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The Sticking Points Seek 'N' Destroy #1

The Sticking Points Seek 'N' Destroy #1

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Categories:Topics, Art & Design
Published by: IronPaolo DangerousFitness on Aug 07, 2010
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05/29/2014

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 The sticking point seek ‘N’ destroy - #1
Questo articolo è un piccolo omaggio ad Ardus, il creatore del primo Ardus On Strength, in pratica il mio “babbo” per quanto riguarda le conoscenze teoriche che ho sviluppato in questi anni.Ardus, un ragazzo con conoscenze enciclopediche nel campo della forza e del powerlifting, è stato il primo che mi disse che il powerlifter deve avere non solo un alto RFD, il rate of force development o tasso di sviluppo della forza, ma anche deve essere in grado di mantenerlo per più a lungo possibile. E’ stato il primo e direi l’unico che me ho ha detto in questi termini chiari ed espliciti, con una capacità di sintesi unica.Come sempre fissndomi, ci ho ragionato per anni su questa cosa, per arrivare alla conclusione che… sì, è così: questa è la caratteristica del powerlifter. In pratica ho fatto un lungo, enorme viaggio per tornare al punto di partenza.In questo luuuuungo viaggio ho avuto ogni volta evidenza che gli allenatori competenti hanno da una vita scoperto gli assetti biomeccanici più adatti in ogni movimento umano, li hanno cesellati,limati, satinati, rifiniti ad un livello di precisione che va oltre la Scienza per sconfinare nell’Arte.Ho incredibilmente scoperto che nessuno studio scientifico che ho letto, e ne ho letti centinaia su questi argomenti, ha mai portato nulla di più se non la conferma di quello che le prove sul campo hanno sempre dato: in pratica la Ricerca non ha fatto avanzare di una virgola la tecnica esecutiva,se non confermare e spiegare, forse, il perché di certi assetti.Non fatevi perciò fregare quando leggete di articoli di biomeccanica che portano evidenze,confronti, tabelle e grafici: sono cose note e stranote.Uno spreco di tempo, allora? Forse. Però, come sempre, il viaggio è più importante della meta. Io ADESSO so che è così, prima lo intuivo. E’ un processo mentale del tutto differente: il powerlifter deve riuscire a mantenere un RFD per il maggior tempo possibile, non ci sono altre caratteristiche che lo contraddistinguono, non c’è altro che deve fare, non ha senso che faccia altro. Ed è diverso dal weightlifter. Questa conoscenza esclude così altre strade, che non vale la pena di percorrere: è questa la sua vera potenza.Ciò che leggerete è una spiegazione di come si viene a generare lo sticking point, nel lento in piedi, nella panca, in generale. Il solito, fottutissimo, sticking point. Cercherò di rendere il tutto digeribile, ma un minimo di Fisica c’è e vi prego di farvi forza. Vi posso assicurare che, arrivati alla fine, rimarrete stupiti dalla semplicità della spiegazione e direte “tutto qui? Hai messo in piedi questo casino negli anni ed erano queste quattro cazzate?”.E’ la stessa impressione che ho avuto io. Però, se fosse così facile, perché io non ho mai trovato una spiegazione chiara come quella che leggerete? Non è una domanda retorica, francamente…non ho risposta.Ciò che leggerete è perciò la risposta che io avrei sempre voluto leggere.
La storia dell’Olympic Press
Vorrei affrontare l’argomento da un punto di vista differente, utilizzando un esercizio che in fondonon considera mai nessuno: il lento in piedi. In questo modo il lettore non è fuorviato dalla formamentale “leggo questo per capire come posso migliorare la mia panca o il mio squat” ma si settasu “leggo questo e basta”.Molte volte quando leggiamo di sollevamenti olimpici abbiamo una visione di questa roba come sefosse di una purezza unica e immutabile nel tempo, né abbiamo la capacità di percepire quantoquesti abbiano avuto un peso mondiale in un certo periodo storico.
 
 
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Le competizioni internazionali nel “sollevare qualcosa da terra” nascono in maniera formalizzataintorno al 1920, quasi 100 anni fa, ma hanno avuto il loro splendore nell’immediato dopoguerra pertutto il periodo della Guerra Fredda.Fra parentesi, invito tutti a leggere qualcosa su questo periodo poco noto alle persone di tutte leetà, dato che nessuno negli ultimi 80 anni ha avuto la possibilità di studiarlo a scuola: è troppocontemporaneo. La Guerra Fredda è stata una guerra vera e propria e abbiamo rischiato di farladiventare calda con una bella 3° Guerra Mondiale durante la crisi dei missili a Cuba.Gli sport furono armi di questa guerra e le competizioni di sollevamento pesi l’arma più potente: anoi fa oggi magari sorridere, ma negli anni ‘50-’70 la “forza” degli atleti era la “forza” di una nazionee la vittoria nel sollevare il peso maggiore equivaleva alla vittoria di un Sistema Sociale sull’altro.I sollevamenti olimpici che oggi conosciamo sono lo
strappo 
e lo
slancio,
cioè lo
snatch 
e il
clean & jerk 
: due prove definite “
quick lifts”, “sollevamenti veloci” 
in cui nel primo caso l’atleta devesollevare dal suolo un bilanciere per portarlo in un unico movimento sopra la testa, per poi mettersiin piedi mentre nel secondo caso prima lo porta al petto e poi sopra la testa per mettersi in piedi.Ma se questi affari sono definiti “quick”, dove è lo “slow”? Ecco a voi la terza prova deisollevamenti olimpici, nota fin dai primi anni del secolo: il
military press 
o
strict press 
. Dopo unaprima fase in cui nelle gare erano presenti sollevamenti di tutti i tipi, questa fu la prova di forzaselezionata per le competizioni.L’atleta porta da terra il bilanciere al petto e poi lo solleva come nei disegni: nondeve essere presente alcuna flessione delle ginocchia, i talloni devono essereuniti, la postura deve essere rigida senza alcuna flessione o arco indietro dellaschiena. Nella formulazione francese addirittura la testa doveva guardaresempre avanti.A lato Siegmund Klein, nel 1931 sollevò 221 libbre o 100Kg in una formaperfettamente strict.Il press era perciò la prova che testava la forza complessiva dell’atleta e ladomanda tipica del palestrato-ma-non-lampadato dell’epoca era
“how do you press?”,
cioè
“quanto sollevi?” 
dando per scontato che il movimento sarebbestato quello di portare il bilanciere dal petto fin sopra la testa.Il press in questo modo era la panca dell’epoca. Ma… dove era la panca? Citorneremo…Ovviamente ogni nazione aveva il suo modo di interpretare le regole, la nonuniformità era dovuta al fatto che le competizioni internazionali non erano cosìfrequenti e le informazioni non circolavano così velocemente.
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I tedeschi erano meno rigorosi dei francesi, ad esempio: era ammessa una certa spinta con legambe dato che era possibile fare una specie di arco con tutto il corpo in modo da sparare ilbilanciere verso l’alto in partenza. Così come in altri posti era permesso sbilanciarsi indietro con laschiena quando il bilanciere si era sollevato di circa 20-30cm sopra il torace.Il problema, pertanto, fu la definizione delle regole per questo esercizio e quello che possiamodefinire
“press olimpico” 
fu sempre un movimento controverso: regolamenti sempre differenti,interpretazioni sempre differenti, atleti che all’interno delle piege del regolamento imparavano asollevare sempre di più utilizzando sempre più la velocità.Alla fine l’esercizio diventò qualcosa del genere:
A – Posizione di partenza.
B – L’atleta fa un arco in partenza spostando in avanti le ginocchia e estendendo indietro laschiena.
C –Torna in piedi “spingendo” con le braccia ma anche con tutto il corpo il bilancierelontano dal torace.
D – Continua a spingere con spalle e braccia ma si sbilancia anche indietro.
E – A questo punto si infila sotto al bilanciere spostando in avanti il bacino e abbassando lespalle, in modo da ruotare le braccia non perché il bilanciere sale ma perché il corpo siabbassa.
F – Le braccia sono completamente estese e l’atleta si rimette in piedi ruotando il tronco inavanti e spostando il bacino indietro.
G – Posizione finale.Nella pagina seguente un’idea di una partenza e di una spinta del bilanciere a spalle indietro. Ok,vedendo queste foto c’è da chiedersi come nessuno sia morto. Il problema è che dovete inveceguardare dei filmati dell’epoca: il movimento è tutto meno che
“slow” 
e questo tipo di press diventaun terzo sollevamento veloce, una prova di tecnica e non più di forza in generale.Nel tempo l’esercizio andò sempre più fuori controllo, i giudici non erano più in grado di capire se ilregolamento fosse applicato, quanto le ginocchia fossero piegate o le spalle indietro perché ilmovimento era veramente velocissimo, tanto che era possibile sollevare carichi dell’ordine dei
180 Kg! 
Nel
1972 
fu deciso di abbandonare l’esercizio ed è da allora che i sollevamenti olimpici sonodiventati due invece che tre.Questo ha prodotto un nuovo profilo fisico di
“sollevatore” 
, almeno nelle categorie medie: più agile,longilineo, meno massiccio nella parte superiore e più simile ad una figura dell’atletica leggera.Paradossalmente, questo è stato il declino di questo sport nell’immaginario collettivo: mancandouna vera prova di forza non c’era più identificazione da parte del pubblico, in un periodo in cui
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