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Di Noto / Tutti i nodi della Rete

Di Noto / Tutti i nodi della Rete

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 PAULUS online – International magazine on Saint Paul 
/ Anno II n. 20 - Maggio 20101
 Don Fortunato Di Noto, fondatore dell’ 
Associazione Meter 
 
T
UTTI I
NODI
DELLA
RETE
di Paolo Pegoraro
18 indagati per divulgazione e detenzione di materiale pedopornografico su Internet: è il risultatodell’ultimo bliz della Polizia Postale di Catania, scattato il 6 maggio a concludere un’operazione partita da una segnalazione dell’Associazione Meter. Che oggi gode della massima stima nazionalee internazionale. Ma non è sempre stato così. Converrebbescorrere all’indietro gli archivi dei quotidiani online per rendersi conto che una decina d’anni fa la parola d’ordine sulla bocca di tanti ministri e onorevoli fosse “non creare allarmisociali”. Nonostante il palese vuoto normativo. Quandoammettere la diffusione del male non andava giù a nessuno.Don Fortunato Di Noto ci lavora da oltre vent’anni. Haaffrontato subito la marea nera che montava sul web, senzasconti né illusioni. Lo hanno ripetutamente accusato di dare lacaccia alle streghe. Ora il Presidente della Repubblica inviaannualmente a Meter il proprio Messaggio in occasione dellaXIV Giornata dei Bambini Vittime della violenza, dellosfruttamento e dell’indifferenza. E quest’anno anche papaBenedetto XVI ha voluto esprimere la propria stima eincoraggiamento all’Associazione di Avola (Sr). «Caro Papa,non ti sentire mai solo» hanno risposto i bambini in una letteracommovente rivolta al Santo Padre. Una lettera per la quale Benedetto XVI ha voluto inviare il suoringraziamento pochi giorni dopo. Don Di Noto ne è chiaramente contento.
Partiamo dallo speciale saluto che il Santo Padre ha rivolto alla vostra Associazione loscorso 25 aprile...
«Sono più che felice che il Santo Padre abbia voluto concederci un riconoscimento di così alto profilo. Evidentemente il nostro impegno è stato conosciuto e apprezzato, anche perché si tratta diun impegno sereno, equilibrato, silenzioso. Che si preoccupa non solo di tutelare le vittime e di prevenire gli abusi, ma anche d’informare le comunità cristiane in Italia e all’estero, nonché diseguire i rapporti istituzionale con vari governi. Un riconoscimento, quello di papa Benedetto, checi sprona a fare sempre di più e a fare bene, secondo un criterio di attenzione e di cura adatto alledelicate situazioni di sofferenza dei bambini».
Come cominciarono i primi passi diMeter intorno al 1989. Perché proprio lei – un sacerdote – si sentì chiamato in primapersona a occuparsi delle vittime di abusi?
«Teniamo conto che in quegli annimancava una normativa adeguata a tutelare inmaniera efficace i diritti dell’infanzia. Proprionel 1989 si era appena visto il barlume della
 
 PAULUS online – International magazine on Saint Paul 
/ Anno II n. 20 - Maggio 20102
Convenzione del Fanciullo... nulla a che vedere che l’apparato di cui godiamo oggi, però.Personalmente c’è stata quasi una coincidenza profetica tra quanto stavo vivendo all’inizio delmio sacerdozio e ciò che poi è avvenuto. Da una parte, io sono sempre stato innamorato delle nuovetecnologie e posso dire di essere ormai da vent’anni un missionario della rete. Dall’altra, invece, mivenivano raccontate le storie di questi bambini: nel 1989-’90, anche se nessuno ne era aconoscenza, già circolavano le immagine pedopornografiche online. Questo mi poseautomaticamente una questione: intervenire o lasciar perdere? Decisi di operare. Cominciò così un percorso con la mia comunità parrocchiale di Avola – diocesi di Noto – nella quale giunsi nel 1995.Con i giovani della parrocchia – molti dei quali oggi sono professionisti, ma soprattutto papà emamme – abbiamo cominciato quest’avventura che ci ha portato a essere, dopo tanti anni, una dellerealtà più importanti al mondo per la prevenzione degli abusi, il contrasto della pedofilia e la tuteladell’infanzia».
All’inizio non mancarono leincomprensioni, anche in ambito ecclesiale,mentre oggi le giunge questoriconoscimento. Lei, come pastoreimpegnato nella difesa dei più piccoli, comelegge l’attuale crisi degli abusi che staattraversando la Chiesa?
«Credo che tutto ciò che diventa purificazione sia sempre un bene. È moltoimportante che la Chiesa, da un punto di vistaoperativo, stia facendo pulizia di questisacerdoti che si sono macchiati di così gravireati. Dal momento in cui si sono macchiati diquesti atti, questi preti non possono vivere illoro sacerdozio in pienezza: comprendiamo il perdono, ma anche la devastazione avvenutasu quei bambini, che non a caso vengonochiamiati “sopravvissuti”. La Chiesa – oggi più che mai e grazie anche alle
 Linee guida
 volute dall’attuale Pontefice – non torneràindietro. Non possiamo tacere. Ricordo che ancoranel 1996 scrissi al
Corriere della Sera
unalettera, poi pubblicata, dove invitavo a una pastorale ordinaria e limpida della Chiesa intal senso. Se oggi ci troviamo a essereinvestiti dallo scandalo di alcuni sacerdoti èanche perché alcuni vescovi hannoirresponsabilmente taciuto... ma questo non lo dico io, lo dicono le dichiarazioni della Chiesa e leultime dimissioni. Questo ovviamente comporta un dolore da una parte, ma dall’altra un impegnoulteriore. Insieme possiamo sicuramente far sì che la Chiesa sia sempre un luogo accogliente e di protezione, ma soprattutto un luogo di annuncio dell’amore di Dio. E questa è la cosa piùimportante».
Il tema della 44ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali investe proprio lapresenza del sacerdote nella rete, esperienza che lei vive da lungo tempo. Come si è andatoregolarizzando il web, in questi anni?
 
 PAULUS online – International magazine on Saint Paul 
/ Anno II n. 20 - Maggio 20103
«Partiamo dal fatto che internet è un dono di Dio all’uomo e deve essere utilizzato nel miglioredei modi. È un mezzo che ha cambiato le relazioni e il nostro modo di percepire la realtà, ma proprio perché “mezzo”, chi lo utilizza ha una responsabilità etica... l’uomo non può limitarsi ad“abitare” il web, proprio perché nel web l’uomo testimonia se stesso. E se l’uomo ha una suaidentità, coerenza e responsabilità, testimonia ciò è e ciò che ha incontrato: per noi cristiani GesùCristo, per tanti altri l’onestà di vivere nella verità e nella giustizia.Per di più, internet è un processo irreversibile. Evitiamo perciò di pensare a censurarlo ochiuderlo; e tuttavia, proprio perché è un mezzo che veicola l’uomo, non nascondiamoci che ci sonomolti uomini che hanno scelto il male e veicolano e amplificano il proprio male. Per questo il web èdiventato anche un pericoloso strumento invasivo di
cybercrime
, di pedofilia online, di adescamentodi bambini... Ma chiediamoci anche: perché questo può avvenire? perché un bambino può caderenella trappola dell’adescamento? Molte volte perché c’è una privazione affettiva nella realtàquotidiana della loro vita.Internet può diventare uno strumento per la comunicazione del vangelo, ma anche uno strumentodi lucro sulle foto o video pedopornografiche di bambini che sono stati violati. Il problema non è ilmezzo, ma l’uomo».
L’avvento del web 2.0 e dei social network ha imposto uncambio di prospettiva?
«Tantissimo. Personalmente, sono convinto che il fenomenodei social network finirà tra cinque anni, dopo questo boom e leutilizzazioni spesso improprie. Questo creare relazioni, oritrovarle, è interessantissimo, ma siamo onesti: su FaceBook,anche se ho duemila “amici”, mi sento molto più solo che nellavita reale. Su questa piattaforma la comunicazione avviene solo per alcuni aspetti superficiali o molto pratici.Eppure la mia presenza sui social network può essere di aiuto per chi ne ha bisogno, per chi cerca di superare un dolore oattraversa una fatica. L’uomo ha necessità di relazione. E la vitavirtuale deve vivere di vita reale. Non dimentichiamolo,altrimenti rischiamo di diventare non persone, ma
avatar 
... cioèillusioni di uomini reali».
A questo proposito – secondo i dati da voi forniti nel volume
 L’innocenza tradita
(CittàNuova 2006) – l’età del cyberpedofilo si aggira tra i 21 e i 30 anni... ovvero l’età in cui leenergie affettive dovrebbero esplodere nella vita reale. Dati confermati a oggi?
«Sono dati purtroppo riconfermati. Non solo. Come Associazione Meter stiamo studiando lemodificazioni di profilo del cyberpedofilo, perché l’età si sta abbassandoulteriormente. Tanto che abbiamo oramai minori che abusano di altri minori.Vediamo quincenni e sedicenni che fanno di tutto, abusando di bambinianche molto più piccoli. Questo dimostra come la banalizzazione – dellarelazione affettiva e sessuale da una parte, e dall’altra del corpo comestrumento di comunicazione dell’amore pervertito in strumento disoddisfacimento immediato – stia creando molti e seri problemi.Assistiamo inoltre al crescere di un altro filone drammatico, quellodell’infantofilia, dove le vittime hanno tra gli 0 ai 2 anni al massimo. Il profilo del cyberpedofilo, dunque, si modifica alla luce della produzione edella fruzione del materiale che viene prodotto e poi messo in rete. Questo èil grande dramma sotto gli occhi di tutti, al quale dovremmo reagire nonsolo commuovendoci, ma in maniera ben più forte e ben più intensa».

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