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Andrea Simoncini
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S   P   E   C   I    A  L  E   
P  r  i  
M  v  i  t   S   g  r  t   d  i   B  c  c  a  
le segrete maggio2010 29-04-2010 17:38 Pagina 1
 
numero
26
anno IX
Editoriale
Nasce dalla volontà sempre maggio-re di promuovere la giovane ArteContemporanea Italiana,l’esigenzada parte della storica libreria Boccadi Milano di diffondere sempre piùcapillarmente il proprio notiziarioinformativo:Le Segrete di Bocca.La Rivista punta su collaborazionimirate a migliorare i propri contenu- ti,attraverso l’avallo e il contributodelle Gallerie d’Arte,oltre che astringere rapporti di collaborazionecon strutture organizzative di primalinea presenti sul territorio nazionale.Unisciti a questa nuova iniziativa edi- toriale e collabora con Le Segretedi Bocca,Artisti in Rivista.
RedattoriBarbara FrigerioGiorgio LodettiGiovanni SerafiniCollaboratoriAldo BenedettiDonatella BertolettiAndrea BondaniniMaurizio BottoniGabriella BrembatiGrazia ChiesaFranco ColnaghiGianluca CoronaSara FontanaAngela GoviEmanuele LazzatiAlberto MariCristina MuccioliMariacristina PiantaRoberto PlevanoStefano SodduTestata diSergio DangeloProgetto graficoMassimo PetriniNicoletta PellegattaIn copertinaAndrea Simoncini -
Entranced 
Primo classificato IV PremioMovimento Segrete di Bocca 2010
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Il I Premio Movimento alle Segrete 2004 diBocca è stato organizzato da Giorgio Lodettiin collaborazione con Sara Fontana,PaolaMazzaglia,Alessandra Delfino e FrancoColnaghi con il duplice obiettivo di dare visi-bilità a giovani artisti e alla storica LibreriaBocca.Se può avere un senso dare visibilità alleopere di artisti,definiti con un ossimoro gio-vani,perché i 50 anni segnano un’età allaquale Odisseo da 10,aveva conquistatoTroya,attraversato il Mediterraneo,era ritor-nato a casa,ripulendola con una strage,da chigli insidiava moglie,figlio e beni,e,ripartitoper oltrepassare le Colonne d’Ercole,erascomparso nell’Oceano,lasciando a noiposteri il mito,o meglio l’archetipo,dell’uomomoderno;meno comprensibile è giustificareal giorno d’oggi la presenza di una libreria,quando sembra non servire che a pochi,mentre i suoi più temibili concorrenti sonoproprio gli editori,quelli a cui le libreriedovrebbero stare più a cuore,editori dispera- ti per un andamento delle vendite da terzomondo.Poiché languiscono i fatturati,orga-nizzano in proprio canali alternativi,scavalcan-do i librai.Impera poi Internet che consente ai compra- tori di provvedere autonomamente e farselirecapitare a casa.Un senso rimane,quello della sopravvivenza,se la libreria è storica,quindi patrimonio cul- turale della collettività e meritevole di essereconservato.In quel caso la sua visibilità è vita-le e promuovere un premio di pittura,anchese uno tra tanti,ha una sua funzione.Il premio Movimento segue di 6 anni quelloda me organizzato nel 1998 con Giorgio,Luciano Caramel e Laura Corna,oggi non più tra noi,il Premio Arte Incontro.In entrambi l’alta adesione degli artisti,prove-nienti da tutta Italia,ha rappresentato ungrande successo per le iniziative che vedeva-no la luce più per forte passione dei promo- tori che per contributi finanziari,mentre illivello di qualità dei partecipanti alle duemanifestazioni,decisamente differente,meri- ta alcune considerazioni.La prima,senza dubbio,che la quantità dicontendenti in questo caso è decisamentepiù corposa rispetto al precedente.Arte Incontro fu vinto da un artista di 29anni,Agostino Arrivabene,fortemente dota- to di talento,che aveva staccato,per votazio-ne,di molte lunghezze il secondo classificato.Ora almeno dieci degli aspiranti al primopremio sono compresi in uno scarto dipochi punti,il primo dall’ultimo.Complessivamente quindi la qualità è anda- ta migliorando,pur in un lasso di tempoabbastanza breve.Ma il fatto può anche essere letto comeincremento di attrazione,nel mondo dell’ar- te,della Libreria Bocca,punto di riferimentosempre più ineludibile,cresciuto progressiva-mente negli anni.Questo dovrebbe far piacere non solo a meche in fondo ne sono uno dei più tenacisostenitori,ma a tutti i nostri amici,ai soci ealla città più in generale,se l’autorevoleHerald Tribune ha recentemente definito laLibreria Bocca negozio icona della GalleriaVittorio Emanuele II,dopo che Vogue,alcunianni or sono,l’aveva classificata tra i quattro-cento migliori negozi del mondo.La seconda considerazione che mi vienenaturale è che,là dove presente,il figurativo,genere che ha visto diminuire l’interesse trai collezionisti a partire dagli inizi degli anniSessanta,è tiepidamente in ripresa e si carat- terizza per geniali distorsioni che portano aidentificare la personalità artistica di chi lopropone,pur come genere desueto,del tutto rinnovato…
siamo online 
www.libreriabocca.com 
EDIZIONE 2004
di Giacomo Lodetti
 Agostino Arrivabene
ALBERTO BATTAGLIOLIALESSANDRO FILANDROANNA BREVIANTONIA CAVALERIANTONIO SALVADOR BIANCA VENTIMIGLIAALESSANDRA ROVELLIANGELO CRAZYONEANNALISA DI MEOANTONIO DEODATOATTILIO RADICEBRUNA LANZAALBERTO CUIUS JUCULANOALDO SERGIOALESSANDRO BULGARINI
350/trecentocinquanta opere pervenute a questo premio nazionale di pittura.Aumentano entusiasticamente le partecipazioni insieme con le condizioniprescrittive,che chi scrive trova incomprensibili (70 x 70? Un quadrato,non c’èche dire).Gli artisti invece,letto il regolamento e frugando tra i 20x30,gli 80x120e i 60x60 si sono impegnati per farne uno di quelle esatte misure,tanto cheil tema poteva essere quello perimetrale centimetrico,e l’hanno talvolta inviatoancora fresco,all’ultimo giorno disponibile.Si sentiva l’odore della pittura in questa edizione infatti,come mai mi è capitatoprima.Era emozionante,sembrava di visitare lo studio,la tana,l’atelier,il 70x70rubato alle case degli artisti.Parrà che mi soffermi troppo sulla questione delle misure,ma la quantitàper un pittore è molto importante,fa parte della qualità,la denota.Il Rinascimento,per esempio è misura.La contemporaneità è l’assenza di misura,ma per negarla deve pur sempre partire da quella.Giorgio Lodetti non gioca a dadi,avrà avuto i suoi perché nel richiederequesto requisito.Gli artisti non hanno sindacato,hanno realizzato e inviato la loro opera prima:non è poco,aver chiesto al vip come all’esordiente di creare qualcosache fosse inedito.La mia attenzione e ammirazione va immediatamente ad
Infanzia di Maria
,per vari motivi.Il primo è sicuramente che questo quadro 70x70 è un tondo.È un’interpretazione della misura stessa.Chiunque penserebbe a un quadratocon quelle misure date.Lo ha fatto,galilenianamente,anche Davide Avogadro,vecchia volpe,che ha inscritto il tondo in un quadrato invisibile,ma misurabile.Il secondo motivo è dovuto alle roselline più grafiche che pittoriche,più modulariche folte e più accennate e più simili alla chiocciola degli indirizzi internetche al solito vezzeggiante fiorellino.Con un dito sporco di pittura un bambino potrebbe rifarle.Eppure sonoindiscutibilmente fiori ornamentali,da tappezzeria,specificatamente rose.A completare il mistero tangibile e misurabile di
 Ave Maria
c’è -sono al terzomotivo- il dialogo tra soggetto e titolo.Una bambina,non particolarmente bella secondo le estetizzazioni odierne,in procinto di piangere,con il morso inverso a trattenere il broncio e lo scoppioin lacrime,gli occhi concentrati sulla tristezza che tutto il corpo sente,forseper essere stata catturata in un ritratto,in qualcosa che l’ha costretta a star fermaa posare,a non fare i suoi sacrosanti capricci,non si sa.Le mani sono screpolate,rosse da non credere,come il naso e parte delle gote.Quando i bambini provano vergogna o rabbia,lo si vede dalle mani,dal naso,dalla faccia prima ancora che dagli occhi,attori smaliziati cui tanti signori adultihanno delegato troppo,impoverendo il dialogo,la parola scritta e i messaggiepidermici sotto due dita di cerone.Quella è una bambina vera,tanto più vera quanto finta,cercata nella finzionedella rappresentazione,dell’aureola dorata e spessa che equivale alla genuflessionedel pittore,e contemporaneamente a quella dello spettatore.Ciao,Maria.Detto così Maria perde di sacralità,di preziosità e unicità.E allora va bene il latinorum,l’arcaico contraddetto dalle chiocciole di fiori rosarosae rosarum.Il Duomo di Milano è dedicato a
 Mariae nascenti
,una bambina non ancora santa,ignara del suo destino grande nell’atrocità di sopravvivere al proprio figlio.Una bambina come tante,palestinese,povera e con la pelle screpolata,per nullaingentilita da atti eroici e purezze teologiche.Maria è l’innocenza inconsapevole della maestosità della cattedrale:è la sua purezza.Davide Casari si stacca apparentemente dalla figurazione per definirne,a modosuo,l’essenza:il profilo,la traccia,l’epifania fantasmatica e onirica,l’ammonitedella sacralità di un’esistenza interiorizzata più che naturalizzata.La sagoma accennata -perché di noi,se va bene,rimane al più un cenno- nondi un Crocefisso,ma di un uomo crocefisso,chiunque sia e vogliamo scorgervi.Un busto svuotato e scarnificato,appena scontornato da una linea,con un nodo
Sacroper natura
Segrete di Bocca
Via Molino delle Armi 5(cortile interno)20123 Milanolunedì ore 18,30
(vedi programma
Pensieri e Parole
)
da martedì a venerdìdalle 10,00 alle 14,00dalle 16,00 alle 19,00
giorgio.lodetti@libreriabocca.com
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E poi mi chiedono dove sta,il merito pittorico di questo scatto.
Il re è nudo
,ci avverte Francesco Diotallevi con un omuncolo dal naso turrito,ignudo davvero,feticista e pago della sua corona,e di una spadina affilata con cuipoco galantemente ma pieno di spavalderia è a combattere per i suoi averie i suoi poteri.Intorno non c’è altro,a parte qualche fiorellino fanciullesco.Il potere temporale e quello spirituale sono sotto il suo dominio,nella sua testacon occhio a grate e orbite vuote.Il lungo segmento orizzontale a segnargli la bocca,dà l’idea dell’aperturadi una scatola,non di una testa,meno che mai pensante.L’itinerario di lettura di questa opera è chiaro e tramandata da solida tradizionefabulistica:il corpo del potere,effigie riccamente adornata dalla doxa,dall’opinionecomune quanto credulona,è svestito di orpelli e infingimenti da un gestoeticamente fragoroso che solo l’incoercibile spontaneità di un bambino,o il saper vedere acuto e disincantato dell’artista possono mostrare in tutta la suareale e regale,ridicola pochezza.Il modo in cui Diotallevi reinterpreta in questi tempi la sacralizzazione fasullae ciarlatana dell’uomo di potere è del tutto nuova:l’immagine è grafica e untada olio sconsacrato,sottratta alle gustose concessioni figurative,consegnata manie piedi all’ironia smascheratrice,che ci mostra con realismo dimensionalela misura e l’aspetto dell’oggetto del nostro adoremus (!) di massa.Concludo segnalando ai miei indulgenti e pazienti lettori,il 70x70 di Daria Palotti,intitolato
Presa in prestito dagli insetti la mia casa,io mi addormentai
.Mosche,api,cavallette,libellule hanno tessuto una teca geometrico more,intornoa una fanciulla sedotta e accovacciata.Con le sue labbra a cuoricino e la veste rosso carminio,gli occhi bizantinidal profilo bistrato,i piedi nudi per stare comoda nei suoi sogni,l’accusano spessodi leggerezza,probabilmente.E lei risponde con un sonno pesante,dove finalmente trova casa.Accade grazie ad animaletti non solo considerati poco importanti,ma anchesgradevoli,combattuti con guerre chimiche di bombolette e piastrine intelligenti.Gli insetti la sottraggono da un mondo belligerante,chiassoso,prestativoe competitivo.Le concedono di riposare protetta in quell’angolo tutto suo che non ha avutomai,di sorridere mentre dorme in un piccolo prezioso tempio di separatezza,sprovvisto di cavi di connessione,pin e password.La sacralità dell’esistenza è fatta di irraggiungibilità.La mano ferma,il nitore del tratto e l’iconografia atemporale di Palotti sonoun valido alleato per restituirci attraverso un sorriso accennato ad occhi chiusi,il segreto di una femminilità per nulla sguaiata,di cui c’eravamo dimenticati:le mani,l’incrocio delle gambe,un tocco di phard sulle guance,possono piùdi mille protesi siliconiche condite di botulino e attivatori di giovinezza.Non ci sarebbe nemmeno spazio nella casa trasparente -come la verità-costruita dagli insetti per un intervallo di sana irrazionalità,in uno spazio-tempodi folle efficienza.
Cristina Muccioli
approssimato al posto degli occhi,a disegnare il simbolo dell’infinito.La figura annega e affiora allo stesso tempo nel languore del rosa carne in cuisi è stemperata la fisicità del corpo,in cui si è diluito e annacquato il suo sangue.È così che i pittori creano il rosa:imbiancando il rosso.Sottopelle della tela si scorge un chiodo,conficcato quindi dappertutto.Alla sua sinistra un piede,quel che resta di un piede,preda anatomica del chiodo,protagonista sottaciuto dell’errare,dell’andare per un mondo che è tutto lì,infinitoracchiuso in una misura che sarà 70 volte settanta,irriconoscibile da lontano,desideroso della nostra vicinanza.
Strage dell’innocente
di Eugenio Moi narra di un bambino più piccolo di Maria.Cade giù da una scala breve,a spigolo vivo.Rovina da sé e da solo,invischiatoin una placenta di colori intensi e pastosi.La pelle bianco gesso e il contorno rosa scuro,gli occhi chiusi e le mani che,non conoscendolo,non cercano un appiglio.L’inquietudine di quell’ingombro architettonico,soglia decontestualizzata in mezzoa una natura satura di smagliante indifferenza,dove grave è quel che cade,aumenta quando si carica di pericolosità.È un pericolo inutile,che il bambino deve aver affrontato con l’ostinazione scevradalle avvertenze della coscienza,di chi vuole mettersi alla prova,sfidarsi,capireil segreto nascosto in una bambola,nella pancia di una sveglia.Questo bambino non solo gioca col mondo davanti al quale noi rimaniamo per-plessi e a distanza di sicurezza ponderata,ma gioca sul mondo.Nella sua volubilità il bambino può tutto,può piangere e pochi secondi doporidere.Il bambino tutto tondo e paffutello,rotola eternamente giù senza chepossiamo fermarlo,soccorrerlo,facendoci sentire la nostra stessa solitudine,la nostra inadeguatezza di fronte a uno scenario immobile,che ospita il candorerosato dell’infanzia come emblema della tragicità della messa al mondo.Per questo si parla di
Strage
,sganciando il termine dalla sua valenza numericasottesa.Un bambino “uno”non solo li rappresenta tutti ma ci rappresenta anchenei nostri tratti infantili.Il nostro proprio mondo,ci è estraneo.Ci sorprende come esploratori impreparati ad affrontarlo,mentre cediamo talvolta con grande facilità al gioco del farci del male.Troviamo e addirittura cerchiamo,quando di innocenza non si può parlare più,architetture insidiose e soglie pericolose tramutate in pulsioni e in pratichedi autolesionismo,allorché dopo aver scelto a quale mondo appartenere,saliamosulla scala di un altare,ci immoliamo per esserne rappresentanti,gli sacrifichiamola vita intera,per averne in cambio nient’altro che scivolamento e caduta.Siamo tutti apparsi e riappariamo bambini,ma non troviamo nessunoad attenderci né a comprenderci.Solo e senza veglia,senza nemmeno l’estremo saluto è
Entranced 
,il corpofemminile deposto su tavola,di Andrea Simoncini.Evidente e curata esteticamente la reinterpretazione del
Cristo morto
di Mantegna,con la visione frontale che comincia dai piedi e finisce con una testasenza cimeli di vittoria terrena,senza corona di spine né aureole.I seni floridi -se no non si diverrebbero- il pallore evanescente che non tramuteràpiù in nient’altro,la morbidezza delle carni che scongiura il rigor mortis (ancheil titolo esita nel dire la parola morte,alludendo invece a paralisi,a sospensionedei sensi),una stola di seta forse,o stoffa leggera rosa peonia a ornarle le gambe,lascia scoperta quella che Corot chiamò
L’origine del mondo
.Questa donna è ancor più nuda perché glabra,senza il pudore che la peluria foltadei genitali femminili dell’artista francese allestivano a difesa di un misteroancora non “svellato”.Simoncini non si preoccupa che possa piacere o no,che possa sollecitareistinti guardoneschi.La fessura di quella vulva tornata artificialmente a un’età infantile è la rivelazionedi una crepa da cui nasciamo,da cui la giovane donna è nata,presagiodella nostra fragilità costitutiva di essere mortali,in tutta l’esuberanzae la floridezza che la gioventù può donarci.Il corpo è sdraiato su un drappeggio luminoso che copre e ingentilisce la durezzae la crudezza di una tavola anatomica.Il volto è reclinato,poggiato sulla sua spalla sinistra,gli occhi in ombra,vicinial buio più abissale e compatto che possiamo immaginare,al nero più fittoe drammatico che la circonda ritagliandola,rendendo
Entranced 
una sorgentedi luce pur issima,un’epifania dell’altro lato della medaglia della vita,incarnataancora in essa,omaggiata di un frutto maturo e riscaldato dai toni aranciatiche si fanno carico di non lasciarla sola.
BRUNELLA ROSSIDANIO MIGLIOREDOMENICO BONOELISABETTA TREVISANLAURA ZUCCARELLOFEDERICO CASATICATERINA TOSONIDARIO AGUZZIELENA AMODEOENRICO LAZZINIFLYCATBRUNO FERRARIBRUNO VIGOLOCARMEN PANCIROLICESARE GIARDINIDAVIDE CORONEOELENA SALAERIKA REIHLEFABIO SIGNORELLIFLORINDA RECCHIDANILO SANTODAVIDE ODDENINOELISA BERARDINELLIERNESTO ACHILLICLARA BARTOLINICLARA LUMINOSOCLAUDIO MARTINIFRANCESCO BALDASSARREFEDERICA NANNI OLCELLIEULALIA ALLEVIEUGENIO MOI
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