, nel 2010 sarà emergenza
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isogna farsi forza estringere i denti. Bi-sogna risparmiarein tutto, rinunciarea quello che non èessenziale. E poi bi-sogna anche imparare a fron-teggiare momenti di crisi, di ca-lo psicologico, e talvolta pur-troppo di disperazione. Giulia,Francesco e Alessandro (nomidi fantasia), tre delle tante per-sone con difficoltà economichenel mare magnum della crisi,raccontano la loro esperienza. Espiegano che cosa si fa quando,da un giorno all’altro, in fabbri-ca ti dicono che, almeno per unperiodo, non c’è più bisogno dite. O quando, come Alessandro,ti accorgi che la cooperativa dicui sei socio, in cui hai investitotanti soldi e energie, rischia difallire a causa di pagamenti chenon arrivano.Per Giulia, 36 anni, responsabi-le di reparto in un’azienda me-talmeccanica, la crisi è arrivataall’inizio del 2009 con una cassaintegrazione, che poi, per lei ealtri tre dipendenti, si è trasfor-mata in licenziamento. “Con isindacati abbiamo contestatoquesta mossa dell’azienda e sia-mo riusciti a farci assumere dinuovo, anche se sotto cassa in-tegrazione”. In questo momen-to Giulia è in maternità: il bam-bino nascerà a giugno poi, in au-tunno, tornerà al lavoro. “Ho ilpensiero continuo dell’atmo-sfera che troverò in azienda. A novembre, prima di entrare inmaternità, sono rientrata perpochi giorni e ho ricevuto pres-sioni molto pesanti da parte deicapi. “Ti sfrutteremo fino all’os-so”, mi hanno detto”. All’iniziodell’anno scorso, anche il mari-to ha perso il lavoro. Solo da po-co è stato assunto da un’altraazienda. “Ci siamo trovati a nonavere neanche i soldi per fare laspesa o per pagare le bollette. E’stato umiliante dover chiedere isoldi a mia madre”. Con 500 eu-ro mensili di cassa integrazionesi mangia a fatica. “La prima co-sa a cui abbiamo dovuto rinun-ciare è la nostra serenità. Ci sia-mo sposati da poco e abbiamodue mutui sulle spalle. Uno loabbiamo sospeso, ma l’altrocontinuiamo a pagarlo conl’aiuto dei nostri genitori”. Alessandro, 45 anni, lavora inuna cooperativa metalmecca-nica: ha iniziato nel 1991 comeoperaio, poi è diventato socio.Nel suo progetto ci ha credutosempre, anche quando, all’ini-zio del 2009, gli si è quasi sgreto-lato tra le mani. “A gennaio nonci sono arrivati 200.000 euro dipagamenti da due multinazio-nali per cui lavoriamo e questo
 VERONICA ULIVIERI
ci ha mandato sul lastrico. A quel punto, abbiamo deciso dimettere i nostri dipendenti incassa integrazione”. Operazio-ne che è costata molto di più diun fallimento: “ho preso i soldida casa per pagare le spese del-l’azienda”, racconta. Nello stes-so periodo, anche la moglie haperso il lavoro: “Faceva la segre-taria da un commercialista, maormai non la pagava da mesi”.Senza più un’entrata fissa, i sa-crifici da fare sono tanti: “Cer-chiamo di risparmiare sul ri-scaldamento e sugli alimenti.Non compriamo vestiti da tan-tissimo tempo e ci siamo con-cessi solo una giornata a sciare.Gli altri anni ci andavamo an-che 15 volte”. La fortuna di Ales-sandro è stata avere un po’ di ri-sparmi: “li abbiamo usati per ti-rare avanti in questi mesi. Queisoldi li avevamo messi da parteper comprare una casa nuova,maabbiamo dovuto rinunciare atutti i nostri progetti”.Francesco ha più di trent’annied è uno dei dipendenti dellacooperativa di Alessandro.Nell’azienda, che “all’inizioandava bene e aveva fatto in-vestimenti coraggiosi”, lavoradal 2006. La cassa integrazioneè iniziata diversi mesi fa, ma isoldi sono arrivati solo adesso:“circa 5.200 euro per otto mesi,più o meno 650 euro al mese,senza contare però le ore lavo-rative fatte saltuariamente inquesto periodo, che mi saran-no pagate in seguito dall’a-zienda”. In questi mesi, Fran-cesco ha fatto molti sacrifici:“Ho cercato di risparmiare sututto, a partire dagli alimenti edalla benzina: per spostarmiho usato mezzi alternativi, avolte non mi sono spostato af-fatto. Poi ho tagliato i costi del-la vita sociale. In questi casi de-vi farti forza e imparare ad af-frontare momenti di dispera-zione”. Per le spese mediche,spiega, “ho dovuto chiedereaiuto ai miei genitori, che peròsono pensionati e non hannomolte possibilità economi-che”.Nessuno è rimasto immunealla crisi. Nel centro di Urbino,sono molti i negozianti appog-giati alla porta con le bracciaincrociate. “In giro c’è sempremeno gente. Le persone van-no a fare la spesa nei grandicentri commerciali, dove si ri-sparmia di più, mentre noinon riusciamo più ad arrivarealla fine del mese”, racconta ilsignor Valerio, proprietariodella macelleria in piazza sanFrancesco. Tra le persone piùcolpite dal collasso dell’econo-mia, ci sono anche i pensiona-ti. Alla macelleria di via Raffael-lo, la signora Anna spiega: “Ioche ho un reddito fisso devoaiutare mio figlio, che lavorama non viene pagato. Per que-sto compro meno vestiti, ho ri-dotto le ore della domestica esto più attenta quando faccio laspesa”. Come la signora Anna,molte famiglie si sono ritrovatea confrontare i prezzi, compra-re alimenti più economici, evi-tare le cose superflue. Paola è latitolare della panetteria Raf-faello. Accanto alla pizza e aibiscotti, ci sono ancora lechiacchiere di Carnevale:“quest’anno ne abbiamo ven-dute poche. Le persone nonpossono eliminare il pane, macomprano meno dolci”, spie-ga.
veronica.ulivieri@gmail.com
Già notificati a 13 inquilini. Sunia: “Servono più case popolari”
S
ono una delle facce meno note e piùbuie della crisi. Gli sfratti per moro-sità a Urbino stanno aumentandovertiginosamente.Secondo i dati forniti dal Comune, nel2009 sono stati solo due, ma in questigiorni risultano già in corso di notificaagli inquilini 13 procedimenti di sfratto.“Riguardano famiglie sia extracomuni-tarie che comunitarie”, ci tiene a precisa-re Adriana Bramante, responsabile del-l’ufficio Servizi sociali.Le famiglie in affitto, spiega Sergio Schia-roli, segretario provinciale del Sunia(sindacato nazionale unitario inquilini eassegnatari), sono sempre più in difficol-tà: “Da anni denunciamo il caro affitti. Ilcanone pesa sul bilancio familiare perpiù del 43%”. Negli ultimi mesi il costodegli affitti non è aumentato, ma sono di-minuite, in molti casi, le entrate delle fa-miglie. “Purtroppo il perdurare della cri-si e in particolare dei casi di disoccupa-zione deve far pensare a un aggravamen-to della situazione”, conferma AdrianaBramante. Allo sfratto segue spesso una domandadi casa popolare. Sempre secondo il Su-nia, le richieste sono in costante aumen-to. Con l’ultimo bando biennale, a Urbi-no sono stati chiesti 50 alloggi, quasi2.200 in tutta la provincia. Di queste do-mande, solo una piccola parte verrà sod-disfatta. “Di solito la percentuale si aggi-ra intorno al 10%. È necessario che i Co-muni tornino a investire nell’ediliziapubblica”, spiega Schiaroli. A Urbino la graduatoria verrà pubblicataa metà marzo e, come prevede la legge, ri-marrà in vigore due anni. Ma avere dirit-to a una casa popolare non significa au-tomaticamente che l’alloggio è subitodisponibile. Quando se ne libera uno, ilComune lo assegna alla famiglia che inquel momento è prima in graduatoria.“In media, nel corso di un biennio, ri-usciamo ad assegnare due alloggi”, spie-ga Luigina Massi, responsabile del servi-zio Edilizia pubblica.Secondo Adriana Bramante, nel 2009 ilComune ha erogato aiuti per l’affitto a 92famiglie. Contributi che rientrano inquelli previsti dalla legge 431 del 1998,tramite il Fondo nazionale per il soste-gno all'accesso alle abitazioni in locazio-ne.Non sono invece previste misure aggiun-tive per far fronte, in questo periodo dicrisi, all’emergenza sfratti. “Ci sono alcu-ni alloggi comunali che diamo alle fami-glie rimaste senza casa”, spiega il sindacoFranco Corbucci. “E’ vero, questi alloggici sono, ma sono pochissimi e vengonodestinati solo a famiglie in situazionimultiproblematiche”, precisa AdrianaBramante.
(v.u.)
13
Sono i procedimentigià in corso di notificanel 2010
SFRATTI
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Le domande presentateper l’ultimobando biennale
CASE POPOLARI
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Le famiglieche beneficerannodi un alloggio
ASSEGNAZIONI
Per risparmiare in molti fanno la spesa al mercato
Famiglie in difficoltà“Eliminiamotutto il superfluo”
 
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PRIMO PIANO
Cresce il debito delle imprese
Banche: difficile l’accesso al credito e in aumento le richieste di moratoria
 Anche se risparmiare è difficile, le famiglie tengono. In tanti scelgono di rinegoziare e spalmare il mutuo 
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e banche fanno sape-re che sono pochiquelli che hanno pro-sciugato i propri con-ti correnti, come po-chi sono quelli chehanno chiesto di usufruire dellarecente moratoria sulle rate deimutui. Il problema, semmai, èche il salvadanaio delle famiglienon si riempie più.“Le persone non riescono a ri-sparmiare” esordisce PaoloMorri, direttore della filale dellabanca di Credito cooperativodel Metauro.Negli ultimi due trimestri del2009, nell’intera provincia si èregistrato un calo dell’1,8% deidepositi bancari. “Tutto som-mato – parla ancora Morri – iconti correnti hanno tenuto be-ne, ma certo sono lontane le ot-time raccolte del 2008”. Indicedi una situazione difficile, manon inaffrontabile, “sono i mu-tui rinegoziati e spalmati neltempo e il leggero aumento del-la morosità nelle rate”. Ma di in-solvenze totali, dice, non ce nesono state.Tempi duri, e i mutui vengonorinegoziati anche alla Monte deiPaschi di Siena. Il direttore, Al-berto Cavoli, fa sapere che però,“nello specifico della situazionedella mia filiale, i depositi ban-cari sono addirittura cresciuti”.Michele Ambrosini, presidentedella Banca delle Marche, ne faanche una questione culturale.“In una società che ha necessitàad horas e immersa nel villaggioglobale, anche gli italiani modi-ficano la loro fisionomia e ri-sparmiano sempre di meno”. Iltessuto familiare, però, ancoratiene. “Ma nonostante l’ottimi-smo – continua Ambrosini – cipotrebbero essere altre riper-cussioni in futuro, perché quinelle Marche la cassa integra-zione straordinaria, al contrariodi quel che è successo nel restod’Italia, è arrivata soltanto nel2010”.Poi c’è chi, come Sergio Schia-roli, presidente provinciale del-la Confesercenti, ha una visionepiù lugubre: “Le famiglie dannofondo ai loro risparmi, a Urbinoe Fano ci sono persone che lihanno addirittura prosciugati”.Proprio per far fronte a questesituazioni, organizzazioni sin-dacali e provincia hanno siglatoun accordo per la concessionedi microprestiti fino a 3.000 eu-ro, da restituire in due o tre an-ni, i cui interessi sono pagatidalla provincia stessa. Schiarolisi arrabbia: “Il 30% degli istitutinon concede questo tipo di fido,e poi spesso vengono chiestedella garanzie: ma che garanziepuò dare chi deve già fronteg-giare una morosità?”.Sono però le piccole e medie im-prese che, nel valzer con le ban-che, incontrano le maggiori dif-ficoltà. Venerdì 19 febbraio,presso la Prefettura di Pesaro-Urbino, si è tenuta una riunioneprovinciale per il monitoraggiodei flussi di credito. Il tavolo si èdedicato principalmente all’e-same di una ricerca commis-sionata dalla Camera di com-mercio sulle possibili relazio-ni tra crisi del credito e feno-meni di usura. Dall’indagine -svolta in forma anonima - po-co allarme: anche se tutte leimprese ravvisano probleminei rapporti con le banche, so-lo una ha dichiarato di averusufruito di proposte illeciteper finanziarsi. “Ma le impreseche hanno risposto al questio-nario sono solamente l’altrametà del cielo” suggerisce Fa-brizio Schiavoni, segretariogenerale della Camera di com-mercio di Pesaro-Urbino. “Ab-biamo riscontrato grandi dif-ficoltà nel ricevere rispostedalle aziende: da un inizialecampione di 300 siamo scesi a100, e di queste hanno rispo-sto solo in 64”. I responsi sonoarrivati dalle imprese in attivoe con buone aspettative, in-somma da quelle che hannoricevuto una risposta adegua-ta dal sistema bancario. Men-tre per le altre, per quelle indifficoltà, continua Schiavo-ni, “l’impatto psicologico diun questionario, seppur ano-nimo, ha causato altissimepercentuali di non risposta:circa il 40% delle attività inter-pellate, dobbiamo dedurne,riscontra problemi di accessoal credito, ma non ne vuoleparlare”. Una cifra può aiutarea capire: nella seconda metàdel 2009, nella provincia si èulteriormente consolidato ilcalo dei prestiti bancari, in di-minuzione dello 0,6 per cento.Il fatto è che la crisi morde an-cora. E quando il mercato sta-gna e manca il lavoro, riprendeMorri, “per le Pmi, ottenere icrediti può diventare un veroproblema. E in questo conte-sto riuscire ad avere soldi dauna banca diventa una chime-ra. Anche perché gli istituti dicredito, dal 2008, devono fare iconti con il regime impostodal trattato Basilea II: i requisi-ti patrimoniali delle banchedevono essere (più) stretta-mente commisurati all’effetti-vo ammontare di rischio as-sunto dalle stesse. In soldoni,prima di concedere un presti-to bisogna pensarci bene, e icriteri con cui gli istituti valu-tano le aziende sono piuttostostringenti. Marco Serafini, di-rettore della filiale Unicredit,conferma che dal 2008 l’acces-so al credito per le imprese“può essere più difficoltoso,soprattutto per quel che ri-guarda i fidi”. Considerazionesposata in toto sia da Ambrosi-ni che da Morri.Roberto Troiani, direttore ge-nerale della Banca dell’Adria-tico, sposta il fuoco dell’atten-zione dal credito al debito.“L’accelerazione dei casi di in-solvenza e morosità è piutto-sto preoccupante”.Un dato è particolarmente si-gnificativo: dallo scorso ago-sto, da quando è possibile usu-fruire della moratoria sui de-biti, le richieste delle Pmi rice-vute dalla Banca dell’Adriati-co sono state 800, per un im-porto di 177 milioni . Diqueste, ben 400 provengonodalla sola provincia di Pesaro-Urbino, dove la radicata pre-senza di un settore manifattu-riero pesantemente colpitodalla crisi fornisce una chiaveinterpretativa al dato.
andrea.tempestini@hotmail.it 
L’obiettivo è restare sul mercato
Il distretto delle banche urbinati, incastonato nel centro storico della città
dda passà ‘a nuttata” dicevaEduardo De Filippo in
 Napoli Mi-lionaria
e, ora, sembrano ripeter-lo le aziende e i lavoratori che continuanoa subire la crisi economica. “I dati che ci so-no non sono confortanti – afferma EgidioCecchini, segretario Confcommercio Ur-bino – e ora si sentono di più le difficoltàperché cresce la disoccupazione, l’Italianon è veloce ad agganciare la ripresa, mol-te aziende lottano per la sopravvivenza equesto 2010 sarà un anno duro”. Secondo idati della Cgil, l’anno scorso nella provin-cia di Pesaro-Urbino sono entrati in mobi-lità 4.098 lavoratori, il 94% in più rispetto al2008, e le imprese hanno chiesto circa 6,5milioni di ore di cassa integrazione. CinziaMassetti, della Fillea e Fiom Cgil, per la zo-na di Urbino e Fermignano spiega che “isettori più colpiti sono quello tessile, me-talmeccanico, ma anche quelli del legno edell’edilizia”. In tempo di piano-casa e ri-lancio dell’economia del mattone, il setto-re delle costruzioni sembra faticare più dialtri campi: nel 2009 hanno chiuso 24 atti-vità artigiane urbinati, soprattutto edili.Oriano Quaresima racconta della sua im-presa edile: “La mia è un’azienda piccola,con 10 dipendenti. Nel 2009 abbiamo fat-turato 172 mila euro in meno rispetto al-l’anno prima e i problemi li sentiremo que-st’anno. Finora, infatti, abbiamo lavoratoa progetti del 2007 e 2008, ma nel 2009 i tec-nici non hanno avuto molte commesse.Quindi i progetti che sono stati cantieriz-zati stanno terminando e non saranno so-stituiti da nuovi”. Di conseguenza, Quare-sima non potrà rinnovare il contratto a ter-mine di un suo dipendente e “probabil-mente nei prossimi mesi dovrò mettere incassa integrazione due operai”. Il proble-ma, però, non parte solo dal fatto che il pia-no-casa stenta a partire. “L’edilizia pubbli-ca è importante, ma dal governo non arri-vano i soldi”, sostiene Fausto Baldarelli, re-sponsabile provinciale Cna costruzioni.Un altro settore in difficoltà è quello alber-ghiero. Cecchini dice che “tre strutture ur-binati su 16 hanno chiuso (Pensione Fo-sca, Fontespino, Panoramic). Può esserequasi normale se si tiene conto della situa-zione, ma il problema è che tutto il volumed’affari di queste attività è sceso”.“Nel 2009 abbiamo avuto un calo del 5% dipresenze – racconta Ignazio Santangelodell’Albergo Italia – cioè 750 persone inmeno, circa 60 al mese, su un totale di 15mila persone che avevano alloggiato l’an-no precedente. Ora quindi cerchiamo disopravvivere abbassando le tariffe. Noiabbiamo 43 camere e per lavorare bene do-vremmo avere un tasso di occupazione del70%, in media 30 camere. Nel 2009, invece,l’occupazione media è stata solo del 46%”.Un evento come la mostra di Raffaello haattutito, secondo Confcommercio, il colpodella crisi sul turismo. “Per fortuna che c’èstata la mostra – ricorda Santangelo – ma èstata pubblicizzata male e spesso inseritanei pacchetti turistici della costa roma-gnola. Quindi le persone sono venute a Ur-bino per un solo giorno, senza pernottare”.La mostra di Raffaello e altre occasioni si-mili restano però, per Cecchini, le stradeda percorrere: “Bisogna qualificarsi inquesto senso, avere cose attrattive. Urbinodeve organizzare delle iniziative soprat-tutto per riempire i periodi morti come l’e-state, in cui la città è vuota perché l’univer-sità è chiusa”.(
 g.t.
)
Aziende in pericolo: edilizia e turismo i settori più a rischio
 ANDREA TEMPESTINI

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