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Islam e Democrazia

Islam e Democrazia

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Published by G. Panichi
Devi imparare a gridare e protestare, proprio come hai imparato a camminare e parlare. Piangere davanti agli insulti è come chiederne ancora. (Fatima Mernissi)
Devi imparare a gridare e protestare, proprio come hai imparato a camminare e parlare. Piangere davanti agli insulti è come chiederne ancora. (Fatima Mernissi)

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Published by: G. Panichi on Jun 01, 2010
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06/01/2010

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F. Mernissi, Islam e democrazia. La paura della modernità, Giunti, Firenze 2002
(Lucia Re)
Solo recentemente Fatema Mernissi è diventata nota al pubblico italiano come autorevoleintellettuale schierata contro la guerra, che si è fatta interprete delle paure e delle speranze di una parte delle società civili arabe. Fino a qualche anno fa era conosciuta per i suoi romanzi ad unacerchia più ristretta di lettori. In Islam e democrazia, pubblicato in Italia dalla casa editrice Giunti,l'autrice sceglie la forma del saggio per riflettere sul rapporto fra oriente ed occidente a partiredall'interpretazione degli avvenimenti storici e dei processi culturali con i quali si è chiuso il XXsecolo. Nonostante Mernissi si discosti dalla sua vena propriamente narrativa, il libro rivela ilcarattere personale, a tratti autobiografico, della riflessione dell'autrice. La forza di FatemaMernissi, da anni impegnata nella battaglia per i diritti e per la democrazia, e la sua passione civicatraspaiono continuamente dalle pagine di Islam e democrazia. Il libro sembra nascere dall'urgenzadi soffermarsi su alcuni drammatici avvenimenti storici e di dare voce a quanti li hanno vissuti sullasponda sud del Mediterraneo.Islam e democrazia è stato scritto nel 1992, subito dopo la prima guerra del Golfo, ed è stato pubblicato in Italia nel 2002, nell'imminenza della seconda Guerra del Golfo. Dalla prima edizionein lingua inglese sono dunque passati ormai tredici anni e tuttavia il libro conserva un'incredibileattualità. Fatema Mernissi sembra aver previsto gli eventi futuri e averci avvisato della minacciafondamentalista e della pericolosità insita nel comportamento rapace dell'occidente nei confronti dei paesi arabi. Mernissi è una scrittrice, non una politologa. Per questo il libro presenta un caratteremolto originale e consente di reinterpretare eventi già molto discussi, considerandoli in una prospettiva nuova, nella quale il dibattito culturale sulla frattura oriente/occidente si arricchisce distorie e di simboli per lo più ignoti al lettore occidentale. Pazientemente, l'autrice ci conduce nelcuore di quello che lei stessa giudica come un conflitto culturale fra il mondo arabo e l'occidente,fra l'art. 18 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, che sancisce la libertà di pensiero edi culto, e la visione islamica della umma, la comunità, unita sotto il segno dell'obbedienza chegarantisce la rahma, la pacificazione sociale e il senso di appartenenza.Mernissi accusa l'occidente e, in particolare, l'Europa di ignorare le esigenze del mondo arabo e diassumere un atteggiamento opportunistico, interessato soltanto allo sfruttamento delle riserve petrolifere mediorientali. Così facendo, l'Europa che, caduto il muro di Berlino (lo hijab di Berlinolo definisce l'autrice), aveva suscitato grandi speranze fra le popolazioni arabe, ha svilito il sensodella teoria dei diritti umani, affiancando gli Stati Uniti in una politica, incomprensibile alle popolazioni arabe, che dichiara di portare libertà e democrazia bombardando le medine e uccidendocivili innocenti. Questa politica conduce ad un rifiuto della Dichiarazione dei diritti dell'uomo, dellademocrazia e dello Stato di diritto, come elementi estranei alla cultura musulmana.Fatema Mernissi, attraverso un excursus nella storia e nella cultura islamica, mostra invece come lalibertà di pensiero, la partecipazione politica e la concezione individualistica che è alla base delloStato di diritto sono parte del patrimonio musulmano, nonostante esse siano state aspramentecombattute fin dall'inizio della storia politica islamica. Nell'individualismo, in particolare, l'Islamavrebbe visto il fantasma dell'epoca pre-islamica, del paganesimo brutale e violento diffuso neiterritori arabi prima dell'espansione del monoteismo islamico: un'epoca rimossa e condannata,secondo l'autrice, perché caratterizzata dal disordine e dalla devozione a feroci dee che esigevanosacrifici umani. Alla stessa frattura con l'era pre-islamica l'autrice riconduce la limitazionedell'immaginazione individuale che trova la sua principale espressione nella diffidenza per le artifigurative e nel divieto religioso di riprodurre la figura umana. Secondo Mernissi la mancataelaborazione di una cultura individualistica all'interno dell'islam sarebbe la causa dell'arretratezzadel mondo arabo e della sua incapacità di accedere al progresso scientifico e tecnologico. Certo,1

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