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prospettive e necessità dell'editoria periodica nell'era della riproducibilità digitale
luca vanzella - daimon.it
tecnologie che cambiano il mondo
le tecnologie hanno due caratteristiche che consentono loro di avere un forte impatto sulla società: la prima è che spessodivengono rapidamente accessibili a tutti, la seconda è che una volta inventate non le si può più disinventare. queste sonole ragioni per cui le rivoluzioni scatenate dall'avvento di una nuova tecnologia sono quasi sempre permanenti, a differenza diquelle che sono frutto di un progetto umano, e che spesso falliscono.l'avvento di una nuova tecnologia nell'ambito della produzione e diffusione dell'informazione ha effetti enormi sulla cultura esull'economia di una società; opera cambiamenti irreversibili sul modo in cui le persone comunicano, si scambiano eaccedono alle informazioni. tecnologie di comunicazione di massa come la stampa mobile nata nel 1440, la radio del 1896 ela televisione del 1927, hanno in alcuni casi spostato il ruolo di fonte principale di informazione da un soggetto a un altro,ma non sono state sostitutive: non hanno mai reso obsoleta la tecnologia precedente né ucciso il suo mercato. le fonti diinformazione hanno continuato a convivere parallelamente, ciascuna all'interno del proprio media di elezione oppure inmodo cross-mediale.queste tecnologie spesso hanno l'effetto di abbassare la soglia di accesso alla comunicazione pubblica (broadcast), e diconseguenza rendere meno redditizi i modelli di business preesistenti: in un mercato statico, la logica dice che se le fonti diinformazione aumentano e l'audience rimane invariata, la fetta di mercato accessibile a ciascuna di esse si riduce. è laragione per cui storicamente è stata impiegata la legislazione per creare un clima di scarsità artificiale (le frequenze, nelcaso di radio e TV) e salvaguardare il modello di business delle fonti di informazioni esistenti. una strada che a causa dellanatura di Internet non è più praticabile, se non al prezzo di rinunce inconcepibili per la collettività.l'abbassamento della soglia di accesso e i suoi effetti sul mercato sono spesso vissuti come devastanti da chi si occupadella gestione dell'informazione, ma la verità è che finiscono quasi sempre per creare un mercato più ampio, piùdiversificato e con più occasioni di scambio, diffusione e anche commercializzazione delle informazioni. un mercato magari
diverso
, ma difficilmente meno "ricco" di quello precedente. cambiano i ruoli, i modelli, i contenuti e il modo di produrli, avolte scompaiono i distributori puri, ma per chi produce contenuti originali non viene mai a mancare il mercato.l'arrivo della registrazione sonora non ha fatto fallire ma crescere il mercato della musica dal vivo, e lo stesso è avvenutocon la radio; l'avvento del sonoro al cinema ha reso obsolete alcune competenze e ne ha valorizzate altre, ma ha stimolatouno sviluppo del mercato senza precedenti. lo stesso è avvenuto con la televisione: ogni media nato da una nuovatecnologia ha creato nuove occasioni per i produttori di contenuti che hanno saputo adattarsi ed evolvere insieme al media.nuove tecnologie favoriscono la nascita di nuovi media, che a loro volta creano nuovi mercati. i media precedenti nonvengono (quasi mai) resi obsoleti e si aprono nuove occasioni per tutti. per chi produce contenuti è molto più produttivo -invece di predire catastrofi o cadere nel vittimismo - smettere di comportarsi in base a paradigmi superati, comprendere imutamenti, abbracciarli e imparare a usare correttamente il nuovo media.nelle fasi iniziali i nuovi modelli di business non sono ancora chiari, ma quello che non manca è l'occasione per esercitarsi,imparare, sperimentare e produrre: i modelli emergeranno e nel frattempo, se si è lavorato con convinzione ed entusiasmo,si sarà fatta esperienza, si sarà prodotto comunque valore, si saranno guadagnate visibilità, reputazione, rispetto che prestocominceranno a pagare.
luca vanzella - luca@daimon.it -www.daimon.it- 0239325251
 
abbracciare l'evoluzione per non esserne travolti
la stampa quotidiana e periodica non è cambiata molto nel corso della sua storia. almeno per quanto riguarda il secoloscorso, non ha quasi visto cambiamenti ai proprio modelli di business: è normale che essi siano ora improvvisamente messiin discussione dall'avvento rapidissimo di una nuova tecnologia che si muove molto più in fretta e funziona in base a logichediverse.chi oggi basa la propria sopravvivenza su modelli di business della stampa tradizionale dovrebbe prima di tutto assumereun approccio razionale evitando il panico, il negazionismo, le battaglie di retroguardia (l'irrigidirsi dietro al copyright, i sistemidi Digital Rights Management), ma evitando anche di farsi troppe illusioni su soluzioni magiche, come i micropagamenti, ilpay per content o la speranza che nuovi
device
possano da soli magicamente resuscitare modelli di business superati.la reazione più razionale e produttiva sta nel cercare di capire cosa sta realmente avvenendo e di comprendere le logichealla base del mutamento del media, o almeno le dinamiche attraverso le quali si manifesta. la reazione corretta è cercare dicambiare il proprio modo di lavorare a partire dalle poche chiare premesse, adattando i processi, gli strumenti, i modi e itempi di produzione, fino a giungere a un prodotto che sia in linea con la natura del media Internet e con i comportamenti e,i desideri e i bisogni d'uso
 reali 
, ovvero quelli espressi dalle persone che costituiscono quella che una volta si definivaaudience (non quelli auspicati da chi produce i contenuti).un nuovo media che nasce grazie a una nuova tecnologia non solo modifica profondamente mercato e modelli di business,ma parte anche da premesse diverse, premesse che è necessario comprendere se si vuole poterlo usare al meglio. sarebbesbagliato pensare che la produzione di contenuti per il web richieda di disimparare tutto quello che si è imparato inprecedenza, ma è vero che richiede di abbandonare - o almeno rimettere in discussione - assunti che finora si davano perscontati. non si tratta solo delle regole di scrittura per l'indicizzazione sui motori di ricerca, ma di cose che toccano ben piùin profondo il processo di progettazione e produzione dell'informazione. logiche di selezione, ricerca delle fonti, forme discrittura, stili di relazione.ogni volta che si decide qualcosa che riguarda la progettazione, la realizzazione e la gestione di un contenuto, una testata oun ambiente di discussione bisogna chiedersi (studiare e imparare, se necessario) quali siano le regole di comportamentodell'Internet sociale e della scrittura; non di una generica e vaga "scrittura per il web", ma della scrittura per le persone,
 alle
 persone, attraverso il web.
quindi:
smettere, accettare, capire, prepararsi, cominciare
dieci cose che è necessario cominciare a fare - o almeno cominciare ad accettare.
 
smettere
di considerare gli articoli "finiti" come entità concluse e immutabili da dimenticare. i contenuti sul web hannouna vita virtualmente eterna, e grazie a google producono unacoda lungadi accessi pressoché infinita, nel corso degli anni.l'abitudine delle testate tradizionali è di considerare i propri contenuti immodificabili e abbandonarli una volta stampati: sulweb i contenuti continuano a essere letti e a monetizzare, e possono e
dovrebbero
essere mantenuti aggiornati. quasi tuttele testate online evolute aggiornano frequentemente i pezzi con
update
, e linkano ogni nuova integrazione alla
timeline
degliaggiornamenti. ogni articolo è quindi costituito da un pezzo originale (nuovo), una serie di aggiornamenti e una timeline diriepilogo di tutti gli aggiornamenti. il contenuto base della news (quello su cui ci si augura arrivi il lettore a seguito di unaricerca) dovrebbe essere quest'ultima.
 
accettare
un controllato abbandono del copyright in favore di licenze meno restrittive e più libere. grazie alla crescenterilevanza dell'indicizzazione, l'editore online ha e avrà sempre più bisogno dei contenuti altrui, più di quanto gli altri abbianobisogno dei suoi. in un sistema basato sul link reciproco, l'effetto è di dover cedere il controllo, distribuire liberamente ipropri contenuti per poter avere accesso a quelli altrui. l'esclusività di una notizia in un mondo iperconnesso ha sempremeno senso, la stessa paternità di un contenuto che può essere replicato con un clic è difficile da difendere, e il valoredell'apporto degli altri ai propri scritti è tale che conviene rinunciare al controllo dei contenuti per incoraggiarne il riutilizzo ela ripubblicazione. in questo senso sempre più editori scelgono lelicenze creative commonsche, progettate per il webtenendone presente le specificità e la cultura,
 
difendono l'autore senza danneggiare l'ecosistema.
luca vanzella - luca@daimon.it -www.daimon.it- 0239325251
 
 
accettare
la crescente importanza dell’apporto attivo dei lettori: la rilevanza dei commenti a integrazione di un pezzo sifa sempre più preponderante. nessun articolo è davvero completo senza una coda di commenti a integrazione scritta daisuoi lettori. il singolo articolista non ha il tempo, le competenze e l'accesso a tutte le informazioni necessarie per trattare iltema sotto *tutti* i punti di vista possibili, quindi il suo approccio inevitabilmente riduttivo viene integrato dai lettori nellospazio dedicato ai commenti. la produzione di contenuti diventa un processo di scrittura sempre più collaborativa, ilmagazine quasi un wiki.con la frammentazione dei mercati causata dal passaggio al digitale e a un mercato complesso e caotico come quelloonline, l'esperienza e la professionalità dei direttori e dei caporedattori - per quanto più importante che mai proprio a causadell'estrema competitività del nuovo mercato - da sola non è più sufficiente a garantire un prodotto completo, esaustivo einteressante per tutti: le integrazioni dei lettori stessi sono un apportofondamentale per raggiungere questo obiettivo. laparte più attiva, propositiva e appassionata del proprio mercato, aggregata online, non solo contribuisce attivamente alprodotto editoriale e alle revenue che esso genera, ma entra a far parte del modello futuro di editoria.
 
prepararsi
all’esplosionedella testata: il prodotto editoriale autoconcluso con un inizio, un percorso di lettura lineare euna fine, sempre più esploderà in uno shrapnel di contenuti che volano in giro per la rete come schegge impazzite. semprepiù raramente su legge il pezzo nel contesto della testata (o del media per cui è stato scritto) sempre più spssso lo si trovacasualmente (meglio,
 serendipicamente
 ) grazie a google, agli aggregatori collettivi come reddit, digg e popurls, e attraversoifeed. diventa necessario imparare a scrivere per seguire l’attrazione gravitazionale degli aggregatori sociali. da impaginata/ sequenziale la testata e la lettura perdono la bussola e divengono caotiche e non lineari. bisogna imparare a produrre peruna lettura diversamente impaginata: su cellulare, su ipad, su google news, su google books.
 
senza un alto e un basso, uninizio e una fine, un nord e un sud.non esistendo più un contesto editoriale in senso stretto, non si lavora più in termini di singolo contenuto all'interno di unpiano editoriale, ma in base a un continuo processo di aggiornamento del tema, dello speciale, dell’evento, che ha una suavita (eterna) e assume un suo percorso nel tempo. contenuto e linea editoriale sono in
eternal beta
: mai (de)finiti, mutanocontinuamente, stile e approccio cambiano in corso d'opera in base anche al feedback dei lettori. il "visto si stampi" perdesenso, e con esso i ruoli di verifica e approvazione che rallentano in modo letale la stampa attuale. la verifica la fanno ilettori, il concetto di approvazione di un contenuto finito perde senso.
 
prepararsi
(e cominciare a preparare i processi e i contenuti) a profonde modifiche nel mercato dell'advertising.esplodendo la testata, anche l’adv deve nebulizzarsi: appena il contenuto editoriel si separa dalla testata, il contenuropubblicitario dovrà seguirlo, causando una sorta di atomizzazione dell’advertising, che verrà sempre più spesso computato
 altrove
, al seguito del singolo contenuto e non più localmente. non si può nemmeno escludere che si arrivi all’abbandonodel modello basato sulla pubblicità: è necessario essere pronti a rapide e radicali modifiche del modello di business, etenereattentamente monitorato il mercato per annusare i mutamenti e le tendenze.un possibile modello alternativo è un ritorno alla subscription (cartacea e digitale) che comprenda l'accesso allo storico, aprezzi molto più contenuti ma a diffusione molto più ampia. un altro, tra i più promettenti per i contenuti digitali su tutti imedia, è lalicenza volontaria, ovvero un fee annuo di abbonamento
 all-you-can-eat 
che copra lo scaricamento di tutti icontenuti, suddiviso su indicazione del lettore tra le fonti che ritiene più meritevoli. in questo caso il successo dipenderàdalla capacità di mantenere il livello di qualità dei contenuti e dalla capacità di servire correttamente il singolo lettore.
 
cominciare
a produrre contenuti invertendo il processo produttivo: ”
digital comes first, print last 
“. non ci si possono piùpermettere i tempi del processo tradizionale di produzione dei contenuti: poiché Internet è un media
 real-time
, tali stannodiventando le abitudini di lettura (sempre più spesso in mobilità) e quindi le aspettative del lettore, anche per quantoriguarda le testate non strettamente di news. diventa necessario cominciare a produrre a ritmi molto più rapidi, azzerare ladistinzione tra fasi di produzione, pubblicazione, verifica e approvazione, pubblicare contenuti multimediali in diretta e inmobilità, accettare un processo di produzione molto più rapido e snello di quello attuale, che contempli l'imperfezione, latemporaneità dei contenuti, il loro raffinamento successivo alla messa online, l'integrazione collaborativa.
 
cominciare
a produrre in ottica di estrema verticalizzazione dei contenuti, correndo anche il rischio di rendere nonlineare il piano editoriale. considerare che la nuova atomizzazione dei contenuti e la conseguente esplosione in nicchie
luca vanzella - luca@daimon.it -www.daimon.it- 0239325251

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