II 24 marzo 1976 il potere passò ai militari senza nessun incidente. Vennero sospese le attivitàdei partiti politici e dei sindacati, ma si fece sapere che queste erano misure transitorie e che laGiunta militare aveva come obiettivo il rafforzamento della struttura democratica del paese. Gliargentini avrebbero dovuto abituarsi a questo tipo di paradosso. Debole, quasi formale,comunque attendista, fu la reazione internazionale. Sembrava evidente che Videla non eraPinochet così come Isabel Perón non era Salvador Allende. Il paragone con il caso cileno non èdi grande aiuto. Purtroppo la condanna internazionale sarebbe arrivata troppo tardi. La Giuntamilitare volle eliminare tutti i suoi nemici senza che si diffondesse la coscienza di taleannientamento. Fu inventata una strategia rivoluzionaria: niente arresti di massa, nientecarceri, niente fucilazioni ne assassinii clamorosi come quelli della Triplice A. Gli oppositorisarebbero stati sequestrati da gruppi non identificati, caricati su vetture senza targa e fattiscomparire.Ebbe così inizio, lentamente, il più grande genocidio della storia argentina. I sequestri furonosempre più frequenti e si ripetevano sempre secondo le stesse modalità. Non erano gruppiincontrollati dell'estrema destra, come voleva far credere la Giunta, ma vi era una strutturacentrale che li coordinava. Le operazioni venivano compiute nei posti di lavoro delle personesegnalate o per strada in pieno giorno, mediante un piano che richiedeva la "zona franca" daparte delle forze di Polizia. Le loro volanti che, specialmente dopo il colpo di stato eranopresenti un po' dappertutto, stranamente non videro mai niente, anche se i sequestri siconsumavano a poca distanza dal commissariato. Ma la stragrande maggioranza dei sequestriavveniva di notte in casa delle vittime. Il commando occupava la zona circostante ed entravanelle case facendo uso della forza. Terrorizzava e imbavagliava perfino i bambini obbligandoli aessere presenti. La vittima veniva catturata, brutalmente colpita e incappucciata, poi trascinatafino alle macchine che aspettavano mentre il resto del gruppo rubava tutto quello che poteva(in alcuni casi arrivavano perfino con dei camion) o distruggeva quello che non poteva portarsivia picchiando e minacciando il resto della famiglia. Anche nei casi in cui i vicini o i parentiriuscivano a dare l'allarme, la Polizia non arrivava mai. Si incominciò cosi a capire l'inutilità disporgere denuncia. La maggioranza della popolazione era terrorizzata e non era nemmenofacile trovare testimoni. Nessuno aveva visto nulla.In questo modo migliaia e migliaia di persone diedero forma a una fantasmatica categoria,quella dei
desaparecidos
Nessun interrogativo trovò una risposta: la Polizia non aveva visto nulla, il Governo faceva fintadi non capire di che cosa si stesse parlando, la Chiesa non si pronunciava, gli elenchi dellecarceri non registravano le loro detenzioni, i magistrati non intervenivano. Intorno aidesaparecidos si era alzato un muro di silenzio. Con i diritti avevano perso anche l'esistenzacivile. Dal momento in cui avveniva il sequestro la persona restava totalmente isolata dalmondo esterno. Depositata in uno dei numerosi campi di concentramento o in luoghi intermedidi detenzione dove veniva sottoposta a torture infernali, e lasciata all'oscuro della propriasorte. Alcuni venivano perfino abbandonati dalla famiglia, che sotto la pressione di continueminacce, ricatti e richieste di denaro, viveva nel terrore di rappresaglie e qualche voltafiduciosa che il silenzio, richiesto dai militari, fosse il miglior modo per ottenere qualcheinformazione.Nei Centri clandestini di detenzione veniva sistematicamente applicata la tortura. "Se una voltafinita la mia prigionia mi avessero domandato: sei stato torturato molto? avrei risposto: sì,tutt'e tre i mesi senza sosta. Se la domanda me la facessero oggi direi che fra poco sarannosette anni di tortura."(nota 1). Nella quasi totalità delle denunce ricevute dalla Commissione siconstatò l'uso di metodi di tortura. Le "sessioni" erano sorvegliate da un medico checontrollava i limiti di tolleranza della vittima e determinava il proseguimento o la momentaneasospensione della tortura se la vittima non era in grado di reggerla.La valutazione preventiva per capire se la persona da sequestrare o sequestrata avessequalcosa da dire d'interessante per i sequestratori era pressoché inesistente. Questo metodoindiscriminato portò al sequestro e alla tortura degli oppositori ma anche dei loro famigliari,amici, colleghi di lavoro e di un numero rilevante di persone senza alcun tipo di pratica politicao sindacale. Bastava molto poco per essere considerato sospetto. Un equivoco, un'esitazione,
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