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PROPAGANDA ELETTORALE SUL WEB:CARO CANDIDATO, RISPETTA LA MIA PRIVACY!
 Altro che santini e manifesti: anche in Italia la propaganda politica si sposta sempre più sul Web.Siti, e-mail e social networks sono ormai diventati un importante strumento per la campagna elettorale ,manon sempre i politici (e i loro staff) hanno compreso le peculiarità dei nuovi strumenti e, troppo spesso, la propaganda elettorale nel cyber  spazio assomiglia ad un Far West in cui tutto sembra consentito.Così non è: le regole ci sono, soprattutto in materia di privacy, e vanno rispettate!
 Le regole della propaganda politica
Dopo la chiusura delle liste dei candidati alleelezioni regionali ed amministrative 2010, la campagna elettorale è entrata nel vivo: le città,come di consueto, si sono riempite di manifestidi partiti e candidati, radio e televisioniospitano spot e tribune elettorali. Tuttavia,come ormai accade da qualche anno, la propaganda elettorale non è veicolata soltantoattraverso i mezzi tradizionali, come gli enormimanifesti 6x3, i volantini, i c.d. “santini” ed il porta a porta, ma si assiste ad un uso sempre più massiccio delle nuove tecnologie, chehanno il vantaggio di raggiungere un elevatonumero di elettori con costi relativamente bassi.L'uso di strumenti quali la posta elettronica o isiti web preparati
ad hoc
per le competizionielettorali non rappresentano più una novità e,fin da subito, hanno posto problemi sotto il profilo della compatibilità con le normegiuridiche vigenti, specialmente in materia di privacy; la propaganda politica virtuale, infatti,non è completamente libera ma soggiace allestesse regole di quella reale.E non è casuale che, in prossimità di ogniconsultazione elettorale, ilGarante per la protezione dei dati personaliadotti appositi provvedimenti;l'ultimo è stato pubblicatoqualche settimana fa (precisamente sullaGazzetta Ufficiale n. 43 del 22 febbraio 2010)e ricalca le regole già previste in un provvedimento generale del 2005 ,ricordando a partiti politici e candidati le modalità in basealle quali chi effettua propaganda elettorale può utilizzare correttamente i dati personali deicittadini (come indirizzo postale, numero ditelefono, e-mail).Innanzitutto, il Garante ricorda come per contattare gli elettori ed inviare loro materialedi propaganda, partiti, organismi politici,comitati promotori, sostenitori e singolicandidati possono usare senza il consenso deicittadini soltanto i dati contenuti nelle listeelettorali detenute dai Comuni, nonché i dati personali di iscritti ed aderenti. Possono essereusati anche altri elenchi e registri in materia dielettorato attivo e passivo (es. elenco deglielettori italiani residenti all'estero) ed altre fontidocumentali detenute da soggetti pubbliciaccessibili a chiunque, come gli albi professionali (nei limiti in cui lo statuto delrispettivo Ordine ne preveda la conoscibilità). Ititolari di cariche elettive possono utilizzaredati raccolti nel quadro delle relazioniinterpersonali da loro avute con cittadini edelettori (ivi compresi, ad esempio, indirizzi di posta elettronica).Al contrario, i dati personali raccolti in quantonecessari nell'esercizio di attività professionalie d'impresa non sono utilizzabili, da momentoche la finalità di propaganda non èriconducibile agli scopi per i quali i dati sonostati raccolti; di conseguenza, l'imprenditore oil professionista candidato non potrà utilizzarela propria rubrica clienti o il proprio elencofornitori per inviare materiale elettorale.Inoltre, a meno che i dati non siano stati fornitidirettamente dall'interessato, è necessario ilconsenso per gli indirizzi raccolti su Internet oricavati da
 forum
e
newsgroup
: il Garante,infatti, ha già ripetutamente affermato chel'eventuale reperibilità di un indirizzo sul Webnon lo rende per ciò stesso disponibile anche per l'invio di comunicazioni elettroniche nonsollecitate.
 
 La campagna elettorale sui social networks
 Negli ultimi anni, però, gli strumentitecnologici a disposizione di candidati e partitisi sono evoluti, grazie in particolare all'avventodelWeb 2.0e dei
 social networks
. Sonosempre di più coloro che, capendo l'efficacia di
 social media
qualiFacebook ,Twitter o Friendfeed, hanno iniziato a farne uso comevero e proprio veicolo di propaganda elettorale.E così non accade raramente che, in questi periodi di fermento dettato dall'approssimarsidelle elezioni, si ricevano inaspettate richiestedi amicizia, la propria bacheca venga riempitada messaggi di propaganda o si venga “taggati”in una nota o in una foto di qualche candidato.C'è da chiedersi, però, fino a che punto questicomportamenti possano essere consideraticompatibili con le norme vigenti; infatti, non dirado il modo di usare i
 social networks
da partedei candidati diventa eccessivamente invasivo,al pari della posta elettronica indesiderata.Esistono limiti all'uso di questi strumenti? E'lecito taggare gli amici-elettori in un manifestoelettorale? A queste e ad altre simili domandeci si sarebbe aspettati di trovare rispostanell'ultimo provvedimento del Garante Privacy,ma - al contrario - nel documento innanzi citatonon c'è riferimento specifico all'uso deglistrumenti del Web 2.0 (il provvedimentogenerale richiamato, infatti, risale al 2005).Tuttavia, attraverso la lettura del CodicePrivacy (D.Lgs. n. 196/2003) e dei principi finqui enucleati dall'Autorità Garante, è possibile provare a tracciare alcune indicazioni per l'usodei
 social networks
a fini di propagandaelettorale in modo da evitare contestazioni,contenzioso e responsabilità.
 Il candidat o vuole diventare mio amico
Se un partito politico, un comitatoelettorale oun candidato decide di seguirci o richiedere lanostr a amicizia su un
 social network 
in pienacampagna elettorale è altamente probabile chevoglia inviarci messaggi di propaganda politica. Per evitare questo inconveniente,assume molta importanza la c.d. “autotutela”,vale a dire la gestione attenta e consapevoleche ogni utente deve curare per i propri dati personali. Ciò significa, innanzitutto, evitare – se lo vogliamo – che i nostri profili venganoindicizzati dai motori di ricerca.Tuttavia, se un candidato riesce a trovarci, lamera richiesta di amicizia non può considerarsiillecita. Una volta diventati amici, il candidatonon potrà legittimamente utilizzare senzaconsenso i dati pubblicati sui profili dei suoiamici-elettori (come numeri di telefono edindirizzi di posta elettronica).
Se mi tagghi non vale
Uno strumento veloce di propaganda elettorale,tanto in voga quanto invasivo, consiste nel“taggare” i propri amici (cioè segnalare la loro presenza) in fotografie o note pubblicate sul profilo del candidato.Anche qui ladomanda fondamentale da porsi è se il candidato possa liberamente taggare gliamici senza il loro previo consenso in note ofoto a contenuto propagandistico che nessunlegame hanno con i soggetti taggati (adesempio, il simbolo del partito o l'immagine diun manifesto).Sotto questo profilo, può essere utilerammentare che lo stesso Garante, quandorecentementeha indicato le cautele da adottaresui
 social networks
, ha già affermato che bisogna evitare di inserire immagini in cuicompaiano anche altre persone che non hanno prestato il consenso alla pubblicazione.Tale cautela deve essere seguita con ancor piùscrupolo con riferimento ai “tag elettorali” dalmomento che sono idonei a rivelare le opinioni politiche e l'adesione a partiti e organizzazioni politiche, che costituiscono dati sensibili aisensi dell'art. 4 D. Lgs. n. 196/2003 (CodicePrivacy). Di conseguenza, in assenza di un preventivo consenso, il tag su note o immaginielettorali può essere considerato illecito elesivo della normativa in materia diriservatezza dei dati personali.

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