/  7
 
Famiglia e diritto 4/2010
422
Opinioni
Regime patrimoniale
Comunione legale
Beni personali e acquistodi immobili dopo il matrimonio
di
ValerioSangiovanni
L’art. 179, comma 2, c.c. costituisce una delle disposizioni di più controversa interpretazione dell’intero di-ritto di famiglia. In questo articolo si relaziona sulle diverse posizioni assunte al riguardo da giurisprudenza edottrina, cercando di proporre soluzioni interpretative ragionevoli, le più vicine possibili alla lettera nonché al-la
ratio 
della disposizione.
1. Comunione legale e beni personali
La legge prevede che “l’acquisto di beni immobili, odi beni mobili elencati nell’articolo 2683, effettuatodopo il matrimonio, è escluso dalla comunione, aisensi delle lettere
c
),
d
) ed
 f 
) del precedente comma,quando tale esclusione risulti dall’atto di acquisto sedi esso sia stato parte anche l’altro coniuge” (art.179, comma 2, c.c.). Questa disposizione, che nonbrilla certo per chiarezza, ha dato adito a diverse in-terpretazioni giurisprudenziali e dottrinali. In questoarticolo si analizza tale norma, collocandola nel suocorretto contesto sistematico, e si cerca di interpre-tarla nel modo più possibile conforme alla lettera eal senso della regola.Bisogna premettere che, nel nostro ordinamento,il regime di comunione legale è strutturato su diun doppio binario(1). Da un lato la legge identi-fica espressamente i beni che rientrano nella co-munione: “costituiscono oggetto della comunio-ne:
a
) gli acquisti compiuti dai due coniugi insie-me o separatamente durante il matrimonio, adesclusione di quelli relativi ai beni personali;
b
) ifrutti dei beni propri di ciascuno dei coniugi, per-cepiti e non consumati allo scioglimento della co-munione;
c
) i proventi dell’attività separata diciascuno dei coniugi se, allo scioglimento dellacomunione, non siano stati consumati;
d
) leaziende gestite da entrambi i coniugi e costituitedopo il matrimonio” (art. 177 c.c.). Dall’altro la-to il legislatore identifica, sempre in modo espli-cito, quali beni sono esclusi dalla comunione (art.179 c.c.).La distinzione operata dalla legge fra i beni in co-munione e i beni personali è alquanto rigida. Tan-to è vero che l’unico modo per evitare che un ac-quisto ricada nel regime di comunione legale èquello di modificare previamente il regime patri-moniale sussistente fra i coniugi. La Corte di cassa-zione ha difatti stabilito che i coniugi in regime dicomunione legale, al fine di effettuare l’acquistoanche di un solo bene in regime di separazione (ta-le essendo l’eventuale acquisizione in comunioneordinaria, che esige un regime di separazione), so-no tenuti a previamente stipulare una convenzionematrimoniale(2)derogatoria del loro regime ordi-nario, ai sensi dell’art. 162 c.c., sottoponendola al-la specifica pubblicità per essa prevista, non essen-do al riguardo viceversa sufficiente una più o menoesplicita indicazione contenuta nell’atto di acqui-sto, posto che questo non viene sottoposto allapubblicità delle convenzioni matrimoniali, le qualisolo conferiscono certezza in ordine al tipo di regi-me patrimoniale cui sono sottoposti gli atti stipula-ti dai coniugi(3). Analoga la soluzione cui eragiunta la medesima Corte di cassazione un annoprima: nella pendenza del regime di comunione le-gale, il coniuge non può rinunciare alla compro-prietà di singoli beni acquistati durante il matrimo-nio (e non appartenenti alle categorie elencatenell’art. 179, comma 1, c.c.), salvo che sia previa-mente o contestualmente mutato, nelle debite for-
Note:
(1)In materia di comunione legale cfr. i recenti contributi di F. Fa-rolfi,
Litisconsorzio necessario nell’azione revocatoria su beni ac- quistati in regime di comunione legale tra coniugi 
, in questa
Rivi- sta 
, 2009, 1105 ss.; M. Paladini,
La comunione legale come “proprietà solidale”: le conseguenze sistematiche e applicative 
,in questa
Rivista 
, 2008, 685 ss.(2)In tema di convenzione matrimoniale v., fra i tanti, M. Do-gliotti,
Le convenzioni matrimoniali 
, in
Giur. mer.
, 1991, 187 ss.(3)Cass., 24 febbraio 2004, n. 3647.
 
Famiglia e diritto 4/2010
423
Opinioni
Regime patrimoniale
me di legge e nel suo complesso, il regime patrimo-niale della famiglia(4).L’art. 179, comma 2, c.c. elenca i beni personali. Se-gnatamente, non costituiscono oggetto della comu-nione e sono beni personali del coniuge: “
a
) i beni dicui prima del matrimonio il coniuge era proprietarioo rispetto ai quali era titolare di un altro diritto rea-le di godimento;
b
) i beni acquisiti successivamenteal matrimonio per effetto di donazione o successio-ne, quando nell’atto di liberalità o nel testamentonon è specificato che essi sono attribuiti alla comu-nione;
c
) i beni di uso strettamente personale di cia-scun coniuge ed i loro accessori;
d
) i beni che servo-no all’esercizio della professione del coniuge, trannequelli destinati alla conduzione di un’azienda facen-te parte della comunione;
e
) i beni ottenuti a titolodi risarcimento del danno nonché la pensione atti-nente alla perdita parziale o totale della capacità la-vorativa;
 f 
) i beni acquisiti con il prezzo del trasferi-mento dei beni personali sopraelencati o col loroscambio, purché ciò sia espressamente dichiarato al-l’atto dell’acquisto” (art. 179, comma 1, c.c.). Nulla vieta alle parti di ampliare l’oggetto della co-munione legale, facendovi rientrare alcuni dei benipersonali. Tuttavia, per espresso divieto di legge(art. 210, comma 2, c.c.), i beni di cui all’art. 179,comma 1, lett.
c
,
d
ed
e
, c.c. non possono essere com-presi nella comunione convenzionale.
2. Le singole categorie di beni personali(art. 179, comma 1, c.c.)
Volendo ora passare brevemente in rassegna i beniconsiderati “personali” dalla legge, si tratta anzituttodei beni di cui prima del matrimonio il coniuge eraproprietario (art. 179, comma 1, lett.
a
, c.c.). Secon-do la
ratio
del legislatore, nella comunione devonorientrare solo i beni che sono il risultato dello sforzocomune di ambedue i coniugi durante il matrimo-nio. Ciò non avviene per i beni di cui uno dei co-niugi era proprietario prima del matrimonio.La seconda categoria di beni esclusi dalla comunio-ne è quella dei beni acquisiti successivamente al ma-trimonio per effetto di donazione o successione (art.179, comma 1, lett.
b
, c.c). Rispetto alla previsionedella lett.
a
, qui si tratta di beni acquisiti
dopo
il ma-trimonio (e non prima di esso). I due meccanismi alquale il legislatore si riferisce sono la donazione e lasuccessione. Per quanto riguarda la donazione, sivuole far prevalere l’elemento personale: chi effet-tua la donazione vuole “arricchire” il soggetto neicui confronti la compie e non ambedue i coniugi.Un discorso analogo vale per l’acquisto per causa disuccessione: anche in questo caso la disposizioneviene effettuata a beneficio di uno specifico coniu-ge, e non di entrambi. Il legislatore tuttavia, oppor-tunamente, prevede la possibilità che l’atto di libe-ralità o il testamento specifichino che i beni sonoattribuiti alla comunione. Anche nel caso di dona-zione e successione (come nel caso di cui alla lett.
a
), l’altro coniuge non contribuisce in alcun modoall’acquisto e - anche per tale ragione - il legislatoreesclude il regime di comunione legale.La terza categoria di beni aventi natura personalesono quelli di uso strettamente personale di ciascunconiuge e i loro accessori (art. 179, comma 1, lett.
c
,c.c.). In questo caso è la natura stessa dei beni chesconsiglia di farli ricadere in comunione. A ciò si ag-giunga che l’assegnazione alla comunione di tali be-ni significherebbe limitare in modo eccessivo il di-ritto del coniuge interessato ad autodeterminarsi e aesprimere la propria personalità. Il caso tipico di be-ni strettamente personali è quello dei capi di abbi-gliamento. Al riguardo non sussiste alcun dubbio,non potendo tali oggetti essere utilizzati dall’altroconiuge. Vi sono però dei beni che potrebbero teori-camente essere utilizzati da ambedue i coniugi, ma -di fatto - vengono utilizzati da uno solo di essi. Se-condo un’interpretazione anche tali beni sarebberodi uso strettamente personale e non potrebbero rica-dere nella comunione. La giurisprudenza tende adaccedere a questa tesi e considera di uso strettamen-te personale anche i beni che potrebbero, astratta-mente, essere utilizzati da ambedue i coniugi, ma - difatto - vengono utilizzati da uno solo di essi.Il quarto gruppo di beni personali sono quelli cheservono all’esercizio della professione del coniuge(art. 179, comma 1, lett.
d
, c.c.). La
ratio
di questadisposizione risiede nel favore del legislatore per lapossibilità dei coniugi di esercitare in piena libertàl’attività lavorativa. Da un lato l’esercizio di unaprofessione costituisce un mezzo importante per l’e-strinsecazione della personalità. Sotto un profilo“macro-economico”, il lavoro crea ricchezza e la ri-caduta in comunione dei beni destinati alla profes-sione potrebbe rivelarsi contraria (non solo all’inte-resse del coniuge, ma anche) allo sviluppo dell’inte-ra economia. Si pensi al fatto che, laddove i benifunzionali alla professione cadessero in comunione,si porrebbero significati problemi nella gestione de-gli stessi che potrebbero rendere più difficile, se nonaddirittura - in casi estremi - arrivare a impedire, lo
Nota:
(4)Cass., 27 febbraio 2003, n. 2954, in
Giur. it.
, 2004, 281 ss.,con nota di P. Cerolini; in
Giust. civ.
, 2003, I, 2107 ss., con notadi M. Finocchiaro.
 
svolgimento della professione. Per tacere poi delleconseguenze negative che si verificherebbero in ca-so di scioglimento della comunione.A livello inter-pretativo sussiste incertezza sul significato dell’e-spressione “professione” utilizzata dal legislatore nel-la disposizione in esame. A me pare che tale terminedebba essere inteso quale “attività lavorativa” insenso lato, vuoi sotto forma di lavoro autonomovuoi sotto forma di lavoro dipendente. Un’interpre-tazione maggiormente letterale, nel senso che sareb-bero interessati dalla disposizione solo coloro cheesercitano una professione (appunto, i “professioni-sti” in senso stretto), produrrebbe l’effetto di esclu-dere la stragrande maggioranza dei lavoratori; e pro-babilmente questo non era il risultato perseguito dallegislatore. Bisogna tuttavia riflettere che la disposi-zione si occupa dei beni che servono alla professionee, nel caso di lavoratori dipendenti, tali beni nonesistono: nel caso di lavoro dipendente,difatti,i be-ni vengono messi a disposizione dal datore di lavoro.Anche il prevalere dell’interpretazione più letteralenon dovrebbe dunque avere conseguenze pratiche digrande rilievo(5).La quinta categoria di beni personali è costituita daquelli “ottenuti a titolo di risarcimento del dannononché la pensione attinente alla perdita parziale ototale della capacità lavorativa” (art. 179, comma 1,lett.
e
, c.c.). I beni ottenuti a titolo di risarcimentodel danno vanno a ristorare direttamente il coniugeche ha subito il nocumento; non si tratta di fruttidell’attività svolta dai coniugi durante il matrimo-nio. Nell’ipotesi poi della pensione attinente allaperdita della capacità lavorativa, la legge è preoccu-pata rispetto al rischio che l’interessato - mettendoin comunione la pensione con l’altro coniuge - sitrovi in una situazione di eccessiva debolezza econo-mica, alla quale non può sopperire lavorando, essen-do - appunto - incapace a farlo.
3. I beni personali “per surrogazione”(art. 179, comma 1, lett.
, c.c.)
Merita un esame separato la sesta e ultima categoriadi beni qualificati come personali dalla legge. Sitratta dei “beni acquisiti con il prezzo del trasferi-mento dei beni personali sopraelencati o col loroscambio, purché ciò sia espressamente dichiarato al-l’atto dell’acquisto” (art. 179, comma 1, lett.
 f 
, c.c.).A questa fattispecie ci si riferisce usualmente indi-candoli come beni personali “per surrogazione”, nelsenso che al bene personale originario se ne sostitui-sce (“surroga”) un altro che mantiene la medesimanatura personale.La
ratio
di questa disposizione è di consentire che ibeni personali possano essere liberamente trasferiti esostituiti con altri, in un’occasione unica (al beneAlfa si sostituisce il bene Beta) oppure anche piùvolte (al bene Alfa si sostituisce il bene Beta e poi, aseguito di un ulteriore operazione di trasferimento, ilbene Gamma). La norma serve, da un lato, a garan-tire la libertà di autodeterminazione economica delconiuge titolare unico di certi beni. Del resto è qua-si superfluo ricordare che il proprietario ha diritto didisporre delle cose in modo pieno ed esclusivo (art.832 c.c.). La disposizione sottende peraltro un’esi-genza di tutela non solo del singolo coniuge, ma an-che del buon funzionamento dell’economia nel suocomplesso. Il coniuge che teme che i proventi dellavendita di beni personali ricadano in comunionepotrebbe essere indotto a non vendere tali beni, de-terminando un fenomeno di cristallizzazione dellerisorse, nocivo al sistema economico. Dunque, da unpunto di vista macro-economico- al fine di incenti-vare la circolazione dei beni- si deve assicurare cheil soggetto titolare di un bene continui a rimaneretale anche se lo sostituisce con un altro.Si rifletta sul fatto che i beni personali elencati nel-l’art. 179, comma 1, lett. da
a
ad
e
, c.c. vengono ac-quisiti dal coniuge in un dato momento. Si pensi alcaso di un immobile di cui uno dei coniugi era pro-prietario prima del matrimonio (lett.
a
). Se, succes-sivamente al matrimonio, tale bene viene venduto,il prezzo ottenuto è di spettanza e nella libera dispo-nibilità del coniuge interessato. Tuttavia gli acquistiche il coniuge dovesse fare con il ricavato della ven-dita, ricadrebbero - secondo la regola generale (art.177, comma 1, lett.
a
,c.c.) - nella comunione. Perevitare questo risultato (che appare ingiusto inquanto pregiudica la posizione di uno dei coniugi), illegislatore fissa un’eccezione, stabilendo che gli ac-quisti fatti con il prezzo del trasferimento non rica-dono in comunione. A ben vedere, tecnicamentenon si tratta nemmeno di un incremento patrimo-niale, ma di una nuova composizione del patrimoniopersonale di un coniuge (il quale potrebbe, ad esem-pio, vendere l’abitazione di proprietà personale sitanella città Alfa per comprarne un’altra nella cittàBeta in cui si è trasferito)(6).
Famiglia e diritto 4/2010
424
Opinioni
Regime patrimoniale
Note:
(5)Un’altra questione interpretativa dubbia è se i beni che ser-vono alla professione siano quelli effettivamente usati oppurequelli che possono essere utilizzati per la medesima. Vi possonocioè essere dei beni teoricamente usabili per la professione (sipensi a uno studio) che, però, non vengono utilizzati a tal fine.Secondo l’opinione prevalente, decisiva è l’effettiva utilizzazionedel bene per la professione.(6)C. Rimini,
Commento all’art. 179 
, in
Commentario breve al di- ritto della famiglia 
(a cura di A. Zaccaria), Padova, 2008, 479.

Share & Embed

More from this user

Add a Comment

Characters: ...