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Limiti e Inquietudini nell'Evoluzione. Homo sapiens e altre catastrofi.

Limiti e Inquietudini nell'Evoluzione. Homo sapiens e altre catastrofi.

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Siamo “cittadini di un pianeta che ci ha generato in modo contingente e che abbiamo trasformato irreversibilmente, mettendo a dura prova la sua capacità di resistenza ma non la sua sopravvivenza..”
(Telmo Pievani, Homo sapiens e altre catastrofi, Meltemi 2002)
Siamo “cittadini di un pianeta che ci ha generato in modo contingente e che abbiamo trasformato irreversibilmente, mettendo a dura prova la sua capacità di resistenza ma non la sua sopravvivenza..”
(Telmo Pievani, Homo sapiens e altre catastrofi, Meltemi 2002)

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Limiti e Inquietudini nell’evoluzione
1/2
 
Limiti e inquietudini nell'evoluzione.
 Homo sapiens
e altre catastrofi
La III edizione della Festa dell’Inquietudine dal 14 al 16 maggio 2010 aFinale Ligure SV, ha come filo conduttore: Inquietudine e Limite
Chiara Ceci* Siamo “cittadini di un pianeta che ci ha generato in modo contingente e che abbiamo trasformato irreversibilmente, mettendo a dura prova la sua capacità di resistenza ma non la sua sopravvivenza..” 
(Telmo Pievani, Homo sapiens e altre catastrofi, Meltemi 2002)
La nostraesistenza: unsempliceaccidente
Pensando alla storia dell’evoluzione della nostra specie molte persone sonocolte da inquietudine o sconforto quando vedono che la nostra presenza è ilfrutto di una storia naturale simile a quella di tutti gli altri organismi. Molti nonamano pensare alla propria esistenza come un semplice accidente, mapurtroppo per loro, questa è la realtà delle cose.
Gli uominicome fonte diinquietudine
Il limite della paleoantropologia, e delle altre scienze che cercano diricostruire la storia della nostra specie, è quello di riuscire a comunicare i datiche sono stati scoperti e interpretati senza farli passare con un’idea diprogresso annessa, quella che Stephen Jay Gould chiamava “l’iconografiadella speranza”. Quando si riflette sulla storia dell’uomo è importante non fareemergere un certo senso di predestinazione, alimentato dall’epistemologiadel progresso diffusa, e dal fatto che siamo l’unica specie sopravvissuta delcespuglio degli ominidi. Bisogna sempre considerare il tempo profondo in cuiquesta storia è immersa. E non dimenticare che il tutto è calato in unoscenario complesso di ambienti che cambiano. Uno scenario fatto dicontingenze. E, vale la pena ricordarlo, di convivenze con altre specie diuomini.Ecco infatti un’altra delle fonti di inquietudine che accompagnano la storiadell’uomo: gli altri uomini.
Per molto tempo la Terra, o meglio solo una piccola porzione di essa, l’Africa, èstata popolata da diverse specie di scimmie bipedi. Le loro storie le leggiamonelle ossa e negli strumenti di pietra che di loro ci restano. E, nei casi più recenti,anche nel DNA che troviamo nei loro resti o, ancora meglio, nel nostro DNA doverestano le tracce di un passato lontano.
 
Se solo potessimo per un istante tornarea un periodo che rappresenta solo una manciata di migliaia di anni prima dellacostruzione delle piramidi egizie vedremmo almeno quattro specie umane: INeandertal, noi sapiens, gli erectus e I piccoli uomini dell'isola di Flores.
Quattrostorie affascinanti di specie diverse che condividevano un antenato comune.
 
E qui dobbiamo tornare sulconcetto della iconografia dellasperanza e della concezione diuna evoluzione dell’uomocaratterizzata dal susseguirsi diuna specie alla volta con unconcatenarsi di anelli mancantifino a giungere ad Homosapiens.
Gli antenatidell'uomo: unafamiglianumerosa
 
In questo frame narrativo (errato sia nella forma che nella sostanza) è facileindividuare una qualche straordinarietà e fortunata unicità del nostro percorsoevolutivo. Invece la storia è andata diversamente, e se guardiamo all’albumdella nostra famiglia indietro di centinaia di migliaia di anni finanche a milioni di

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