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L'Etica di Morin a Milano- Riflessioni a cavallo della Rete e di Second Life

L'Etica di Morin a Milano- Riflessioni a cavallo della Rete e di Second Life

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Published by Mario Esposito
brain 2 brain, 2009
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L'Etica di Morin a Milano: riflessioni a cavallo della rete e di Second Life
Scritto da MarioEssabato 21 novembre 2009
Fonte:
 
Video di Meet the Media Guru
 
"Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare,che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare,che io possa avere soprattutto l'intelligenza di saperle distinguere" 
(Thomas More)
"Non sono un organizzatore, il mio lavoro è spargere le spore" 
Edgar Morin,
Conferenza a Milano dell'11 novembre 2009)
Doveva essere una serata
cross-mediale
per Brain 2 Brain quella dell'incontro organizzatol'11 novembre scorso da
Meet the Media Guru
al Teatro Dal Verme di Milano con il filosofo esociologo Edgar Morin in quanto avremmo dovuto collegarci per trasmettere lo streaming dauna location molto particolare: l'Ambasciata virtuale dell'Estonia.Purtroppo il teatro Dal Verme non è cablato e la connessione wireless non è stata all'altezzadell'arduo compito.Da qui nasce immediata una riflessione molto pratica, che è quella di esortare le Istituzionipreposte a cablare i maggiori teatri italiani - magari in fibra ottica - in modo da
consentirela condivisione in tempo reale di eventi culturali
come questo e di poterli fare fruire inmaniera innovativa anche attraverso le possibilità creative offerte dai mondi virtuali.Penso sia intuitivo rendersi immediatamente conto di come il cablaggio possa permettere laradicale trasformazione di un evento di questo tipo in una esperienza collettiva di più ampiaportata di tipo interattivo.In tale quadro, reputo ottima la scelta di MTMG di abbinare allo streaming
la chat diFacebook e Twitter,
che hanno consentito in qualche modo un link anche di fortuna per lacarenza di connessione video.
La strada da intraprendere è proprio questa infatti: quella della Connessione.
Connessione di idee, di emozioni, di un "sentire comune" in continua evoluzione chenecessita dell'apporto congiunto di discipline e culture diverse per la Costruzione di un'Eticache Edgar Morin chiamerebbe "planetaria".Non a caso il filosofo francese ha iniziato la sua esposizione proprio con il tema della
trans -disciplinarietà
e della inter-disciplinarietà.Molto pertinentemente poi nel corso dell'evento la stessa
Maria Grazia Mattei
,organizzatrice e "mente" di MTMG, ha sottolineato l'importanza del concetto di"connessione".Occorre soprattutto questo nella nostra epoca di dispersioni entropiche culturali e cognitive,
 
di particolarismi esasperati, di egocentrismi ai limiti della patologia psicologica, di sorditàemotiva e di scarsa empatia: unire gli sforzi in una direzione fertile e condivisa per realizzarequella che Morin, assieme al recentemente scomparso Pierre Gonod e all'amico (e fratello!,hehe)
Prince Paskua
- presente con noi al Brain 2 Brain Club con il suo avatar PaskuaWilder - hanno chiamato la Metamorfosi del Mondo.Si, perchè mentre Edgar Morin parlava a Milano di Etica della complessità, contestualmentein
Second Life
eravamo con Prince Paskua con il quale si è svolto, in un clima di grandeconvivialità e di partecipazione, un incontro molto interessante imperniato sul temadell'Utopia e della sua distanza dalla Realtà.Mi è venuto naturale impostare l'argomento dell'
Utopia
con Prince proprio pensando alpensiero di Edgar Morin, attraverso il quale, come lui stesso ha detto nella conferenza, havoluto "spargere le spore ma non organizzare" il cambiamento.Di qui il tema dell'Utopia e di come quelle "spore" possono davvero germogliare trovando un"terreno fertile" e del ruolo che possono "giocare" gli intellettuali in questo processo dicivilizzazione etica dell'umanità.Perchè poi questo è stato il tema della Conferenza di Morin, che più che spiegata e recensitava ascoltata e "sentita".
(CLICCA QUI PER IL VIDEO DI MTMG)
 Paskua è stato, da artista qual'è, molto crudo nelle sue osservazioni, ma a mio avviso èandato, giustamente, al nocciolo, anzi al Cuore, del problema. 
Bisogna agire
, ha detto, e bisogna agire subito, occorrono movimenti dal basso e occorreche questi movimenti si connettano fra loro e facciano sentire la propria voce. Qualcosaaccadrà...L'intellettuale non può restare chiuso nella propria "torre d'avorio".L'Utopia, in questo processo, è necessaria come collante ideale del cambiamento, ma poioccorre l'Azione.Edgar Morin, del resto, lo ha detto chiaramente nel suo intervento:
l'Etica non è soloResistere alla barbarie, alla inciviltà, alla violenza, al Male, ma è anche e soprattutto Agire con responsabilità.
L'Homo di Morin è sempre dialogico, Sapiens e Demens, Poeticus e Prosaicus, Faber eMythologicus, Economicus e Ludens, in una parola significativa è un Homo Complexus ecome dice il filosofo
"la saggezza della vita deve assumere la follia della vita, la quale deveintegrare la razionalità in una folle saggezza".
Bisogna essere coscienti e consapevoli di questa nostra "doppia natura" e quindi poterla esaperla dirigere responsabilmente verso una
etica planetaria
, basata sulla comprensione,sull'empatia, sulla resistenza (al Male) e sull'azione.Questa è la Grande Utopia che Morin ci lascia come messaggio da attuare e trasmettere ainostri figli. Ma come si può attuare tutto questo ci siamo chiesti? Chi deve fare cosa?Prima di dire cosa è emerso di interessante sia "in world" su SL sia su Facebook, mi piaceproporre quelli che il filosofo francese ha chiamato i "nove comandamenti" etici nel suoMetodo 6 - Etica, il cui commento lascio alla riflessione di chi legge:
1. La presa di coscienza dell'identità umana comune attraverso le diversità di individualità, di cultura, di lingua.2. La presa di coscienza della comunità di destino che ormai lega ogni destino umano aquello del pianeta, anche nella sua vita quotidiana;
 
3. La presa di coscienza che le relazioni tra umani sono devastate dall'incomprensione e chenoi dobbiamo educarci alla comprensione non solo di coloro che ci sono vicini, ma anchedegli estranei e di coloro che sono lontani dal nostro pianeta.4. La presa di coscienza della finitezza umana nel cosmo che ci porta a concepire che, per la prima volta nella sua storia, l'umanità deve definire i limiti della sua espansione materiale ecorrelativamente intraprendere il suo sviluppo psichico, morale e spirituale;5. La presa di coscienza ecologica della nostra condizione terrestre che comprende la nostrarelazione vitale con la biosfera. La Terra non è la somma di un pianeta fisico, di una biosferae di una umanità.La Terra è una totalità complessa fisica-biologica-antropologica nella quale la Vita è unaemergenza della storia della Terra e l'uomo una emergenza della storia della vita. Larelazione dell'uomo con la natura non può essere concepita in modo riduttivo o disgiunto.L'umanità è un'entità planetaria e biosferica. L'essere umano, nello stesso tempo naturale esovrannaturale, deve radicarsi nella natura vivente e fisica dalla quale emerge e dalla qualesi distingue con la cultura, il pensiero e la coscienza;6. La presa di coscienza della necessità vitale del duplice pilotaggio del pianeta: lacombinazione del pilotaggio cosciente e riflessivo dell'umanità con il pilotaggio eco-organizzatore inconscio della natura;7. La presa di coscienza civica planetaria, cioè della responsabilità e della solidarietà nei confronti dei figli della Terra;8. Il prolungamento nel futuro dell'etica della responsabilità e della solidarietà con i nostri discendenti (Hans Jonas), da cui la necessità di una coscienza con il teleobiettivo, cioè cheveda in alto e lontano nello spazio e nel tempo;9. La presa di coscienza della Terra-Patria come comunità di destino/di origine/di perdizione.L'idea di Terra-Patria non nega le solidarietà nazionali o etniche e non tende per nulla asradicare ciascuno fuori dalla sua cultura. Essa aggiunge ai nostri radicamenti unradicamento più profondo nella comunità terrestre. L'idea di Terra-Patria si sostituisce al cosmopolitismo astratto che ignorava le singolarità culturali ed all'internazionalismo miopeche ignorava la realtà delle patrie.
Sempre nel suo intervento Morin ha fatto l'esempio del Cristianesimo e della sua diffusionecapillare all'interno dell'impero romano per poi divenire attraverso i secoli il substratoprofondo della nostra cultura occidentale.Le Grandi Metamorfosi potrebbero e dovrebbero seguire il suo esempio: da un piccolomovimento, quasi come un
"effetto farfalla"
, propagarsi fino all'
"uragano culturale" 
cheintacca nel profondo i paradigmi consolidati di una civiltà - nel nostro caso iper-decadente -ponendo le basi per una costruzione stabile, duratura e a "misura d'uomo e dell'ambiente"del mondo che abitiamo.Ma che ruolo deve avere l'intellettuale, che mi pare abbia - o meglio - debba avere unafunzione di "spirito guida" del processo di cambiamento?Su Facebook ho rivolto questa domanda:
"un filosofo ed, in generale, un intellettuale del XXI secolo (dove tutto sembra degenerare...) può più permettersi solo di spargere idee e non anche fare, agire concretamente nella vita politica. La delega "a terzi", "al terreno fertile", può ancora essere una ipotesi "eticamenteaccettabile" per chi dice di essere intellettuale e fautore del cambiamento. Forse devonocambiare anche gli intellettuali?" 
.Vi riporto tra i vari il commento dell'amica Rita Benigno (autrice, tra l'altro, di un recentelibro dal titolo
"Utopia, il tempo del dono" 
):
"Mario, credo che mai come oggi sarebbeopportuno “ri-leggere le pagine gramsciane sul ruolo degli intellettuali. Hanno da insegnarci ancora molto, naturalmente se contestualizzate.

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