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Kronstadt 53

Kronstadt 53

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Published by: La redazione di Kronstadt on Apr 11, 2010
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U
na piccola premessa:Fondi (LT) è una bel-la e ricca cittadina nelsud dell’agro pontino. Una cit-tà dal patrimonio storico, cul-turale e paesaggistico invidia- bile. Soprattutto, una città cheamo e che sento mia. Alcu-ni suoi politici, amministrato-ri, aaristi, però, hanno decisoche questo patrimonio è, senzascrupolo alcuno, sacricabilesull’altare di un meschino pa-trimonio monetario. Quindi vidico, questo stringato e malat-to pezzo sul “caso Fondi” è un brindisi all’amore per la miacittà e all’odio per chi l’ha umi-liata. Buona lettura.Sulla via di DamascoLa nostra storia comincia conle conessioni di un uomomolto ricco; si tratta del gio-vane politico Riccardo Izzi, -glio di uno dei più importan-ti imprenditori della zona. Lasua carriera politica sembra-va andare a gone vele: elet-to consigliere comunale nelleliste di Forza Italia nel 2001, ail bis nel 2006, anno in cui vie-ne nominato, dal sindaco LuigiParisella (anche lui Forza Italiae poi PdL), Assessore ai Lavo-ri Pubblici del Comune di Fon-di. Riccardo tiene, come luistesso ammetterà dopo le di-missioni, un modo molto po-co trasparente di amministra-re la cosa pubblica, basato suiavori personali e sul cliente-lismo. Non solo: i suoi com-portamenti sembrano avori-re sopratutto personaggi moltopoco trasparenti, su cui già datempo la Direzione Investi-gativa Antimaa sta indagan-do. Per la precisione, la DIA èconcentrata su un giro d’aari ben radicato e diversicato nelterritorio, che avrebbe a ca-po esponenti della ‘Ndranghe-ta, e verebbe in Izzi uno deglianelli di congiunzione con lapolitica del comune. La docu-mentazione c’è, mancano del-le solide prove perché la DIApossa scattare all’azione. Co-me e perché Riccardo Izzi de-cida, nel 2007, di allontanarsida questo giro pericoloso, dipreciso non si sa. Lui parleràdi un sincero pentimento, an-che se gli inquirenti pensanoche la causa sia più imputabi-le alla paura delle indagini giàin corso su di lui. Fatto sta cheai suoi “vecchi amici” non vaa genio questo allontanamen-to e presto glielo rammentano,acendo esplodere due auto diamiglia. Nel gennaio 2008 Iz-zi, terrorizzato dagli attentati,decide di recarsi davanti ai ca-rabinieri, e parla.©
Massimo Ghimmy
P
er parlare di ma-a bisogna in pri-mo luogo deni-re che cosa è lamaa. La maaè legge del più orte, illegalità,omertà, arroganza, individua-lismo, sopraazione: l’antite-si della società civile. Il primopasso per essere un buon ma-oso non è sparare a qualcunoo dimostrare di essere un uomod’onore ma indulgere in questicomportamenti. Si parla moltodel atto che la maa non sia unproblema circoscritto al Sud Ita-lia e che abbia ormai inestatoogni colore politico, ma spessodimentichiamo la maa dellepiccole cose. Siamo dei maosiogni volta in cui restiamo in si-lenzio, ogni volta in cui invecedi uscire di casa e andare a ma-niestare per ciò in cui credia-mo restiamo nella nostra stanzaa guardare un lm, ogni voltain cui siamo sicuri di avere ra-gione e non siamo disposti adascoltare le ragioni altrui, ognivolta in cui nelle parole o neimodi usiamo la stessa violenzae/o supercialità cui ci opponia-mo, ogni volta in cui per aer-mare la nostra libertà miniamoquella altrui. La cosa più graveè che spesso siamo maosi sen-za tuttavia averne cognizione, ilche equivale a conermare e ag-gravare maggiormente la nostraposizione.Facciamo adesso un gioco. Do-po aver letto queste parole, ilprimo pensiero che avete avu-to è stato:a) è vero, è pieno di gente così,questo è il problema dell’Italia! b) accidenti, mi è capitato inquesti giorni di are qualcuna diqueste cose?Se la vostra risposta è la a), tor-nate indietro alla prima riga eleggete tutto da capo; se la vo-stra risposta è la b) siamo sulla buona strada. Io recentementeho riportato un libro in bibliote-ca con quasi un mese di ritardoe ho giudicato una persona dal-la prima impressione. Il prossi-mo libro lo riporterò in tempo,mi sono piacevolmente ricre-duta sulla persona citata e misorzerò anché non accada dinuovo una situazione analoga.L’accento non va messo sull’er-rore, ma sulla sua riparazione-d’altronde è stato proprio gra-zie ai pentiti che siamo riuscitiad assestare un mucchio di col-pi alla maa “amosa”-. Solo co-sì questa ormai quasi antoma-tica rivoluzione dal basso potràavere inizio.
Ginevra Sanvitale
Siamo tutti
maosi
uartiere Central, HongKong, venerdì notte. Lagente è così tanta checi continuo a strisciare contro.Vogliono divertirsi, non voglio-no andare a casa, sciamano nel-le strade calde coi loro cocktail econ le loro birre. Sono bianchi,per la maggior parte. Bankers,avvocati, traders: si sono am-mazzati di lavoro a ritmi assurdiper tutta la settimana ma, dopo ilvenerdì pomeriggio, hanno stac-cato per godersi la loro ora d’aria.E quindi giù a Central a ballare egridare e scoparsi le cinesi arri-viste, belli pieni di cocaina. Co-caina della Triadi, naturalmente,sotto il cielo uggioso e carico dinubi del Sud Est Asiatico. Salgosul minibus che mi deve riporta-re a casa. Due cinesi sorpassanola la in maniera boriosa. Si in-lano sul minibus anche se nonera il loro turno. Li guardo in ac-cia, mi guardano in accia, sprez-zanti, e penso: ecco, Triadi.
“L’Affaire” Fondi
di Fra Diavolo
C
he esista una “mentali-tà”, una “cultura mao-sa” è un’idea diusa nonel olklore italico, con una de-nizione elastica ma prossima aidee di opportunismo e legge delpiù orte. Le scienze sociali cerca-no da tempo di catturarla in unaspiegazione coerente, almenodallo storico (‘58) studio del socio-logo americano Baneld sul pae-se lucano di Chiaromonte. Ha quiorigine l’espressione “amilismoamorale”, a indicare un mon-do in cui il limite della coopera-zione, della ducia reciproca, stapoco dopo la soglia di casa; oltre,“se posso ti rego”. Lo sviluppo diquest’idea è alla base delle analisisul “capitale sociale” proprio dellevarie comunità, cioè l’adabilitào, per essere più proondi, la mo-ralità che ciascuno percepisce -opresume- negli altri. La vita asso-ciata presenta problemi che pos-sono schematizzarsi in un amosogioco, il cosiddetto dilemma delprigioniero. A due delinquenti ar-restati viene separatamente chie-sto di denunciare il compagno. Setacciono entrambi, avranno con-danne lievi; se però uno solo par-la, attirato dalla ricompensa dellalibertà, l’altro avrà una condannapesante.
La lunga mano delle Triadi sulla
città di Hong Kong.
di Simone Marini
Continua a pagina 6 Continua a pagina 3Continua a pagina 5
ma perché,hannoammazzato qualcuno?
Insegna la maa ai tuoi gli
di Gianluca Flego
ronstadtk
periodico mensileNumero 53Martedì 2Marzo 2010ISSN 1972-9669
 
F
acciamo chiudere il Ba-rattolo.Non lo aremo perchéa rumore e disturba i vicini:dopo i lavori di insonorizzazio-ne non sono state atte più ri-levazioni di impatto acustico eanche chi ha un udito partico-larmente sensibile può render-si conto che, quando all’inter-no ci sono concerti, uori nonsi sente nulla -emblematico è ilcaso delle orze di polizia che,il 6 ebbraio, appostate all’in-gresso durante lo svolgimentodi una maniestazione musica-le si domandavano se avesse-ro iniziato o meno a suonarequando la serata era iniziata giàda un bel po’ di tempo-.Non lo aremo perché coloro chelo hanno in gestione sono dei“privilegiati”: qualche altra asso-ciazione ha mai chiesto loro diospitare un evento? Tutti colorocon cui ho parlato mi hanno ri-sposto che da quanto ne sapesse-ro no, nessuno l’ha mai atto.Non lo aremo perché è un ri-trovo di zecche comuniste chepensano solo a arsi le canne ea pisciare sui muri: il Gas (Grup-po di Acquisto Solidale), la Ci-clocina Popolare, il ConcorsoSconcertan-te rivolto al-le giovani band pave-si, il proget-to GnuFunksono soloesempi digruppi e at-tività svoltenell’ambitodel social-mente uti-le e del cul-turalmentevalido chehanno tro-vato una casa ra le mura del Ba-rattolo.Non lo aremo per colpa del-la giunta comunale, o meglio:delle giunte comunali, che daanni continuano a morticarela città di Pavia con politicherepressive e limitanti, dimenti-candosi di tutta quella etta dipopolazione senza voto e sen-za pelliccia che è il vero cuorepulsante della città.Non lo aremo perché l’ha det-to Centinaio.Facciamo chiudere il Barattoloperché durante il corteo in suosostegno svoltosi il 20 ebbraiosi è vericata nuovamente l’im- barazzante situazione -che pur-troppo inizia ad essere moltopiù comune di quanto non do-vrebbe- in cui le orze dell’or-dine erano quasi più numerosedei maniestanti.Facciamo chiudere il Barattoloperché è periodo d’esami e, si-curamente, è molto più impor-tante passare il sabato mattinaa riprendersi dal venerdì sera, ilsabato pomeriggio a studiare eil sabato sera a ubriacarsi ad unconcerto, invece che alzarsi allenove e passare poi la serata a ca-sa sui libri per poter spendere ilpomeriggio a maniestare in so-stegno di uno di quei luoghi gra-zie ai quali è possibile are quan-to descritto nella prima tipologiadi giornata.Facciamo chiudere il Barattoloperché se uscire di casa è trop-po aticoso allora restiamocianche tutta la primavera e tut-ta l’estate, che tanto uori nonci sarà nulla da are.Facciamo chiudere il Barattoloperché se è solo un posto comeun altro in cui passare la sera-ta poi a maggio non lamentateviche al Nirvana la musica a schi-o e i cocktail costano troppo.Facciamo chiudere il Barattolo,anché voi possiate continuarea lamentarvi che a Pavia non c’èmai niente da are e che è unanoia, che c’è l’umidità e che cisono le zanzare, che non si orga-nizza mai niente e che tutto aschio. In ondo è quello che vo-lete. Parlare è acile, combatteretroppo stancante: meglio conti-nuare con i bla, bla, bla, bla, bla.
Io
periodico mensileNumero 53Martedì 2Marzo 2010
Facciamo chiudere il Barattolo!
D
ieci mesi di reclusio-ne: è la condanna in-fitta dal Tribunale diMilano a Giuseppe Setola per lasua evasione, nell’aprile 2008,dagli arresti domiciliari che sta-va scontando a Pavia. È una pe-na quasi trascurabile, agli occhidi un pluriomicida ergastolano,ma è anche l’occasione per tut-ti i cittadini pavesi per ricorda-re quella vicenda inquietante.È il 2002 quando Setola vienearrestato ed in seguito condan-nato all’ergastolo a Napoli, peromicidio ed estorsione: è un kil-ler spietato, aliato al potentecartello camorristico dei casa-lesi (amiglia Bidognetti), per ilquale ha ideato ed eseguito gliomicidi più eerati. Per sei anniSetola resta detenuto in regimedi 41-bis, ma nel gennaio 2008la corte d’assise di Santa Ma-ria Capua Vetere ne dispone lascarcerazione sulla base di peri-zie mediche (redatte al San Ra-aele di Milano, al Cardarelli diNapoli, a Pavia e a Pisa) che at-testano che le sue condizioni disalute sono incompatibili con ladetenzione: gli viene inatti ri-scontrata una maculopatia, cioèuna grave patologia retinica chelo renderebbe pressoché cieco(da cui il nomignolo ‘o cecato).La patologia è ritenuta non ope-rabile chirurgicamente, ma trat-tabile solo mediante una tera-pia di riabilitazione visiva.E qui entra in gioco la città diPavia: viene inatti individua-to come centro di cura la clini-ca Maugeri, dov’è operativo unCentro di riabilitazione visivatra i più qualicati d’Italia. Giu-seppe Setola viene quindi postoagli arresti domiciliari a Pavia,in un appartamento sito in vico-lo San Marcello 1: pieno centro,nei pressi di Corso Garibaldi, unvicolo che la maggior parte deipavesi non ha mai sentito no-minare. Per tre mesi Setola tra-scorre serenamente il suo sog-giorno pavese, acendo la spolatra la sua abitazione e la clinicaprivata, ma i suoi arresti domici-liari si concludono improvvisa-mente il 23 aprile 2008: vannoa prenderlo a casa per portarloa curarsi, ma si scopre che Seto-la è sparito.Ciò che segue è qualcosa di sem-plicemente sconcertante. I casa-lesi lo assistono con vari riugistrategici nel lungo viaggio -no a casa, e nel giro di una set-timana Setola è di nuovo a Ca-sal di Principe: qui, sruttandole concomitanti scarcerazionidi Alonso Cesarano e Alessan-dro Cirillo, egli ricostituisce laparanza, ossia il gruppo di uo-co del clan, e gli omicidi possonoricominciare. In soli cinque me-si, i nuovi “soldati” anno diciot-to vittime: il culmine della stra-tegia stragista si raggiunge conla nota strage di Castel Volturno,la strage degli immigrati, nellaquale vengono trucidati sei nige-riani come monito alla maa delloro paese (che è radicata e po-tente anche in Campania). Do-podiché, uno dopo l’altro i com-ponenti della paranza inizianoa venire arrestati, nché rima-ne latitante il solo Setola: il 14gennaio 2009 viene scovato an-che lui, a Mignano Montelungo(CE), ed arrestato. Le sue parolealle orze dell’ordine sono “Avetevinto voi.” Ha così ne una ugadurata quasi 9 mesi, e costata unenorme tributo di sangue.Gli interrogativi dietro la vi-cenda sono tanti. Come pote-va Setola o ‘cecato pianicareun’evasione da Pavia, guidaremotociclette e commettere ul-teriori delitti, se veramente eraaetto da quella “grave cecità”di cui parlano i medici? Siamodi ronte ad una guarigione mi-racolosa, o ad una diagnosi ine-satta? Molto probabilmente laseconda. Già nel 2002, inatti,Setola aveva tentato di ottene-re la scarcerazione adducendo amotivo la sua antomatica ceci-tà, tanto che questo tentativo diingannare l’autorità giudiziariaera divenuto noto agli inquiren-ti della Dda. Tutti sapevano, pe-rò, che era solo una montatura.È molto strano anche il luogodi cura prescelto, la Maugeri.La clinica, inatti, aveva avu-to un precedente di requenta-zioni maose, visto che lì nel2006 era stato arrestato Fran-cesco “Ciccio Pakistan” Pelle, boss latitante della ‘ndranghetacalabrese: anche in quel caso sierano appuntati orti sospettisull’incompetenza del persona-le medico, che non si era accor-to di stare trattando un perico-loso criminale.Inoltre, la camorra ha una sto-ria pregressa di scarcerazio-ni “acili” concesse sulla basedi certicati medici traballan-ti se non alsi: emblematico ilcaso di Raaele Cutolo, scar-cerato perché cer-ticato inermo dimente, quindi inter-nato nell’ospedalepsichiatrico di Aver-sa, e da qui attoevadere il 5 ebbra-io 1978 mediante unattacco esterno cheece saltare le muradel manicomio giu-diziario con del tri-tolo.Sulle circostanze del-la uga di Setola si èquindi aperta un’in-dagine guidata daFranco Roberti, pro-curatore aggiunto del-la Repubblica pressoil tribunale di Napo-li nonché coordina-tore della Dda: occor-re capire, ed è quelloche attendiamo di sa-pere, se a ondo de-gli eventuali erro-ri medici ci sia statasemplice incompetenza, oppu-re il deliberato intento di avori-re, con alse diagnosi, la scarce-razione del killer.
Riccardo Lucev, OsservatorioAntimafe Pavia
Condannato Setola, il killer nto-cieco, per la sua fuga da Pavia
Eventi:
Le associazioni di
Pavia Cit-tà Aperta
organizzano pertutto il mese di marzo inizia-tive contro il razzismo:1-21 Marzo:
“Primavera antirazzista”:
 campagna nazionale per idiritti e contro ogni orma dirazzismoLunedi 8 Marzo:
Siziano
 
“Una mimosa con-tro la tratta”
Progetto “Ragazza di BeninCity”Martedi 16 Marzo
Spaziomusica - via Farufni, 5
* ore 19:30 - aperitivo* ore 21:00 - Serata clande-stina (teatro, musiche, lettu-re e video sui migranti)Sabato 20 MarzoInsieme al
Mulino di Suardi -v. Marconi, 48 - Suardi (PV)
“La primavera dei popo-li del Mediterraneo: seratacultural-gastronomica”
I piatti che celebrano l’arrivodella primavera nel nord delMarocco, nella valle del Niloe nella Sicilia del Sud.Prenotazioni: 0384-89363, 327-6199676
www.paviacittaaperta.org
     k
locale
2
“Ma non esiste la mafa... cosa c’è un posto dove lei vaa bussare e dice: Permette? Qui c’è la mafa?” 
M. Dell’Utri
 
periodico mensileNumero 53Martedì 2Marzo 2010
I
mportanti membri del no-stro lungimirante Gover-no leggono K. Anzi: lun-gimiranti membri del nostroimportante Governo agisconoda premonitori rispetto a quan-to leggerete su K.In un impronunciabile artico-lo di qualche mese a avevamoinatti proposto alcuni scanda-listici metodi per arontare laquestione immigrazione, sem-pre più onte di problemi, rea-li o percepiti, in ogni caso giu-dicabili come tali. Tra le altrecose avevamo sentenziato chesarebbe stato necessario espor-tare eticamente un po’ di svi-luppo da primo mondo, al nedi garantire nei paesi d’origi-ne quello che i migranti cerca-no qui: la possibilità di vivereun’esistenza dignitosa.In Italia già l’avevano capito, eda chissà da quanto tempo.Inatti il 13 gennaio 2010 il Mi-nistro degli Esteri Frattini haatto visita all’Etiopia per inau-gurare la centrale idroelettri-ca Gigel Gibe II, ad opera del-la Salini Costruzioni: un tunneldi 26 chilometri che permetteall’acqua di un lago articiale, bacino della diga Gigel Gibel I,di sorgere e arontare un saltoche mette in moto turbine attealla produzione di energia. Peruna zona così povera del mon-do, una salvica costruzione,resa possibile grazie al contri- buto di 220 milioni di euro delnostro generoso Governo, pro-gettata e realizzata grazie al ge-nio ingegneristico italiano.Poco importa se l’adamentodei lavori alla Salini sia avvenu-to in maniera diretta, senza alcu-na gara d’appalto; se le conces-sioni date contro il parere dellecommissioni ambientali etiopisiano arrivate a lavori già avvia-ti; se esperti esterni, chiamati apronunciarsi in merito al proget-to, abbiano posto seri dubbi circal’impatto ambientale, il rischiodi prosciugamento di zone in cuisorgono villaggi tribali e la sicu-rezza della struttura stessa, sca-vata in una montagna di argilla;se i lavori sono stati ultimati condue anni di ritardo rispetto alledisattese promesse iniziali per lasupercialità degli studi prelimi-nari; se diecimila persone sonostate sollate in zone paludose epoco ertili, senza inrastruttu-re né assistenza ma, soprattutto,senza elettricità.Vorremmo che lo scetticismo diqualche voce stonata renasse lospirito risolutore della nostra ita-liana benevolenza? Vorremmoche la didenza di pochi sminu-isse l’altruismo della nostra clas-se politica e dei nostri imprendi-tori? Vorremo anteporre i dirittidi un abitante su diecimila (nda:in Etiopia vivono quasi 80 milio-ni di persone) al benessere dellasua controparte?Noi siamo un grande popolo evogliamo esportare tutto il no-stro valore, anche a costo discontrarci con acinorosi am- bientalisti e invidiosi sedicentiesperti in materia.E diatti il 25 gennaio, a sole duesettimane dall’inaugurazione u-ciale, il tunnel che garantiscel’approvvigionamento idrico in-dispensabile per il unzionamen-to alla centrale è crollato. Tristeatalità o epilogo prevedibile, po-co importa: turbine erme, pro-getto da rivedere, lavori da ri-nanziare e tempo stimato per ilripristino almeno due mesi.L’impresa incaricata non sa-rà invece da ridenire: si leg-ge sul sito della Salini Costru-zioni, la quale ha riportato consospetto ritardo la notizia, rele-gando il atto ad un “problematecnico in ase di prova”, chegli organi preposti hanno a-dato alla stessa lodevole impre-sa l’opera di recupero dell’e-cienza della centrale.Potrebbe bastare tutto questoper gridare allo scandalo: inve-ce Gibel I e Gibel II rappresenta-no soltanto il banco di prova perun’opera titanica che la Salini siappresta a realizzare in Etiopia: laGigel Gibel III, un’immensa digadi 240 metri a supporto di una av-veniristica centrale che aumen-terà del 50% la potenza elettricainstallata nel paese (!!!). Ancorasoldi italiani, ancora permessi daaggirare, ancora pareri contrari:l’opera rischia di mettere a seriorepentaglio l’ecosistema unicodella zona e lasciare senz’acqua,nei periodi di chiusura della digaper il riempimento dell’invaso,duecentomila persone già ridotteallo stremo delle orze.Oltre i danni sarebbe da conside-rare la bea: l’Italia nel gennaiodel 2005 ha cancellato in pom-pa magna con grandi proclami330 milioni di debito all’Etiopia,senza aver mai pubblicizzatoche tre mesi prima, attraverso ilprestito per la centrale, l’Etiopiastessa si era indebitata con l’Ita-lia per una cira simile, prospet-tando inoltre un successivo in-debitamento di 250 milioni perl’ultima ciclopica opera. E se lamatematica non è un’opinio-ne, alla ne il debito complessi-vo sarà superiore a quello origi-nario. Se questa volta qualcosadovesse crollare, non sarà certosolo una centrale a ermarsi: 11miliardi di metri cubi d’acquainonderebbero una zona popo-lata da decine di migliaia di in-digeni.Certo: anche questa potrebbeessere una soluzione all’immi-grazione, giacché l’alternativaè spesso un’analoga e silenzio-sa morte in mare aperto, egual-mente lontano dagli occhi ditutti. Che ingenui, nel nostroragionamento ricco di soluzio-ni proposte, a questo proprionon avevamo pensato.Parlando di “sviluppo sosteni- bile”, avremmo dovuto scrive-re “delinquenza esportabile”.
Matteo Bertani
L’Era del Diritto & l’Efcace Neo Colonialismo Efciente
Si siedono senza pagare il bi-glietto e il conducente non diceuna parola. Non li guarda nem-meno. Loro si abbandonano neisedili, arroganti, impacchetta-ti nei loro vestiti neri, come seossero i padroni del minibus.E, in eetti, lo sono. Triadi.Hong Kong è il paese più liberi-sta del mondo. Le tratte dei mi-nibus urbani sono pubbliche evengono date in concessione adelle aziende che vincono dei bandi. Queste aziende, poi, gua-dagnano subattan-do i minibus agli au-tisti che, come privati(e non come dipen-denti), devono poiguadagnare sui soldidel biglietto e spera-re di portare più gen-te possibile. Le triadisi inlano in questosistema di aari ta-glieggiando l’anellopiù debole della cate-na, ovviamente, valea dire gli autisti (pu-ra classe operaia). Ri-escono a ar ottenerloro il lavoro, salvopoi chiedergli una percentualedei guadagni oppure “ehi, ciccio,ci devi un avore. Porterai que-sto pacco da Fat Chan sul tuo mi-nibus”.Le Triadi a Hong Kong gestisco-no un numero enorme di atti-vità, alcune legali, per riciclareil denaro; altre come da copio-ne: urti, racket, prostituzione,gioco d’azzardo. Racket special-mente sulle piccole attività: ri-storanti, edicole, negozi. Quelligrandi, tipo Starbucks o Mac-Donald, invece no. Quelli nonsi toccano, poiché il lucro av-viene a livelli molto più alti. LeTriadi hanno connessioni con ipolitici, per cui quando si aprein certe zone un nuovo branchdi una mutlinazionale, il pizzoè stato pagato molto prima, ailivelli alti della catena.La prostituzione è legale a HongKong: se la prostituta vive da solae non adesca i clienti per strada(cioè se non li avvicina orendoil servizio ma è avvicinata diret-tamente da loro), allora va tut-to bene. Le triadi posso ottimiz-zare: gestiscono bordelli dove laconcentrazione di donne è benpiù alta di una per ogni casa, san-no dove ungere e oliare per nonavere intoppi legali e burocrati-ci. Discutevo di questo argomen-to con un mio caro amico cinese, bevevamo una birra in una spe-cie di pub inglese nel quartie-re di Prince Edward. “Vedi,” midiceva lui “questo stesso locale,dove beviamo, è completamen-te gestito dalle Triadi. Là,” e miindica col dito un edicio tozzo,oltre la vetrata, dall’altra partedella strada, “quello è un circoloper dopolavoro degli sbirri, e lacentrale di polizia di Mong Kokè cinque minuti da qui.”Il simil pub inglese è abbastan-za curioso che sia gestito dalleTriadi; non sorprende inveceche i night club e gli strip clubsiano loro dominio assoluto.La violenza, per ortuna, è mol-to limitata. Gli omicidi sono po-chissimi, di solito l’atto più gra-ve è l’incendio doloso (insiemea qualche gambizzazione e aqualche dito rotto o moz-zato). La violenza, perortuna, è molto limitata.Gli omicidi sono pochis-simi, di solito l’atto piùgrave è l’incendio doloso(insieme a qualche gam- bizzazione e a qualchedito rotto o mozzato).Le attività criminali, no-nostante tutto, non rie-scono ad aossare l’eco-nomia di Hong Kong. Ilivelli di corruzione sono bassi, la trasparenza del-le istituzioni è alta: unsogno rispetto alla Ci-na continentale, dove a-voritismi e corruzione sembra-no necessari per portare avantiun’attività (indice di trasparen-za e bassa corruzione nel mon-do [1]: paese migliore Nuova Ze-landa, Hong Kong dodicesimo,Italia sessantatreesima, Cinasettantanovesima). Sembra chea dierenza della Maa nostra-na, alle Triadi basti avere qual-che uomo chiave nelle istituzio-ni che permetta loro di portareavanti il business indisturbati,ma senza esagerare. Una miacara amica ha un lontano pa-rente legato a una amiglia del-le Triadi. Un suo più vicino zio,invece, di quella amiglia portasolo lo sventurato cognome manon ha niente a che are con lo-ro. Entrare in polizia portandoquel cognome è impossibile. Anche per trovare un posto nelpubblico quel cognome ha sem-pre atto arricciare il naso a chidoveva assumerlo.Le Triadi entrano in massa aHong Kong appena dopo la rivo-luzione in Cina. Mao non tolle-ra un altro potere orte che coe-sista col suo, le guardie rosse siincazzano e la lotta alle Triadi èsenza quartiere (alzi la mano chicoglie un parallelismo con Mus-solini e il suo preetto di erroCesare Mori, da Pavia). Le Tria-di ripiegano: si spargono tra lenumerosissime comunità Cine-si all’estero, e sciamano in mas-sa a Taiwan e Hong Kong, alloracolonia inglese. A quei tempi, leregole dell’organizzazione eranoerree. I loro valori (onore, ven-detta, rispetto, dedizione per-manente e totale all’organizza-zione) erano molto sentiti. Unavolta erano guerrieri: disciplina,arti marziali, rituali iniziatici mi-stici e religiosi. Oggi, ovviamen-te, il gioco è diverso. Restano co-me vestigia del passato i tatuaggie il controllo di molte palestree scuole di arti marziali. Comeda copione, le Triadi arruolanoi ragazzi nei quartieri disgrazia-ti, nelle scuole senza nome del-le perierie, prendono più irre-quieti e disperati e orono loroil sogno di una vita di potere erispetto, quello che non potreb- bero mai ottenere se lottasserosecondo le regole, visto che ap-partengono agli strati più emar-ginati della società. Scommettoche il lettore non sarà per nullasorpreso da questo meccanismo,è lo stesso in tutto il mondo: leculture più dierenti entranoin risonanza se conrontate sul-le dinamiche sociali della crimi-nalità.
Simone Mariniwww.simonemarini.com
[1] http://bit.ly/1twa7E
La lunga mano delle Triadi sulla città di Hong Kong.
continua dalla prima.
esteri
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“I quattrini che ecero la Fininvest venivano da cose oscure, da Cosa Nostra” 
U.Bossi

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