ne di questi scali investano in tale di-rezione. D’altronde è emerso con evi-denza che le nostre società di gestio-ne aeroportuali devono ancora com-piere grandi passi nella qualità delservizio, e devono cercare una mag-giore collaborazione con i vettoriprincipali. Perché con un lavoro con-giunto società di gestione e vettoreprincipale possono potenziare gliscali nella maniera più efficiente. Ilvettore conosce bene le esigenze dicui ha bisogno. Un caso analogo èavvenuto nell’aeroporto di Monacodi Baviera, oggi ritenuto uno dei piùefficienti, nel quale alcuni anni fa unterminal è stato addirittura progetta-to e realizzato insieme dalla societàdi gestione e dalla Lufthansa. Riten-go quindi auspicabile una maggiorecollaborazione tra società aeropor-tuali e compagnie aeree.
D.
Che idea ha degli aeroporti?
R.
Amo definirli le cattedrali delterzo millennio. Ovvero centri neiquali transitano centinaia di milionidi persone. L’aeroporto rappresentaper un Paese uno dei principali bi-to acustico o atmosferico, perchémolto a ridosso delle città. Mi riferi-sco ad esempio all’aeroporto romanodi Ciampino, del quale la RegioneLazio ha già stabilito il trasferimentodi gran parte dei voli che vi gravita-no, in particolare dei «low cost», nel-la vicino Viterbo. Questa è stata scel-ta per la presenza di un aeroportomilitare; lo sviluppo infrastrutturaledovrà essere incentrato sull’intermo-dalità, cioè su quel sistema di colle-gamenti che devono rendere l’aero-porto facilmente raggiungibile equindi utilizzabile.
D.
E la seconda considerazione?
R.
Riguarda appunto i collegamen-ti infrastrutturali che la Commissio-ne ha analizzato nello svolgimentodel proprio compito. I nostri aero-porti, anche i più importanti, hannouno scarso livello di intermodalità.Questo significa, ad esempio, chenessun aeroporto è collegato con unametropolitana cittadina, che solo 6areoporti hanno collegamenti su fer-ro e che gli attuali collegamenti sugomma risultano superati. Facciamol’esempio di Fiumicino: lungo l’auto-strada, che fu realizzata quando que-sto aeroporto nacque, vi sono oragrandi centri commerciali e il polofieristico; un’arteria diretta che colle-gava l’aeroporto con la città è orauna trafficata strada di scorrimentorispondente a diverse esigenze. Deveessere evidente che la carenza di in-termodalità è un problema chiave.Ad oggi nessun aeroporto è collegatoall’alta velocità. Quindi l’altro puntosu cui dobbiamo concentrarci, sia co-me Governo che come Regioni edEnti locali, è lo sviluppo di una mag-giore intermodalità degli aeroportiprincipali in cui il Paese vuole inve-stire. È un tema cruciale. Riteniamoche nei prossimi 10 anni il volume ditraffico possa raddoppiare dagli at-tuali 110 milioni di passeggeri ai 230-240 milioni nel 2020. È assolutamen-te necessario investire da subito inun settore così strategico, per esserepronti tra 10 anni.
D
. Che cosa afferma la relazione inmerito alla scarsa efficienza del siste-ma aeroportuale di terra?
R.
È indubbio che la qualità delservizio è carente. I nostri aeroportispesso non sono all’altezza dei volu-mi di traffico che gestiscono. Il riferi-mento va soprattutto allo scalo diFiumicino, che oggi è stato ritenutodall’Italia l’hub principale, ma che haimpianti per la distribuzione dei ba-gagli obsoleti e insufficienti. Il Go-verno però si è mosso, ha varato unalegge che, grazie a una tariffa di treeuro inserita nel ticket, consentirà dipotenziare gli scali più importanti,quelli sopra i 5 milioni di passeggeri,a condizione che le società di gestio-
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SPECCHIO
ECONOMICO
glietti da visita. E poiché siamo lea-der mondiali dei beni culturali, arti-stici e architettonici, potremmo ab- bellire i nostri aeroporti con opereche ora giacciono abbandonate negliscantinati dei nostri tanti musei. È unaspetto che dobbiamo assolutamenteapprofondire. Non solo, ma la realiz-zazione di nuovi scali potrebbe costi-tuire un’occasione per gli architettiitaliani che rappresentano nel mon-do la grande scuola del designe ita-liano, per contribuire in modo piùche adeguato alla promozione delmade in Italy.
D.
A prescindere dal comparto ri-guardante i passeggeri, non le sem- bra incom-piuto il nostrosistema di tra-sporto aereoin riferimentoad altri seg-menti di mer-cato?
R.
Per quantoriguarda glialtri segmen-ti, in effetti èpoco svilup-pato quellorelativo allemerci, spe-cialmente perun Paese co-me il nostroche ha unaforte componente di prodotti ad altovalore aggiunto in termini di innova-zione e di tecnologia; il trasporto del«fresco», ad esempio, avviene massi-mamente su gomma. Insomma, se vifosse un trasporto merci aeroportua-le più adeguato rispetto ad oggi, po-tremmo sviluppare i comparti piùdeficitari. Un altro settore cui inter-venire è quello dei piccoli aerei. At-tualmente paghiamo la differenzaesistente con altri Paesi europei, co-me la Francia e la Spagna, dovuta al-le maggiori limitazioni imposte dallanostra legislazione. Il numero di ae-rei di piccole dimensioni immatrico-lati in Italia è molto inferiore a quellidi Francia e Germania. In seno allaCommissione si ritiene che l’Enac,Ente Nazionale per l’Aviazione Civi-le, che oggi gestisce sia i grandi jum- bo che i piccoli aerei, possa delegarela gestione di questi ultimi all’Aero-club d’Italia, mantenendo tutte leproprie funzioni nell’ambito deigrandi aerei commerciali.
D.
Per l’Enac la relazione ha evi-denziato due problemi: il suo sotto-
Aeroporti
«V
anno resipiù efficientigli aeroporti attualisenza crearne nuovi;eventuali interventi vanno visti solo comericollocazionedi scali esistentiper problemidi impatto ambientale,inquinamento acusticoo atmosferico,estrema vicinanzacon le città
»
Un aereo sorvolala zona di Fiumicino
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