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Mensile del Master di giornalismo dell’Università di Torino-COREP. Direttore responsabile: Vera Schiavazzi. Anno 6. Numero 4. Giugno 2010. Registrazione Tribunale di Torino numero 5825 del 9/12/2004. E-mail: giornalismo@corep.it
DOSSIER/2
«E ora, cosa farai?» «Eh, non lo so, cercherò qualcosa, miguarderò un po’ in giro, manderò curriculum» «Ah, faibenissimo, un buon curriculum vitae è fondamentale, te lodico io che ho un po’ di esperienza in più di te» «Già…allora,arrivederci. Ma è proprio sicuro che qui non avete possibili-tà..» «Dai ragazzo, ne abbiamo già parlato. In bocca al lupo,allora» «Crepi».Crepi. Lo stage è la nuova condizione esistenziale dell’uma-nità under 40. Noi giovani professionisti della comunicazio-ne non facciamo eccezione, anzi. Il Master in giornalismo diTorino stagione 2008/2010 chiude a breve i battenti, conse-gnando al mondo venti giornalisti: venti persone, venti modidifferenti di vedere le cose. Sono stati due anni difficili, atratti entusiasmanti, a volte rabbiosi. Rabbiosi di una rabbiapositiva, che ha trasformato una passione in una professio-ne, attraverso un percorso formativo irto di ostacoli – trasentenze e ricorsi – ma pur sempre formativo. Lezioni amaredi vita, confronti diretti anche aspri, risate vere, risate falsee intelligenti insegnamenti hanno accompagnato questidue anni di master, attraverso difficoltà oggettive (di spazi emezzi tecnici) e soggettive (prime donne, da entrambi i latidella barricata, insieme a un pizzico di stupidità globale, chenon guasta mai). Gli studenti – come me – usciti dal Masterdi Torino vengono da tutta Italia, dalla Sicilia alla Lombardia,alla faccia del federalismo e degli amori a distanza (vedi il
dossier 
di questo numero). Adesso attendiamo preoccupati iprossimi mesi. Mesi di stage, in attesa del fatidico e inelutta-bile «In bocca al lupo» dell’ultimo giorno, dopo aver lavoratosodo (come l’anno scorso), a volte più di tanti “assunti”, ditanti “vecchi saggi”del giornalismo italiano. Gli stage diquest’anno saranno assolutamente anomali, figli di quelperverso dispositivo che nega la possibilità a noi, “nuoviprofessionisti”, di esercitare un nostro diritto fondamentale:“Le aziende in stato di crisi non potranno prendere stagisti”,dunque “rimboccatevi le maniche, ragazzi, il futuro è comun-que vostro”. È normale che il 53% dei tirocini (rapporto Isfol2010, dati del 2009) non porti da nessuna parte, mentre il re-stante 47% si frammenti tra prolungamenti di stage (17%),contratti a progetto (6%), di collaborazione occasionale(7%), o di assunzione a tempo determinato (6%)? È normaleche il precariato sia ormai la regola? Solo il 2% dei tiroci-nanti italiani viene assunto a tempo indeterminato. Il 2%.Le considerazioni Isfol sono il risultato del sondaggio “Glistagisti allo specchio”, in collaborazione con la testata onlineLa Repubblica degli stagisti. E le nostre, di considerazioni? Leprepareremo. Intanto ci dividiamo, tra Torino, Roma, Milano,Palermo e Tokyo, per stage spesso “forzati”, sicuramente diqualità. Perché «dobbiamo andare e non fermarci finché nonsiamo arrivati».
 Au revoir 
.
Gaetano Veninata
E se ci toccassefare stage a vita?
V
ISTO
 
DA
 
NOI
 
    P   o   s   t   e    I   t   a    l    i   a   n   e .    S   p   e    d    i   z    i   o   n   e    i   n    A .   p .    7    0    %   -    D .    C .    B .    T   o   r    i   n   o  -   n .    4    /   a   n   n   o    2    0    1    0
DOSSIER/1
Non c’è sessosenza grandeamore.O quasi
PAGINE
3
Come metteresu casaa prezziromantici
PAGINA
4
DOSSIER/3
La ragazzache prestale parolea chi non le ha
PAGINE
6
ALL’APERTO
Medievalio segreti:tutti i postidel pic-nic
PAGINE
12-13
GIUSTIZIA
“Io, procuratoreemigranteper batterela mafia”
PAGINA
14
AING22MMANEDIVAHORCEFAPDEAMOSCUNCONCUENZ
    “    S    E    A    R    C    H    I    N    G ,    2    0    0    3  -    2    0    0    4    ”    I    M    M    A    G    I    N    E    D    I    V    L    A    T    K    A    H    O    R    V    A    T    C    H    E    F    A    P    A    R    T    E    D    E    L    L    A    M    O    S    T    R    A    “    C    L    U    E    L    E    S    S    I    N    C    O    N    C    L    U    D    E    N    Z    E
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CIECO È L’AMORE
 
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giugno ‘10 
 
L
a Generosità e la Mitezza: questi gli ingredienti ne-cessari per l’amore e per la coppia. Che stravaganza,direte, adesso mi spiego. La Generosità: ecco unodegli ingredienti necessari per far funzionare un rap-porto a due (e non solo, vale anche per i rapporti umani). Lapersona generosa infatti è colei che possiede di fondo unasua umiltà. Non è arrogante, al contrario: è attenta, ascolta-trice, capace di mettersi nei panni dell’altro, come si dice inpsicodramma, “sa fare l’inversione di ruolo”.Chi riesce a vedere il mondo con gli occhi dell’altro è dispo-nibile a vivere un gioco particolare, a compiere un passodifficile ma appassionante, e deve farlo però con grandecarattere, senza spersonalizzarsi, spogliandosi dei propripanni, ma rimanendo se stesso.La Mitezza non è umiltà: l’umiltà spersonalizza, mentrel’Amore non richiede la spersonalizzazione, ma è intenderel’Altro, e questo richiede orecchie per ascoltare, cuore e per-sonalità forte.
 
Gandhi ad esempio era un mite, una personamolto forte, estremamente presente a se stesso.L’umiltà e la Mitezza non sono sinonimi. La persona mite è ascolta-trice, disponibile, si pone verso l’altro, vi si dedica senza perdere deipezzi di personalità, ma ha dalla sua robustezza, forza, solidità. Ed ècosì che potrà riuscire a calarsi nei panni dell’altro senza sentirsi in-vaso. Può accudire allora il partner nelle forme dei desideri di costui,sapendo che il gesto è corretto e corrisponde al desiderio dell’Altro,senza però perdere in individualità e la definizione del Sé (ovvero ilse stesso più profondo). Un individuo, da tutto questo, viene moltonutrito e arricchito: il generoso non solo non perde, ma guadagna,dà e riceve: perché per ricevere è necessario dare. Alcune volte, e inalcuni casi, dovrà assumersi il rischio di dare di più di quello che rice-ve, in altre si produrrà la dinamica opposta. In ogni caso, comunque,alla fine dei conti, finirà almeno in pareggio o con grande probabi-lità, in attivo.Succede che a volte si affronti svolgimento del tema dell’Amore conpoca personalità e tutto diventi allora, in un certo senso, piuttostoumiliante. L’Amore è infatti uno di quei sentimenti molto “denudan-ti”: l’individuo scopre totalmente la propria interiorità, si penetranell’intimo dei pensieri, delle confidenze, e questo, se fatto con pocaenergia e personalità, diventa quasi una trappola, un atto di debo-lezza. E’un grande investimento, è donarsi quasi completamente. Lapersona sacrifica tutta se stessa al gioco amoroso, è disponibile aperdersi, ma se si perde è nuda, prigioniera di un gioco che non sicontrolla, finisce nelle mani di una persona che può portare in terri-tori sconosciuti, non propri, e qui inizia il dramma. Ci si ritrova allo-ra, contro la propria volontà (e questo può succedere nella coppia,come in famiglia), a vivere in un contesto non scelto. Ed è qui chearrivano inevitabilmente scatti che sanno di rivalsa, di sopravviven-za: da un’umiltà un po’pelosa, si diventa cattivi, si estraggono gliartigli per salvarsi. Ecco che ci si lascia allora con spirito di rivalsa:tanto ho patito delle umiliazioni, tanto reagisco, e mi trasformo.E da qui allora, le coppie che si separano malissimo, e con grandisofferenze, buttando all’aria bambini, patrimoni e salute. Sono attireattivi, disastrosi.Viceversa, la Mitezza è ingrediente prezioso per vivere i sentimenti:non significa essere buoni e cedevoli (questo è l’umile), ma esserebuoni, intelligenti, giusti, acuti di pensiero, critici e autocritici. L’umileè instupidito, sbiadito; il Mite conserva le tinte forti. In una malintesaeducazione cattolica, alla donna viene spesso detto sii umile: è unaspersonalizzazione in nome del maschio e dei figli, per cui le vienechiesto di sopportare per un bene superiore. Quante donne hannopatito con un cilicio psicologico, quanto danno nelle famiglie!Sii mite significa invece: ascolta, fatti carico, ma resta donna, perchél’uomo non ha bisogno di un nulla femminile, ma della femminilitàin tutte le sue espressioni. E questo vale anche per l’uomo, in questianni di sua crisi, in cui volendo smorzare il machismo ha perso lapropria identità. Che anche l’uomo acquisti allora la Mitezza: è avereforza senza perdere la virilità.
Il matrimonio può attendere pag. 3Convivenza, oh cara pag. 4A lezione prima del pag. 5Lo sport fa bene alla coppia pag. 6Stasera mi faccio di viagra pag. 7Ricominciare dopo un addio pag. 8
Che bello vado in ufficio pag. 15Edith delle spezie pag. 15Tra dj e mods, che Traffic pag. 18E’ Kreuzberg o San salvario? pag. 20Si alza i sipario sulle Regge pag. 21Torna il Festival delle Colline pag. 21Quando il cinema va sui tetti pag. 22Salani, un manuale per amico pag. 22Appuntamenti e lettere pag. 23
CHI SIAMO
L’EDITORIALE
Mitezza e generosità, i segreti dell’Amore
Coming out 
, in italiano “uscir fuori”. Anzi, il verbo esprimeun’azione in corso. Un passaggio, fermato nel momentodel passare, da uno stato ad un altro. Nella fattispecie,dalla condizione di “velato” –come si dice in gergo- al-l’aperta dichiarazione della propria omosessaulità. Unpassaggio doloroso, una rinascita talvolta. Ognuno lovive in modo specifico, ha una “sua storia” simile eppurdiversa dalle altre. Un libro (dal titolo
Coming out 
, appun-to) ne raccoglie alcune, autrice è Pupa Pippia, romana,quarant’anni ben portati e una lunga esperienza dietro albancone di un pub “gay friendly”. Lei, di storie, ne ha sen-tite tante –chi serve da bere diventa spesso un confesso-re- e ce le propone con vena ironica. Storie vere, presunteo immaginate, con protagonisti imprevedibili: unaquindicenne stregata da una compagna di scuoladurante l’occupazione o una rampante donna incarriera che teme i colleghi d’ufficio; un timido ecicciottello ragazzino di una qualche periferia o unaffermato e un po’ depresso professore universita-rio; un figlio di papà, un transessuale, una motoci-clista incazzata o una madre di famiglia. «Il comingout è un processo che mai si conclude» spieganodall’Arcigay di Roma, «perché sempre nuove sono lesituazioni e le persone che si incontrano, e con ognu-na bisogna ricominciare da capo». L’età del comingout è in genere l’adolescenza: «Il coming out è allorainteriore, una lunga fase di accettazione di sé. Solodopo diventa sociale.» Barbara Rendina, giovanescrittrice torinese “di genere”, sdrammatizza. Autricedi un libro,
L’amore è semplice
, nel quale si combatte laretorica del dramma a tutti i costi con cui i media spessodescrivono la condizione omosessuale: «Anche il comingout è in genere ritenuto un evento traumatico, non dicoche non possa essere problematico ma occorre dare unapossibilità agli altri, far loro capire senza drammi. Puòessere difficile per le famiglie apprendere l’omosessuali-tà di un figlio per le aspettative che essi avevano su di lui,anche solo l’idea di vederlo sposato o di avere dei nipoti».Prossimamente a Roma, Milano, Torino e Napoli avrannoluogo Gay Pride: é l’occasione giusta per togliersi dallatesta certi facili stereotipi. Libri come quello di PupaPippia possono essere un primo passo in tal senso.
Matteo Zola
La fatica di fare “outing”
Dossier Sex&Love pag. 3-10
Futura
è il mensile del Master di Giornalismo dell’Università di Torino.
Testata di proprietà del Corep. Stampa: I.T.S. S.p.A. (Cavaglià).
Direttore responsabile:
Vera Schiavazzi.
Progetto grafico:
Claudio Neve.
Segreteria Redazione:
futura@corep.it (all’attenzione di Sabrina Roglio).
Comitato di redazione:
Carlo Marletti, Riccardo Caldara, Eva Ferra, Carla Gatti,Antonio Gugliotta, Sergio Ronchetti, Vera Schiavazzi.
Redazione:
Alessandra Comazzi, Gabriele Ferraris, Giorgio Barberis, Sergio Ronchetti,Emmanuela Banfo, Silvano Esposito, Marco Trabucco, Maurizio Tropeano, Paolo Pia-cenza, Marco Ferrando, Vittorio Pasteris, Battista Gardoncini, Carla Piro Mander, An-drea Cenni, Anna Sartorio, Maurizio Pisani, Sabrina Roglio, Matteo Acmè, GiovannaBoglietti, Rebecca Borraccini, Francesco Carbone, Alessia Cerantola, Giulia Dellepia-ne, Nicola Ganci, Andrea Giambartolomei, Bianca Mazzinghi, Manlio Melluso, Loren-zo Montanaro, Leopoldo Papi, Valerio Pierantozzi, Laura Preite, Elena Rosselli, Anto-nio Junior Ruggiero, Daniela Sala, Emanuele Satolli, Gaetano Veninata, Matteo Zola.
Contatti:
futura@corep.it.Sostengono ‘Futura’: Comune di Torino, Provincia di Torino, Regione Piemonte.
Rosita Ferrato
giornalista e scrittrice 
 
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giugno ‘10 
DOSSIERSEX & LOVE
I
l sesso può avvenire anche senza un rapportodi coppia stabile. Ma si può formare una coppiastabile senza sesso? Che ruolo ha la vita sessua-le all’interno di una relazione? Qual è il livello diconoscenze e quali gli approcci dei giovani su questiargomenti? La professoressa Raffaella Ferrero Ca-moletto
(sopra a destra, nella foto piccola)
, sociologadei processi di costruzione socioculturale del corpoall’università di Torino, ha provato a smontare un po’di luoghi comuni.
Qual è l’approccio al sesso dei ragazzi alla primarelazione?
“Molto più cauto di quanto si pensi. C’è un uso mol-to attento del preservativo. E poi oggi il contesto del-la coppia tra coetanei ha molta più importanza chein passato nell’affrontare il primo rapporto sessuale.Così spesso questo avviene in un quadro di paritànell’inesperienza. Un tempo per gli uomini (i più an-ziani attuali) il primo rapporto avveniva spesso condonne più anziane o prostitute, e per le donne al 90per cento il futuro marito. Il primo rapporto sessua-le, sia per i ragazzi che per le ragazze, oggi avvieneall’interno di un rapporto di coppia, in una dimen-sione affettiva. Anche se crescono i casi di rapportioccasionali.
Nella coppia come viene percepita la sessualità?Ci sono differenze di genere?
“C’è una disparità piuttosto marcata nelle rappre-sentazioni della sessualità e delle sue forme. Leragazze interpretano alcune pratiche come fonda-mentali nell’interazione della coppia, mentre i ma-schi le considerano parte delle competenze maschilirichieste, però in una visione di semplici preliminarialla penetrazione. Ad esempio, nelle nostre intervistea ragazze tra 18 e 29 anni, viene spesso sottolineatol’uso da parte dei partner di gesti rivolti al piacerefemminile: rapporti orali, o masturbazione. I maschiconfermano questa descrizione, anche se nei lororacconti, il meccanismo del piacere rimane incentra-to sulla penetrazione”.
Pensa che ci sia unbuon livello di consa-pevolezza sessuale trai giovani?
“Secondo i dati disponi-bili (riuniti nello studiorecentemente uscito
Lasessualità degli italiani,
ndr) il livello di conoscenze tra i giovani è ele-vato. Sia in senso stretto, sulla meccanica dellariproduzione, che in quello dei meccanismi delpiacere. Il repertorio sessuale è ampio, per la va-rietà delle pratiche e delle possibili esperienze,anche nella fascia più giovane”.
Come si informano?
“Le fonti sono diverse. I gruppi di amici, in primoluogo. Poi i media, e soprattutto internet, conle riviste online per adolescenti, e naturalmen-te, per i maschi,la pornografia,importante ele-mento di costru-zione dell’imma-ginario. Mancaun ruolo attivodegli esperti edell’educazio-ne sessuale chenon ha spazionelle scuole. Epurtroppo si re-gistrano ancoraresistenze e i im-barazzi da partedei genitori su questi temi. In genere li evitanogiustificando la scelta in termini di rispetto dellaprivacy dei figli.
Quest’apprendimento un po’ casuale del ses-so, che effetti ha sulla vita di coppia?
“Quanto più la sessualità si associa a un conte-sto relazionale stabile, tanto più gli stereotipi cheformano l’immaginario sessuale, e che magari sonoderivati da media o pornografia, vengono smontati.Il lavoro nella coppia è proprio quello di decostruiree rinegoziare certe rappresentazioni standard delsesso, attraverso l’apprendimento reciproco”.
Leopoldo Papi
La convivenza? Sarà la precarietà, forse la secolarizzazione,ma non è più necessariamente l’anticamera del matrimonio. Èdiventato un modo per mettersi alla prova, che spesso finiscecon lo stabilizzarsi, diventare a tempo indeterminato (altro checontratto di lavoro).Il caso più fortunato è costituito da una coppia che vive insiemeda tre anni: Marco, trent’anni con un lavoro stabile, e Paola,trentuno, lavoro a progetto. La casa è di proprietà. Al matrimo-nio ci pensano, ma è lontano nel tempo, comunque non a brevetermine.Giulia si è trasferita da Andrea dopo tre mesi di fidanzamento:“Ci trovavamo bene insieme fin dall’inizio, erano più le sereche passavo da lui che quelle casa mia, e così ci siamo decisi. Disposarci non ne parliamo, almeno per il momento. I primi tempitenevo anche l’altra casa, ma dopo sei mesi l’ho lasciata. In pra-tica ci tornavo solo per far la lavatrice. Non c’entrano i motivieconomici, semplicemente stiamo bene così”.Per il resto, la convivenza è una soluzione menoradicale per far maturare un rapporto di fidanza-mento che spesso, tra i trentenni, è quasi decenna-le. Sono loro che cercano la svolta ‘morbida’ in unepoca di ‘certezze poche ma confuse’.Per altri l’amore arriva dopo la condivisione dellacasa: studenti fuori sede, perlopiù, che si cono-scono nel momento della ricerca della casa e, frequentandosi,pian piano si innamorano. Il matrimonio? In questo caso èun’eventualità scacciata come la peste: “Nemmeno per sogno– dice Dario, che convive con Nina – è una cosa molto lontanadalla nostra visione del rapporto”. E lei che ne pensa? “Sì, lavediamo alla stessa maniera. Anche volendo, in ogni caso, comefaremmo? Viviamo ancora grazie ai soldi di mamma e papà,mica possiamo mantenerci autonomamente”.Bianca e Matteo frequentano un Master a Torino. Convivono daqualche mese, ma anche loro, al momento, non hanno intenzio-ne di sposarsi: “Vivevo con un altro coinquilino e ho pensatoche visto che avevo il ragazzo, tanto valeva andare in una casacon lui. Sapevo comunque, fin dall’inizio, che sarebbe durato iltempo del Master, mica pensavo al matrimonio. Certo, il rappor-to continuerà, ma questo è un altro discorso”. Anche lui la pensacosì: “Eravamo entrambi consapevoli che la convivenza sarebbestata limitata all’esperienza del Master. Non escludo che cipossa essere una esperienza successiva di condivisione, perchéil rapporto è forte, a prescindere dal vivere insieme”.
Manlio Melluso
Il matrimonio può attendere
La coppia fa bene al sesso
Ecco perché un rapporto stabile migliora la conoscenza reciproca e l’intesa a due
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