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Devianza e Controllo Sociale

Devianza e Controllo Sociale

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FACOLTÀ DI SCIENZE POLITICHE “CESARE ALFIERI”CORSO DI LAUREA IN SCIENZE POLITICHE
SOCIOLOGIA (CORSO AVANZATO )Prof. Gianfranco Bettin
DISPENSE DALLE LEZIONI
ANNO ACCADEMICO 2001-2002
Avvertenza: questo testo è materiale didattico; non può essere citato.
 
La devianza ed il controllo sociale
1.Il comportamento deviante: un problema di definizione. 2.Unconcetto correlato: il controllo sociale. 3.La Scuola di Chicago: lagrande città e la devianza. 4.Il Capitolo VII di The Social System. 5.Ilfunzionalismo e la teoria mertoniana dell'anomia. 6. La teoria delcontrollo sociale. 7.Un punto di svolta: la labelling theory. 8.Le teorieradicali: devianza, controllo sociale e capitalismo. 9.Dal realismo disinistra al discorso di Foucault. 10. Le teorie dell'azione razionale. 11.Genere e devianza. 12. Le prospettive teoriche più recenti. Bibliografia1.Il comportamento deviante: un problema di definizione.
Il discorso concettuale tipico delle scienze sociali e, segnatamente,della sociologia si costruisce attraverso concetti che hanno fra di loroprofonde relazioni di opposizione e/o di complementarietà. Ne derivache al fine di fare chiarezza è importante sia proporre delle definizionidistinte -concetto per concetto- ma ancor più, non di rado, èimportante esaminare le intersezioni che si stabiliscono tra dueconcetti. Un caso classico, a questo proposito, è rappresentato dalconcetto di devianza e dal concetto di controllo sociale. Nelle pagineche seguono vengono proposte due definizioni distinte, avendo curaperò di vagliare il vincolo concettuale di reciprocità indispensabile aifini analitici.Il termine devianza (
desviaciòn
 
social
,
deviancy 
,
déviance
 
sociale
,
soziale
 
 Abweichung
o
Devianz 
) ha una sua lunga storia nellaletteratura sociologica teorica ed empirica mentre non ha conquistatouno spazio consistente né nel linguaggio dell'uomo della strada né nellinguaggio dei mass-media. E' risaputo che i sociologi parlano dicomportamento deviante, in linea di massima, quando intendonodescrivere un comportamento che si discosta dalle aspettative dinormalità collaudate da una data società. Gli elementi minimi ecostitutivi di questa definizione, rilevanti dal punto di vista delsociologo sono: a) un attore individuale o un gruppo; b) uncomportamento che si qualifica per la sua relativa eccezionalità neiconfronti del quadro normativo generalmente accettato da unasocietà- Stato nonché codificato dal diritto positivo e, comunque, benradicato nella cultura dominante del tempo. Dunque due aspetti vannosottolineati sul piano interpretativo: il comportamento deviante è
 
relativo all'azione di alcuni attori ed è storicizzato, vale a dire nonrisulta sempre identico nelle varie epoche e nei vari luoghi. Si spiegacosì il fatto che le definizioni correnti nei manuali di sociologia e nelleenciclopedie di scienze sociali propongono, quasi sempre, sulladevianza un punto di vista nettamente relativistico che riconducel'attributo deviante ad una valutazione che si dà dell'azione piuttostoche ad una sua caratteristica effettiva. In altri termini: il deviante èun attore che adotta un comportamento che tradisce, in vario modo econ conseguenze disparate, le aspettative che usualmente definisconoil senso della realtà quotidiana di un ambiente sociale con il quale ildeviante interagisce. Per effetto dell'azione deviante una normaistituzionalizzata perde la sua efficacia, o in parole più povere non fapiù presa su quel soggetto particolare. L'atto deviante in genere nonresta però privo di conseguenze; di solito produce una reazione dallaforma diversificata che testimonia del bisogno insopprimibile dicontrollo sociale che qualsiasi organizzazione sociale in ogni tempo edin ogni luogo deve manifestare se vuole esistere. Questa reazione puòessere letta come un'espressione "naturale" della struttura normativadella società, che pretende di ricucire la smagliatura aperta dalladevianza e di mantenere così la sua operatività. Ove non ci sia unareazione della società l'atto non può maturare la sua connotazionecome atto deviante, se non astrattamente. La norma agiscesocialmente attraverso due canali: la legittimazione, vale a direl'adesione "normale" alle aspettative di comportamento anche permerito di un processo di socializzazione ben riuscito oppure l'azionedegli apparati di controllo che funzionano erogando sanzioni al fine diripristinare lo stato di conformità antecedente all'atto deviante.Non ha molto significato per il sociologo che si occupa di
deviant behaviour 
collegare la devianza unicamente ad una data personalitàquanto piuttosto farla discendere dal comportamento che si collega adeterminati ruoli sociali. Questo collegamento spiega due caratteriendemici del comportamento deviante: ripetitività e stabilità anche sel'atto deviante può svolgersi in direzioni e secondo frequenza edintensità spesso non omogenee. E' corretto, allora, sostenere che ladevianza si definisce per il suo carattere interazionale. L'attribuzionesoggettiva o politica della qualità deviante dell'azione è frutto di unrapporto biunivoco che comunque non può prescindere dalcompimento di un dato atto senza il quale, ovviamente, fatti salvi casiparticolarissimi, non si possono manifestare imputazione, attribuzione,disapprovazione e sanzione. Quelle indicate sono tutte espressioni diun complesso rapporto sociale sussistente fra il deviante e il suogiudice ( inteso in un senso socialmente ampio: può esser giudiceanche il vicino di casa, il compagno di scuola, un parente). Unaconseguenza importante che discende dalla definizione di devianzacome status definito dalla società nella quale il comportamento simanifesta è che non è possibile pervenire ad una classificazione

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