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Porno Moda

Porno Moda

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Published by Alessio Mannucci
I baggy pants sono un emblema della schizofrenia porno-culturale: mentre, da una parte, la porno-omologazione annulla completamente la valenza anti-conformista dello stile originario, dall’altra, si tende a criminalizzare i giovani, addossando loro la colpa della diffusa immoralità liberamente propagandata dalla porno-pubblicità e dalla porno-comunicazione di massa
I baggy pants sono un emblema della schizofrenia porno-culturale: mentre, da una parte, la porno-omologazione annulla completamente la valenza anti-conformista dello stile originario, dall’altra, si tende a criminalizzare i giovani, addossando loro la colpa della diffusa immoralità liberamente propagandata dalla porno-pubblicità e dalla porno-comunicazione di massa

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Published by: Alessio Mannucci on Apr 22, 2010
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HOT PANTS
I Baggy sono un tipo di pantalone la cuiparticolarità è l'essere grandi oltremisura. Ispiratial modello dei pantaloni da lavoro, che dovevanoessere larghi per garantire comodia chi liindossava, e ricchi di tasche per facilitare le variemansioni, vanno indossati appoggiati sui fianchie privi di cintura, lasciando in vista parte dellabiancheria intima. Erano utilizzati dai carcerati, inquanto questi non potevano indossare cintureper evitarne un uso improprio. La porno-modadei
baggy pants
(pantaloni calati) ha presopiede anche fuori dalle carceri verso la medegli anni ’90, propagandata dalla cultura hiphop, che si ispira allo stile ribelle dellapopolazione nera che abita le carceri. La culturanera giovanile ha cominciato a contrapporre ibaggy pants, per affermare la propria diversità, alpiù classico jeans a taglio stretto, sopravvissutoindisturbato dagli anni ‘70. In poco tempo, lamoda del “sagging” ((dall'inglese, letteralmente "tirar giù, abbassare") si è diffusa prima trai giovani americani e poi in tutto il mondo. Oggi, camminando per le strade di New York, diLos Angeles o di qualsiasi altra città degli Stati Uniti, se ne vedono a migliaia: chiari, scuri,colorati o a fantasia, di due o tre taglie più grandi, tutti rigorosamente calati, anzicalatissimi, in modo da consentire a boxer o slip di spuntare prepotentemente sopra lacintura.Da simbolo di ribellione, diidentità razziale e sottoculturale,a strumento della porno-globalizzazione. Non a caso, ibaggy pants sono divenuticelebri grazie ad artisti epersonaggi del porno-star-system. Ad esempio, grazieallattore Mark Wahlberb,quando allinizio della suacarriera vestiva i panni, moltocalati, del rapper Marky Mark. Poi sono stati celebrati e cavalcati anche dalle grandi firmedella porno-moda, come Calvin Klein e Tommy Hilfiger.
 
I baggy pants sono un emblema della schizofrenia porno-culturale: mentre, da una parte,la porno-omologazione annulla completamente la valenzaanti-conformista dello stile originario, dall’altra, si tende acriminalizzare i giovani, addossando loro la colpa delladiffusa immoralità liberamente propagandata dalla porno-pubblicie dalla porno-comunicazione di massa. InAmerica, dove per tutelare il sacrosanto PrimoEmendamento la pornografia, che circola liberamente emassicciamente su Internet, è consumabile da tutti, minoricompresi, il sindaco di Delcambre, un piccolo paese dellaLouisiana, ha fatto approvare una legge che prevede unamulta di 500 dollari o 6 mesi di carcere per tutti coloro chevengono trovati a circolare indossando pantaloni a vitabassa e mostrando i boxer o le mutande. Mostrare lemutande equivale a deturpare il decoro urbano (la stessaaccusa che viene rivolta ai graffitari). È il succo del discorsodel consigliere comunale di Atlanta, Martin, che ha dato il viaalla bozza di legge per “punire l'esposizione pubblica dibiancheria maschile o femminile”
 
nella sua città. «
L'iniziativa è mirata ad aiutare i ragazzi a capire: non credo si rendano conto che
 
i
baggy pants
sono un messaggio che arrivadirettamente dalle prigioni,
mentre le lunghe T-shirt che vi indossano sopra sono la divisadegli spacciatori di droga
», spiega lo stesso Martin, «
quando la polizia li ferma, non possono certo lamentarsi di essere presi di mira e discriminati: si discriminano da soli 
». Gliattivisti dei diritti civili si stanno ribellando a queste direttive di legge, considerandole“anticostituzionali”, in quanto sarebbero “una chiara violazione della libertà diespressione
. Porno-liberalismo contro porno-puritanesimo.“USA: vietati i baggy pants", Barbara Leone, 7 Settembre 2007 «
È un’epidemia che sta diventando una vera preoccupazione
», dice ancora Martin,secondo cui il fenomeno deve essere combattuto in prima istanza a livello locale, «
bambini piccoli li vedono e li vogliono anche loro, ma non devono pensare che vestirsi ametà sia una cosa giusta
[…]
l’esposizione indecente in pubblico di biancheria intima,maschile o femminile, sarà punita dalla legge
». Il principio è lo stesso del divieto di avererapporti sessuali in pubblico o comportamenti indecenti. Ai trasgressori sarà applicata unamulta, molto salata nel caso di reiterazione, mentre non è chiaro se e quando si debbaricorrere all’arresto. «
Vogliono anche vietare di indossare i reggiseni da mare o magliettetroppo succinte se una persona fa sport in luoghi pubblici 
», spiega Debbie Seagraves,direttore dell’Associazione Americana per le Libertà Civili (ACLU) della Georgia, secondocui la legge ha un preciso fondamento discriminatorio, «
è un provvedimento a sfondorazzista che impone comportamenti volti a emarginare e ghettizzare solo una certa partedella popolazione
». Per l’attivista dei diritti civili, questa legge, come ogni provvedimentoche impone un codice di abbigliamento, non sopravvivrà se impugnata dinanzi a unacorte, «
 perché non potrà mai essere applicata in modo non discriminatorio
», dal momentoche colpisce esclusivamente una tradizione della cultura giovanile afro-americana. «
E poi 
-si chiede -
come stabilire quanto un pantalone deve essere calato e quanta parte di biancheria possa essere in vista
?». Per Martin, anche lui di origine afro-americana, lequestioni razziali non c’entrano nulla. «
L’obiettivo è aprire un dibattito sulla questione
 
«
Ero in metropolitana e davanti a mec'era uno di questi ragazzoni con i  pantaloni tirati giù che non soloscoprivano le mutande: scoprivanotutto il sedere, anche gli slip eranocalati quasi fin ... Sul vagone ci siamo guardati tutti con disgusto manessuno ha osato proferire una parola. Ho pensato che era imomento di dire basta
». Eric Adams,Un oscuro senatore afroamericano,vuole riuscire dove neppure BarackObama ce l'ha fatta: coprire levergogne al popolo nero. Lacampagna di Eric Adams è diventata un video che è già un successo su YouTube e unposter che spunta da tutti gli angoli del suo collegio, Brooklyn: "Solleva i tuoi pantaloni,rialza la tua immagine!". La crociata contro i jeans a vita bassa si è ritrovata uninvolontario, tragico testimone in più: sempre a Brooklyn, un giovane gangster, Hector Qinones, protagonista di una sparatoria per il controllo della droga, mente fuggiva dagliagenti, lasciandosi dietro tre cadaveri, è inciampato nei jeans e volato nel vuoto. Morto. Ilsenatore Adams, ex poliziotto, è convinto che «
il modo di vestire è l'espressione di quelloche siamo. Per questo la mia campagna vorrebbe rivolgersi soprattutto ai genitori: com'è possibile che abbiano permesso tutto questo? Basterebbe vedere come vestono i loro figli  per capire chi frequentano
». Il senatore vede il pantalone che scopre le mutande comel'ultima degenerazione dell'immagine del popolo nero: nel suo video compila una serie distereotipi che dai ministrels in poi sono stati vergognosamente legati al popolo che vienedagli schiavi. «
Solo che questa volta questa moda ce la siamo inventati noi. Ce la siamoinflitta da soli 
».Persino Barack Obama, durante la campagna elettorale,dagli schermi di Mtv si era scagliato contro i pantaloni dellavergogna. Ma un messaggio isolato, dicono gli esperti, nonfa breccia. E poi lo stesso presidente è stato il protagonistadi una campagna di derisione a mezzo stampa quando suitabloid sono comparse le sue foto con i
“ 
mom jeans”, queipantaloni da lavoro così comodi e larghi che sono diventati ipreferiti delle casalinghe. Forse il caso del gangster inciampato e morto potrebbe davvero segnare la svolta. IlNew York Times suggerisce che sarebbe una campagnamagari macabra ma sicuramente più efficace: "Sagginspants kill", i pantaloni che si abbassano uccidono. Insomma:se non vuoi finire con le mani in alto, comincia a tirarti sualmeno i pantaloni.“Usa, la crociata contro i jeans calati Sollevali, e rialza la tua immagine", Repubblica, 02 aprile 2010

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