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Memoria narrativa e industria culturale

Memoria narrativa e industria culturale

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«(…) la lettura espressiva. È questo un tipo di lettura che coinvolge i lettori in quanto soggetti che non hanno ritegno a manifestare le emozioni che la lettura suscita in loro, esaltazione o noia che sia. Per i cittadini della cultura orale – non letterata – leggere vuol dire ascoltare: ma questo ascolto è sonoro, come lo è quello dei pubblico popolare a teatro o, anche oggi, nei cinema di periferia, con i suoi applausi e i suoi fischi, i suoi singhiozzi e le sue sghignazzate, che disgustano il pubblico educato e culto, cosi attento a controllare-nascondere le proprie emozioni. Diciamo una volta per tutte che questa espressività rivela e rende manifesta (…) il segno che più caratteristicamente di ogni altro differenzia l’estetica popolare rispetto a quella culta, alla serietà di quest’ultima, ai suo rifiuto dei godimento, nel quale tutte le estetiche aristocratiche hanno sempre visto qualcosa di sospetto. È soprattutto per Adorno e per altri membri della Scuola di Francoforte che la vera lettura comincia li dove termina il godimento.»
«(…) la lettura espressiva. È questo un tipo di lettura che coinvolge i lettori in quanto soggetti che non hanno ritegno a manifestare le emozioni che la lettura suscita in loro, esaltazione o noia che sia. Per i cittadini della cultura orale – non letterata – leggere vuol dire ascoltare: ma questo ascolto è sonoro, come lo è quello dei pubblico popolare a teatro o, anche oggi, nei cinema di periferia, con i suoi applausi e i suoi fischi, i suoi singhiozzi e le sue sghignazzate, che disgustano il pubblico educato e culto, cosi attento a controllare-nascondere le proprie emozioni. Diciamo una volta per tutte che questa espressività rivela e rende manifesta (…) il segno che più caratteristicamente di ogni altro differenzia l’estetica popolare rispetto a quella culta, alla serietà di quest’ultima, ai suo rifiuto dei godimento, nel quale tutte le estetiche aristocratiche hanno sempre visto qualcosa di sospetto. È soprattutto per Adorno e per altri membri della Scuola di Francoforte che la vera lettura comincia li dove termina il godimento.»

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www.mediaciones.net
Memoria narrativae industria culturale
Jesús Martín-Barbero
Traduzione dallo spagnolo di Viviana Signorelli
 
(in
 
La Ricerca Folklorica
, No. 7:
Cultura popolaree cultura di massa.
Aprile, 1983. pp. 9-17)
«(…) la
lettura espressiva.
È questo un tipo di letturache coinvolge i lettori in quanto soggetti che non hannoritegno a manifestare le emozioni che la lettura suscitain loro, esaltazione o noia che sia. Per i cittadini dellacultura orale – non letterata – leggere vuol direascoltare: ma questo ascolto è sonoro, come lo è quellodei pubblico popolare a teatro o, anche oggi, nei cinemadi periferia, con i suoi applausi e i suoi fischi, i suoisinghiozzi e le sue sghignazzate, che disgustano ilpubblico educato e culto, cosi attento a controllare-nascondere le proprie emozioni. Diciamo una volta pertutte che questa espressività rivela e rende manifesta(…) il segno che più caratteristicamente di ogni altrodifferenzia l’estetica popolare rispetto a quella culta,alla
serietà
di quest’ultima, ai suo
rifiuto dei godimento,
nel quale tutte le estetiche aristocratichehanno sempre visto qualcosa di sospetto. È soprattuttoper Adorno e per altri membri della Scuola diFrancoforte che la vera lettura comincia li dove terminail godimento.»
 
 
Memoria narrativa e industria culturale
2
Introduzione: dai popolare ai massivo
Per chiarire il senso di ciò che segue è necessario collocarlo,sia pure in modo schematico, nella ricerca di cui fa parte. Sitratta della ricerca su «popolare e massivo» alla quale sonogiunto spinto dalla necessità di due «messe a punto», chesegnalano sul terreno della teoria i mutamenti che viviamosul terreno della politica.La prima: la cultura di massa non si identifica né può es-sere ridotta a ciò che accade negli o per mezzo degli stru-menti di comunicazione di massa. Come afferma Rositi
1
, lacultura di massa non è soltanto un insieme di oggetti cultu-rali, bensì un «principio di comprensione» di alcuni nuovimodelli di comportamento: vale a dire che è un modelloculturale. Ciò comporta che quanto accade nei mezzi dicomunicazione di massa non può essere compreso al difuori della sua relazione con le mediazioni sociali, con i«mediatori», nel senso in cui li definisce Martín Serrano
2
; néal di fuori dei differenti contesti culturali – religioso, scola-stico, familiare, ecc. – dall’interno dei quali, o in contrastocon i quali, individui e gruppi vivono quella cultura.
1
F. Rositi,
 Historia y teoría de la cultura de masas 
, pp. 28 e ss.
2
M. Martin Serrano, La mediación social, Madrid 1977. E dellostesso autore «Nuevos métodos para la investigación de laestructura y la dinámica de la enculturización» in
 Revista de laOpinion Publica
, 37 (1974).
 
 
www.mediaciones.net 
3
La seconda: la maggior parte delle ricerche sulla culturadi massa, la mettono a fuoco nell’ottica del modello
culto,
non solo in quanto esso costituisce l’esperienza esistenzialeed estetica da cui parte il ricercatore, ma soprattutto inquanto in riferimento al modello
culto
si definisce la culturadi massa, la si identifica con processi di volgarizzazione e disvendita, di avvilimento e di decadenza della cultura culta.Inoltre, in questa prospettiva, operazioni di produzione disenso come in un racconto la predominanza dell’intreccio ola rapidità o, in termini più generali, la ripetitività o la sche-matizzazione, sono a priori squalificate come strumenti disemplificazione, di facilismo, che in definitiva rinvierebberoalle costrizioni della tecnologia e agli espedienti della com-merciabilità.Non si tratta di negare la realtà di queste costrizioni e diquesti espedienti. Si tratta del «luogo» dal quale vengonoconsiderati e del significato che acquistano di conseguenza.È il problema che si pongono Mattelart e Piemme quando,in un libro recente, si chiedono «in che misura la cultura dimassa non sia stata attaccata da Adorno e Horkheimer perché il suo processo di fabbricazione attentava ad una cer-ta sacralizzazione dell’arte»
3
. Vale a dire che, consideratadal punto di vista del modello culto, la cultura di massatende ad esser vista unicamente come il prodotto dell’in-dustrializzazione mercantile – nella sua versione economi-cista o in quella tecnologista – precludendo così la possi- bilità di comprendere o anche solo di porre in discussionegli effetti strutturali del capitalismo sulla cultura.Per dar conto di questi ultimi si rende necessaria la se-conda messa a punto: indagare la cultura di massa a partiredall’altro modello, quello popolare. Ciò non ha nulla a chevedere con la nostalgia né con l’aspirazione a recuperare un
3
A. Mattelart e J.M. Piemme,
 La televisión alternativa
, Barcelona1981.

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