Welcome to Scribd, the world's digital library. Read, publish, and share books and documents. See more
Download
Standard view
Full view
of .
Look up keyword
Like this
1Activity
0 of .
Results for:
No results containing your search query
P. 1
Una Riflessione Sul "Web is Dead" Di Chris Anderson

Una Riflessione Sul "Web is Dead" Di Chris Anderson

Ratings: (0)|Views: 80|Likes:
Published by Mario Esposito

More info:

Published by: Mario Esposito on Aug 29, 2010
Copyright:Attribution Non-commercial

Availability:

Read on Scribd mobile: iPhone, iPad and Android.
download as PDF, TXT or read online from Scribd
See more
See less

08/29/2010

pdf

text

original

 
Una riflessione sul "Web is dead" di Chris Anderson
di Mario Esposito
27 agosto 2010
Pubblico di seguito la prima parte di una discussione ancora in corso sul mio profilo Facebook innescata dall'articolo di Chris Anderson"The Webis dead. Long live the Internet". L'ottica è di creare una
osmosi positiva
tra FB ed il blog. Buona lettura.
 
Franco Folini :
Per correttezza storica, la visione di un uso di internet mediato dalle applicazioni venne promossa per per la prima volta nel2001-2003 da Microsoft con la tecnologia .NET con l'idea dei web-services e dei clients desktop. La MS visione era in anticipo sui tempi einfatti venne dismessa. All'epoca molti pensavano che abbandonare il browser per un'application fosse sbagliato e fosse di fattoun ritorno aisistemi proprietari monopiattaforma (e infatti cosi' e'). Je
Jarvis (se ricordo bene) sostieneche le applications sono come suburbia: areeprotette, anestetizzate, con accesso controllato. Il mondo fuori da suburbia e' molto piu' vivo e interessante! Non posso che essere d'accordo.Lunga vita al browser!
Mario Esposito:
ciao Franco! Ogni tanto ci incrociamo :-) Sai quale è la "storia"secondo me? Le applicazioni, come ad es. Facebook e Twitter,sono facili da usare e "cazzeggio-oriented" per cui sopperiscono in maniera immediata ai vuoti della vita sociale "reale". Lo strumento in sé puòessere usato anche in maniera "intelligente", ma prevale a mio parere un successo del primo tipo e pertanto a chi li usa nemmeno importa "chic'è dietro", la privacy, ecc. E' un
"gioco collettivo"
a cui si partecipa giocoforza perchè ESISTE. Se vai sulla traduzione del Sole 24Ore dei duearticoli non c'è al momento un solo tweet o un fb share... Strano no? Anzi forse no :-)
Gianluca Garrapa:
pensa che quel "tutto-o-niente" è la logica dicotomica del potere e per un ethos paritario dovremmo superarci davvero comeumani... come al solito la patologia del denaro rende arcaica ogni possibile idea di reale futuro e miglioramento globale.
Bianca Decio:
non dimentichiamo la facilità d'uso delle applicazioni: conosco persone che sono in grado di girare su facebook ma non sul web!
Mario Esposito:
ciao Gianluca, bentornato! :-) Si, le statistiche sulla concentrazione del tra
co parlano chiaro... Anche se poi siti cometechcrunch.com hanno enfatizzato che considerando i dati Cisco anche sui video il Web recupera. Mi sembra una "consolazione" un pò magra :-)
Franco Folini:
@Mario: lasciami riportare per un attimo il discorso sul piano tecnico. A mio parere i fattori che spaventano/allontanano i neofiti(e cazzeggiatori) dal web: (1) primitivita' e poverta' dell'HTML (HTML+CSS+JS e' un sistema vecchio, inutilmente complesso, ina
dabile, di
cileda usare e capire), (2) pericolosita' del web: virus, furto d'identita', (3) di
colta' e pericolosita' nel navigare il web (siti di spam, siti fittizzi, ecc.)(4) il pessimo lavoro fatto da Google nel separare il grano dal loglio ritornando alle nostre search links spazzatura in gran quantita'. Detto questocontinuo a preferire il web e la liberta' che mi o
re alle applicazioni chiuse del mio iPhone!
Mario Esposito:
Certo, ma purtroppo gran parte dei "nativi digitali", che non sono solo i nostri adolescenti e giovani ma anche molti30-40-50-60 ecc. "enni" che sono NATI digitalmente con Facebook, vivono nei confini delle applicazioni. La pesca è stata grossa :-)
Gianluigi Colaiacomo:
penso che la battaglia per l'accesso libero sia ancora tutta da giocare. E la di
erenza tra applicazioni e web e' fittizia. Ilweb stesso e' un'applicazione anzi, un'applicazione di grande successo. Certo e' datata, ma molte delle sue carateristiche migrano e si evolvononelle altre applicazioni (accesso a server remoti con indirizzamento opportuno, interfaccia utente che gira su qualunque piattaforma, facilita' diintegrazione per dati e applicazioni, etc.). La battaglia si giochera' sui modelli di business che i grandi capitali riusciranno a realizzare pergarantire alti rendimenti contrapposti a quelli delle associazioni "open" che utilizzeranno web, applicazioni e quant'altro la tecnologia ci portera'.
Gino Tocchetti:
tutta questa di
erenza tra web e apps mi lascia perplesso: se dovessi esprimermi in termini di dicotomia (ma preferirei piuttostouna lettuta piu' sfumata) e' tra applicazioni aperte e applicazioni chiuse. Anche il web e' un'app (concordocon gianluigi), solo che e' aperta almassimo; il successo dei primi social network ha sdoganato le app piu' chiuse (tutti ricordiamo il cambio di paradigma nel passaggio dallablogosfera galattica, ai pianeti ryze ecademy linkedin...). Piu' recenemente abbiamo attraversato la stagione dei web services "aperti", pensaticioe' per potenziare e semplificare il web, senza ridurre il livello di apertura e senza introdurre grumi di controllo (penso a wordpress, delicious,technorati, disquis e moltissimi altri piu' specializzati). E' stata la stagione dell'opensource, dei microformati e dei protocolli aperti, nondimentichiamo. E' stata anche la stagione del free, e della ricerca di modelli di business ispirati a concetti di economia del dono. Tutta una serie
 
di fattori interni (esigenze degli utenti di nuova genrazione, sempre meno tecnologici, mancanza di profitto e rischio di nuove bollespeculative...) ed esterni (crisi finanziaria innanzitutto), spinge adesso verso app piu' chiuse, controllate, protette ed economiche vantaggiose.Sinceramente tutta questa pretesa di Wired di aver predetto 15 anni fa l'attuale evoluzione di internet, mi sembra, per usare un gergo tecnico,una pisciata fuori dal vaso. Cosi' come per i personal computer, che erano inizialmente scatole nere con software proprietario e programmatoper essere lockin-in (dos, vbasic, activex... access), e poi e' arrivato linux, apache, php... mysql, in modo analogo (pur con di
erenze), avremoprobabilmente "prima" una di
usione della tecnologia hardware basata su standard proprietari, e grazie a modelli di business orientati al profitto(anche per ripagare gli investimenti iniziali infrastrutturali), e poi l'esplosione di servizi e componenti che sposteranno, anche sui nuovi device,via via l'attenzione ai benefici intangibili e non prezzabili.
Mario Esposito:
secondo me il Web è stata una idea più che una applicazione e quella idea è ampiamente alle nostre spalle. La sostanza deldiscorso di Anderson non è tanto nella previsione del trend quanto nel fatto che quella idea di sviluppo è "fallita" per lasciare il posto allainternet fatta da applicazioni prevalentemente chiuse dove c'è l' "illusione" di essere tutti più "vicini", ma dove invece il fenomeno è che siamotutti sulla stessa apps proprietaria (monitorati e merce di scambio inconsapevole). Questa è la CONSTATAZIONE, che dal mio punto di vista èquanto mai realistica. Il giudizio critico di questo fenomeno non è stato ancora discusso, a mio parere, a su
cienza.
Elisa Buratti
: il web, le app, l'ipermercato, il reiki, la dieta mediterranea, lo shopping...ogni cosa/idea/ app o non, ha a che fare con l'umano.Nell'umano vige la regola che vige per il resto e cioè che il pesante va in basso e trascina con sè parte di tutto. Restare sospesi, non farsi portaregiù, essere vino e non feccia, essere nella potenza e non nel potere non è nè sociale, nè esportabile, nè imparabile. O lo sei o non lo sei. Non ilmezzo ma l'essenza vince sul tutto. Qualunque tutto esso sia. Tante analisi non servono perchè è sempre la stessa identica zuppa...:-))
Paolo Manzelli:
Sappiamo dalla storia come l' interazione spontanea delle masse senza una guida concettuale innovativa comporta unadeguamento delle idee al mercato e di conseguenza alla decadenza di ideali a cui consegue la decadenza dei costumi, la corruzione morale, ildegrado ambientale, ecc. Putroppo mentre il mercato ha saputo sfruttare la occasione di internet come nuova fonte di profitto, la eliteintellettuale non ha saputo veicolare idee innovative nel quadro delle nuove opportunita di comunicazione di internet, cosi che il degradointellettuale utile e con esso quello politico al all' economia di mercato ha preso nuovamente il sopravvento anche in questa fase della storia.Cosa fare ora ????? Quali soluzioni trovare ????
Paolo Lapponi:
Appartengo a una generazione che iniziò ad utilizzare la rete più di 20 anni fa nella PA italiana in istituti di ricerca di medicina ebiologia. Da subito l'impatto fu conflittuale sulla metodologia realizzativa di un cablaggio strutturale, ove gli “ingegneri informatici”, gli altidirigenti dei nostri Enti Pubblici, si trovarono di fronte giovani piskelli (ai quali fornivo camicie e cravatte prima delle riunioni) che li inchiodavanoal muro dell'ine
cacia e dei costi delle gerarchie verticali proposte dai Server Microsoft NT. Pochi serverini Unix di bassissimo costo realizzavanoquell'architettura distribuita che garantiva sicurezza, performance ed alta connettività (by Terminal Adapter) a decine di laboratorisemplicemente connesso a un 486 unix presso il CASPUR di Roma che girava ininterrottamente per anni con minima manutenzione. E garantivaal contempo H24 il controllo delle tecnologie delle curve del freddo, lo storage biologico (crioconservazione in N2 liquido, cellule staminali,preziosi cloni cellulari), il controllo e gestione dell'Automazione della “macchina dura” in genetica molecolare, in HPLC, in nefelometria, in PRC,nei controlli di qualità, condivisione dati in tempo reale, realizzazione di Intranet ed Extranet, comunicazione globale tra ricercatori,realizzazione dei prototipi in grafica 3D dinamica dei recettori molecolari … era il sogno proposto da Negroponte, il Palazzo Intelligente, eraanche il sogno dei network biologici come prototipi delle “reti neurali” (da Mc Farlane Burnett a Domenico Parisi). Sul piano delle architetture direte il conflitto fu vinto alla grande dai piskelli (i 40enni di oggi), la rete era appannaggio degli APACHE, gli applicativi li sceglievano noi (comeEudora versus Explorer etc). Tuttavia, sul piano culturale generale le cose come al solito andarono diversamente, specie nel nostro paese, ove tral'altro gli Istituti di Ricerca della PA sono stati a
ossati. Ammetto che oggi mi trovo disorientato. Selezionare nell'iperidondanza del Web 2.0 esuccessive modificazioni è per me di estrema fatica. Così, paradossalmente, FB mi viene in aiuto, mi semplifica la scelta, mi rende più chiaro lostato dell'arte e le possibilità di contatti e approfondimenti, mi conforta nel giudizio su H/W chiusi come iPhone. Ma appartengo a un'altragenerazione, formatasi nel marxiano “sviluppo delle forze produttive” e un po' invecchiata. Perciò, dall'altro lato della spirale, sento la necessitàdi rimanere sempre in contatto stretto con i piskelli di allora. La loro opinione e il loro agire comunicativo non sono cambiati, radicali erano eradicali restano, su FB non ci vanno, l'iPhone non lo usano, ma la loro comunicazione è potente, globale e locale, il loro orizzonte eticocomportamentale è connesso con i sistemi viventi, con l'ambiente, col sistema pianeta: gran rispetto! Ho la sensazione infine che il conflittocontinui, su piani paralleli e antagonisti, e che la sfera dell'immateriale sia il campo di battaglia decisivo.
 
Concordo con Elisa, “Non il mezzo ma l'essenza vince sul tutto” . Tank you for this tag
Mario Esposito:
@ Elisanon ne sono certo Elisa, perchè sono i modelli dominanti che finiscono per determinare i processi culturali e la loro evoluzione. A mio parere il"restare sospesi" e non lasciarsi trascinare è senz'altro una qualità del singolo, ma direi che il dialogo sia sempre importante con le relativeanalisi per iniettare nel sistema piccole dosi di "informazione omeopatica" come la chiamerebbe De Kerkhove.Poi, ognuno sia quel che vuole (dove il "vuole" è un termine molto insidioso) e quel che è (e anche qui potremmo parlarne per ore, hehe). Ciao :-)@ PaoloSi, il problema è strutturale e riguarda proprio il "pensiero" e la sua supina sottomissione, forse definitiva, al potere economico e alla relativalogica. Cosa fare? Credo che non se ne uscirà e lo dico a malincuore. Aspettando la "next big app" :-)
Paolo Manzelli:
Cito per una sintesi della situazione tra il dis-proroporzionamento attraverso il WEB.2 tra valori del mercato materiale e il valoredello sviluppo immateriale , il sequente sito:
 
 
http://www.slideshare.net/michelevianello/web-20-e-government-regole-del-mondo-immateriale-maggio-2010
 
Da parte mia ho compreso fin dagli anni in cui ho iniziato ad interessarmi del rapporto tra beni materiali ed immateriali (1997) che eranecessaria una profonda revisione scientifica e culturale capace di adeguare lo sviluppo alle nuove esigenze di comprensione della vita.
 
Vedi ad es: Dal mondo dei Bit al mondo degli atomihttp://www.edscuola.it/archivio/lre/atomi.html
 
Anche oggi resto convinto che il nodo intellettuale da sciogliere sconsista essenzialmente nel superamento delle idee meccaniche che hannodato dato origine alla societa industriale, al fine di procedere verso la realizzazione della nuova societa della conoscenza. Questa e la essenza delproblema concettuale da condividere , che, per quanto di non immediata comprensione e' a mio avviso un processo di cambiamento ineluttabileper un reale rinnovo della societa e dello sviluppo. Paolovedi alcune idee e iniziative vedi in :www.edscuola.it/lre.html
Elisa Buratti:
@paolo..come fare?..è semplice..uscire dall'antropocentrismo e dall'arroganza..cosa gl'intellettuali di ogni genere e specie nonfaranno mai, perchè si ritroverebbero in un nulla da cui neanche jung potrebbe tirarli fuori..ehehe E' bu
o vedere come sia impossibile accettarel'inosorabilità del limite di essere umani..@mario...se il vino si confronta diventa aceto..se lo fa il mosto diventa vino. Processi..solo processi..ciao..:-)
Paolo Manzelli:
Caro Mario ed amici , purtroppo con il pensiero debole si arriva a chiamare semplicemente "decrescita economica" la e
ettivaautodistruzione della vita del pianeta in cui viviamo.Piu decisa e piu forte e' la necessita di cambiamento concettuale per modificare la struttura cognitiva di indole "meccanica" , che ha condotto aquesto disastro della natura. Il meccanicismo ha essenzialmente contribuito alla separazione tra cultura e natura ; pertanto solo superando ilimiti ed il riduzionismo delle concezioni meccaniche, potremo iniziare una inversione di tendenza che non e attuabile con il pensiero debole cherimane condizionato ed ancorato alle concezioni storicamente accettate . Paolo vedi ad es: cose che accadono tra il buio e la luce : http://www.edscuola.it/archivio/lre/sole.pdf 
Paolo Lapponi:
Ringrazio tutti gli amici per questa discussione così ricca di spunti e stimoli.
 
Attualmente tento, con personale pochezza, di seguire una linea di ricerca che non considera la “decrescita” (almeno nell'accezione di Latouche)una risposta e
cace alla distruzione del pianeta (semmai apprezzo di più l'idea di limite creativo in Illich o Ruskin). Cerco quindi di percorrereun sottile filo rouge che, partendo dalla “freccia del tempo” e dalle strutture dissipative di Prigoginiana (seppur recente) memoria, rivaluta e tieneassieme Renè Thom, Simondon, Cavalli Sforza, Frijot Capra, Cimatti et altri, e tenta un approccio positivo - nienta
atto da pensiero debole -della Katastrofè storica nella quale il sistema postindustriale “occidentale” ha fatto oramai il suo ingresso. Per seguire questa traccia occorre, iopenso, un approccio fortemente interdisciplinare, in cui inserire anche una rilettura (per me) attualissima di quella critica al modello di culturaoccidentale prodotta da Edward Said in “Orientalismo”. Un contributo seppur sintetico ma utile penso sia in:www.facebook.com/note.php?note_id=310793636369In un approccio più vasto, il concetto di organizzazione a “rete distribuita” assume ad ogni livello un'importanza sostanziale per la “potenza” cheessa racchiude. Come pure l'idea che i Sistemi viventi (organizzati appunto a rete) possiedano una forza autopoietica tale da consentir loro disuperare anche l'impatto con un enorme asteroide, e di più. Ringrazio molto Paolo Manzelli. Leggerò con calma il corposo saggio suggerito chemi sembra veramente assai interessante. Dal poco che intuisco rientra in pieno in ciò che vado cercando. Buona domenica a tutti.
Mario Esposito:
@ ElisaL'antropocentrismo e l'auto-referenzialità possono anche essere utili, ma in dosi equilibrate :-) La vita e la sua replicazione è autoreferenziale(vedi Maturana e l'autopoiesi), per cui tale componente è pressocchè necessaria e non può essere eliminata, nemmeno culturalmente. Il problemasorge quando ci rifugiamo nei dogmi e nelle credenze (i "paradogmi"), ma questo è un altro discorso e anche molto lungo. Un saluto :-)
Cristian Contini:
wow che bella discussione alta, come sempre per altro quelle stimolate da Mario, che approfittiamo per ringraziare perincluderci sempre in questi bei confronti.....
 
Torniamo ora ora da un ottimo ritiro di meditazione vipassana dove per una decina di giorni ci si sottrae all'esterno da sè per entrare nel propriospazio interno..e dove le tecnologie ed il contatto con il mondo sono volutamente sospesi..molto rinfrancante e davvero consigliabile per tuttinoi addicted dalla Rete e dall'always-on, web o app che sia...:-) e quindi freschi freschi, da un altro pianeta, diamo il nostro umilissimocontributo...Per quello che ci riguarda, al di la del pezzo di Anderson che come ben sappiamo sta facendo discutere tutto il bel mondo pensante della rete, cisembra che nei new/next media, almeno a giudicare degli ultimi 100/50 anni, non è mai successo che un medium evoluto abbia soppiantato unaltro ( la radio NON ha ucciso i giornali ne i libri, la tv NON ha ucciso la Radio, e la rete non ha -ancora-ucciso radio-tv-e giornali..).La rete non è mai stata solo WEB ,(USENET,e le emails, un esempio per tutti) e la dirompente fantastica rivoluzione dei Social media e dei Socialnetworks ha aggiunto possibilità , non ha levato... ed a meno che nei prossimi anni non ci sia una "next big thing" che sia a più "alta risoluzione"

You're Reading a Free Preview

Download
scribd
/*********** DO NOT ALTER ANYTHING BELOW THIS LINE ! ************/ var s_code=s.t();if(s_code)document.write(s_code)//-->