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pragmatica_comunicazione

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tratto dalla rete
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Riassunto della “PRAGMATICA DELLA COMUNICAZIONE UMANA” (Watzlawick, Beavin, Jackson)
PERCHE’ STUDIARE LA COMUNICAZIONE?L’approccio descritto nel libro nasce da un interesse che si estende dalla singola personaportatrice del sintomo (fulcro d’interesse della psicologia classica) a tutto il suo contesto e ciòha implicato il passaggio dallo studio del comportamento in modo isolato (da cui è derivatal’indagine della natura della mente umana) allo studio degli effetti che tale comportamentoha sugli altri (ossia un’indagine sul contesto). Per cui l’interesse si è spostato dal soggettoisolato alla relazione tra le parti di un sistema più vasto e ciò ha portato all’analisi dellemanifestazioni osservabili nella relazione e il veicolo di tali manifestazioni è la comunicazione.LA COMUNICAZIONEMorris e Carnap dividono lo studio della comunicazione in tre settori:1)
 
sintassi: riguarda i problemi relativi alla trasmissione della informazione di pertinenzadel teorico dell’informazione (codificazione; canali; ridondanza, ecc.);2)
 
semantica: riguarda il significato, ossia ogni simbolo ha un significato che nasce da unaccordo tra trasmettitore e ricevente;3)
 
pragmatica: si occupa dell’influenza della comunicazione sul comportamento e i suoidati sono:a)
 
le parole e il significato;b)
 
il linguaggio non verbale, compreso il linguaggio corporeo.La pragmatica, oltre alle azioni del comportamento personale, si occupa anche dei segni dicomunicazione relativi al contesto dove ha luogo la comunicazione. Per cui in tale prospettiva,tutto il comportamento è comunicazione e tutta la comunicazione influenza ilcomportamento. L’interesse di tale approccio, inoltre, non è solo sull’effetto dellacomunicazione sul ricevitore, ma anche sull’effetto che la reazione del ricevitore ha sultrasmettitore del messaggio. L’attenzione, quindi, è focalizzata sul rapporto trasmettitore-ricevitore in quanto mediato dalla comunicazione. Tale approccio si basa sulle manifestazioniche si possono osservare in ogni relazione.FUNZIONE E RELAZIONEPartendo dal concetto matematico di funzione (=rapporto tra variabili), gli autori spiegano ilconcetto di relazione, affermando che ogni percezione non è oggettiva, ma dipende dallasituazione in cui il soggetto si trova. Per cui anche la consapevolezza di sé dell’uomo è unaconsapevolezza delle funzioni e delle relazioni in cui si trova implicato, per cui non haimportanza quanto egli possa reificare tale consapevolezza. Questo perché le nostrepercezioni non sono costituite da ‘cose’, ma da ‘funzioni’, le quali non sono grandezze isolate,ma segni per un nesso.INFORMAZIONE E RETROAZIONEMentre la psicoanalisi si basa sul concetto di energia, la teoria della comunicazione si basa suquello d’informazione, per cui psicoanalisi e teoria della comunicazione appartengono a livellidiversi di complessità. Nella teoria della comunicazione è molto importante anche il concettodi feed-back, ossia il fatto che l’informazione su un effetto se correttamente trasmessaindietro (feed-back) all’effettore garantisce la stabilità di quest’ultimo e l’adattamento al
 
 
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cambiamento dell’ambiente e ciò ha permesso, non solo la costruzione di macchine di ordinepiù elevato (ossia con scopi e controllo di errore), ma anche di postulare la cibernetica comenuova epistemologia e di osservare in modo nuovo i sistemi in interazione. Con la ciberneticasi è iniziato ad osservare i fenomeni distaccandosi da un’ottica lineare o causa-effetto econsiderando i fenomeni di crescita e cambiamento. Il concetto di retroazione spiegal’influenza reciproca tra i diversi eventi (cioè se A provoca B, che a sua volta provoca C, ilquale provoca D, D riconduce ad A), per cui sottolinea la circolarità del sistema che non puòessere analizzato con un rigoroso determinismo lineare. La retroazione può essere positiva onegativa:1)
 
retroazione positiva: provoca un cambiamento, ossia la perdita di stabilità o diequilibrio. In tale tipo di retroazione l’informazione aumenta la deviazione all’uscita,per cui “positiva” in rapporto alla tendenza già esistente verso l’arresto o ladistruzione;2)
 
retroazione negativa: caratterizza l’omeostasi e gioca un ruolo importante perraggiungere e mantenere la stabilità delle retroazioni. L’informazione reintrodotta nelsistema viene usata per diminuire la deviazione all’uscita rispetto a una normaprestabilita o prevista dell’insieme (in questo senso “negativa”).In entrambi i tipi di retroazione, quindi, parte dei dati sono reintrodotti nel sistema comeinformazione sull’uscita stessa. I sistemi interpersonali sono sistemi di retroazione, poiché ilcomportamento di ogni persona influenza ed è influenzato dal comportamento di ogni altrapersona. In un sistema simile i dati d’ingresso si possono amplificare fino a produrre uncambiamento oppure neutralizzare per mantenere la stabilità, a seconda che i meccanismi diretroazione siano positivi o negativi. Studiando i sistemi a retroazione (o conautoregolazione) si è passati dai concetti di energia e materia a quelli di modello einformazione.RIDONDANZALo studio dei sistemi ha portato ad un distacco dalle teorie tradizionali, per cui c’era bisognodi nuovi schemi e di un nuovo linguaggio per accostarsi ai nuovi problemi. A tal proposito èimportante l’omeostato di Ashby: si tratta di un congegno con quattro sottosistemiautoregolantesi e interconnessi in modo che un perturbazione provocata in uno di essiinfluenza gli altri e, a sua volta, ciascuno reagisce tramite gli altri. Per cui nessunsottosistema può ottenere il proprio equilibrio isolandosi dagli altri. L’omeostato ottienestabilità tramite una ricerca casuale delle sue combinazioni e continua finchè raggiunge unaconfigurazione interna adatta (“prova ed errore”). Per Ashby i sistemi naturali, almenoparzialmente, conservano l’adattamento, ossia i vecchi adattamenti non sono distrutti daquelli nuovi e non occorre iniziare una nuova ricerca come se non ci fosse stata unaprecedente soluzione. Nell’omeostato di Ashby il verificarsi di una configurazione, idonea perl’adattamento, non ha effetto sul verificarsi delle successive configurazioni. Non essendociinfluenza gli eventi si comporterebbero a caso, quindi sarebbero imprevedibili, ma avendol’omeostato la capacità di immagazzinare gli adattamenti precedenti per usarli in futuro, certiraggruppamenti saranno più ripetitivi e, quindi, più probabili. Per cui si parla di processostocastico, ossia processi caratterizzati da ridondanza o vincolo (=modello). La ridondanza èstata studiata nella sintassi e nella semantica e a tal proposito sono importanti gli studi diShannon, Carnap & Bar-Hillel, secondo i quali ognuno di noi ha molte cognizioni di naturainconsapevole sulla legittimità e probabilità statistica inerente alla sintassi e alla semanticadella comunicazione umana. Anche nella pragmatica c’è la ridondanza, che è simile a quellasintattica e semantica, infatti facilmente comprendiamo se un altro assume comportamenti ‘diversi’ (ossia fuori contesto), ‘casuali’ o ‘non vincolati’. Anche in questo caso si tratta dicognizioni inconsce di cui, però, difficilmente comprendiamo le regole (invece nella sintassi enella semantica è più facile comprenderle) perché non riusciamo a comunicare sulla
 
 
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comunicazione. I gradi di consapevolezza del comportamento e dell’interazione sono gli stessidei lapsus e degli errori in Freud, per cui:1) se ne può avere piena consapevolezza;2) possiamo non rendercene conto, ma riconoscerli quando ce li fanno notare;3) non averne consapevolezza anche quando sono delineati per attrarre l’attenzione.Di fronte ai comportamenti umani è più difficile capire quali sono le regole che li guidano e unosservatore esterno può arrivare ad un modello considerando i comportamenti ripetitivi e,quindi, procedendo dal particolare al generale. Per quanto riguarda la metacomunicazione èla comunicazione sulla comunicazione e, rispetto alla metamatematica ha due svantaggi:
1)
 
non ha un sistema formale come quello del calcolo matematico;
2)
 
non ha due linguaggi, invece la matematica usa il linguaggio dei numeri e dell’algebrae la metamatematica usa il linguaggio naturale.L’approccio della comunicazione non si occupa dei fenomeni intrapsichici, madell’osservazione dei rapporti di ingresso-uscita, cioè della comunicazione. Per cui i sintomisono visti come un ingresso nel sistema familiare (funzionale) piuttosto che espressione si unconflitto intrapsichico. In questa prospettiva, quindi, non ha importanza sapere se icomportamenti sono consapevoli o meno. Si ricercano modelli “qui e ora” senza considerarese l’esperienza passata soggettiva influenza la relazione che intercorre tra le due persone chestanno comunicando. Si dà importanza agli effetti del comportamento, ma non alle cause,infatti più che analizzare l’origine interna, ossia il conflitto intrapsichico, del comportamento sicerca di comprendere per quale scopo è funzionale e si dà molta importanza al contestodell’interazione. In tale prospettiva è importante la ‘circolarità’, infatti tutto viene analizzatocome se fosse un cerchio in cui non c’è un inizio, né una fine e ogni parte influenza l’altra oviceversa. Seguendo l’ottica della comunicazione, i concetti di sanità e insania assumonosignificati del tutto diversi rispetto all’ottica psichiatrica tradizionale in quanto non sono visticome attributi dell’individuo, ma come reazioni ad un dato contesto interattivo. Affrontando iproblemi in modo diverso si hanno implicazioni diverse per l’eziologia e per la terapia.ASSIOMI DELLA COMUNICAZIONE
1)
 
Non si può non-comunicare
.Tale assunto nasce dalla consapevolezza che non può esserci comportamento che non sia unacomunicazione, infatti ogni messaggio implica un messaggio a cui un altro reagisce; anche ilsilenzio provoca reazioni, per cui è una forma di comunicazione. Ad esempio, il ‘dilemma delloschizofrenico’ evidenzia come tramite il diniego anche lo schizofrenico comunica. Ognicomunicazione, infatti, implica un impegno e definisce il modo in cui il trasmettitore considerala sua relazione con il ricevitore e l’ipotesi è che lo schizofrenico si comporta come se volesseevitare l’impegno con la non-comunicazione.
2)
 
Ogni comunicazione ha un aspetto di ‘contenuto’ e uno di ‘relazione’ 
Tale assioma è legato al concetto per cui ogni comunicazione implica un impegno e perciòdefinisce la relazione tra i due comunicanti. Ogni comunicazione, quindi, trasmetteinformazioni (notizia) e impone un comportamento (comando). La notizia rappresenta ilcontenuto del messaggio, invece il comando indica il tipo di comportamento che deve essereassunto, per cui si riferisce al tipo di relazione tra i comunicanti. Più una relazione èspontanea e ‘sana’, più l’aspetto relazionale della comunicazione recede sullo sfondo, invecenelle ‘relazioni malate’ c’è una lotta costante per definire la natura della relazione, mentrel’aspetto del contenuto della comunicazione è sempre meno importante. E’ importante ilrapporto esistente tra contenuto (notizia) e relazione (comando) della comunicazione: ilprimo trasmette i ‘dati’ della comunicazione e il secondo il modo in cui si deve assumere tale

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