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Il pentimento di Benedetto XVI

Il pentimento di Benedetto XVI

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di Isabelle de Gaulmyn in “La Croix” del 18 giugno 2010 (traduzione: www.finesettimana.org) Venerdì scorso, le parole del papa sono risuonate fin sotto il colonnato del Bernini che circonda piazza San Pietro. Ma risuonavano anche nella memoria dei prelati, tra i più anziani, che là si trovavano: chiedendo perdono per i preti colpevoli di abusi sessuali su minori, Benedetto XVI ha ripreso quella mattina, per la conclusione dell'Anno sacerdotale, parola per parola, l
di Isabelle de Gaulmyn in “La Croix” del 18 giugno 2010 (traduzione: www.finesettimana.org) Venerdì scorso, le parole del papa sono risuonate fin sotto il colonnato del Bernini che circonda piazza San Pietro. Ma risuonavano anche nella memoria dei prelati, tra i più anziani, che là si trovavano: chiedendo perdono per i preti colpevoli di abusi sessuali su minori, Benedetto XVI ha ripreso quella mattina, per la conclusione dell'Anno sacerdotale, parola per parola, l

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06/20/2010

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Il pentimento di Benedetto XVI 
di Isabelle de Gaulmyn
in “La Croix” del 18 giugno 2010 (traduzione:www.finesettimana.org 
 
 )
Venerdì scorso, le parole del papa sono risuonate fin sotto il colonnato del Bernini che circonda piazza San Pietro. Ma risuonavano anche nella memoria dei prelati, tra i più anziani, che là sitrovavano: chiedendo perdono per i preti colpevoli di abusi sessuali su minori, Benedetto XVI haripreso quella mattina, per la conclusione dell'Anno sacerdotale, parola per parola, l'espressioneusata, nello stesso luogo, da Giovanni Paolo II, dieci anni prima.
“Noi chiediamo con insistenza perdono a Dio e alle persone coinvolte, mentre intendiamo promettere di fare tutto ciò che è possibile affinché tali abusi non possano mai più avvenire”
:questo “mea culpa” concludeva un anno macchiato dalla rivelazione degli scandali di pedofilia dicerti preti. Per la prima volta, quel papa ha quindi chiesto in maniera esplicita perdono, a nome dellaChiesa, per delle colpe commesse da suoi membri. Concludeva così un percorso preparato con unaserie di prese di posizione, senza concessioni sul tema, dal 2006, con l'uso di parole di pentimento:
“la vergogna provata”
(negli Stati Uniti),
“sono profondamente desolato”
(a Sydney), la
“penitenza necessaria”
(
 Lettera
 
ai cattolici irlandesi
), e i
“peccati nella Chiesa”
(Fatima).
“È il riconoscimento di una responsabilità collettiva, e l'espressione di una solidarietà di tutti imembri della Chiesa per delle colpe commesse da alcuni”,
sottolinea il gesuita François Euvé(1).
”Benedetto XVI ha usato esattamente la stessa formula del suo predecessore durante i grandi pentimenti del Giubileo, il 12 marzo 2000”,
aggiunge Luigi Accattoli, vaticanista (2). Un
“noichiediamo perdono a Dio”
che era stato pronunciato dieci anni fa, in particolare per i peccaticommessi in nome della ricerca della Verità, o quelli commessi nei confronti del popolo ebraico... Nel 2000 come nel 2010, viene poi, subito dopo il
“noi chiediamo perdono”,
l'invocazione del
“mai più”,
che lega la domanda di perdono ad una promessa di conversione.I grandi pentimenti del Giubileo del 2000 avevano costituito uno degli aspetti più innovatori del pontificato di Giovanni Paolo II. Ma anche uno dei più contestati, in particolare dall'alatradizionalista dei cattolici, che vi vedeva una rimessa in discussione dei fondamenti della Chiesa.Ora, dato che alcune delle riserve provenivano dal cardinal Ratzinger, si era potuto pensare che maiBenedetto XVI avrebbe ripreso, su questo tema, l'eredità del suo predecessore. In realtà, il cardinalRatzinger non era contrario a quei pentimenti. Come prefetto della Congregazione per la dottrinadella fede aveva perfino presieduto la commissione teologica internazionale che ne aveva delineatoil quadro teologico. E fin dalla sua investitura nel 2005, Benedetto XVI aveva sottolineato
“l'urgenza della purificazione della memoria, tante volte evocata da Giovanni Paolo II”.
Certo, presentando nel 2000 alla stampa i pentimenti del Giubileo, il cardinal Ratzinger avevamanifestato qualche riserva, riserva che illumina il suo percorso odierno. Attenzione, aveva detto, anon porre la Chiesa attuale come giudice della Chiesa passata:
“La Chiesa non può sentirsi esenteda peccato, e identificare come fonte del male i peccati degli altri, del passato: la confessione del  peccato degli altri non deve evitare il riconoscimento dei peccati del presente.”
Riconoscere i peccati del presente, è esattamente quello che Benedetto XVI ha fatto, venerdì scorso:contrariamente a Giovanni Paolo II, non ha chiesto perdono per il passato, ma proprio per oggi.Pratica per certi aspetti più esigente: una cosa è chiedere scusa per degli atti commessi diversi secolifa. Altro è aver di mira le colpe della Chiesa oggi, in una purificazione non della memoria, ma dicomportamenti attuali.
“Un atto raro di governo,
sottolinea anche Padre Philippe Bordeyne, decanodel
Theologicum
di Parigi.
 Il papa, come primo dei vescovi, assume la responsabilità collegiale diquello che è successo.”
È un modo di rimettere in discussione certe disfunzioni di governance, cheBenedetto XVI aveva del resto in parte precisato nella
 Lettera ai cattolici irlandesi
(silenzio dellagerarchia, insufficiente discernimento delle vocazioni...).Tuttavia,
“mentre i pentimenti di Giovanni Paolo II si erano basati su un importante lavoro dianalisi storiche, per delimitare e sottolineare le responsabilità, quel pentimento non ha dato luogo

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