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Stephenie Meyer Midnight Sun

Stephenie Meyer Midnight Sun

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(primi 12 capitoli)
(primi 12 capitoli)

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01/21/2013

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1©2008 Stephenie Meyer
1. A prima vistaQuesto era il momento del giorno in cui desideravo poter essere capace di dormire.La scuola superiore.
O era purgatorio la definizione più corretta? Se c’
era
un qualche modo di fareammenda per i miei peccati, questo doveva pur contare qualcosa ai fini del punteggiofinale. Il tedio non era semplicemente qualcosa cui dovevo abituarmi. Ogni giornosembrava ancor più incredibilmente monotono del precedente.Immagino
 fosse
così che dormissi
 – 
 
se per dormire s’intende lo stato d’inerzia
esistente tra i periodi di attività.
Fissavo le crepe che attraversavano l’intonaco nell’angolo opposto della mensa,
riconoscendoci delle forme che non erano lì. Era un modo per far tacere le voci che comela corrente di un fiume gorgogliavano nella mia testa.Diverse centinaia di queste voci le ignoravo in preda alla noia.Le avevo già sentite e risentite da quando si erano fatte strada nella mente umana.Oggi, tutti i pensieri erano divorati dal futi
le dramma di una nuova aggiunta all’esiguo
corpo studentesco. Bastava così poco per farli eccitare tutti quanti. Avevo visto il visodella nuova venuta ripetuto pensiero dopo pensiero da ogni angolazione. Una sempliceragaz
za umana. L’entusiasmo per il suo
arrivo era prevedibile in maniera irritante
 – 
comemostrare un oggetto scintillante ad un bambino. La metà dei ragazzi, più simili a deicaproni, stava già fantasticando di avere una relazione amorosa con lei, solamente perchéera qualcosa di nuovo cui gu
ardare. M’impegnavo a fondo nel tentativo di farle t
acere.
C’erano solamente quattro voci che bloccavo più per cortesia che per disgusto: la
mia famiglia, i miei due fratelli e le mie due sorelle, che erano talmente abituati allamancanza di
 privacy
determinata dalla mia presenza che raramente si lasciavano sfuggireun pensiero. Gli lasciavo quanta più
 privacy
mi fosse possibile. Mi sforzavo di nonascoltare se potevo.
Mi sforzavo come potevo, però…Sapevo.
 Rosalie, come al solito, stava pensando a se stessa. Aveva colto il proprio profiloriflesso sul bicchiere di qualcuno, e stava rimuginando sulla propria perfezione. La mentedi Rosalie era una pozzanghera poco profonda che non riservava molte sorprese.
 
2©2008 Stephenie Meyer
Emmett stava friggendo per un incontro di lotta che durante la notte aveva persocontro Jasper. Gli ci sarebbe voluta tutta la sua limitata pazienza per riuscire ad arrivarefino alla fine delle lezioni ed orchestrare una rivincita. Non mi sono mai sentito davveroindi
screto nell’ascoltare i pensieri di Emmet
t, perché non pensa mai nulla che non direbbead alta voce o che non metterebbe in pratica. Forse mi sentivo colpevole quando ascoltavo
i pensieri degli altri solamente perché sapevo che c’erano delle cose che avreb
beropreferito non condividere con me. Se la mente di Rosalie era una pozzanghera pocoprofonda, allora quella di Emmett era un lago senza ombre, trasparente come il vetro.
E Jasper…Stava soffrendo. Trattenni un sospiro.
 
 Edward 
. Alice aveva formulato il mio nome nella sua mente, catturandoimmediatamente la mia attenzione.Sarebbe stato esattamente lo stesso se qualcuno mi avesse chiamato a gran voce. Erocontento che negli ultimi anni il mio nome di battesimo fosse passato di moda
 – 
sarebbestata una seccatura: ogniqualvolta qualcuno avesse pensato ad un qualunque Edward lamia testa si sarebbe automaticamente vol
tata…
 La mia testa adesso non si muoveva. Alice ed io eravamo bravi a conversare inprivato. Raramente qua
lcuno ci scopriva. Tenevo gli occhi fissi sulle linee dell’intonaco.
 
Come se la cava?
Mi chiese.Mi accigliai, solo un impercettibile cambiamento nella piega delle labbra. Nienteche potesse farci scoprire dagli altri. Potevo benissimo essermi accigliato per noia.La voce mentale di Alice ora era allarmata, e nei suoi pensieri potevo vederlamentre osservava Jasper di sottecchi.
C’è qualche pericolo?
Rovistava oltre,
nell’immediato futuro, scorrendo le visioni monotone per scop
rire la causa del miocipiglio.Girai lentamente la testa a sinistra, come per guardare i mattoni della parete,sospirai, e poi a destra, di nuovo sulle crepe nel soffitto. Solamente Alice sapeva che stavoscuotendo la testa.Si rilassò.
Fammelo sapere se diventa insopportabile
.Mossi solo gli occhi, in alto sul soffitto, e poi di nuovo giù.
Grazie per quello che stai facendo
.
Ero contento di non poterle rispondere ad alta voce. Cosa avrei potuto dirle? “
 E’ 
un piacere
”? Non lo era affatto. Non mi divertiva ascoltare i conflitti interiori di Jasper. Era
 
3©2008 Stephenie Meyer
davvero necessario metterlo alla prova fino a questo punto? Non sarebbe stato più sicuroammettere semplicemente che forse non sarebbe mai stato capace di gestire la sete come ilresto di noi riusciva a fare, e non spingerlo al limite? Perché scherzare col fuoco?Erano trascorse due settimane dalla nostra ultima battuta di caccia. Non era un arcodi tempo così immensamente duro per il resto di noi. Un poco spiacevole di tanto in tanto
 – 
se un umano ci passava troppo vicino, se il vento soffiava nella direzione sbagliata. Magli umani raramente ci camminavano troppo vicini. I loro istinti gli suggerivano quel chele loro menti coscienti non avrebbero mai capito: eravamo pericolosi.Jasper al momento era davvero pericoloso.Proprio ora, una ragazza minuta si era fermata presso il bordo del tavolo più vicino
al nostro, per parlare con un’amica. Aveva scrollato i corti capelli biondo ros
siccipettinandoli con le dita. I radiatori avevano soffiato il suo profumo nella nostra direzione.Ero abituato a come mi faceva sentire il profumo
 – 
il dolore pungente alla gola, la bramacupa nello stomaco, la contrazione automatica dei muscoli, il flusso eccessivo di velenonella boc
ca…
 Era tutto piuttosto normale, generalmente facile da ignorare. Ora, però, era un pòpiù difficile, per via delle percezioni amplificate, duplicate dal mio monitorare la reazionedi Jasper. Una sete raddoppiata, invece della mia soltanto.Jasper stava lasciando correre la propria fantasia. Se lo stava immaginando
 – 
 immaginando di alzarsi dal proprio posto accanto ad Alice e di andare a piazzarsi di frontea quella ragazza minuta. Pensando di chinarsi su di lei, come per bisbigliarle qualcosa
all’orecchio, e di lasciare che le sue labbra si posassero sull’arco della gola. Immag
inandoche sensazione gli avrebbe dato in bocca il sangue circolante al di sotto della pellesotti
le…
 Tirai un calcio alla sua sedia.Per un attimo incrociò il mio sguardo, e poi abbassò gli occhi. Riuscivo a sentire ilconflitto tra la vergogna e la ribellione che lo impegnava mentalmente.
“Scusa” mormorò Jasper.
 Scrollai le spalle.
“Non avresti fatto niente”, gli mormorò Alice, cercando di alleviarne la
mortifica
zione. “Lo avrei visto”.
 Trattenni la smorfia che ne avrebbe scoperta la menzogna. Dovevamo sostenerci a

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