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Il Prurito Del Drago - di Pietro Ferrari

Il Prurito Del Drago - di Pietro Ferrari

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Signore e signori, siamo lieti di offrirvi il capolavoro del sommo maestro Pietro Ferrari: Il Prurito Del Drago, di cui avete trovato un assaggio sul numero 53 di Kronstadt
Signore e signori, siamo lieti di offrirvi il capolavoro del sommo maestro Pietro Ferrari: Il Prurito Del Drago, di cui avete trovato un assaggio sul numero 53 di Kronstadt

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Published by: La redazione di Kronstadt on Mar 08, 2010
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05/19/2012

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Pietro Ferrari
Il prurito del drago
- Credo di non essere mai esistito per davvero.- Infatti non esisti.- Lo sapevo, l’ho sempre sospettato.- Ne parli come se fosse un male.- Lo è. La vita è bella. Vorrei solo poterla assaporare per qualche istante.- Sciocco: la vita, come le sabbie mobili, non ti lascerà più andare. Stanne fuori, finché puoi.- Ma io voglio provare!- Lo desideri proprio?- Sì!- Eccoti accontentato.
Introduzione
Ci sono luoghi sulla terra in cui si vorrebbe vivere, metter su casa e famiglia, e poi vendere l’una el’altra al miglior offerente. E infine c’è, o per meglio dire c’era, la città di Elissinia. Elissinia sorgevasulle rive di un fiume, e fin qui nulla di strano. Solo che non si trattava di un fiume qualsiasi: per ragioni sconosciute, l’acqua vi scorreva in direzioni diverse, persino nell’arco della stessa giornata,creando qualche imbarazzo ai barcaioli. La vegetazione che cresceva lungo le rive non assomigliava anessun’altra: un intrico di alberi sghembi, le cui radici affioravano dal suolo come viluppi di serpi,aggrovigliandosi nel sottobosco pullulante di specie fungine dalle dimensioni abnormi. Le spore del
orites caperatus
germinavano sul tappeto muschioso dando vita a funghi bitorzoluti, di consistenzagommosa, lunghi talvolta sino a quaranta centimetri e oltre. In città se ne faceva grande uso, e nonsolo per scopi alimentari. Accanto ai
 zorites
proliferavano miceti più piccoli: fra questi i
 pleurotus
(già panati) e il
boletus foetidus
, giunto dalle Indie orientali e mai più ripartito.
 
Smisurata avidità ed avarizia costituivano i tratti peculiari degli abitanti di Elissinia. I bambinivenivano educati al culto dell’oro, ma solo pochi di essi, una volta diventati adulti, potevano goderedei privilegi legati al possesso di grandi quantità del prezioso metallo: agli altri non restava cherassegnarsi a svolgere mansioni servili scarsamente retribuite. La frustrazione provata da migliaia diindividui sconfitti nelle competizioni gerarchiche, esseri condannati a un destino di subordinazione,creava intorno alla città una cappa di energie negative fitta e opprimente quanto una nube di gasintestinali. Elissinia ospitava un’antica accademia, edificata dall’Arconte Fabius IV sulle rovine deltempio di Ahriman. La città contava una popolazione di centomila abitanti, sui quali regnava Sarmand,il rettore dell’accademia. Sarmand era privo di un arto, sebbene non fosse mai riuscito a stabilirequale: soffriva di una “sindrome dell’arto fantasma” di carattere metafisico. Si aggirava zoppicandovistosamente per i corridoi dell’accademia circondato da uno stuolo di servi zelanti pronti ad eseguire,anzi a prevenire, ogni suo più piccolo desiderio. Disprezzava profondamente quei galoppini, e correvavoce che ne avesse soppressi a decine, sacrificandoli alle divinità ctonie durante abominevolicerimonie notturne. Ciò nonostante, i vuoti nella schiera dei sotto-uscieri venivano puntualmentecolmati, anno dopo anno, da altri appartententi ai gradi più infimi della gerarchia, attirati dal miraggiodi un avanzamento di carriera. Molti di essi erano stati, in gioventù, allievi dell’accademia. Lacaratteristica saliente di questa antica, esecrabile istituzione consisteva, a detta dei suoi stessi reggitori,in un processo di
 selezione negativa
, in base al quale ad emergere erano i soggetti con le peggioriattitudini. Ammesso che sia possibile stabilire una graduatoria nella scelleratezza, i peggiori fra i peggiori confluivano puntualmente nella congrega dei compilatori dei codici destinati a regolamentareogni più piccolo aspetto della vita degli abitanti di Elissinia. Il sintomo più evidente della storturamentale dei compilatori era rappresentato dalla
 forma
dei loro scritti, concepiti in un gergo distraordinaria bruttezza, intellegibile ai soli addetti ai lavori. Ciò aveva fatto proliferare, in città,un’intera classe di individui – per lo più affiliati secondari alla congrega dei compilatori - la cui professione consisteva nel tradurre i codici e i regolamenti in una lingua comprensibile agli abitanti diElissinia, dietro lauto compenso. In sostanza, caso raro in natura, una specie parassita – quella deicompilatori – ne aveva generata un’altra: quella dei decifratori di codici. Il malvagio Sarmand regnavasu questo tenebroso abisso di umana abiezione in cui, nel corso dei secoli, mai era era riuscita a penetrare una scintilla di luce. Si sbaglierebbe a giudicare questa una semplice immagine metaforica:l’esistenza di un’accademia sotterranea era un fatto certo, benché noto a pochissimi. Il sottosuolo dellacittà sul fiume celava una rete di gallerie scavate da servitori non umani del consiglio magistralesuperiore. Gallerie che si intersecavano creando ambienti più vasti, teatro di riti innominabili.
 
Tutto ciò che sappiamo di Elissinia lo dobbiamo a uno scritto anonimo custodito pressa la Biblioteca Nazionale Centrale della capitale dell’Impero, Veltronia. Della città, infatti, non rimane più traccia,tanto che alcuni studiosi dubitano persino che sia mai esistita. Il libro, un pesante volume rilegato inlegno, cesellato a sbalzo con incisioni a bulino, reca il titolo “De natura hominum”. La traduzione deltesto, il cui stato di conservazione è tale da scoraggiare anche le tarme, procede con difficoltà masenza soste. Quella che qui vi proponiamo è la prima versione autorizzata in veltroniano moderno deicapitoli compiutamente tradotti.
DE NATURA HOMINUM
I
Come ogni mattina, i servitori erano intenti a lucidare le teche di vetro che custodivano i cadaveriimbalsamati dei Catafratti, massimi detentori della suprema autorità magistrale. Il corridoio centraledell’accademia, su cui si affacciavano le aule principali, ospitava venti di queste teche. I volti deirettori defunti erano orribili a vedersi: vi si leggeva ancora la cupidigia che aveva ispirato ogni singologesto della loro esistenza. Dinanzi alle salme dei Catafratti, sfilavano a capo chino gli allievidell’accademia, prima di recarsi a lezione.La porta del rettorato si aprì, ed entrò un nano. Era il direttore dell’ufficio affari generalidell’accademia, un individuo temutissimo dai suoi sottoposti, e per questa ragione fatto oggetto della più bieca adulazione. Si narrava che fosse entrato nei ruoli del personale non docente dell’accademiadal grado più basso, quello di vice-portiere addetto alla spolvero delle teche, ed avesse costruito la sua prodigiosa carriera sulla delazione e il ricatto.- Eccellenza, il rapporto settimanale.Sarmand sedeva sulla poltrona accanto alla finestra, tutto preso ad osservare l’andirivieni deglistudenti nel cortile sottostante.- Posi il fascicolo sulla scrivania e mi faccia un sunto veloce, che non ho tempo da perdere con lescartoffie.Il nano sapeva benissimo che Sarmand avrebbe letto ogni riga del rapporto per verificarne lacorrispondenza con quanto si accingeva ad esporgli, e si dedicò a riassumerlo con la massima precisione.- Sì eccellenza. Il professor Valterius è stato inghiottito da una voragine profondissima apertasi

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