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il Riformista 6.6.10 p7

il Riformista 6.6.10 p7

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01/25/2013

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ANNO XV N. 133
SPED.IN ABB.POST-D.L.353/2003(CONV.IN L.27/02/2004 N.46)ART.1 COMMA 1,DCB -ROMA
DOMENICA
6 GIUGNO 2010
i solito non guardo
 Annozero
. MicheleSantoro è bravo, mala sua trasmissione mi annoia. Nonostante la varietà degliospiti, è troppo faziosa, si ca- pisce sempre da che parte tira.E la parte è una sola: SilvioBerlusconi è come il colera, oci ammazza lui o lo ammaz-ziamo noi, in senso figuratos’intende. È la stessa solfa chesento suonare da tanti media.La conosco a memoria e miha stancato. Per questo, quan-do sta per cominciare il talk show di Michele, cambio ca-nale.Giovedì ho fatto un’ecce-zione. Sapevo che ad
 Annoze-ro
ci sarebbe stato un faccia afaccia fra due big: Giulio Tre-monti, il ministro dell’Econo-mia, e Pierluigi Bersani, il lea-der del Partito democratico.Me lo sono goduto dal primominuto all’ultimo. Ed è statocome assistere a una partita dicalcio. Conclusa con un risul-tato netto: la vittoria per tre azero di Tremonti su Bersani.Perché Tremonti ha vinto?Prima di tutto, perché giocavain casa. Nel senso che il cam- po di gioco era quello che luiconosce meglio: la crisi eco-nomica e finanziaria, con lamanovra decisa dal governo.
 
SEGUE A PAGINA
4
D
Tremontivs Bersani?Tre a zero
IL BESTIARIO
DI
G
IAMPAOLO
P
ANSA
 
TRIONFA A ROLAND GARROS.
PRIMA AZZURRA DI SEMPRE. PECCATO PER UNA TELECRONACA DA DIMENTICARE
Grande Schiavone, piccola Rai
DI
M
ASSIMILIANO
G
ALLO
ata storica per il tennis italiano. Francesca Schia-vone conquista il Roland Garros ed è la prima ita-liana di sempre a vincere un torneo del GrandeSlam. In una finale contro pronostico, la mila-nese ha sconfitto l’australiana Stosur 6-4 7-6. Hagiocato una partita magistrale, conquistata ancor  prima di entrare in campo. Bastava soffermarsisul suo sguardo negli spogliatoi del centrale. Havinto con la testa, Francesca. Proprio come fa-ceva il suo mentore Corrado Barazzutti. Ha pre-so campo all’avversaria, l’ha costretta sulla di-fensiva, non le ha mai lasciato comandare il gioco, le ha ru- bato il tempo, non le ha mai giocato la stessa palla per duecolpi consecutivi, ha insistito sul suo punto debole, il ro-vescio. Insomma, la partita perfetta. La sola che poteva di-sputare per battere una più forte di lei. Dopo aver portatoa casa il primo set, Francesca non si è disunita sull’1-4 nelsecondo set. Ha ritrovato la lucidità e si è issata fino al tie- break. Qui ha giocato un tennis eccezionale, cercando sem- pre il colpo vincente. Ormai era in trance agonistica. Ha la-sciato due soli punti alla rivale e si è accasciata sulla terrarossa, l’ha mangiata come aveva promesso. Poi si è ripre-sa e ha fatto un gesto come a dire “ma chi me lo dovevadire che avrei vinto il Roland Garros”. E ha scalato la tri- buna per abbracciare il suo staff. Una milanese a Parigi.E a noi, davanti alla tv, con la pelle d’oca, non è ri-masta che la nostalgia per Giampiero Galeazzi, persi-no per quel turborovescio attribuito a Paolino Canè. Siachiaro, ringraziamo mamma Rai per aver acquistato inextremis i diritti della finale, ma già che c’era avrebbe potuto richiamare bisteccone al posto di Alessandro Fa- bretti. Non chiedevamo Tommasi e Clerici, per carità,ma almeno qualcuno che conoscesse l’attacco in con-trotempo, tanto per dirne una. Rita Grande, da sola, nonè bastata. Per fortuna che Francesca ha vinto. Però ca-somai dovesse ricapitare un’italiana in finale...
D
CORSIVO
Schiavone di Roma,Iddio la creò.
F
D
’E
EURO1,50
   T  a  n   d  e  m  c  o  n  a   l   t  r   i  q  u  o   t   i   d   i  a  n   i   (  n  o  n  a  c  q  u   i  s   t  a   b   i   l   i  s  e  p  a  r  a   t  a  m  e  n   t  e   )  :  n  e   l   l  a  p  r  o  v   i  n  c   i  a   d   i   B  r   i  n   d   i  s   i   I   l   R   i   f  o  r  m   i  s   t  a  +   S  e  n  z  a  c  o   l  o  n  n  e
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www.ilriformista.it
NON SOLO MANKELL
Come maiil nerosvedeseè più rossoche giallo
C
APPELLINI
 
A PAGINA
9
EPURATI.
Lo scontento sulla Rai, le blande reazioni a Tremonti e ai poteri forti, i dubbi sulla cricca. Nelmirino di Berlusconi gli uomini cari al sottosegretario: Masi, Catricalà (per il post-Scajola) e Bertolaso.
La lista di Letta 
letture hard 
Dal carassio di Bondia Lolita in divisa
DI
F
ABRIZIO D
’E
SPOSITO
orna con un nuovo libro la scrittrice pu-gliese Maria Gabriella Genisi, che un’e-state fa fece tremare Sandro Bondi con il primo romanzo erotico della Seconda Repubbli-ca:
 Il pesce rosso non abita più qui
. Pesce rosso,alias carassio, il suo nome scientifico. Stavolta la protagonista è Lolita Lobosco, commissario di polizia a Bari. E tra escort e intercettazioni, i ma-gistrati con l’amante si mettono in politica.
 
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T
n alcuni quartieri hannotolto addirittura l’energiaelettrica, altrove sono in-tervenuti con azioni di distur- bo sulle frequenze satellitari.Il regime degli ayatollah hafatto di tutto perché gli irania-ni non vedessero nei giorniscorsi il film documentario su Neda Agha-Soltan, la 27enneuccisa un anno fa dal piombodei basiji durante le manife-stazioni contro la contestatarielezione del presidente ultraconservatore Mahmoud Ah-madinejad. Ma non è servito a
I
la crisi ungherese, i risvolti italiani 
DI
F
ABRIZIO
G
ORIA
 
«Le voci di un fallimento dell’Ungheria sono ingiustifica-te». Bruxelles ha così tentato di frenare l’escalation negativaintorno a Budapest, fra brogli statistici e debiti. A tranquilliz-zare l’Italia ci ha pensato anche il governatore della Banca d’I-talia, Mario Draghi: «Le banche italiane sono adeguatamentecapitalizzate». Dal G20 il numero uno del Fondo monetario in-ternazionale, Dominique Strauss-Kahn, si è detto «sorpreso,i conti sembravano giusti». Ma crescono le voci di un nuovointervento del Fmi, dopo i 25 miliardi di euro dati nel 2008 conla Banca centrale europea.
 
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Budapest fa più male di Atene
DI
A
NTONIO
V
ANUZZO
 
La crisi ungherese si vede dal porno. Budapest, ex capi-tale dell’industria pornografica europea, sta vivendo sulla propria pelle la difficoltà del settore, che da solo vale lo 0,5 per cento del Pil. Un giro d’affari che solo due anni fa si ag-girava intorno ai 100 milioni di dollari, oggi più in rosso del-le luci dei suoi 150 bordelli.
 
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2
L’impero del pornorischia la bancarotta
QUALCOSA È CAMBIATO TRA SILVIO E GIANNI
niente. Perché ancora una vol-ta internet si è rivelato unostrumento più potente anchedella censura di stato. Il videodi una 70 di minuti è riuscito a passare su you tube (dov’ètutt’ora visibile in inglese:http://www.youtube.com/wat-ch?v=F48SinuEHIk&featu-re=channel).Il docufilm era stato tra-smesso mercoledì e giovedìscorsi da Voice of America, tvsatellitare che trasmette anchein farsi e seguitissima in Iran.
 
SEGUA A PAGINA
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DIRETTORE
A
NTONIO
P
OLITO
L’Iran oscurail filmsu Neda
DI
M
ARCO
I
NNOCENTE
F
URINA
CLASS Officina delle idee s.r.l.
Centro Direzionale Energy Park • 20059 Vimercate (MB)via Monza, 7 • Tel. 039.5966400 - Fax. 039.5966401www.class-re.com
IL SENSO DELLE CASE
DI
A
LESSANDRO
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NGELIS
 
Detta così pare una battuta: «Mi sa che mi toccafrequentare di più palazzo Chigi». Soprattutto perchéa ripeterla più volte negli ultimi giorni è stato SilvioBerlusconi. E però di boutade non si tratta. Proprionelle settimane, le ultime, in cui l’arrembaggio dei poteri forti - dal
Corriere
a Confindustria - puntava suun esecutivo tecnico di transizione a guida Tremon-ti il premier ha confidato che molti papaveri berlu-sconiani si sono mostrati troppo coinvolti nell’intri-go di Palazzo. E troppo morbidi sulla controffensiva.Per questo ha vergato una «Letta’s list»: nomi di po-tenti da depennare, legati a doppio filo al sottosegre-tario alla presidenza. Perché è vero che sui principa-li dossier di governo - vai alle voci: manovra, inter-cettazioni rapporti col Colle - la diplomazia lettianaha funzionato per arginare il subpartito di Tremonti ola fronda di Fini, ma gli «uomini chiave nei postichiave» non hanno funzionato. Il primo nome eccel-lente della «Letta’s list» è quello di Mauro Masi.
 
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la polemica
Emergency sparasulle crocerossine
DI
J
ACOPO
M
ATANO
 
È scontro tra l’organizzazione di Gino Stra-da e la Croce rossa per un commento su Fa-cebook di Cecilia Strada - presidente dell’ong- sull’infermiera che ha sfilato il 2giugno. «Non riesco a immaginare lenostre che marciano alla parata mili-tare». Francesco Rocca, commis-sario straordinario Cri: «Un attac-co assolutamente indecoroso».Poi Strada si difende: «Èun grosso equivoco».
 
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DOMENICA
6 GIUGNO 2010
più pericolosa
G20: «L’Ungheria non è in crisi»Ma i mercati non ci credono
DEFAULT SOVRANO.
Il numero uno delFmi, Strauss-Kahn, dice: «I conti sono giu-sti». Draghi tranquillizza sui nostri istitu-ti di credito. Le Borse attendono nuove veri-fiche e hanno più paura che per Atene.
 
SEGUE DALLA PRIMA PAGINA
e dichiarazioni dell’esecu-tivo di Budapest, lanciatedue giorni fa, lasciavano poco spazio alle soluzioni. «Sia-mo in una situazione simile o peggiore della Grecia», tuonavaPeter Szijjarto, portavoce del pre-mier Viktor Orban. I mercati han-no reagito in modo convulso. Pe-santi le perdite, ridotte solamen-te dall’avvicinarsi della chiusuradi ottava. L’agenzia di ratingMoody’s ha cercato di distenderei toni. Kristin Lindow, vice pre-sidente Moody’s, è stata chiara:«Manteniamo ancora l’outlook negativo, ma mi sento di esclude-re che siano messi come Atene».Ieri il segretario di Stato, MihalyVarga, ha smentito tutto, ma nonè bastato, per ora, a rallentare laspirale ribassista intorno a Buda- pest.L’eventuale insolvenza un-gherese è diventato il tema prin-cipale del G20 finanziario di Bu-san. Dalla Corea del Sud il primo
L
a parlare è stato il governatoreDraghi, che ha escluso ogni inte-ressamento per il sistema banca-rio italiano. Secondo lui i nostriistituti di credito «hanno un mo-dello tradizionale di business e digestione del rischio che li mette alriparo». Nel complesso, l’esposi-zione creditizia ungherese è di120 miliardi di euro. Il 92 per cento è in mano all’Ue. E a chi glichiedeva un’opinione del respon-so degli investitori, Draghi haspiegato che «la speculazionenon si vince in un giorno e io nonho la bacchetta magica». Parolesimili a quelle del presidente del-la Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet: «Non siamo deimaghi, non so prevedere cosa po-trà succedere sui mercati finan-ziari, né tantomeno capire quantoscommetteranno contro».Parole distensive sono arriva-te da Olli Rehn, commissario Ueagli Affari economici e monetari.«Sinceramente, mi sembra un’e-sagerazione parlare di fallimento per l’Ungheria», ha detto. Rehnha poi ricordato che «Budapestha ridotto il deficit di più del 5 per cento tra il 2006 e il 2009». Il pre-mier Orban invece dice il contra-rio: «Il precedente esecutivo so-cialista ha truccato i bilanci pub- blici e ora il deficit 2010 non è al3,8 per cento, bensì superiore al 7 per cento». Immediata la contro-replica di Rehn, che ha assicuratol’Eurozona sul rischi di un’ulte-riore frode dopo il recente casodella Grecia.Intanto, corrono le voci di unintervento di stabilizzazione delfondo salva-euro da 750 miliardi.Dal G20 sono arrivate secchesmentite sull’eventualità, ma ri-mane l’incertezza di base. Per l’I-talia non sono pochi i rischi col-laterali di un’insolvenza unghe-rese. In una fase storica in cui i paesi dell’Ue cadono uno dietrol’altro con effetto domino, se gliinvestitori dovessero percepiredei timori anche in merito al no-stro debito pubblico, il risultato potrebbe essere duro per la stabi-lità italiana. Tuttavia, come ha ri- badito Draghi, i pericoli sembra-no circoscritti, sia sul fronte ban-cario sia sul versante dei bond go-vernativi. Strauss-Kahn ha dettodi «aver ricontrollato personal-mente i dati sull’Ungheria, misembravano giusti». Nonostante un ampliamentodegli spread fra titoli di Stato ita-liani e bund tedeschi, il nostroPaese ha buoni fondamentali, se-condo gli analisti. Opinione ri- presa anche ieri dal presidente delConsiglio Silvio Berlusconi, cheha ricordato come la manovra biennale da 25 miliardi di euro siastata accolta positivamente dalle piazze finanziarie, rispetto agli al-tri paesi dell’Eurozona.I mercati Over-the-counter (non regolamentati) sono risulta-ti molto mossi anche ieri. I Creditdefault swap sull’Ungheria han-no toccato il massimo storico, su- perando la soglia psicologica dei400 punti base. Per proteggersidal fallimento di un bond unghe-rese quinquennale da 10 milioni,sono necessari oltre 400mila dol-
Il paradosso elettorale di SilvioLa manovra non taglierà le tasse
FISCO.La correzione da 25 miliardi può costar caro al Governo. Le maggiori entrate dalla lottaall’evasione conterranno il deficit, però non ridurranno le imposte. E nel 2012 il rischio è quellodi arrivar male alle elezioni dell’anno dopo. Intanto, arriva il mini condono sugli abusi edilizi.
DI
G
IANFRANCO
P
OLILLO
 
La manovra finanziaria pro-durrà degli effetti paradossaliche dovranno essere tenuti indebito conto. Non tanto dal punto di vista economico,quanto da quello politico: vistoche il 2012 sarà un anno pre-elettorale. E le decisioni assun-te in quello scorcio di legislatu-ra peseranno non poco sulle de-cisioni di voto. Se le cose an-dranno secondo le previsionidel ministro dell’EconomiaGiulio Tremonti, il Governo potrà vantarsi del fatto di aver ricondotto il deficit di bilancionei limiti del Patto di stabilità.Un 2,8 per cento dopo il lungo brivido della crisi che lo aveva portato, nel 2009, al 5,3 per cento. Un successo innegabile,anche se l’opposizione non po-trà non far notare che durante ilGoverno Prodi quel limite eraancora più basso: rispettiva-mente l’1,5 per cento nel 2007e il 2,7 per cento nel 2008. Èvero che, allora, la crisi era an-cora da venire. Comunque i nu-meri sono numeri ed in gradodi alimentare una campagnamediatica insidiosa.La maggioranza potrà di-fendersi ricordando una politi-ca di “tassa e spendi”. Allora la pressione fiscale fu pari rispet-tivamente al 43,1 ed al 42,9 per cento. Se poi consideriamo lavasta area di evasione, il pesoreale sui contribuenti onestisfiorava il 50 per cento. Un ca-rico insostenibile. A seguitodella manovra in atto – e sem- pre che la lotta all’evasione ab- bia successo – la pressione fi-scale nel 2012 sarà pari al 42,8 per cento. Di pochissimo infe-riore al lascito del GovernoProdi. Ma con una seppur pic-cola differenza. Il suo caricosarà più equilibrato, visto che lemaggiori entrate (rispettiva-mente 3 e 9 miliardi nei prossi-mi due anni) graveranno su co-loro che, nel frattempo, hannogoduto di una rendita di posi-zione. Vale a dire della possibi-lità di farla franca rispetto allerichieste dello Stato. Comun-que sia, sarà difficile per il Go-verno presentarsi agli elettoricome colui che ha rispettato gliimpegni presi, visto che SilvioBerlusconi continua a promet-tere, per la fine della legislatu-ra, una riforma fiscale in gradodi ridurne il peso.La situazione è, quindi, pa-radossale. Dovuta al fatto chele maggiori entrate derivantidalla lotta all’evasione non so-no utilizzate per ridurre le im- poste a carico dei cittadini ri-spettosi delle leggi e dell’ordi-namento, ma per contenere ildeficit di bilancio. Come se neesce? Molto dipenderà dallacrescita dell’economia. Nel-l’attuale contesto internaziona-le, essa è soprattutto affidata al-le esportazioni. La speranza èquindi quella di un euro debole,nei confronti del dollaro e del-lo yen, per recuperare marginidi competitività perduta. Moltodipenderà dagli americani. Se punteranno, come stanno fa-cendo, a riconquistare una per-duta centralità – il dollaro comeunica e vera moneta di riserva – le cose potrebbero funzionare.Se invece vorranno ridurre illoro deficit commerciale, saràl’inizio di una piccola guerradagli esiti imprevedibili.L’Italia ha comunque treanni di tempo per fare qualcosain casa. Deve ridurre ulterior-mente la spesa pubblica, per trovare le risorse necessarie per abbattere ulteriormente la pres-sione fiscale e quindi consenti-
RECESSIONE GLOBALE
Le difficoltàdella Budapesta luci rosse
 
SEGUE DALLA PRIMA PAGINA
Sono tre i fattori che
pesano sulle taschedegli imprenditori dell’hard: pochi attoriprofessionisti, scarsità di location, stipendielevati. Risultato, a Budapest non convie-ne più girare film piccanti. Un affermatoproduttore, che preferisce l’anonimato, allastregua di un economista, spiega la situa-zione: non si tratta soltanto del dato taroc-cato sul rapporto deficit – Pil, al 7,5 percento e dunque lontano dal limite Ue, fis-sato al 3 per cento, ma soprattutto l’arrivodell’euro. La moneta unica, la cui adozioneè prevista per il 2015, anche se appareprobabile una ridiscussione in sede Ue, al-zerà inevitabilmente i costi di produzione.
Meglio, dunque, spostarsi
ancora più aEst. A Budapest, infatti, racconta il mana-ger, le case di produzione italiane, come laIkoms di Gianfranco Romagnoli, arrivatoper primo in città agli inizi degli anni ’90per impiantare gli studios hard più grandid’Europa, e il leggendario Rocco Siffredi,starebbero letteralmente raschiando il fon-do del barile. Oggi i gusti del pubblico sonocambiati: il web ha spazzato via l’indottodei dvd venduti nei sexy shop, ma sonoancora pochi, e quasi esclusivamente ap-pannaggio delle grandi major canadesi estatunitensi, i siti web a pagamento chefatturano grandi volumi. Come la 21sex-tury, numero uno al mondo per capitalizza-zione, o la Brazzers, multinazionali che
lari. Sotto pressioni tutte le altreeconomie europee, in particolarel’Italia: i Cds sul nostro debito so-no vicini ai 300 punti base.Un esempio delle reazioni siavrà già stanotte, all’apertura del-la Borsa di Tokio. L’impressioneè che possa continuare il trend ne-gativo nei confronti dell’euro. Lamoneta unica infatti è uno deisoggetti più colpiti dall’attualescenario macroeconomico. Ve-nerdì è stato raggiunto il minimodal 2006 nel cross col bigliettoverde a 1,1965. E sono molti nel-le sale operative che ipotizzanoun quadro di breve periodo anco-ra più duro, intorno a quota 1,12.Un allarme lo lancia il
 Finan-cial Times
. «Se non ci sarà velo-cità nelle scelte, l’Europa potreb- be trovarsi a risolvere una situa-zione per cui non ci sono soluzio-ni», scriveva il quotidiano britan-nico. Il sentore è che possa aver ragione. E la paura prenderebbe ilsopravvento sulle piazze finan-ziarie.
F.G.
re al Governo di onorare gli im- pegni assunti. Ma come? Conulteriori tagli lineari? Non puòessere questa la strada: se nonaltro perché si è raggiunto un punto limite. Ed allora? Nonresta che la spending review – questo è almeno il nostro som-messo consiglio – vale a direuna scomposizione e ricompo-sizione delle poste del bilancio pubblico, per vedere quali pro-grammi mantenere e qualimandare al macero. Un lavoroindubbiamente impegnativo, per la Ragioneria dello Stato,che richiede metodi nuovi diclassificazione ed una valuta-zione dell’onere che sia com- prensivo sia dei costi diretti chedi quelli indiretti (personale,costi fissi, consumi materiali ecosì via). Qualcosa in passato èstato fatto, a livello sperimen-tale. Ma ora occorre renderequel lavoro sistematico. Dueanni di tempo. Poi vi sarà ilgiudizio di Dio, sotto forma diresponso elettorale.
 
3
DOMENICA
6 GIUGNO 2010
della Grecia
Banche esposte per 120 miliardiL’Italia adesso teme il contagio
SCENARI.
In caso di fallimento, in bilico più di 100 miliardi dieuro. Le casse di risparmio magiare pesano soprattutto su Austria, Germania e noi. Intesa Sanpaolo possiede la Cib Bank,secondo istituto del Paese, mentre UniCredit ha oltre 255milaclienti. Per Banca d’Italia «il sistema non corre timori».
DI
A
LBERTO
B
RAMBILLA
 
Le banche italiane sono le ter-ze più esposte al mondo nei con-fronti dell’Ungheria: ventunomiliardi in tutto. Sono presentisul territorio Intesa Sanpaolo,Unicredit e Banco popolare. Conil 92 per cento dell’esposizioneglobale, pari a 120 miliardi,l’Europa è senz’altro il terreno più rischioso per un eventualedefault ungherese. Un’ipotesiche la Commissione europeaconsidera comunque «esagera-ta». Più defilati nella classificatroviamo la Francia, con un’e-sposizione di 9,8 miliardi, e gliStati Uniti, con 3,1 miliardi.Il si-stema bancario magiaro è domi-nato dalle banche estere, comespesso accade in Europa dell’E-st, ma è un caso particolare. Il primo attore infatti è la Otc, una banca locale con vocazione in-ternazionale, presente anche inSlovacchia e Ucraina. Al secon-do posto, invece, ci sono i belgidi Kbc.Guardando ai due maggioriistituti italiani, Unicredit è pre-sente sul territorio con la con-trollata Unicredit bank Hungary,il settimo istituto del paese. Men-tre Intesa Sanpaolo possiede laCib bank, la seconda banca ma-giara: una presenza capillare con151 filiali che in termini di ricavisi traduce nel 2,9 per cento ri-spetto al totale.L’istituto guidato da Ales-sandro Profumo, che ha fattodell’espansione in Est-CentroEuropa un obiettivo dichiaratodel Gruppo, attraverso la Uni-credit Hungary tratta con 225mi-la clienti pari, secondo le stime,all’1,1 per cento dei ricavi tota-li. Inoltre, Unicredit gestisce an-che le operazioni relative all’E-st per conto di Bank Austria. Ilgovernatore della Banca d’Italia- di cui Intesa e Unicredit sono imaggiori azionisti - ha però cir-coscritto il problema. Per MarioDraghi, infatti, non ci sono rischidalla crisi ungherese. A Vienna,invece, la preoccupazione èmaggiore.Stando alle statistiche dellaBanca dei regolamenti interna-zionali (Bri), con 30,8 miliardil’Austria ha il sistema bancario più esposto. Di questo si era già parlato nel 2008, quando gli oc-chi della comunità finanziariaerano puntati sulla debolezzadell’area dell’Est, dai Balcani fi-no al Baltico. Tra gli istituti chehanno in pancia il maggior nu-mero di titoli di stato di Budape-st troviamo la Raiffeisen central bank (Rzb) e la Erste Bank.Da venerdì il fiorino unghe-rese ha perso quasi il cinque per cento nei confronti dell’euro. Unfatto sintomatico perché l’euronon è certo la moneta più forte incircolazione, con delle conse-guenze importanti anche sul si-stema bancario e sul mercato im-mobiliare. Due terzi dei prestiti,infatti, vengono erogati in valutaestera e molti cittadini hannoaperto dei mutui soprattutto infranchi svizzeri, yen - e in minor  parte in euro - grazie allo scarsotasso d’interesse previsto. Un
riescono a fare economia di scala, lancian-do nuovi titoli prodotti in Ungheria e desti-nati ai siti web per adulti, soprattutto inUsa, per poi rivenderli in dvd a prezzi daedicola dopo 3 o 4 mesi. Stando alle cifredella rivista americana Forbes, il giro d’af-fari del porno online a stelle e strisce nel2009 è stato di circa 12 milioni di dollari, increscita del 10 per cento sul 2008.
Rocco Siffredi
, raggiunto telefonicamen-te, ha scelto di non rilasciare al Riformistanessun commento, mentre Omar Galanti,considerato il suo erede, traccia un quadromolto preciso della situazione magiara: «Ilmercato ungherese è in piena crisi, so-pravvive solo chi ha la capacità di strappa-re grossi contratti, ma chi lavora in produ-zioni basate a Budapest è poi obbligato aspostarsi verso Los Angeles o San Pietro-burgo, nella primo caso per ragioni di fun-zionamento della macchina organizzativa,nel secondo per la convenienza». Galanti,che oltre a recitare è anche un produttore,è stato uno dei primi italiani a puntare ver-so Mosca.
Il confronto con Budapest
, spiegano gliesperti, è impietoso: in Ungheria, un’attri-ce semi-sconosciuta guadagna circa 600euro a scena, e, mediamente, nel Paese sigirano 3 ciak la settimana. A San Pietro-burgo, invece, il dato sale a 4 scene gior-naliere, per 250 euro a ripresa. Tutto l’an-no, Natale e ferie estive escluse. SpiegaGalanti: «In Russia puoi contare su un ba-cino di milioni di attrici con esperienzahard, cioè 5 o 6 ragazze nuove al giorno».Gli stessi divi del sesso ungheresi si stan-no trasferendo a San Pietroburgo. ComeWesley, attore superdotato rimasto senzalavoro, chiamato in terra sovietica proprioda Galanti.
Antonio Vanuzzo
espediente che funziona solo seil fiorino rimane stabile. Infatti,le persone che hanno contrattoun mutuo in franchi dovranno re-stituirlo nella stessa moneta. Mase gli stipendi restano in fiorini, eil fiorino si deprezza, diventa dif-ficile onorare il pagamento. Ecrollo della moneta magiara sulquella svizzera - considerata un«bene rifugio» in tempi di crisi – non aiuta né i cittadini né i contidegli istituti. Infatti, in caso di in-solvenza, le banche vedrebberocrescere gli accantonamenti sulrischio crediti (delinquencies).La decisione sul fronte valu-tario e immobiliare sarà soprat-tutto politica e spetterà a gover-no e banca centrale decidere il dafarsi. Da un lato, allungare la du-rata del mutuo (come ha fatto ilministro Giulio Tremonti nel2008). Dall’altro, operare sul tas-so di cambio. Curioso che ve-nerdì l’istituto centrale abbia dif-fuso una nota per tranquillizzarei mercati rassicurando sullo statodelle finanze pubbliche, una pre-rogativa che dovrebbe spettare algoverno di Budapest. L’esecuti-vo, insediato da circa un mese,dovrà fare chiarezza dopo il «pa-sticcio» sui conti prima di attiva-re qualsiasi politica economica.Per questo oggi si riunirà unacommissione interna per valuta-re se e quanto è profondo il bu-co di bilancio.
Ecco perché liberare le impresepuò favorire la crescita italiana
COMPETITIVITÀ.Dopo l’idea di Tremonti di togliere molti vincoli burocraticialle società, avanza il coro dei favorevoli. E il nostro sistema potrebbe risul-tare ancora più virtuoso di altri. La sfida è aumentare la concorrenza.
DI
B
RUNO
V
ILLOIS
 
Il sistema economico globaleè soggetto sempre più ed un ef-fetto domino le cui dimensioni econseguenze obbligheranno a ri- pensare totalmente i modus vi-vendi degli stati e delle loro po- polazioni. Lo scenario si pro-spetta difficile e arguto, nessunoè indenne da questa forzata tra-sformazione che presto spazieràin Sud America per poi ricon-fluire negli Usa e lì o terminare oiniziare un secondo giro ancora più complesso di quello appenaconcluso.Rifissare regole e stabilirlesenza alterare i principi secolaridel mercato sarà opera assai dif-ficile. Così sarà per limitare laspeculazione, intrinseca da sem- pre proprio nella logica di mer-cato ed espansione. Così sarà per aprire ad una nuova stagione per  potenziare la libertà di impresa.Proprio in questa direzione vo-gliono andare Berlusconi e Tre-monti. Ottimo che lo facciano inanticipo su ogni altro governan-te. Ottimo che lancino un mes-saggio alle categorie economi-che perché ripensino ai troppi in-teressi di parte. Ottimo che pun-tino decisi a modificare l’artico-lo 41 della nostra costituzione per riuscire a raggiungere l’o- biettivo. Solo così stanerannol’opposizione nel voto di modi-fica e finalmente si potrà capirese PD e compagni puntano al be-ne del Paese o al solo tentativo dimandare a casa Berlusconi.Di certo arrivare al traguardoe dare all’autocertificazione va-lore certo per aprire e gestire lemicro imprese sarebbe un gran passo avanti in molti settori,comparti in cui licenze e auto-rizzazioni, costose e complica-te,la fanno ancora da padroni.Poche e non certo significativesono le attività che non richiedo-no autorizzazioni specifiche per essere attivate. L’esempio dei panificatori è significativo. Fa-cente parte delle lenzuolate diBersani ha consentito di aprireun elevato numero di nuovi eser-cizi che, anche in ragione dei li-mitati laccioli burocratici per  partire, ha avuto significativo ri-torno sia in ambito lavorativo,rioccupando risorse che avevano perso il posto di lavoro, sia sulmercato, calmierando i prezzidel vitale prodotto pane.La crisi e i suoi effetti sulladisoccupazione obbligano a pensare alla riconversione deitroppi lavoratori che il posto dilavoro lo hanno perso o potreb- bero perderlo per il modificarsidelle esigenze del quotidiano. Negli ultimi vent’anni la robo-tizzazione ha ridimensionato laforza lavoro,della media grandeimpresa,facendo diminuire di ol-tre il 25% gli occupati, pari adoltre l’1% all’anno. Lo tsunamidel biennio in corso ne ha au-mentato il numero che solo gra-zie agli ammortizzatori socialinon è esploso. Molti dei nuovidisoccupati dovranno reinven-tarsi una posizione lavorativa.Solo una parte limitata sarà rias-sorbito. Di questa un certo nu-mero verrà indirizzato alla mo-dernizzazione del Paese, se le ri-sorse a disposizione ci saranno.Un’altra parte, la maggiore, avrà bisogno di incentivi per ricollo-carsi e magari aprire una miniimpresa.Liberalizzare l’economiareale, abolire protezionismi e re-taggi di comodo e dare valida-zione certa all’autocertificazio-ne, abolendo ogni sorta di buro-crazia, sarà sostanziale e vincen-te. Il coinvolgimento delle cate-gorie economiche e delle banchesarà fondamentale per riuscirci.Le prime dovranno ripensare aigradi di protezione dei mondiche rappresentano. Le secondedovranno indirizzare una partedelle attività al sostegno facilita-to dei nuovi nati, che potrebberoanche essere centinai di migliaiaall’anno, in ragione proprio del-le facility e della sburocratizza-zione. Ultimo anello fondamen-tale oltre a politica, categorie e banche sarà il ruolo che svolge-ranno i nostri player nazionali,che sono pochi ma anche moltosolidi, se questi utilizzeranno e porteranno con se per il mondole medie imprese e queste si av-varranno delle piccole e le pic-cole delle micro allora la catenadi montaggio di una nuova sta-gione della nostra economia fun-zionerà.A futura memoria bene ri-cordare che questo percorso fusostanziale nel dopo guerra per dare impulso alla ripresa e da linacque il miracolo italiano.Adesso è tempo di ripetersi, saràil buon senso a fare la differenza.Solo rinunciando a troppi inte-ressi specifici di parte si riuscirà.Per adesso bene rendere onore alPresidente del Consiglio e al suomassimo ministro per aver deci-so di intraprendere questa strada.

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