La campagna elettorale sui social networks
Negli ultimi anni, però, gli strumentitecnologici a disposizione di candidati e partitisi sono evoluti, grazie in particolare all'avventodelWeb 2.0e dei
social networks
. Sonosempre di più coloro che, capendo l'efficacia di
social media
qualiFacebook ,Twitter o
Friendfeed, hanno iniziato a farne uso comevero e proprio veicolo di propaganda elettorale.E così non accade raramente che, in questi periodi di fermento dettato dall'approssimarsidelle elezioni, si ricevano inaspettate richiestedi amicizia, la propria bacheca venga riempitada messaggi di propaganda o si venga “taggati”in una nota o in una foto di qualche candidato.C'è da chiedersi, però, fino a che punto questicomportamenti possano essere consideraticompatibili con le norme vigenti; infatti, non dirado il modo di usare i
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da partedei candidati diventa eccessivamente invasivo,al pari della posta elettronica indesiderata.Esistono limiti all'uso di questi strumenti? E'lecito taggare gli amici-elettori in un manifestoelettorale? A queste e ad altre simili domandeci si sarebbe aspettati di trovare rispostanell'ultimo provvedimento del Garante Privacy,ma - al contrario - nel documento innanzi citatonon c'è riferimento specifico all'uso deglistrumenti del Web 2.0 (il provvedimentogenerale richiamato, infatti, risale al 2005).Tuttavia, attraverso la lettura del CodicePrivacy (D.Lgs. n. 196/2003) e dei principi finqui enucleati dall'Autorità Garante, è possibile provare a tracciare alcune indicazioni per l'usodei
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a fini di propagandaelettorale in modo da evitare contestazioni,contenzioso e responsabilità.
Se un partito politico, un comitatoelettorale oun candidato decide di seguirci o richiedere lanostr a amicizia su un
social network
in pienacampagna elettorale è altamente probabile chevoglia inviarci messaggi di propaganda politica. Per evitare questo inconveniente,assume molta importanza la c.d. “autotutela”,vale a dire la gestione attenta e consapevoleche ogni utente deve curare per i propri dati personali. Ciò significa, innanzitutto, evitare – se lo vogliamo – che i nostri profili venganoindicizzati dai motori di ricerca.Tuttavia, se un candidato riesce a trovarci, lamera richiesta di amicizia non può considerarsiillecita. Una volta diventati amici, il candidatonon potrà legittimamente utilizzare senzaconsenso i dati pubblicati sui profili dei suoiamici-elettori (come numeri di telefono edindirizzi di posta elettronica).
Se mi tagghi non vale
Uno strumento veloce di propaganda elettorale,tanto in voga quanto invasivo, consiste nel“taggare” i propri amici (cioè segnalare la loro presenza) in fotografie o note pubblicate sul profilo del candidato.Anche qui ladomanda fondamentale da porsi è se il candidato possa liberamente taggare gliamici senza il loro previo consenso in note ofoto a contenuto propagandistico che nessunlegame hanno con i soggetti taggati (adesempio, il simbolo del partito o l'immagine diun manifesto).Sotto questo profilo, può essere utilerammentare che lo stesso Garante, quandorecentementeha indicato le cautele da adottaresui
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, ha già affermato che bisogna evitare di inserire immagini in cuicompaiano anche altre persone che non hanno prestato il consenso alla pubblicazione.Tale cautela deve essere seguita con ancor piùscrupolo con riferimento ai “tag elettorali” dalmomento che sono idonei a rivelare le opinioni politiche e l'adesione a partiti e organizzazioni politiche, che costituiscono dati sensibili aisensi dell'art. 4 D. Lgs. n. 196/2003 (CodicePrivacy). Di conseguenza, in assenza di un preventivo consenso, il tag su note o immaginielettorali può essere considerato illecito elesivo della normativa in materia diriservatezza dei dati personali.
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