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PRIMO PIANO
Cresce il debito delle imprese
Banche: difficile l’accesso al credito e in aumento le richieste di moratoria
Anche se risparmiare è difficile, le famiglie tengono. In tanti scelgono di rinegoziare e spalmare il mutuo
L
e banche fanno sape-re che sono pochiquelli che hanno pro-sciugato i propri con-ti correnti, come po-chi sono quelli chehanno chiesto di usufruire dellarecente moratoria sulle rate deimutui. Il problema, semmai, èche il salvadanaio delle famiglienon si riempie più.“Le persone non riescono a ri-sparmiare” esordisce PaoloMorri, direttore della filale dellabanca di Credito cooperativodel Metauro.Negli ultimi due trimestri del2009, nell’intera provincia si èregistrato un calo dell’1,8% deidepositi bancari. “Tutto som-mato – parla ancora Morri – iconti correnti hanno tenuto be-ne, ma certo sono lontane le ot-time raccolte del 2008”. Indicedi una situazione difficile, manon inaffrontabile, “sono i mu-tui rinegoziati e spalmati neltempo e il leggero aumento del-la morosità nelle rate”. Ma di in-solvenze totali, dice, non ce nesono state.Tempi duri, e i mutui vengonorinegoziati anche alla Monte deiPaschi di Siena. Il direttore, Al-berto Cavoli, fa sapere che però,“nello specifico della situazionedella mia filiale, i depositi ban-cari sono addirittura cresciuti”.Michele Ambrosini, presidentedella Banca delle Marche, ne faanche una questione culturale.“In una società che ha necessitàad horas e immersa nel villaggioglobale, anche gli italiani modi-ficano la loro fisionomia e ri-sparmiano sempre di meno”. Iltessuto familiare, però, ancoratiene. “Ma nonostante l’ottimi-smo – continua Ambrosini – cipotrebbero essere altre riper-cussioni in futuro, perché quinelle Marche la cassa integra-zione straordinaria, al contrariodi quel che è successo nel restod’Italia, è arrivata soltanto nel2010”.Poi c’è chi, come Sergio Schia-roli, presidente provinciale del-la Confesercenti, ha una visionepiù lugubre: “Le famiglie dannofondo ai loro risparmi, a Urbinoe Fano ci sono persone che lihanno addirittura prosciugati”.Proprio per far fronte a questesituazioni, organizzazioni sin-dacali e provincia hanno siglatoun accordo per la concessionedi microprestiti fino a 3.000 eu-ro, da restituire in due o tre an-ni, i cui interessi sono pagatidalla provincia stessa. Schiarolisi arrabbia: “Il 30% degli istitutinon concede questo tipo di fido,e poi spesso vengono chiestedella garanzie: ma che garanziepuò dare chi deve già fronteg-giare una morosità?”.Sono però le piccole e medie im-prese che, nel valzer con le ban-che, incontrano le maggiori dif-ficoltà. Venerdì 19 febbraio,presso la Prefettura di Pesaro-Urbino, si è tenuta una riunioneprovinciale per il monitoraggiodei flussi di credito. Il tavolo si èdedicato principalmente all’e-same di una ricerca commis-sionata dalla Camera di com-mercio sulle possibili relazio-ni tra crisi del credito e feno-meni di usura. Dall’indagine -svolta in forma anonima - po-co allarme: anche se tutte leimprese ravvisano probleminei rapporti con le banche, so-lo una ha dichiarato di averusufruito di proposte illeciteper finanziarsi. “Ma le impreseche hanno risposto al questio-nario sono solamente l’altrametà del cielo” suggerisce Fa-brizio Schiavoni, segretariogenerale della Camera di com-mercio di Pesaro-Urbino. “Ab-biamo riscontrato grandi dif-ficoltà nel ricevere rispostedalle aziende: da un inizialecampione di 300 siamo scesi a100, e di queste hanno rispo-sto solo in 64”. I responsi sonoarrivati dalle imprese in attivoe con buone aspettative, in-somma da quelle che hannoricevuto una risposta adegua-ta dal sistema bancario. Men-tre per le altre, per quelle indifficoltà, continua Schiavo-ni, “l’impatto psicologico diun questionario, seppur ano-nimo, ha causato altissimepercentuali di non risposta:circa il 40% delle attività inter-pellate, dobbiamo dedurne,riscontra problemi di accessoal credito, ma non ne vuoleparlare”. Una cifra può aiutarea capire: nella seconda metàdel 2009, nella provincia si èulteriormente consolidato ilcalo dei prestiti bancari, in di-minuzione dello 0,6 per cento.Il fatto è che la crisi morde an-cora. E quando il mercato sta-gna e manca il lavoro, riprendeMorri, “per le Pmi, ottenere icrediti può diventare un veroproblema”. E in questo conte-sto riuscire ad avere soldi dauna banca diventa una chime-ra. Anche perché gli istituti dicredito, dal 2008, devono fare iconti con il regime impostodal trattato Basilea II: i requisi-ti patrimoniali delle banchedevono essere (più) stretta-mente commisurati all’effetti-vo ammontare di rischio as-sunto dalle stesse. In soldoni,prima di concedere un presti-to bisogna pensarci bene, e icriteri con cui gli istituti valu-tano le aziende sono piuttostostringenti. Marco Serafini, di-rettore della filiale Unicredit,conferma che dal 2008 l’acces-so al credito per le imprese“può essere più difficoltoso,soprattutto per quel che ri-guarda i fidi”. Considerazionesposata in toto sia da Ambrosi-ni che da Morri.Roberto Troiani, direttore ge-nerale della Banca dell’Adria-tico, sposta il fuoco dell’atten-zione dal credito al debito.“L’accelerazione dei casi di in-solvenza e morosità è piutto-sto preoccupante”.Un dato è particolarmente si-gnificativo: dallo scorso ago-sto, da quando è possibile usu-fruire della moratoria sui de-biti, le richieste delle Pmi rice-vute dalla Banca dell’Adriati-co sono state 800, per un im-porto di 177 milioni . Diqueste, ben 400 provengonodalla sola provincia di Pesaro-Urbino, dove la radicata pre-senza di un settore manifattu-riero pesantemente colpitodalla crisi fornisce una chiaveinterpretativa al dato.
andrea.tempestini@hotmail.it
L’obiettivo è restare sul mercato
Il distretto delle banche urbinati, incastonato nel centro storico della città
“A
dda passà ‘a nuttata” dicevaEduardo De Filippo in
Napoli Mi-lionaria
e, ora, sembrano ripeter-lo le aziende e i lavoratori che continuanoa subire la crisi economica. “I dati che ci so-no non sono confortanti – afferma EgidioCecchini, segretario Confcommercio Ur-bino – e ora si sentono di più le difficoltàperché cresce la disoccupazione, l’Italianon è veloce ad agganciare la ripresa, mol-te aziende lottano per la sopravvivenza equesto 2010 sarà un anno duro”. Secondo idati della Cgil, l’anno scorso nella provin-cia di Pesaro-Urbino sono entrati in mobi-lità 4.098 lavoratori, il 94% in più rispetto al2008, e le imprese hanno chiesto circa 6,5milioni di ore di cassa integrazione. CinziaMassetti, della Fillea e Fiom Cgil, per la zo-na di Urbino e Fermignano spiega che “isettori più colpiti sono quello tessile, me-talmeccanico, ma anche quelli del legno edell’edilizia”. In tempo di piano-casa e ri-lancio dell’economia del mattone, il setto-re delle costruzioni sembra faticare più dialtri campi: nel 2009 hanno chiuso 24 atti-vità artigiane urbinati, soprattutto edili.Oriano Quaresima racconta della sua im-presa edile: “La mia è un’azienda piccola,con 10 dipendenti. Nel 2009 abbiamo fat-turato 172 mila euro in meno rispetto al-l’anno prima e i problemi li sentiremo que-st’anno. Finora, infatti, abbiamo lavoratoa progetti del 2007 e 2008, ma nel 2009 i tec-nici non hanno avuto molte commesse.Quindi i progetti che sono stati cantieriz-zati stanno terminando e non saranno so-stituiti da nuovi”. Di conseguenza, Quare-sima non potrà rinnovare il contratto a ter-mine di un suo dipendente e “probabil-mente nei prossimi mesi dovrò mettere incassa integrazione due operai”. Il proble-ma, però, non parte solo dal fatto che il pia-no-casa stenta a partire. “L’edilizia pubbli-ca è importante, ma dal governo non arri-vano i soldi”, sostiene Fausto Baldarelli, re-sponsabile provinciale Cna costruzioni.Un altro settore in difficoltà è quello alber-ghiero. Cecchini dice che “tre strutture ur-binati su 16 hanno chiuso (Pensione Fo-sca, Fontespino, Panoramic). Può esserequasi normale se si tiene conto della situa-zione, ma il problema è che tutto il volumed’affari di queste attività è sceso”.“Nel 2009 abbiamo avuto un calo del 5% dipresenze – racconta Ignazio Santangelodell’Albergo Italia – cioè 750 persone inmeno, circa 60 al mese, su un totale di 15mila persone che avevano alloggiato l’an-no precedente. Ora quindi cerchiamo disopravvivere abbassando le tariffe. Noiabbiamo 43 camere e per lavorare bene do-vremmo avere un tasso di occupazione del70%, in media 30 camere. Nel 2009, invece,l’occupazione media è stata solo del 46%”.Un evento come la mostra di Raffaello haattutito, secondo Confcommercio, il colpodella crisi sul turismo. “Per fortuna che c’èstata la mostra – ricorda Santangelo – ma èstata pubblicizzata male e spesso inseritanei pacchetti turistici della costa roma-gnola. Quindi le persone sono venute a Ur-bino per un solo giorno, senza pernottare”.La mostra di Raffaello e altre occasioni si-mili restano però, per Cecchini, le stradeda percorrere: “Bisogna qualificarsi inquesto senso, avere cose attrattive. Urbinodeve organizzare delle iniziative soprat-tutto per riempire i periodi morti come l’e-state, in cui la città è vuota perché l’univer-sità è chiusa”.(
g.t.
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Aziende in pericolo: edilizia e turismo i settori più a rischio
ANDREA TEMPESTINI
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