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Marzo 2010, anno IV, N.3
 
Digital Storytelling:esperienze e riflessioni
alFORFILMFEST 2009
 
di Vittorio Canavese*
Lo Storytelling ha costituito un argomento trasversale - almeno nellaparte dedicata al confronto tra i formatori - della terza edizione delFORFILMFEST; oltre al laboratorio-prologo “Narrare, creare, formarecon le immagini”
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, anche nel workshop del sabato (“Digital Storytelling eFormazione”) è stato affrontato il tema della narrazione, stavolta nel suoessere oggetto digitale. Fedeli alla missione degli incontri del festival,dedicati ai formatori curiosi di approfondire anche gli aspetti menoimmediati dell’utilizzo dell’audiovisivo per la formazione, sono statipresentati alcuni esempi di
“Digital Storytelling” 
approfondendo ediscutendo soprattutto gli aspetti metodologici.Il dibattito sullo storytelling per la formazione ha contribuito a diffonderemaggiormente gli audiovisivi come metodo e non solo come supportofacilitante; per quanto l’uso di sequenze cinematografiche possagenerare processi di identificazione da sfruttare didatticamente, laconsapevolezza che la costruzione narrativa nell’organizzazione possaessere il cardine di attività di innovazione suggerisce nuove applicazionialla rete, nel momento in cui questa si caratterizza sempre più comevettore di partecipazione e condivisione.Ecco allora che strumenti del web 2.0 entrano nella cassetta degliattrezzi del formatore, magari in modo un po’ inaspettato, ma a tuttovantaggio di percorsi formativi originali. Ne è un esempio l’esperimentodi cui ha parlato
Gabriella Taddeo
, ricercatrice del Politecnico di Torino:un gruppo di studenti, a partire dalle conoscenze acquisite sul tema dellaprivacy in un ambiente di lavoro grazie a corsi on line progettati dal CSIPiemonte per i dipendenti delle P.A., svilupperà una “storia” cheporteranno in video utilizzando “Second Life” come set virtuale. Visto chel’intera progettazione viene realizzata in ambienti cooperativi, è
*Formatore ICT per il CSI Piemonte, componente del comitato di progetto del FORFILMFEST,membro del Comitato Scientifico del Premio AIF P.A. Filippo Basile.
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di cui ha raccontato Emanuele Toscano nel numero di febbraio 2010 di “Learning News”
 
 
importante sottolineare l’idea di
“mash up” 
non solo tecnologico, maanche culturale, perché in questo modo si asseconda la necessità diintegrarsi quanto più possibile nei flussi ordinari della vita quotidiana. Ilprogetto Storylab, nell’ambito del PRIN Cooperare è in corso, per cuil’obiettivo di sviluppare pratiche partecipative che permettano agli utentidi esercitare un alto grado di creatività e appropriazione dei contenutiformativi deve ancora essere verificato, ma è significativo il tentativo dilavorare in modo integrato sul riuso di unità didattiche, sull’utilizzazionedi ambienti cooperativi e su pratiche informali di acquisizione diconoscenza. La presentazione è disponibile all’indirizzohttp://www.forfilmfest.it/?p=108 Nella fase di progettazione è stato fatto un lavoro di ricognizione suglistrumenti per il digital storytelling, disponibile in forma sintetica sul sito-blog del FORFILMFEST (http://www.forfilmfest.it/?p=102), utile per farsiun’idea non convenzionale degli strumenti a disposizione.Un altro modo di intendere la narrazione digitale e il mash up è statoproposto da
Francesco Varanini
, secondo cui quella dello storytellingdigitale è produzione letteraria, in cui chiunque ha diritto di produrreconoscenza, nell’ottica propria del web 2.0. Ciò che conta è come la retecertifichi l’autorevolezza delle fonti e la credibilità degli ambienti chevengono descritti, rompendo ruoli unidimensionali e superando vecchieautocensure. In questo contesto il formatore deve essere in primo luogoun facilitatore, un diffusore delle modalità di produzione della narrazione,in funzione anche delle tecnologie digitali che, svincolando dai supporti,rendono più facile la rielaborazione dei contenuti. La tecnologia ha postofine al vincolo tra chi scrive e chi pubblica, in termini di potere ma anchedi tempo, al punto che si può parlare oggi di recupero di una dimensionepiù vicina a quella orale che a quella stampata. Il materiale narrativo puòessere rielaborato, scrivere diventa scegliere storie dall’enorme massadisponibile; la competenza che è importante acquisire è comeconservare la conoscenza in modo destrutturato, così da poterriassemblare i moduli narrativi secondo le necessità. Metacodificando iltesto lo rendo utilizzabile, nella logica dei filologi che etichettano lecomponenti per interpretarle, o come viene fatto dal Dublin Core (unsistema di metadati costituito da un nucleo di elementi essenziali ai finidella descrizione di qualsiasi materiale digitale accessibile via reteinformatica). Lo storytelling digitale è essenzialmente questo, e ne sonoesempi i lavori su testi pre-esistenti decostruendoli, aggiungendo pezzi,

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