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Futura aprile 2010

Futura aprile 2010

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Mensile del Master di giornalismo dell’Università di Torino-COREP. Direttore responsabile: Vera Schiavazzi. Anno 6. Numero 3. Aprile 2010. Registrazione Tribunale di Torino numero 5825 del 9/12/2004. E-mail: giornalismo@corep.it
DOSSIER/2
Dimenticatevi Lancôme, i grandi stabilimentiindustriali, le finte rughe delle modelle stampatesui cartelloni pubblicitari. Aprite la porticina inlegno di una bottega nascosta nel dedalo di viuzzedel quartiere Campidoglio, a Torino. L’indirizzo èvia Rocciamelone 11/a. Dietro quella porta, lavoraMaria De Luca; lì, in centro città, troverete un labo-ratorio di cosmesi naturale. Per Maria la cosmesinaturale è una vocazione: «Da bambina sognavo didiventare santa, in qualche modo volevo eccellere.Ho scoperto per gioco di saper fare miracoli conle proprietà di componenti naturali applicate allacura del corpo. Non pensavo di farne un mestie-re; poi, nel 1978, ho deciso di cambiare vita e hoaperto il laboratorio D’Aymon’s». Ma la sua è statauna vocazione tutt’altro che spirituale. Maria stavain campagna, vicino a Venaria; per lei il contat-to con erbe, piante e terra è vita. A Modena haaffinato la sua passione, ma continua a studiare eha contagiato il figlio Giorgio, che lavora con lei dadieci anni, e Nadia, collaboratrice dal 1998. Dallascelta della materia prima alle formulazioni, dallamacerazione all’emulsione fino all’etichettatura amano: il trio segue ognuna delle fasi produttive, illavoro di una settimana. Spetta, però, solo a Mariala raccolta. Molte delle componenti naturali chepredilige, come l’iperico, il timo, il tiglio, il luppoloo il sambuco, vengono coltivate nelle Langheo nell’astigiano; in Sardegna, Maria fa scortedi elicriso; in Toscana ha un fornitore per l’oliod’oliva. Non solo: «Attraverso progetti di lavorogestiti dal commercio equosolidale e promossi da“LiberoMondo”, ci riforniamo del burro di karitèdella Costa d´Avorio, dell’olio di argan del Maroccoe dell’henné dall’India». D’Aymon’s produce perlo più su ordinazione (anche fino a 300 pezzi);ma il giovedì, dalle 8.30 alle 17.45, è aperto allavendita al dettaglio. Una sua linea di prodotti èarrivata fino in Giappone; eppure, Maria De Lucatiene anche corsi per chi voglia creare, nel propriopiccolo, creme detergenti, shampoo e dentifrici,“ricette” che ha raccolto nel libro “Il fai da te dellacosmesi naturale”. L´ingrediente principale resta“lavorare con etica”: «Qualità, niente test suglianimali, solo confezioni in materiale riciclabile,nessun campioncino di prova. Può sembrare un po’naïf, ma per me è un modo di vivere». Per info: 011-7492813, www.daymonsnaturalerbe.it.
Timo e sambuco per essere più belle
V
ISTO
 
DA
 
NOI
 
di Giovanna Boglietti 
    P   o   s   t   e    I   t   a    l    i   a   n   e .    S   p   e    d    i   z    i   o   n   e    i   n    A .   p .    7    0    %   -    D .    C .    B .    T   o   r    i   n   o  -   n .    3    /   a   n   n   o    2    0    1    0
DOSSIER/1
Tra decrescitae nucleare,tutti i dubbidell’eco-trend
PAGINA
3
 AUTODIFESA
Camminare(con fede o no):ecco le metee le scarpe giuste
PAGINA
5
 DOSSIER/3
La pecora?Si adotta.E il cibo di Fidodiventa bio
PAGINA
9
 FIERA LIBRO 
Dalla storiaall’e-book:le nostre sceltetra gli stand
PAGINE
12-13
 EMERGENCY
Dopo la pauraun medicotorinese raccontal’Afghanistan
PAGINA
16
Provati per voii corsi “rosa”per sconfiggerela paura
PAGINA
18
SIAMO
SIAMO
AL
 AL
VERDE
 VERDE
FOTO
:
ANDREA
 
ZANCHETTA
 
2
aprile ‘10 
 
S
ia benedetto il vulcano, felice il caos da lui scatenato» hascritto Bernard-Henry Lévy nei giorni scorsi, commen-tando i disastrosi effetti provocati dalla nube di polveriche dall´Islanda ha offuscato i cieli di tutta Europa. Em-blematico esempio del mitico “effetto farfalla”, in base al qualebasta un battito d´ali per provocare un uragano dall´altra partedel mondo, secondo BHL quanto successo nei giorni scorsi ci faràricordare per un pezzo che «la Natura esiste e resiste, e nessunoha il potere né di metterla in mora, né di assoggettarla in tutto eper tutto, né di trasformarla in un deserto a forza di intralci e vio-lenze». Parole sante. Fors´anche un po´ scontate, vista la paralisieconomica e finanziaria che ha portato con sé il black out deicieli. Il mondo, colpito nel cuore del sapere, del prevedere e dellatecnologia, si è trovato improvvisamente impotente a causa diun minuscolo vulcano dal nome impronunciabile situato ai mar-gini del pianeta. Catastrofismi a parte, c´è da pensare. Per tutti.Perché se un merito, il piccolo cratere dell´Eyjafjallajokull, ce l´ha,è proprio quello di avere ri-oggettivato il problema ambientale,mettendolo finalmente al riparo proprio dai soliti, inflazionati,catastrofismi e dalle consuete visioni apocalittiche, che ormaici hanno abituato a ragionare di sostenibilità solo in termini diemergenza. Gli esperti ci dicono che un mondo sempre più po-polato e sempre più inquinante rischia di distruggere la Terra nelgiro di pochi decenni, e senz´altro è vero. Ma quanto accadutonei giorni scorsi ci dice anche un´altra cosa, molto meno truce: laglobalizzazione, anche nei suoi aspetti più solari come il progres-so tecnologico, la mobilità, le interconnessioni su scala planeta-ria, non mette al riparo dalla debolezza strutturale che ha semprecontraddistinto il pianeta, destinato a reggersi su equilibri preca-ri. Anzi: può bastare un´ordinaria eruzione di un vulcano qualsiasia generare uno shock planetario. Ben più evidente e paralizzan-te di piaghe colossali come il buco dell´ozono e l´effetto serra.Dettagli, forse. Che però possono consentire di inquadrare co-me si deve tutte le dotte disquisizioni in tema di ambiente,politiche per la salvaguardia,comportamenti più o menoimpattanti. Futura ha decisodi dedicare questo numeroproprio al tema della sosteni-bilità, raccontando tante, sanepratiche che aiutano a renderepiù leggera la propria esisten-za: dal bike sharing ai gruppi diacquisto, ecco snocciolato unventaglio di possibilità per viveremeglio e impattare di meno. Valla pena di provarci, e - dopo la lezione d´Islanda - con un motivoin più. I 18mila aerei a terra in un colpo solo, insieme con i milionidi persone appiedate negli scali di tutto il mondo, suonano co-me un invito a riscoprire tutto ciò che migliora il nostro rapportocon l’ambiente e ne riduce l’impatto come una questione di vitaprima ancora che di (non) morte. In pratica: se opto per la bici an-ziché per l’auto alimentata da una benzina che arriva da lontanonon solo regalo un secondo di vita in più al pianeta in cui vivo,ma compio una scelta più equilibrata, che – proprio per questo– mi pone al riparo da tutte quelle interferenze che madre naturapuò provocare sulla mia esistenza, che fino a ieri credevo assolu-tamente blindata. Se nel mio cesto di frutta, accanto a una peraargentina, ci infilo un kiwi o una mela a kilometri zero, non soloconsento di risparmiare qualche grammo di Co2, ma spendo dimeno e contribuisco a costruire un sistema più sostenibile.Et voilà: grazie Vulcano, ci hai fatto ricordare che parlare di soste-nibilità ambientale non è prerogativa di esperti noiosi e fonda-mentalisti radical-chic, ma può interessare un qualunque signorRossi, con il suo buon senso e la sua buona volontà.
Decrescita: come e perché pag. 3Case e orti a impatto zero pag. 4Troppe polveri in città pag. 6Ma gli Ogm non sono cattivi pag. 7Sport sì, ma solo all’aperto pag. 8La spesa si fa tutti insieme pag. 9
I grillini entrano a Palazzo pag.14Extracampus: tutte le novità pag. 15Lingua Madre premia le donne pag. 16Don Barbero: benedico le nozze gay pag. 17Quando anche i preti si sposano pag. 17E la Reggia diventa digitale pag. 19Tutta la danza della città pag. 21Geda racconta la storia di una fuga pag. 22Appuntamenti e lettere pag. 23
CHI SIAMO
EDITORIALE
Dal vulcano una lezione globale
Crisi economica, cassa integrazione, perdita dellavoro, incertezza. L’ufficio Pio della Compa-gnia di San Paolo ha deciso di andare incontroalle esigenze delle famiglie in difficoltà con figli, con unprogetto di
asset building
. Si chiama “Percorsi” e preve-de lo stanziamento di fondi a sostegno dell’istruzionesecondaria e universitaria dei ragazzi appartenenti a 130famiglie con problemi economici, residenti a Torino e neicomuni della prima cintura.La novità, oltre che negli obiettivi, consentire ai nucleifamiliari di far fronte ai costi dell’istruzione e delleattività formative dei propri figli, coinvolge i destinatari,le famiglie stesse, che contribuiranno allo sviluppo delpatrimonio attraverso il risparmio. Dovranno, infatti,accumulare su una carta prepagata dai 5 ai 50 euro almese, che ritireranno poi, a partire da ottobre, perchéin concomitanza col pagamento della prima rata delletasse universitarie.Il contributo sarà variabile. La somma risparmiata saràmoltiplicata per due, nel caso che il ragazzo o ragazzafrequenti gli ultimi tre anni di liceo o istituto tecnico oscuola professionale, e per quattro, se invece, si è iscrittio si decide di iscriversi all’università. Si parte da unminimo di 360 euro, se si ipotizza un risparmio minimo,di 5 euro al mese per tre anni, fino a 7200 euro, se siriescono ad accantonare 50 euro per 12 mesi, continua-tivamente per 5 anni. Il finanziamento totale al progettoè di un milione di euro.La carta prepagata è totalmente gratuita,non ha costi di gestione, né di apertura echiusura, e consentirà alla Compagnia diverificare che i versamenti avvengano concontinuità. La famiglia, riceverà oltre adaiuto economico, assistenza sulla program-mazione degli acquisti e delle spese. A esserefinanziate potranno essere le spese ordinariedi iscrizione, pc, libri, corsi di formazione e dilingua, vitto e alloggio per gli universitari.Gli studenti, italiani e stranieri, e nati a par-tire dal 1984 devono provenire da famigliei cui genitori sono in cassa integrazione, in mobilità,licenziati o con contratti non rinnovati e dichiarare unIsee per il 2010 non superiore ai 25mila euro.Per la fondazione, il risultato del progetto non sarà solo ilsostegno agli studi e quindi, al futuro dei giovani, ma unamaggior responsabilizzazione. «“Percorsi” è un proget-to di Asset Building che si differenzia dagli interventiclassici di sostegno al reddito di tipo più assistenziale,collocando il beneficiario in una posizione attiva. Da lui,infatti, dipendono la portata economica e il successo delprogetto» ha dichiarato Stefano Gallarato
(nella foto)
,presidente dell’ufficio Pio, che ha precisato: «Con taleiniziativa si vuole incrementare la capacità di gestionedei risparmi e delle spese da parte delle famiglie e deigiovani, favorendo, in particolare per questi ultimi, con-dizioni per accrescere il proprio grado di autonomia». C’ètempo per presentare la domanda fino al 31 maggio, spe-dendola o consegnandola a mano in via Sant’Anselmo18. Per maggiori informazioni e per scaricare il modulo diadesione, si può visitare il sito www.xpercorsi.org.
Laura Preite
Il nuovo sostegno per chi studia
Dossier Vivere Green pag. 3-9
Futura
è il mensile del Master di Giornalismo dell’Università di Torino.
Testata di proprietà del Corep. Stampa: I.T.S. S.p.A. (Cavaglià).
Direttore responsabile:
Vera Schiavazzi.
Progetto grafico:
Claudio Neve.
Segreteria Redazione:
futura@corep.it (all’attenzione di Sabrina Roglio).
Comitato di redazione:
Carlo Marletti, Riccardo Caldara, Eva Ferra, Carla Gatti,Antonio Gugliotta, Sergio Ronchetti, Vera Schiavazzi.
Redazione:
Alessandra Comazzi, Gabriele Ferraris, Giorgio Barberis, Sergio Ronchetti,Emmanuela Banfo, Silvano Esposito, Marco Trabucco, Maurizio Tropeano, Paolo Pia-cenza, Marco Ferrando, Vittorio Pasteris, Battista Gardoncini, Carla Piro Mander, An-drea Cenni, Anna Sartorio, Maurizio Pisani, Sabrina Roglio, Matteo Acmè, GiovannaBoglietti, Rebecca Borraccini, Francesco Carbone, Alessia Cerantola, Giulia Dellepia-ne, Nicola Ganci, Andrea Giambartolomei, Bianca Mazzinghi, Manlio Melluso, Loren-zo Montanaro, Leopoldo Papi, Valerio Pierantozzi, Laura Preite, Elena Rosselli, Anto-nio Junior Ruggiero, Daniela Sala, Emanuele Satolli, Gaetano Veninata, Matteo Zola.
Contatti:
futura@corep.it.Sostengono ‘Futura’: Comune di Torino, Provincia di Torino, Regione Piemonte.
Marco Ferrando
giornalista de Il Sole24 Ore 
COMPAGNIA DI SAN PAOLO
 
3
aprile ‘10 
C
he la civiltà dei consumi abbiavinto, è fuor di dubbio ormai.Inutile cercare modelli alternati-vi, questo è chiaro a tutti. Ma c’èancora spazio per valutare come consu-mare. Il movimento della decrescita feli-ce va in questa direzione. La decrescita,infatti, non è smettere di consumare maconsumare meglio e con più consapevo-lezza: «La produzione non può crescereall’infinito perché le risorse del pianetanon lo sono e non è infinita la sua capaci-tà di metabolizzare le sostanze di scartoemesse dai processi produttivi», spiegaMaurizio Pallante, autore di “La decrescita felice”, declinazione “all’ita-liana”del “Breve trattato sulla decrescita serena”di Serge Latoche. Allabase di questo, che è un pensiero anzitutto economico e sociologico,c’è il tema dello scambio.Dal macrotema della decrescita nascono molte altre teorie, che per lopiù investono lo stile di vita e la microeconomia (persino quella dome-stica). Ecco allora l’idea della Banca del tempo, dei Gruppi d’aquisto so-lidale, dell’autoproduzione di alimenti, del bike sharing per ridurre leemissioni di CO2, il chilometro zero per favorire la produzione locale, echi più ne ha più ne metta.«È comune ritenere che crescita significhi ricchezza mentre decrescitavoglia dire povertà. Ma non è così – spiega Jean Louis Aillon che a soli25 anni, e con una laurea in medicina nuova di pacca, è già presidentedel circolo torinese del Movimento per la decrescita felice – Si tratta difar capire alle persone che consumare meno, e meglio, le libera dallostress, dal malessere di un’esistenza compulsiva. Fondamentale diventaallora l’autoproduzione, farsi il pane o ilformaggio in casa, magari coinvolgen-do i vicini, riscoprendo una socialità cheva oltre alle semplici questioni di con-sumo». Per aggirare la trappola del con-sumo, esistono già i gruppi di acquistosolidale che però «non bastano da soli arompere le solitudini e gli egoismi dellesocietà monocellulari», dice ancora Ail-lon. Così, con piccoli gesti quotidiani, èpossibile cambiare la qualità della vitapropria e altrui, rispettando l’ambiente:«Sui treni ad alta velocità corrono aran-ce spagnole, mentre si dovrebbe favori-re il chilometro zero». Aillon è anche uno dei promotori dell’Universitàdel saper fare, un centro di formazione dove, accanto ai libri del gurudella decrescita, Serge Latouche, è possibile apprendere le tecnichedell’autoproduzione, per imparare a fare il pane, il detersivo e lo yogurtin casa.L’Università del Saper Fare si propone però non solo di realizzare deiveri e proprio corsi frontali con docenti, ma anche di mettere in rete- tramite il sito www.decrescitafelice.it - le moltissime esperienze di au-toproduzione già avviate in Italia, creando non solo una vera scuola maanche una grande piattaforma di condivisione (la prima), attraverso laquale far circolare liberamente i saperi, le capacità, ma in particolare leistruzioni pratiche. Ecco allora che si può scoprire che per fare le pu-lizie, anziché costosissime soluzioni chimiche, si può tranquillamentepassare una spugna con sopra aceto, acqua e bicarbonato mentre per ipiatti e per il corpo si può usare la luffa, una spugna vegetale coltivabilein casa.I temi della sostenibilità non si limitano allo yogurt o al pane fatto in ca-sa. Si tratta anche di trasporti, carburanti, inquinamento. Ma esiste unasoluzione ecologica, il cui carburante sono fiato e muscoli: la bicicletta.L’associazione torinese Muovi Equilibri offre allora ciclofficine itineranti,pedalate cicloturistiche, trasporto merci e logistica su mezzi a pedali,bike sharing e consulenza per la mobilità sostenibile. La passione perla bicicletta si tinge di verde e diventa, nella filosofia della decrescita,scelta ambientale.E ancora: per risparmiare, favorendo la produzione locale, ci sono igruppi di acquisto solidale, attivi a Torino dal 2001, che promuovono at-tività come la famosa “Fai la cosa giusta”, guida a consumo critico e aglistili di vita sostenibili in Piemonte. E si diffondono sempre più ristorantia “chilometro zero”, che alla banana che giunge in aereo dall’AmericaLatina (con le inevitabili conseguenze in termini di emissioni di Co2)preferisce un prodotto stagionale.La decrescita si pone dunque come fenomeno macro-economico che siorigina dall’impegno del singolo, e sotto il suo cappello comprende sem-pre più svariati stili di vita che diventano, talvolta, mode ed etichette buo-ne per la società dei consumi più sfrenata. Ma questa è un’altra storia.
Matteo Zola
DOSSIER VIVERE GREEN
«Torino è la prima città metropolitana per la raccol-ta differenziata. Al momento la percentuale di rifiutiriciclati è del 41,53% con punte che superano il 60%nei quartieri in cui c’è la porta a porta». Lo affermaRoberto Bergandi, responsabile della comunicazionedell’Amiat, l’Azienda multiservizi igiene ambientaleTorino. E però precisa: «C’è ancora molto da fare».
I torinesi quindi sono sensibili all’argomento.
«Certo. Al nostro numero verde riceviamo richiestedi informazioni estremamente precise, per esempiose è vero che non si possono buttare gli scontrini nelriciclo della carta perché contengono inchiostri alta-mente tossici. Ma noi ricordiamo sempre che non oc-corre fissarsi su queste minuzie, quando poi si abban-donano i televisori al plasma in strada. Nella globalitàperò il torinese è uno dei più sensibili d’Italia».
È vero che se non si differenzia con cura, l’Amiat ècostretta a buttare i rifiuti nell’indifferenziato?
«Sì, è vero. Questo spiega perché alcuni scrivono aigiornali lamentandosi di aver visto i nostri operatoriche buttano tutto insieme. Ma se verificano che i ri-fiuti sono pesantemente inquinati, non possono farealtro. Per questo i sacchi per la raccolta della plasticasono trasparenti: per consentire ai nostri operatori dicontrollare».
Oggi su internet si possono comprare compostie-re, cioè bidoni che trasformano gli scarti di cibo incompost, anche da appartamento. Sono efficaci?
«Non ho la competenza per rispondere. Posso direche l’Amiat consiglia sicuramente quella da esternoper chi ha il giardino».
Funziona la differenziata nei luoghi pubblici ?
«Nei luoghi di passaggio è difficilissimo farla, perchéla gente è distratta. Noi ci stiamo provando, lo abbia-mo fatto anche per l’ostensione della Sindone. Per iluoghi di affollamento, però, ci sono anche misurerestrittive di sicurezza, che non permettono la diffe-renziata rigorosa come la vorremmo noi».
Qual è il vostro prossimo obiettivo?
«È aumentare sempre più la percentuale di differen-ziata, consci che non tutto dipende da noi. In parti-colare puntiamo molto sulla porta a porta perchécostringe gli utenti a una differenziazione più attentae quotidiana. Al momento sono già 500 mila gli abi-tanti che la fanno e vorremmo incrementarli».
Giulia Dellepiane
Decresco e sono felice
Non è necessario smettere di consumare: basta farlo meglio. Per esempio coni Gruppi di acquisto solidale. O riscoprendo il baratto. Ecco i consigli di “Futura
Torino campionessa del riciclo
INFO E INDIRIZZI WEB
 
Gruppi di acquisto solidale: www.retegas.org; Dieta achilometro zero: www.100milediet.org; Associazione muoviequilibri: www.muoviequilibri.blogspot.com; Movimento perla decrescita felice: www.decrescitafelice.it; Università delsaper fare: www.mdftorino.itIl ritorno al nucleare sta creando agitazione inItalia, e in Piemonte in particolare. Mentre dal-l’Emilia Romagna alla Sardegna molti cittadini eamministratori rifiutano di accettare l’idea dellecentrali nucleari, i piemontesi temono di diventareil deposito nazionale dei rifiuti di tutti.Nel 1987, all’indomani di Chernobyl, gli italianiscelsero di opporsi all’atomo, ma la creazione dicentrali e la produzione di energia non venneroproibiti. I tre referendum riguardavano aspetticollaterali e al voto venne data un’interpretazionepolitica che portò alla chiusura delle strutture diTrino, Caorso, Latina e Sessa Aurunca. Oggi la L.99/2009 ha riaperto le porte all’energia nucleare.Il problema riguarda l’individuazione dei luoghiin cui costruire le centrali e il deposito perché nes-suno li vuole in casa propria. Tutto sembra esserepronto, ma il Decreto Legislativo del 15 febbraio2010, in vigore dal 23 marzo, ancora non specificain modo esatto i criteri per la selezione dei siti.Nel frattempo è in corso una lotta tra il Governo ealcune regioni che rifiutano di accettare la leggeperché in essa il Governo si riserva il diritto didecidere in ultima istanza anche contro la volontàdell’amministrazione locale. Tale diritto vienecontestato in quanto violerebbe la Costituzione.In Piemonte, oltre alla dismessa centrale di Trino,ci sono il comprensorio di Saluggia, sempre in pro-vincia di Vercelli, e l’impianto FN di Bosco Marengo(Alessandria). A Saluggia sorgono il deposito diresidui nucleari Avogadro e l’impianto EUREX peril riprocessamento del combustibile nucleare. Nel2006 Sogin (Società di Gestione degli ImpiantiNucleari) ha progettato un terzo impianto, Cemex,al cui interno è prevista la costruzione del depositoD-2. Nell’agosto del 2009 il comune di Saluggiaha concesso una proroga per i lavori, ma RossanaVallino, privata cittadina, ha fatto ricorso e con leiparte della cittadinanza si è opposta a Cemex.«Il deposito Avogadro contiene a oggi più dell’80%dei rifiuti nucleari nazionali, di fatto rappresentagià adesso il Deposito Unico di cui si parla - spiegaGian Piero Godio, responsabile di LegambientePiemonte e Valle d’Aosta per il settore energia -.Le caratteristiche del sito in cui è stato costruito ildeposito Avogadro e in cui vogliono costruire il D-2- aggiunge - contraddicono una delle fondamentaliindicazioni di prudenza visto che il compren-sorio costeggia la Dora e si trova a meno di duechilometri dai pozzi d’acqua che riforniscono leprovince di Asti, Alessandria e Torino». Quello deldeposito non è un problema nuovo, nemmenola vecchia amministrazione di Mercedes Bresso,contraria al nucleare, è al riparo dalle critiche degliambientalisti. Non si capisce il motivo per cui se,com’è previsto, dovrà esistere un solo depositoper tutto il Paese e se è vero che il sito di questodeposito non è ancora stato individuato, si continuia procedere con i lavori del D-2. Roberto Ravello, ilnuovo assessore all’Ambiente, si è detto favorevoleall’energia nucleare. Sulla questione del depositoha aggiunto che «i criteri dovranno assolutamenteessere rispettati e se questi criteri diranno che undeposito non potrà essere collocato in prossimitàdel corso di un fiume noi impediremo che ciò acca-da». Attualmente lungo la Dora sorge il depositoAvogadro ed è in lavorazione il D-2. Ancora non sisa niente di ufficiale sul sito designato per acco-gliere il Deposito Unico Nazionale, ma se la sceltadovesse ricadere sul Piemonte saremmo autorizza-ti a pensare che non sia Saluggia.
Rebecca Borraccini
Nucleare, a volte tornano

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