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Jean Piaget_Studi Sociologici

Jean Piaget_Studi Sociologici

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Published by Francesca Soli
Introduzione agli "Studi Sociologici", traduzione italiana a cura di W. Fornasa e P. Barbetta
Introduzione agli "Studi Sociologici", traduzione italiana a cura di W. Fornasa e P. Barbetta

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Published by: Francesca Soli on Jun 16, 2008
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05/09/2014

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 INTRODUZIONE
Questo libro raccoglie un certo numero di contributi forniti da J. Piaget alla sociologia.Ciò che emerge da questi scritti, come da tutta l’opera piagetiana, è il valore interdisciplinare o- come Piaget stesso direbbe - transdisciplinare della riflessione.I saggi qui pubblicati sono apparsi in diverse occasioni e variamente datati (dal 1928 al 1963),raccolti nel 1977 in un unico volume (la prima parte era già stata raccolta nel 1966). Come tale illibro non richiede necessariamente di essere letto dalla prima all’ultima pagina. Si può procederein vario modo: ordine cronologico, di argomento - in questo caso sono possibili diversi ordini diclassificazione e priorità -, incisività, ecc..Dovendo dare un'indicazione sul tema fondamentale di quest’opera, si potrebbe dire che si trattadi una riflessione sui rapporti tra individuo e società: sia in senso
sincronico
che
diacronico
, usandouna nota distinzione della terminologia strutturalista. Alla luce della opposizione/complementaritàindividuo/società, possono essere lette tutta una serie di altre opposizioni/complementaritàtrattate da Piaget in questi saggi: morale/diritto, sviluppo/educazione, cooperazione/coercizione,
 ecc.. seguiremo perciò questo percorso di lettura.
1. Le relazioni tra il diritto e la morale
Cominceremo dunque con la prima di queste opposizioni, invitando il lettore a soffermarsiattentamente sul cap. IV del volume.Qui, nell'ultima parte,
t
dopo avere con competenza indagato autorevoli contributi a proposito deirapporti e delle differenze tra il diritto e la morale, Piaget propone un convincente quanto inattesocriterio di distinzione che può essere così riassunto: il diritto è relativo ai «ruoli» (Piaget parla difunzioni e servizi) nel senso sociologico che si attribuisce a questo termine, la morale riguarda le«persone»: gli individui in quanto singolarità irriducibili.Da questa premessa consegue che all’origine del diritto sta il «riconoscimento» di una funzione o diuna carica rivestita da una qualsiasi persona: si obbedisce al padre (questo l’esempio portato daPiaget) perché se ne riconosce l’autorità in quanto tale, indipendentemente dall’affetto che si prova perlui in quanto è quella persona «in carne ed ossa».Ciò che fonda la morale è invece la nozione di «rispetto»: reciproco o unilaterale, questo dipende daltipo di società indagata. La morale infatti può essere intesa come libero accordo in base adargomentazioni razionali tra persone che si considerano uguali in linea di principio, come tipicamente siritrova nel pensiero moderno
1
, oppure come rispetto della tradizione, come nelle società di tipoarcaico.Inoltre, mentre la caratteristica generale del diritto risiede in una regolamentazione indefinita econtinua - come Piaget nota riferendosi agli studi di Kelsen -, la morale sembrerebbe inafferrabile daqualsiasi sistematica di tipo normativo. Questa inafferrabilità dipenderebbe proprio dalla assolutaindividualità di ogni condotta morale: l’obbedienza al padre (per tornare all’esempio di Piaget) èl’obbedienza di
quella
persona A — e non di una qualsiasi persona X sostituibile con un’altra - a
quella
persona B: quel padre, suo padre, per il quale nutre affetto, stima, ammirazione,soggezione, rancore, ecc., in
quel
determinato modo, all'interno di
quella
specifica situazione.Viene subito alla mente la nozione wittengsteiniana di «forme di vita», infatti qui Piaget sembraporre l'esigenza di fare sempre riferimento al contesto specifico della relazione ed alla situazioneentro la quale si svolgono gli eventi.Appare altresì evidente che Piaget, anziché porsi il problema metafisico di elaborare una teoriacoerente del soggetto, individua due differenti modalità di tematizzarne il senso al fine di fondare i dueambiti disciplinari.a) diversi sul piano genetico o delle origini. Infatti il diritto - almeno secondo la sua «teoria pura»,sistematizzata da Kelsen e alla quale Piaget si riferisce - legge il soggetto in maniera astratta e
1
J. Habermas,
Il discorso filosofico della modernità 
, Laterza, Roma-Bari, 1987.
 
formale come «centro di imputazione», termine che, ad avviso dell’autore ginevrino, Kelsen usa neldiritto quale sinonimo della nozione logica di «implicazione». L’individuo viene così dissolto nella«logica sociale»: esso è solo l’incarnazione di uno o più ruoli definiti normativamente. La teoria moraleinvece legge il soggetto concretamente come persona, cioè - esattamente all'opposto del diritto - ponel’accento sull’individuo e non considera la sua veste normativamente definita. Il terreno morale ha lasua peculiarità nel sentimento: rimorso e pentimento come affetto e indignazione appartengono aquesto dominio;b) collegati sul piano storico o delle conseguenze (tanto da essere spesso confusi e commisti). Sirilevano infatti numerose situazioni entro le quali il diritto tiene conto dell’ambito morale (Piaget fal’esempio dell’invocazione delle circostanze attenuanti in un processo) così come la morale, permantenere la propria identità e configurazione, deve almeno in parte conformarsi ad alcuni criteritipici del diritto, il principale dei quali è, ad avviso di Piaget, una propria interna coerenza. I due pianiperciò, se pure separati analiticamente, non lo sono mai nella realtà concreta.Alla luce di queste considerazioni, l'immagine che ci si era fatta di Piaget quale teorico del«giudizio morale», trasmessaci dai suoi lavori del 1932
2
, ma soprattutto dagli sviluppi dati a questericerche da autori come L. Kohlberg
3
, appare quantomeno improbabile.Come conciliare queste considerazioni del cap. IV, risalenti al 1944, ma presenti anche nel cap. I del1951, con la teoria del «giudizio morale» del 1932?Si tratta di un cambiamento del pensiero piagetiano o di una contraddizione irrisolta? E, in questocaso, è pensabile un soluzione?Per tentare di comprendere meglio il problema è forse necessario rivolgersi ad un saggio di Piaget,scritto con B. Inhelder nel 1979, che a nostro avviso rappresenta la maturazione, a livelloepistemologico, di alcune riflessioni già presenti in questi scritti. Il saggio
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pone il problema diindividuare come, accanto alle strutture logiche del pensiero organizzate algebricamente secondomodelli gruppali e semi gruppali
5
, si possono individuare procedure strategiche delle condotte nonimmediatamente strutturabili (cioè non organizzabili secondo modelli algebrici di tipo formale) econnesse alla relazione mezzi-fini. Queste procedure «locali e temporali» sarebbero da distingueredalle strutture «universali e a-temporali» in quanto i loro rapporti, anziché ad
incastro
(la più concretaquale caso particolare della più astratta), sarebbero di
concatenazione
6
.Si tratterebbe, in sostanza, di concepire una totalità - sia essa biologica o psicologica, linguisticao sociale - non solamente come la «composizione logica delle interazioni in gioco», come aveva cor-rettamente suggerito lo strutturalismo
, ma anche come evento soggetto all’«intervento dellamescolanza fortuita o del disordine».Questo parziale indeterminismo è ciò che introduce il piano storico nel piano genetico-evolutivo, alcontrario di quanto avevano detto coloro che - come Comte e Spencer - pensavano di appiattire ilprimo sul secondo attraverso una filosofia della storia deterministicamente orientata.In questa prospettiva le relazioni morale/diritto potrebbero essere interpretate quale casoparticolare delle relazioni procedure/strutture. Così il diritto, indefinitamente regolamentabile, inquanto sistema di creazione/applicazione normativa, costituisce un modello a «composizione razionaleo logica», mentre la morale è intrinsecamente soggetta a limitazioni che «non le permettono dipervenire a questo stato di equilibrio».Da qui la definizione dei rapporti giuridici tra individui come
transpersonali
, in quanto suscettibili digiudizio in base a norme, e dei rapporti morali come
 personali
: intrinsecamente non giudicabili masolo vivibili o rivivibili (sembra tornare fuori la
comprensione ermeneutica
, verso la quale Piaget avevatante riserve, proprio dal cuore dell'argomentazione piagetiana!).La stessa nozione di «giudizio morale», non è allora, in base a queste considerazioni, una
2
 
J. Piaget,
Le jugement moral chez l'enfant 
, Puf, Paris, 1932 (tr. it. Il giudizio morale nel fanciullo, Giunti Barbera,Firenze, 1972).
3
 
L. Kohlberg,
From in to Ought: How to Commit the Naturalistic Fallacy and Gel away with it in the Study of Moral Development 
, in T. Mischel (a cura di),
Cognitive Development and Epistemology 
, Academic Press, New York, 1971.
4
 
B. Inhelder e J. Piaget,
Procedures et structures 
in «Archives Psychol». XLVII, 181, pp. 165-176, 1979.
5
J. Piaget,
Introduzione all'epistemologia genetica 
, vol. I
Il pensiero matematico 
, Emme, Milano, 1983.
6
B. Inhelder e J. Piaget,
op cit 
., tr. nostra.
 
J. Piaget,
Le structuralisme 
, Puf, Paris, 1968 (tr. it
. Lo strutturalismo 
, II Saggiatore, Milano, 1968).
 
contraddizione nei termini?Questo paradosso è posto dall'autore allorché sviluppa una serie di considerazioni verso lafilosofia pratica kantiana. Lo psicologo ginevrino rivolge a Kant obiezioni di «legalismo». Tuttavia,sostiene Piaget, di questo «legalismo», va salvaguardata almeno un'esigenza: quella della
coerenza
.Se pure la morale si basa sui sentimenti, tuttavia, per essere tale, essa deve sottoporsi ad ungiudizio di coerenza ideale riguardo alle condotte. Come tale la morale non si può fondare solamentenell'interazione sociale. Se da un lato è il
soggetto concreto
, e non il
soggetto epistemico
, che si pone ilproblema morale, perché ogni giudizio di coerenza delle condotte non si può dare al di fuori dellarelazione Ego/Alter in senso generalizzato, tuttavia la coerenza nelle condotte impone anch'essa unriferimento alla logica: la morale, pur caratterizzandosi come procedura, è a sua volta sottoposta avincoli strutturali.Cercheremo perciò di addentrarci nell'argomentazione logica fatta valere da Piaget interpretandotale argomentazione come un tentativo di costruzione di una struttura della moralità
8
: siano A, B e Ctre individui, allora si possono dare, dal punto di vista di ognuno di loro, un certo numero dirapporti
 personali
(o morali) e, sempre dal punto di vista di ognuno, un certo numero di rapporti
traspersonali
(o giuridici). I rapporti morali saranno quelli che coinvolgono personalmente l’osservatore,ad esempio: dal punto di vista di A, questi saranno A-B e A-C; i rapporti transpersonali saranno,secondo Piaget, quelli che l'osservatore può prendere in considerazione pur senza esserne direttamentecoinvolto, in cui cioè egli è un osservatore esterno, dal punto di vista di A il rapporto B-C.Naturalmente questi rapporti cambiano (considerando un universo di solo tre individui) aseconda del punto di vista dell'osservatore: per B i rapporti morali saranno B-C e B-A e ilrapporto giuridico sarà A-C, e così via. Verranno così a crearsi prospettive di relazioni diverse tra diloro, anche se parzialmente sovrapposte, ma con la medesima struttura.Considerando un gruppo di 100 individui e solo rapporti di
coppie
(gruppi di due) sono possibili, perogni individuo, 99 rapporti personali (ogni individuo in coppia con gli altri 99 forma 99 coppie). Irapporti transpersonali, dal punto di vista di un individuo qualsiasi del gruppo, invece saranno datidai gruppi di due, presi una solo volta, che si possono ottenere da 100 individui. Taleprocedimento viene così formalizzato da Piaget.C
n>k
= [n (n - 1) (n - 2) ... (n - k + 1) / k!con:n: numero degli individui considerati (in questo caso 100);k: numero degli individui che formano la relazione (Piaget parla di coppie perciò nel nostrocaso k = 2);C
nk
: numero delle possibili combinazioni di n (=100) elementi a gruppi di k (= 2);k!: si legge «k fattoriale» (ad. es. 4! = 4. 3. 2. 1).Avremo cosìC
100, 2
= 100 (100 - 1) / 2! = 4950a 4950 vanno poi sottratti gli n - 1 (= 99) rapporti personali, ottenendo così per ogni elemento4851 rapporti transpersonali.Tuttavia l'esempio portato da Piaget ha un significato, per così dire,
ristretto
, infatti sembrasuggerire una riduzione alle sole relazioni di coppia dei rapporti morali e giuridici. Generalizzandoquesto medesimo procedimento logico alle possibili relazioni tra un numero variabile di individui, lastruttura combinatoria può essere reiterata, determinando, in questo modo, oltre alle relazioni di primolivello: relazioni di relazioni, e così via. In questo caso al crescere del numero degli individui presi inconsiderazione si ha una crescita delle difficoltà di rappresentazione formale. Ci limiteremo perciò adun insieme di tre individui A, B e C.Le relazioni (tra parentesi graffe) possibili tra i tre individui sono:
{A-B}, {A-C}, {B-C}
8
 
Si cerca qui di costruire un modello formale per le argomentazioni svolte da Piaget in questo volume

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