Stefano Mizzella – stefano.mizzella@unimib.it; stefano.mizzella@gmail.com
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1. Il paradigma dell’economia collaborativa
Quando una rete ha lo scopo di diffondere qualcosa che ha un valore per le persone come nel caso di una rete televisiva, il valore dei servizi è lineare. Se larete consente transazioni tra nodi individuali, il valore aumenta al quadrato.Quando la stessa rete include la possibilità che gli individui formino gruppi, ilvalore è invece esponenziale.
Donald Reed
È possibile definire nei termini di “economia collaborativa” il consolidarsi di un inedito modelloeconomico in cui le aziende entrano in contatto con milioni di produttori autonomi, al fine di co-creare valore all’interno di reti a maglie larghe. Tale affermazione costituisce uno dei passaggi piùsignificativi del recente studio di Don Tapscott ed Anthony D. Williams dedicato alla“wikinomics”. Il concetto di wikinomics rappresenta, nelle parole dei due autori, l’insieme di“profondi cambiamenti strutturali e operativi che la grande impresa e la nostra economia stannovivendo, cambiamenti basati su nuovi principi competitivi come l’apertura, il
peering
, lacondivisione e l’azione su scala globale” (Tapscott, Williams, 2006, p. XI).Dovendo scegliere uno slogan capace di racchiudere in una singola frase il senso complessivodel lavoro di Tapscott e Williams, potremmo provare a definire il concetto di Wikinomics come“l’arte e la scienza della peer production”, intesa nei termini di una produzione orizzontale edemocratica di informazione e conoscenza. Esiste un nesso sempre più stringente che tiene legate ledinamiche di condivisione del file-sharing e delle reti peer-to-peer con questo nuovo modello diproduzione di informazione e conoscenza. È possibile ritrovare tracce di questo legame all’internodi alcune ricerche che hanno provato a fotografare, a livello nazionale ed internazionale,l’andamento dei comportamenti di produzione, consumo e condivisione di contenuti digitali.Henry Jenkins è Direttore del
Comparative Media Studies Program
presso il MassachusettsInstitute of Technology
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. All’interno della ricerca “Confronting the Challenges of PartecipatoryCulture: Media Education for the 21st Century”
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, Jenkins definisce come “participatory culture”:
a culture with relatively low barriers to artistic expression and civic engagement, strong support forcreating and sharing one’s creations, and some type of informal mentorship whereby what is known bythe most experienced is passed along to novices. A participatory culture is also one in which membersbelieve their contributions matter, and feel some degree of social connection with one another (p. 4).
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http://cms.mit.edu/
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Henry Jenkins (con Ravi Purushotma, Katherine Clinton, Margaret Weigel, Alice J. Robison),
Confronting theChallenges of Participatory Culture: Media Education for the 21st Century
, inhttp://www.projectnml.org/files/working/NMLWhitePaper.pdf
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