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PDL XIX/0027 - Giovani e casa in affitto

PDL XIX/0027 - Giovani e casa in affitto

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Published by chiaracremonesi
Il Progetto di legge è mirato a favorire l’accesso dei giovani all’alloggio in locazione.
Le politiche regionali di sostegno nel campo del mercato privato delle abitazioni sono state finora orientate nell’ambito delle scelte dell’acquisto, da un lato, e, dall’altro, all’erogazione di contributi per l’affitto a favore di famiglie in condizioni di difficoltà economiche (FSA). In entrambi i casi, gli interventi regionali si sono rivolti alla popolazione nel suo insieme, senza una articolazione capace di cogliere specifiche situazioni in un corpo sociale, invece, assai differenziato.
Molto diverse sono infatti le situazioni che anche in Lombardia maturano e assumono l’aspetto di snodi cruciali per la stessa evoluzione della società lombarda.
Ci sono dunque ragioni pregnanti per attivare politiche capaci di intervenire in modo più “fine”, tenendo conto non tanto di esigenze – pur pressanti e socialmente rilevanti – di uno specifico momento, quanto di esigenze e possibilità di sviluppo di più lungo respiro.

Il punto focale della presente proposta è infatti avviare, a partire dal problema dell’abitazione, una politica per la promozione di scelte autonome di vita.
Con questo provvedimento si vuole intervenire sulle condizioni di autonomia e di ampliamento delle possibilità di scelta perché i giovani possano iniziare a costruire i propri progetti di vita, personale e di coppia. Da un lato, si tratta di attivare strumenti che permettano di avviare una vita autonoma anche in assenza di disponibilità economiche delle famiglie di provenienza: si tratta di intervenire per colmare un eventuale divario, per cui condizioni casuali (come qualcuno la chiama, la “roulette della nascita”) diventano ostacoli insormontabili a causa delle ingiustizie e delle inefficienze del mercato dell’abitazione. Dall’altro, si intende facilitare lo stabilirsi in Lombardia per ragioni di lavoro e studio, proprio per rendere possibile che la concentrazione di opportunità economiche e formative che in Lombardia si è venuta realizzando possa attirare continuativamente nuove forze e capacità, dall’Italia ed anche dall’estero. Dall’altro ancora, si interviene sulla condizione di avvio di una vita autonoma e si apre così una scommessa virtuosa che fa leva sulle risorse delle persone: un atto di fiducia e di investimento per il futuro di tutti e non solo degli specifici soggetti beneficiari. Quest’ultimo argomento ha un rapporto stretto con l’esigenza di rimettere in movimento una società che appare sempre più bloccata, in una sorta di fermo-immagine al nastro di partenza, in cui la grande maggioranza nemmeno riesce a partire.

In secondo luogo: la scelta – ma è dubbio, alla luce di quanto fin qui sostenuto, che si tratti davvero di scelta, nel senso di autonomia e libertà che tale termine implica – dell’acquisto della casa produce elementi di rigidità e, sotto alcuni profili, di irreversibilità che devono avviare una riflessione critica più matura e decisamente spostata verso la definizione di politiche di medio-lungo periodo.
Vi sono almeno tre aspetti fortemente problematici. Il primo è la pressione continua per il consumo del suolo libero: la lievitazione del costo della casa nelle aree storicamente (e robustamente) urbanizzate spinge progressivamente verso la corona più esterna, in vista di costi di costruzione inferiori ed anche per il mito della tranquillità fuori dalle convulsioni delle città maggiori (anche se si continua a trascurare l’effetto negativo sulla qualità della vita dovuto al pendolarismo sempre più accentuato). Il secondo è il continuo processo di svuotamento di residenti delle città, con effetti non solo sulla loro consistenza fisica ma anche sul loro profilo generale, come luoghi di cultura ed istruzione diffuse, e la tendenziale trasformazione in luoghi “usa e fuggi”: si pensi, per fare un esempio, alle conseguenze sociali e psicologiche di intere aree e quartieri che si svuotano al termine delle attività di lavoro, studio o servizio
Il Progetto di legge è mirato a favorire l’accesso dei giovani all’alloggio in locazione.
Le politiche regionali di sostegno nel campo del mercato privato delle abitazioni sono state finora orientate nell’ambito delle scelte dell’acquisto, da un lato, e, dall’altro, all’erogazione di contributi per l’affitto a favore di famiglie in condizioni di difficoltà economiche (FSA). In entrambi i casi, gli interventi regionali si sono rivolti alla popolazione nel suo insieme, senza una articolazione capace di cogliere specifiche situazioni in un corpo sociale, invece, assai differenziato.
Molto diverse sono infatti le situazioni che anche in Lombardia maturano e assumono l’aspetto di snodi cruciali per la stessa evoluzione della società lombarda.
Ci sono dunque ragioni pregnanti per attivare politiche capaci di intervenire in modo più “fine”, tenendo conto non tanto di esigenze – pur pressanti e socialmente rilevanti – di uno specifico momento, quanto di esigenze e possibilità di sviluppo di più lungo respiro.

Il punto focale della presente proposta è infatti avviare, a partire dal problema dell’abitazione, una politica per la promozione di scelte autonome di vita.
Con questo provvedimento si vuole intervenire sulle condizioni di autonomia e di ampliamento delle possibilità di scelta perché i giovani possano iniziare a costruire i propri progetti di vita, personale e di coppia. Da un lato, si tratta di attivare strumenti che permettano di avviare una vita autonoma anche in assenza di disponibilità economiche delle famiglie di provenienza: si tratta di intervenire per colmare un eventuale divario, per cui condizioni casuali (come qualcuno la chiama, la “roulette della nascita”) diventano ostacoli insormontabili a causa delle ingiustizie e delle inefficienze del mercato dell’abitazione. Dall’altro, si intende facilitare lo stabilirsi in Lombardia per ragioni di lavoro e studio, proprio per rendere possibile che la concentrazione di opportunità economiche e formative che in Lombardia si è venuta realizzando possa attirare continuativamente nuove forze e capacità, dall’Italia ed anche dall’estero. Dall’altro ancora, si interviene sulla condizione di avvio di una vita autonoma e si apre così una scommessa virtuosa che fa leva sulle risorse delle persone: un atto di fiducia e di investimento per il futuro di tutti e non solo degli specifici soggetti beneficiari. Quest’ultimo argomento ha un rapporto stretto con l’esigenza di rimettere in movimento una società che appare sempre più bloccata, in una sorta di fermo-immagine al nastro di partenza, in cui la grande maggioranza nemmeno riesce a partire.

In secondo luogo: la scelta – ma è dubbio, alla luce di quanto fin qui sostenuto, che si tratti davvero di scelta, nel senso di autonomia e libertà che tale termine implica – dell’acquisto della casa produce elementi di rigidità e, sotto alcuni profili, di irreversibilità che devono avviare una riflessione critica più matura e decisamente spostata verso la definizione di politiche di medio-lungo periodo.
Vi sono almeno tre aspetti fortemente problematici. Il primo è la pressione continua per il consumo del suolo libero: la lievitazione del costo della casa nelle aree storicamente (e robustamente) urbanizzate spinge progressivamente verso la corona più esterna, in vista di costi di costruzione inferiori ed anche per il mito della tranquillità fuori dalle convulsioni delle città maggiori (anche se si continua a trascurare l’effetto negativo sulla qualità della vita dovuto al pendolarismo sempre più accentuato). Il secondo è il continuo processo di svuotamento di residenti delle città, con effetti non solo sulla loro consistenza fisica ma anche sul loro profilo generale, come luoghi di cultura ed istruzione diffuse, e la tendenziale trasformazione in luoghi “usa e fuggi”: si pensi, per fare un esempio, alle conseguenze sociali e psicologiche di intere aree e quartieri che si svuotano al termine delle attività di lavoro, studio o servizio

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REGIONE LOMBARDIAIX LEGISLATURACONSIGLIO REGIONALEATTI 1011
PROGETTO DI LEGGE N. 0027
di iniziativa del Consigliere regionaleCremonesi ______ 
Giovani e casa in affitto
______
PRESENTATO IL 18/06/2010ASSEGNATO IN DATA 22/06/2010
ALLA COMMISSIONE REFERENTE VCONSULTIVE I
 
RELAZIONEIl Progetto di legge è mirato a favorire l’accesso dei giovani all’alloggio in locazione.Le politiche regionali di sostegno nel campo del mercato privato delle abitazioni sono state finoraorientate nell’ambito delle scelte dell’acquisto, da un lato, e, dall’altro, all’erogazione di contributi per l’affitto a favore di famiglie in condizioni di difficoltà economiche (FSA). In entrambi i casi, gliinterventi regionali si sono rivolti alla popolazione nel suo insieme, senza una articolazione capacedi cogliere specifiche situazioni in un corpo sociale, invece, assai differenziato.Molto diverse sono infatti le situazioni che anche in Lombardia maturano e assumono l’aspetto disnodi cruciali per la stessa evoluzione della società lombarda.Ci sono dunque ragioni pregnanti per attivare politiche capaci di intervenire in modo più “fine”,tenendo conto non tanto di esigenze – pur pressanti e socialmente rilevanti – di uno specificomomento, quanto di esigenze e possibilità di sviluppo di più lungo respiro.Il punto focale della presente proposta è infatti avviare, a partire dal problema dell’abitazione, una politica per la promozione di scelte autonome di vita.Con questo provvedimento si vuole intervenire sulle condizioni di autonomia e di ampliamentodelle possibilità di scelta perché i giovani possano iniziare a costruire i propri progetti di vita, personale e di coppia. Da un lato, si tratta di attivare strumenti che permettano di avviare una vitaautonoma anche in assenza di disponibilità economiche delle famiglie di provenienza: si tratta diintervenire per colmare un eventuale divario, per cui condizioni casuali (come qualcuno la chiama,la “roulette della nascita”) diventano ostacoli insormontabili a causa delle ingiustizie e delleinefficienze del mercato dell’abitazione. Dall’altro, si intende facilitare lo stabilirsi in Lombardia per ragioni di lavoro e studio, proprio per rendere possibile che la concentrazione di opportunitàeconomiche e formative che in Lombardia si è venuta realizzando possa attirare continuativamentenuove forze e capacità, dall’Italia ed anche dall’estero. Dall’altro ancora, si interviene sullacondizione di avvio di una vita autonoma e si apre così una scommessa virtuosa che fa leva sullerisorse delle persone: un atto di fiducia e di investimento per il futuro di tutti e non solo deglispecifici soggetti beneficiari. Quest’ultimo argomento ha un rapporto stretto con l’esigenza dirimettere in movimento una società che appare sempre più bloccata, in una sorta di fermo-immagineal nastro di partenza, in cui la grande maggioranza nemmeno riesce a partire.In secondo luogo: la scelta – ma è dubbio, alla luce di quanto fin qui sostenuto, che si tratti davverodi scelta, nel senso di autonomia e libertà che tale termine implica – dell’acquisto della casa produce elementi di rigidie, sotto alcuni profili, di irreversibilità che devono avviare unariflessione critica più matura e decisamente spostata verso la definizione di politiche di medio-lungo periodo.Vi sono almeno tre aspetti fortemente problematici. Il primo è la pressione continua per il consumodel suolo libero: la lievitazione del costo della casa nelle aree storicamente (e robustamente)urbanizzate spinge progressivamente verso la corona più esterna, in vista di costi di costruzioneinferiori ed anche per il mito della tranquillità fuori dalle convulsioni delle città maggiori (anche sesi continua a trascurare l’effetto negativo sulla qualità della vita dovuto al pendolarismo sempre piùaccentuato). Il secondo è il continuo processo di svuotamento di residenti delle città, con effetti nonsolo sulla loro consistenza fisica ma anche sul loro profilo generale, come luoghi di cultura edistruzione diffuse, e la tendenziale trasformazione in luoghi “usa e fuggi”: si pensi, per fare unesempio, alle conseguenze sociali e psicologiche di intere aree e quartieri che si svuotano al terminedelle attividi lavoro, studio o servizio che ospitano. Il terzo è quello del progressivoinvecchiamento della popolazione residente e della modificazione della composizione sociale: se ledue piramidi cambiano e si irrigidiscono, muta la natura stessa delle città e, in particolare, si allargail fossato tra chi le utilizza e chi vi abita.
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In terzo luogo, si è venuta addensando una vera e propria emergenza economica: il livello delmercato dell’affitto, in particolare nell’area metropolitana milanese ma in generale nei capoluogo di provincia, è da tempo lievitato ben oltre le possibilità di equilibrio economico di quanti vorrebberotrovare così soluzione al problema dell’abitazione. Il segnale più rilevante è certo costituito dal fattoche le famiglie si caricano – e spesso addirittura sovraccaricano – di impegni a lunga e lunghissimascadenza, dal momento che l’onere per l’affitto è della stessa dimensione dell’onere per il mutuo.Questo meccanismo, però, se è vero che aumenta la patrimonializzazione, al tempo stesso contienein sé la spirale perversa del rialzo continuo e parallelo delle due possibilità di scelta: vediamo,addirittura su scala globale, quali siano – in prospettiva estrema – i rischi di crollo della “bolla delmattone”, dell’accumulo di insolvenze, dei mutui cosiddetti subprime e dei derivati-spazzatura.Vanno considerati due ulteriori aspetti del problema. C’è la questione proposta da una evoluzione – almeno teorica – della società attuale che chiede disponibilità a muoversi, nel corso della vita personale, lavorativa, di formazione. Per molti, anzi, più che una disponibilità questo è un valore insé: ragione di più per iniziare a mettere in moto meccanismi che non cristallizzino all’eccesso in undeterminato territorio valori – sia economici che di relazione – tali da controbilanciare le spinte positive o le vere e proprie occasioni legate al trasferimento. E vi è, da ultimo, l’obiettivo di promuovere una modificazione del rapporto tra domanda ed offerta, da molti anni assolutamentesquilibrato. Certo occorre un certo lasso di tempo per fare sì che si dispieghino gli effetti desiderati.Il contributo, infatti, è uno strumento che permette di sostenere le difficoltà economiche dei soggettiinteressati ma, intervenendo sul lato della domanda, di per sé non produce effetti modificativi sullaofferta di alloggi in affitto. La combinazione di questo provvedimento con altri di natura fiscale – oggetto della legislazione nazionale – e con quelli relativi alla politica urbanistica e della casa possono progressivamente mutare le condizioni di contesto e correggere le distorsioni – non piùaccettabili – di un mercato particolarmente inefficiente.
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