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OTTAVIO MIRBEAU
APPUNTI PER UN AVVOCATO
I
Mio caro Avvocato,Mi avete chiesto di fornirvi ciò che chiamate « deglielementi » per il patrocinio che assumerete della mia istanza didivorzio.Eccoli.Ve li rimetto tali e quali, un po’ alla rinfusa, mi sembra. Macon la grande abilità di decifrare incartamenti più complicati, visarà facile stabilire l’ordine di cui mancano queste note frettolose.Ve l’ho detto, e ve lo ripeto qui, di non aspettare dei raccontidrammatici o licenziosi, come ne comportano di solito questiprocessi.Io non ho nulla da rimproverare a mia moglie, o, almeno,niente di quello che la legge e le convenienze mondane possonoconsiderare delittuoso o attentatorio all’onore di un uomo. La suacondotta fu sempre perfetta e io credo bene — è qui l’aspettodifettoso del processo che mai un cattivo pensiero, mai undesiderio impuro sia penetrato nella sua anima. Essa si dimostrava,anche con me, servatissima – indifferentissima, dovrei dire — inquesta specie di cose. Aggiungo che, sovente, ebbi a soffrire dellasua naturale freddezza, perchè ella è graziosissima ed io ero moltoappassionato.Quello che rimprovero a mia moglie è di intendere la vita inuna maniera diversa dalla mia, di amare quello che io non amo, dinon amare quello ch’io amo, al punto che la nostra unione, anzi cheessere un avvicinamento di sensazioni simili e di aspirazionicomuni, non fu che una cagione di lotte perpetue. Ho detto « lotte »ed ho torto. Questa parola definisce malissimo la nostra situazionereciproca. Per lottare, bisogna essere in due, almeno. E noi noneravamo che uno solo, giacchè io abdicai subito nelle mani di miamoglie la mia legittima e necessaria parte di autorità. Questa fu una
 
debolezza, lo so. Ma che cosa volete ? Amavo mia moglie epreferivo il momentaneo annullamento della mia personalitàmaritale alla possibilidi conflitti immediati e, come tutto nelcarattere di mia moglie mi faceva prevedere, pericolosi e violenti,irreparabili forse. Questo rimonta al giorno stesso del nostromatrimonio.Era stato deciso che avremmo fatto un viaggio nelMezzogiorno della Francia. Mia moglie si entusiasmò a quest’idea.— Oh ! il Mezzogiorno !... — diceva. — Il cielo azzurro, ilmare azzurro, le montagne azzure... tutti quei passaggi di luce chenon conosco e che devono essere cosi belli ! Oh! come sarò felicelaggiù !E la cara anima batteva le mani e raggiava di gioia, come unabambina alla quale si siano promesse delle bambole meravigliose.Io mi rallegravo e tutti intorno a noi, nelle nostre duefamiglie, si felicitavano ch’io avessi eletto un’anima cosìperfettamente consona alla mia, perchè noi amavamo gli stessipoeti, gli stessi paesaggi, la stessa musica, gli stessi poveri.Partimmo, com’è d’uso, dopo la cerimonia.Appena salita nel vagone che avevo anticipatamenteimpegnato e fatto adornare dei suoi fiori prediletti, mia moglieestrasse dal suo
nécessaire 
da viaggio un libro e si mise a leggere.— Cara Giovanna — insinuai teneramente — non vi sembrache non sia questo il momento di leggere ?— E perchè non vi sembra il momento ? — fece lei con untono e uno sguardo che non conoscevo in lei e che diedero al suoviso una espressione di durezza imprevista.Risposi, turbato :— Ma... cara mogliettina, ma perchè abbiamo molte cose dadirci... non vi sembra... intanto che siamo soli, così soli !— Ebbene ! Amico mio, non v’impedisco di parlare...Ebbi freddo al cuore, un freddo doloroso. Quel libro miappariva, realmente, come una persona che inopportunamente sifosse frapposta tra me e mia moglie. E quella voce che mi parlava,una voce breve e tagliente, l’udivo per la prima volta, e mirendeva, per così dire, crudelmente estranei quel grazioso viso,quella bocca, quegli occhi, quei capelli, tutta quella freschezza digioventù, tutta quella belIezza di amore intorno alla quale i miei
 
sogni avevano così follemente, così gravemente e infinitamentevagabondato. Domandai tremando, poichè avevo la sensazione diun non so che di lontano, fra mia moglie e me :— Che libro è dunque, caro cuoricino, quello che leggete contanto interesse ?— L’ultimo romanzo del de Tinseau ! — disse.— Oh !— Come avete detto : « Oh » ! Non vi piace il de Tinseau ?— Non molto... lo confesso...— Io l’adoro... trovo che scrive divinamente...Poi, ad un tratto :— Che stordimento danno questi fiori, amico mio !...E osservandoli un postupita, come s’ella non li avessefin’allora notati, aggiunse con un tono contenuto di rimprovero :— Tanti fiori, amico mio !... Ma è una pazzia !Non è una pazzia, Giovanna, dal momento che a voipiacciono !Essa replicò :— Non amo però le prodigalità.Durante il viaggio, fino alla sera, tentai invano d’interessare ilsuo spirito ai paesaggi che ci sfilavano intorno... Essa alzava unmomento gli occhi al finestrino e li riabbassava subito sul suo libro,dicendo :— È graziosissimo... Alberi, campi, case, come dappertutto !— Giovanna, Giovanna, cara Giannina ! — gridai — vorrei chel’amaste, la natura... Vorrei vedere la vostra anima esaltarsi allebelIezze della natura...— Ma certo, amico mio, che la natura mi piace... Come sietecurioso !... E perchè mi dite questo con una voce cosìstraziante ?... E pure, dovete ben capire che non possointeressarmi di ciò che vedo tutti i giorni.Venne la notte... e fu una delusione per me... Non vi trovainulla delle ebbrezze che mi ero ripromesso.L’indomani si passò a Nizza, in passeggiate deliziose sullaspiaggia del mare, fra le montagne. La novità di quegli orizzontiluminosi, la dolcezza cangiante del mare, mosso lievemente da unapiccola brezza, la mancanza di abitudine di quegli spettacoli urbaniche fanno, di quella curiosa città, una specie d’immensa stazione o

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