il
Ducato
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Ecco la pagella del “Ducato”
Il periodico della scuola di giornalismo da vent’anni al servizio dei cittadini
Sondaggio Ifg: il giornale funziona, molti sembrano averne bisogno. Ma “è un po’ superficiale e incompleto”
C’
è chi lo legge dalprimo numeroe chi non sanemmeno co-sa sia, ma cam-minando per levie del centro si ha l’impressioneche a Urbino il “Ducato” sia un po’un’istituzione.Quest’anno la scuola di giornali-smo ha spento 20 candeline e hadeciso di fermarsi a riflettere. Ne-gli anni si sono alternate tante re-dazioni, 30 aspiranti professioni-sti che ogni due anni hanno presocasa a Urbino e muniti di carta,penna, macchina fotografica e te-lecamere hanno provato a descri-vere una città di cui non conosce-vano nulla. I ragazzi dell’Ifg (Isti-tuto per la Formazione al giorna-lismo) hanno avuto la possibilitàdi osservare e interpretare. Criti-care a volte.“Il Ducato” è stato nel tempo ildiario di viaggio di un percorso dicrescita umano prima che pro-fessionale. E’ servito a confron-tarsi con studenti e cittadini, poli-tici e casalinghe, vigili urbani e in-fermieri del pronto soccorso. E’servito per aprire le quattro muradella scuola e far conoscere allacittà il lavoro che prepara i profes-sionisti di domani. Alcuni deiquali, nel tempo, sono diventatigiornalisti famosi e stimati.La scuola ha sempre avuto la“penna dalla parte del manico”,ma tra venerdì 23 aprile e lunedì26, cittadini e studenti hannoavuto sotto mano un questiona-rio con dodici domande tra cui:“Leggi il Ducato?Perché lo leg-gi?Perché non lo leggi?Quali argo-menti preferisci?Cosa cambiere-sti?Cosa pensi degli articoli?Visitimai il sito della scuola?”. Mentre lecrocette si formavano sul foglio ei dati si intrecciavano, pian pianosi delineava la pagella del lavoroportato avanti dalla scuola. E lacosa più bella, nonostante tutto, èche su 432 intervistati, il 78,2%legge “il Ducato”. Ma da qui ini-ziano anche i dolori.
Lo leggo o non lo leggo?
“Questo è il giornale della scuoladi Urbino, no?” chiede una signo-ra quando vede il questionario.Prende carta e penna e sorride: “A cosa serve?”. Un signore alle suespalle la ferma con il braccio. “At-tenta che poi questi scrivonoquello che vogliono. Io lo chiamoil ‘MaleDucato’”.La battuta fa riflettere. Qualcuno,circa il 13 per cento di chi lo legge,non pensa che “il Ducato” sia ungiornale serio, altri credono siafatto male (11%) e per un 3 percento le informazioni sono ripeti-tive e scontate. C’è poi chi non sacosa sia. Si tratta soprattutto distudenti di passaggio perché gliabitanti, che lo apprezzino o me-no, considerano “il Ducato” unodei giornali di Urbino.Qualcuno è curioso e lo vorrebbeleggere, ma non lo trova in giro.“Mai visto. Dove si compra?”chiede uno studente. “Ma no –spiega una signora al bar – il Du-cato non costa niente e lo trovinelle edicole, nei bar, all’universi-tà”. Questa è una delle motivazio-ni: il 20% delle persone lo leggeperché è gratis. Il 60, invece, per-ché è un giornale che tiene infor-mati su Urbino o “ha informazio-ni inedite” (secondo il 17%). C’èperfino un 3 per cento che lo ritie-ne divertente. E non si può saperese la cosa sia un bene o un male.
50 centesimi per 16 pagine
I lettori si dividono quasi a metà.Circa il 46% potrebbe anche pa-gare “il Ducato” pur di leggerlo.Per un 53 per cento la spesa nonvale la candela. Soprattutto glistudenti sono quelli che non apri-rebbero il portafogli “Lo leggo so-lo se lo trovo in giro– spiega unaragazza – e devo dire che nemme-no lo cerco. Quindi non pensoproprio che lo pagherei”. Gli abi-tanti, più affezionati, reagisconoin modo differente. “Perché no?Fa piacere vedere cosa vi inventa-te ogni volta e potrei arrivare aspendere anche due euro” replicail proprietario di un ristorante. Ilsignore, uno dei pochissimi, faparte di un 2% scarso che sì, lo pa-gherebbe e anche tanto. Qualcu-no, più contenuto, concederebbeal massimo una monetina da 50cent. La soddisfazione è già abba-stanza.
Piovono suggerimenti
Il 25% degli occhi si ferma sulleprime quattro pagine. Il “primopiano” e la “città” attirano di più.Poi seguono “cultura e spettaco-li”, “università”, “politica”, “econo-mia” e infine “lo sport” (8%). A quanto pare “il Ducato” non è ungiornale da bar anche se sopramolti banconi rimane aperto sulcartellone degli eventi in pro-gramma in città. “Dovreste farepiù inchieste e dedicare più spa-zio ai servizi pubblici” sostiene il42% (21 più 21)degli intervistatiche leggono “il Ducato”.Qualcuno gradirebbe più intervi-ste (15%) e per il 12 per cento nonsarebbe male se uscisse più spes-so. “E’ troppo poco ogni 15 giorni.E poi non è nemmeno tutto l’an-no, ma solo sei mesi” spiega unasignora. “Dovrebbe avere più pa-gine e dedicare più spazio alle sto-rie” sottolineano un signore e il fi-glio aggiunge: “Io proporrei distamparlo su carta riciclata”. “IlDucato teme la politica locale” è ilcommento di un altro e poi anco-ra “le interviste si fanno di perso-na e non al telefono, altrimenti sirischia di travisare le cose”. “Piùattenzione per gli studenti che so-no il punto forte”, spiega un ra-gazzo e subito gli fanno eco da unnegozio: “No, più attenzione perle attività commerciali”.Ce n’è per tutti i gusti.
Come scrivete “ragazzi miei”?
A voce sono critici. Poi, presi forseda pietà, scelgono: “Gli articoli so-no sempre ben scritti, chiari ecompleti”. E’ il parere del 57% dichi legge il giornale. Subito sotto,però, anche la risposta B accu-mula voti e i commenti confer-mano le crocette che arrivano al33%. “Siete spesso imprecisi” è ilverdetto di questi ultimi. “Non ri-portate mai alla lettera quello chevi viene detto” accusa una signo-ra, dimenticando che i giornalistinon sono semplici registratori,ma provano a interpretare le in-formazioni e cercare la verità die-tro le apparenze. “No, no, voi nonstate a sentire e spesso ingiganti-te le notizie”, pensa il 6% dei letto-ri. “Mah, secondo me siete solonoiosi e potreste sforzarvi di più.Spesso il giornale sembra un bol-lettino di notizie poco approfon-dite”, ribadisce il 4 per cento.
Il sito, questo sconosciuto
Molti non sanno che la scuola haun sito e altri dicono: “si lo so, manon lo guardo perché già leggo ilgiornale”. Su ifg.uniurb.it nonclicca mai nessuno o quasi. Gli af-fezionati sono un 2%. Qualcuno(il 16%) ci capita raramente, gli al-tri si dividono tra chi non lo visitamai (quasi il 65 per cento) e chi“non sapevo proprio che esistes-se”, circa il 17%.Forse bisognerebbe pubblicizza-re di più il portale della scuola. Co-sì cittadini e studenti capirebberoche non si tratta di una fedele tra-sposizione del giornale cartaceo. Anzi, il sito è tutt’altro. Articoli dalrespiro più internazionale, agen-zie di stampa, video, tg e giornaliradio realizzati su Urbino, rasse-gne stampa nazionali ed elabora-ti multimediali sugli argomentipiù vari. Insomma, un universoda scoprire. Compresi i profilipersonali degli studenti. Così ma-gari i cittadini potrebbero ricono-scere i ragazzi dell’Ifg per la stradae confrontarsi con loro. A nostrorischio e pericolo.
silviasaccomanno@email.it
IL SONDAGGIO
Maschi Femmine Si No 43,8% 56,2% 9,8% 78,2% Risiede Studia 39,3% 49,2% Lavora 11,5% 14-18 19-35 54,0% 1,8% 36-50 21,7% 51-65 16,2% 66+ 6,3%
Sesso Legge il Ducato
Si No 53,6% 46,4%
Pagherebbe il Ducato Identikit Età
Mai Raramente 16,3% 64,7% Spesso 2,2% Ogni giorno 0% Non sapevo del sito 16,8%
Visita il sito Internet dell’Ifg
Non so cosa sia 12,0%
SILVIA SACCOMANNOMANUELA BALDI
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