Susa) e dei geroglifici in Egitto; con le primeforme di vita organizzata negli agglomeratiurbani del Medio Oriente (importanti testi-monianze in tal senso si rinvengono anche inNubia, Palestina, Siria e Turchia); con la co-struzione di siti megalitici (Stonehenge). Èanche il periodo dell’inizio delle grandidinastie e, guarda caso, dei conflitti checominciano a incendiare l’umanità come ilmitico Kurukshetra narrato nel poema epicoBharata (la cui stesura si può far risalire al3.102 a.C. per gli eventi astronomicidescritti). Abbiamo notizia di una grandeinondazione avvenuta nel 2900 a.C. aShuruppak (Mesopotamia), che fa rima colmitico diluvio universale. Tra i re della listareale sumerica, Enmebaragesi, ventiduesimodi Kish fino al 2680 a.C., è il primo che trovacredito tra gli storici grazie a un paio diframmenti di vasi rinvenuti a Nippur: menocredibili i 900 anni di regno che la tradizionegli assegna. Per il leggendario Gilgamesh,quinto re di Uruk, dobbiamo rifarci unica-mente al poema epico che narra della suaEpopea, francamento troppo poco, al pari delcinese Huang, l’Imperatore Giallo che avreb-be regnato tra il 2698 e il 2599 a.C. Curiosoche nello stesso periodo i faraoni si diano ungran daffare per tirar su le maestose piramidid’Egitto. Quella a gradoni di Saqqara, erettaall’incirca nel 2670 a.C., viene attribuita algenio di Imhotep. Sessant’anni dopo è la voltadi quella di Meidum mentre alla IV Dinastiasi deve la Piramide di Cheope (2570 a.C.) Dalì a poco, qualche decina di anni, Chefren ciavrebbe stupito con la Grande Piramide e conla Sfinge, seguito da Micerino con la terzasulla piana di Giza.
Il tempo migliore
Sulla scorta delle datazionifin qui riportate emerge con forza come ilgenere umano, in appena un millennio (dal3500 a.C.al 2500 a.C.), abbia forse vissuto ilsuo tempo migliore. La domesticazione deglianimali e i primi passi nell’agricoltura sonoinfatti conquiste basilari, preludio alla fasestanziale dell’uomo con la nascita dei primiagglomerati urbani e l’uso della scrittura. Inmancanza di riscontri archeologici possiamosenz’altro dubitare della veridicità dei rac-conti mitologici ma di fronte alle piramidi,realizzate in un lasso di tempo davvero esiguoe ancora lì imperterrite a sfidare i secoli, rima-ne solo un senso di stupore. Pare proprio che inostri antenati in quegli anni abbiano avutouna marcia in più, anche sotto l’aspetto cul-turare se mettiamo in conto la copiosa produ-zione epica poi diligentemente trascritta. Perragioni che ancora ignoriamo ci fu poi unaregressione irreversibile che, fra alti e bassi, siinterrompe alle soglie del XVII secolo dellanostra era. Eppure, nonostante la cronologiache abbiamo qui inserito possa considerarsicredibile, anche per i riscontri di naturaarcheologica che abbiamo citato, non possia-mo esimerci dal fare una serie di conside-razioni.
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Diluvio e nascita dell’agricoltura
L’ultimaera glaciale, spesso assimilata al miticodiluvio universale, è collocabile tra il 15.000 el’8.000 a.C. Questo grande sconvolgimentoprodusse notevoli cambiamenti climatici eobbligò i sopravvissuti a reinventarsi uno stiledi vita. Gli insediamenti che prima sorgevanosulle coste erano stati completamente som-mersi ed era stato necessario trasferirsi inmontagna. Qui avvenne una delle grandirivoluzioni che l’uomo ricordi: la nascitadell’agricoltura. Il botanico russo NicolajIvanovich Vavilov, vissuto nei primi anni delNovecento, dopo aver raccolto e analizzatoper vent’anni 250.000 varietà di piante intutto il mondo, giunse alla conclusione chel’uomo iniziò a coltivare i terreni, in contem-poranea e dappertutto, sugli altopiani, ad unaaltitudine di 1.500 metri sul livello del mare.Gli studi di Vavilov e del collega J.R. Harlan
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