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Paolo Sanchetti - Un'altra occasione

Paolo Sanchetti - Un'altra occasione

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A little miracle of today: jobless, strangled by debts, a man is about to commit suicide. Salvation comes under the hide of a misterious woman. In the 500th anniversary of Her apparition in my hometown, a wee tribute to the Virgin Mary.
A little miracle of today: jobless, strangled by debts, a man is about to commit suicide. Salvation comes under the hide of a misterious woman. In the 500th anniversary of Her apparition in my hometown, a wee tribute to the Virgin Mary.

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09/08/2012

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Un’altra occasione
E adesso cosa gli dico a casa?
…, pensò Luca guardando il fondo del boccale,l’ennesimo di una serie infinita. Aveva appena perso il lavoro, l’ultima di unafalange di rogne che sembravano accavallarsi e rincorrersi come i tori allasagra di San Firmino. Solo che a Pamplona, che il diavolo se li porti, tori escalmanati sembrano divertirsi un mondo. Gli scalmanati, almeno, chissà itori… magari quando alla fine gli riesce di prendere qualcuno a cornate nellatrippa.
Massa di ebeti, qui non c’è proprio niente da ridere!
,
 
sibilò nell’aria,sentendo l’acre rigurgito dei guai che gli scavava la parete dello stomaco.Già, perdere il lavoro non è mai uno scherzo. Perderlo poi acinquant’anni, con una moglie e due figli piccoli, il mutuo che ti si incolla algroppone come una maledizione biblica, non è certo il massimo della goduria.E l’Enel? E quelli del gas? Ma mi mettono in conto tutti i consumi delcondominio?
Perché ce l’hanno con me? Che gli ho fatto?
Quasi non si rendeva conto della gente al bar che lo guardava in silenzio,che si scambiava occhiate e scuotimenti di testa. Una voce ordinò un’altrabirra. Una voce così bassa e raspante che stentò a riconoscere come la sua.
Meglio che mi fermi qui
, si sorprese a calcolare,
non so neppure se hoabbastanza soldi
. Ci mancava che lo cacciassero in strada, ubriaco esquattrinato, puzzolente di un sudore che gli si era raffreddato addosso con lapaura. Paura di doversi umiliare. Paura di non vedere la soluzione. Paura divivere.Pescate di tasca un paio di monete da due euro che sembravanoguardarlo con dolore, se ne separò con la sensazione di aver perso dei cariamici. Varcò la porta del bar afferrando allo stesso tempo un pacchetto disigarette che lo ricompensò con un suono di cartone vuoto. Si diresse rabbiosocontro il distributore nel vicolo, che sfavillava come un’insulsa slot-machine.
 Addio
, mormorò lisciando con le dita l’ultima banconota da venti che avevafaticosamente repertato nel portafoglio. Troppo intento a infilare la fessura,troppo attento a non sbagliare il bottone con la marca giusta, non vide intempo che lo schermo ammiccava “resto massimo 5 euro”. Si chinò araccogliere il prezioso pacchetto di sigarette e un pugno di monetine, e rimasebloccato con il braccio nello sportello, incapace di vedere la banconota da dieciche c’era, lo sapeva.
Doveva
esserci.Cominciò a rigirare l’avambraccio in su, grattando per tutta la larghezzadello sportello, e intercalando le grattate con una fantasia di litanie non scritte.Cominciò a guardarsi attorno; magari la banconota era scivolata fuori ed era lìa terra, che aspettava solo di essere raccolta.Ma in terra non c’era traccia di banconote, né da dieci, né da altro.Prese allora a schiacciare tutti i bottoni che gli capitavano, prima con undito, poi due, poi tutto il pugno, finendo per prendere a calci la lamiera, con ilrisultato di incastrare una scarpa nello sportello. La strattonò furioso,accorgendosi che così aveva sfregiato irrimediabilmente la pelle, senza contareche il piede gli faceva un male boia.«Cos’è successo, le ha fregato il resto?»
 
Voltatosi di scatto, tutto il suo essere che urlava
no, imbecille, sto solo provando una mossa di karate
, si trovò di fronte un vecchietto alto non più diun metro e cinquanta, che lo commiserava appoggiato a un’enorme biciclettanera, e racimolò l’aplomb per latrare:«Sì, beh, farò finta di aver fatto la carità, buonanotte.»* * *Già, buonanotte, proprio. Cosa diceva sua nonna? Quando arrivano le disgrazie,bisogna tenergli aperta la porta. E cosa ci sarebbe di consolatorio in questasaggezza popolare, di grazia? Forse che la miseria accompagnata dai proverbidiventa meno misera? Forse che se devi andare in rovina, almeno prova a farlocon stile? Ma per piacere… Gli dava sui nervi sentire in TV quel ministrino conla vocina flebile e l’erre moscia che parlava della crisi dall’alto dei suoicinquantamila euro al mese. Era stufo di vedere i prezzi in salita e le entrate indiscesa. Loro parlavano di crisi con il sorriso sulle labbra, mentre lui si sentivamorire.Morire, che idea. Certo i problemi se ne vanno all’istante. Mai esistiti, chili ha mai visti? Via, via, via. Un colpo, un attimo, e ciao mutuo, ciao stipendioche non c’è più, ciao, miei cari, io vado. Ora pensateci voi. Non ce la faccio, voisenza di me potete cavarvela. La nonna darà una mano, gli zii vi aiuteranno.Magari andrete ad abitare con la zia, che è sola e vi ospiterebbe con piacere,forse. Tu, Laura, sei ancora giovane, puoi trovarti un lavoro. Tra un po’ magarisi farà avanti uno che non ti dispiace poi tanto, e che magari ha anche i soldi. Ibambini avrebbero vestiti nuovi, potrebbero studiare e crescere in pace. Ilpapà? Se n’è andato che noi eravamo piccoli, ce lo ricordiamo appena. Oraabbiamo una bella casa, la mamma è felice.Un bel quadretto, non c’è che dire. Peccato che in questo quadretto nonc’è posto per me, pensò Luca sempre più torvo, mentre camminava scalciandola polvere, le braccia che pendevano di lato senza nervo.Senza accorgersene, era arrivato sull’alzaia, quel tratto di argine quasi incentro città che segue il Livenza nel suo moto serpentino.Il sole stava chiudendo la sua discesa in un rosso che colorava l’acqua disangue. Il cielo viola assurdo, con finissime strie rosa e oro. Una scena che inaltri tempi avrebbe fotografato, smaniando per una stampa che poi nonmostrava manco l’ombra della magia.Gli venne in mente quel suo amico che vent’anni prima aveva placato isuoi demoni nel Livenza. Quali demoni, poi? Non era vero niente che avevaproblemi di denaro; la ditta andava bene, la famiglia lo adorava, gli amici loapprezzavano. Era la sua testa che non era d’accordo; qualcosa gli avevasucchiato via la voglia di vivere. Uno scrittore lo aveva chiamato Il Male Oscuro.E un male lo è sul serio, se si porta via ogni anno migliaia di animenell’impotenza di familiari e amici, che non possono che assistere al lentospegnimento di una vita senza alcuna arma se non l’amore, che troppo spessonon basta neppure. Non si può fare niente, non serve colpevolizzarsi. Certo, cisono coloro che vogliono lasciare un messaggio, quelli che vogliono lanciare illoro grido d’aiuto, che in realtà non intendono farla finita. Coloro che siorganizzano per essere salvati all’ultimo momento, e che qualche volta vannooltre l’intenzione. E finisce che muoiono davvero. E il mondo fatica a capire cheanche loro soffrono, che il loro non è un dolore di serie B.
 
E ci sono quelli che fanno sul serio, che lì ci arrivano perché è proprio lìche vogliono arrivare. Quelli, pensava Luca, sono già morti da prima; è perquesto che non si può far nulla per loro. Perché una persona può odiare la vita?Che razza di bestia atroce può scavare in testa un dolore così insopportabile?
E allora perché stai guardando l’acqua?
Pensò tentando di scrollarsi didosso quei dolorosi fantasmi. Perché non posso andare a casa con la novità epretendere un’accoglienza da eroe. Perché provocherei una delusione enorme,perderei la faccia di fronte alla famiglia, al mondo. Perché non riuscirei più aguardarmi allo specchio. Perché non c’è altra soluzione, ecco perché.
 Ah, questa invece sarebbe una soluzione, signor genio?
, gli sussurrò quelbriciolo di ragione che ancora lo teneva in piedi. Tentò di girarsi indietro, diprendere la strada di casa, ma si vide mentre apriva la porta con la faccia nera,vide i figli che gli saltavano addosso raccontandogli delle loro minuscoletragedie di bambini, vide la faccia di Laura, che pareva aver già capito. Udì sestesso dire quelle parole che avrebbero stappato rimproveri, recriminazioni,lacrime, insulti. Pensò che no, non aveva nessuna voglia di morire, ma nonpoteva evitarlo. Cosa gli restava?* * *Si ritrovò in piedi sulla rampa dei mezzi militari, uno scivolo di cemento chepareva messo lì apposta. Gli venne persino da ridere, mentre immaginava diguardarsi da fuori, come a teatro, di vedersi lì indeciso tra il tuffarsi in avanti epicchiare il naso, e il buttarsi di lato e impantanarsi nel fango. Oppurecamminare lungo lo scivolo fino a entrare in acqua, e proseguire piano:caviglie, ginocchia, torace, una piccola spinta. Niente da fare, bisognaorganizzarsi meglio. Gli sembrava di aver letto da qualche parte che dev’essereuna specie di rituale. Togliersi le scarpe, innanzi tutto. Questa non l’aveva maicapita, ma tant’è, aveva letto che tutti quelli che si annegano fanno così, e luinon doveva essere da meno. Alcuni si legano le mani, perché l’istinto non tiporti in salvo a riva.
Ma io con che mi lego?
pensò Luca,
e perché poi, che tantonon so nuotare, e in quest’acqua andrebbe giù anche Mark Spitz. Sì, prima chese lo acciuffino le pantegane, che qui saranno grandi come orsi
. L’immagine lofece sorridere, e per poco, sentendo la voce, non cascò davvero in acqua comeun cretino:«Beh, vedo che almeno ha conservato il senso dell’umorismo.»* * *Prima ancora di vederla, ne sentì il profumo: non un afrore aggressivo edolciastro, non quel deodorante che quando si mischia al sudore fresco fapensare ai cetrioli rimasti per una settimana in frigo. Era naturale, quasi partedi lei. Un aroma leggero e dolcissimo, che era certo di non aver mai sentito, machissà perché gli ricordò l’infanzia, di quando correva senza pensieri con i suoipiccoli compagni di scuola, di quando la mamma era viva e lo coccolava, diquando andava a letto stanco e contento, il suo più grande incubo l’immaginedi un Dorian Grey alla televisione.«È una bella cosa, sa, riuscire ancora a ridere. Non tutti ce la fanno, in unmomento simile» proseguì la donna.Perché una donna era, e che donna! Giovane, poteva avere trent’anni,ma in lei l’età era difficile da stabilire. E bella. Di una bellezza lancinante, ma

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