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Cittadinanza, media, globalizzazione

Cittadinanza, media, globalizzazione

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«Vita e Pensiero», 5, maggio 1998, pp. 340-354
«Vita e Pensiero», 5, maggio 1998, pp. 340-354

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Published by: Pier Cesare Rivoltella on Jun 28, 2008
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C.Ottaviano - P.C.Rivoltella
La costruzione della cittadinanza in una società globalizzata.La sfida della MEdia Education
 
[«Vita e Pensiero», 5, maggio 1998, pp. 340-354]Questa è la città e io sono un cittadino,Quanto interessa agli altri interessa anche ME, politica,guerre, MErcati, scuole, giornali,Il sindaco e il consiglio comunale, banche, tariffe,fabbriche, navi, azioni, negozi, beni mobili eimmobili.I nuMErosi oMEtti che saltellano intorno incollettati econ le giacche a coda,Io so bene chi sono (non sono né pulci né vermi,questo è certo),Riconosco i duplicati di ME stesso, il più debole evacuo è insieME a ME immortale,Quello che faccio e dico attende anche loro,Ogni pensiero che in ME si dibatte, in essi si agitaugualMEnte.Walt Withman
 
1. Introduzione
«Lodi. GeMEllata con Lodi California, Costanza, OMEgna. Repubblica del Nord». Uncartello stradale coME tanti se ne incontrano sulle strade italiane. Un cartello che moltevolte si è prestato (e può prestarsi ancora) a lunghe discussioni sul futuro del Paese, ildestino della Costituzione, i padri del RisorgiMEnto... A noi pare straordinariaMEnteinteressante per altre ragioni, che definiremmo antropologiche. Perché questa insegna,nel suo insieME, restituisce una delle dialettiche più caratteristiche dellacontemporaneità, o MEglio, coME suggerisce Marc Augé
1
, della sur-modernità: quellatra luogo e non-luogo.Più che spazi fisici, luogo e non-luogo sono condizioni esistenziali, categorieetnografiche, che rinviano a precise logiche culturali: proprio per questo divengono puntidi vista interessanti per leggere l’oggi.Tre sono le variabili che servono a definire la natura del luogo: l’identità, la relazione ela storia. I primi due termini indicano un radicaMEnto forte: ogni individuo appartiene aun luogo, per nascita, per elezione, ne porta spesso la traccia nel noME e il luogo stesso,a sua volta, si dimostra irriducibile a tutti gli altri luoghi per la sua identità; in virtù di
Il presente saggio nasce coME ideale prosecuzione di quello curato da P.C.Rivoltella sul n. ... di questastessa rivista (...). Progettato e discusso insieME dai due autori è stato materialMEnte steso daP.C.Rivoltella per quanto riguarda i §§ 1, 3, 5.2, 5.4, da C.Ottaviano per quanto riguarda i §§ 2, 4, 5.1,5.3.1M.Augé,
 Non-lieu
, Seuil, Paris 1992 (tr.it.
 Nonluoghi. Introduzione a una antropologia della sur-modernità
, Elèuthera, Milano 1993). Il concetto antropologico di sur-modernità viene definito da Augéattraverso tre eccessi: la sovrabbondanza di avveniMEnti (il mondo contemporaneo è un mondo nel qualegli eventi sono soggetti a una brusca accelerazione e moltiplicazione del loro accadere), lasovrabbondanza di spazio (il pianeta, grazie alle telecomunicazioni e ai MEzzi di trasporto, si contraefino a entrare nelle nostre case) e l’individualizzazione dei riferiMEnti (venute MEno le grandi logicheculturali, le narrazioni forti, l’unica certezza su cui piegare sembra essere quella della soggettività).
 
questa appartenenza il soggetto è portato a condividere con altri un ordine dicoesistenza, si trova inserito in un gruppo, vive in una rete di relazioni interpersonaliche fanno della prossimità la loro stessa ragion d’essere; entrambe, l’identità e lerelazioni, trovano poi nella storia - condivisa, comune - l’
humus
in cui crescere.Il non-luogo è la negazione esatta di queste tre istanze. Esso, infatti, non ha un’identitàe rende impossibile l’identificazione; una stazione, un aeroporto, un grande magazzinoo McDonald’s, non sono molto diversi, coME luoghi, a Parigi, Roma, Bruxelles enemMEno si può credere che possano costituire per qualcuno un porto a cui fare ritorno per ritrovare se stesso.AnalogaMEnte, il non-luogo non facilita le relazioni, pur essendo uno spazio sociale;esso è piuttosto l’ambiente della prossimità necessaria e imbarazzata, dello scambiooccasionale di informazioni: spazio dell’attesa imposta o del transito distratto oaffacendato, esso manca della stabilità necessaria per consolidare rapporti, dar luogo alriconosciMEnto dell’altro.Infine, il non-luogo è privo di storia e si propone piuttosto coME una zona francaall’interno della quale i singoli individui si trovano a passare con le
loro
storie: «Unmondo in cui si nasce in clinica e si muore in ospedale, in cui si moltiplicano, conmodalità lussuose o inumane, i punti di transito e le occupazioni provvisorie (le catenealberghiere e le occupazioni abusive, i club di vacanze, i campi profughi, le bidonvilledestinate al crollo o ad una perennità putrefatta), in cui si sviluppa una fitta rete diMEzzi di trasporto che sono anche spazi abitati, in cui grandi magazzini, distributoriautomatici e carte di credito riannodano i gesti di un comMErcio “muto”, un mondo proMEsso alla individualità solitaria, al passaggio, al provvisorio e all’effiMEro, propone all’antropologo (ma anche a tutti gli altri) un oggetto nuovo del quale convienemisurare le diMEnsioni inedite prima di chiedersi di quale sguardo sia passibile»
2
.Volendo leggere in profondità questi rilievi fenoMEnologici è facile intuire coMEdietro ad essi si muovano le due grandi istanze della
 globalizzazione
e della
localizzazione
, dell’apertura planetaria della realtà storica e geografica e della chiusuraetnica e culturale delle identità particolari. Su di esse intende riflettere questointervento, problematizzando, in primo luogo, la categoria della globalizzazione (e inmaniera compleMEntare quella della localizzazione) per verificare coME i MEdiaconcorrano alla sua definizione. Stabilito questo rapporto - tra MEdia e globalizzazione- si proveranno poi a descrivere gli spazi e i compiti della
MEdia Education
3
in rapportoa una realtà MEdiatizzata e globalizzata coME quella in cui viviamo. Il termine ultimodel tragitto è la ridefinizione del concetto di cittadinanza quale centro ideale di unsimile intervento educativo.
2. La globalizzazione
Siamo in una società globale. É difficile riuscire a negarlo ed evitare di pensare in questitermini; soprattutto, non si può evitare di fare i conti con l'ampia letteratura scientifica edivulgativa, che in modo quasi ossessivo propone questa idea.
4
 La "globalizzazione", infatti, coME era avvenuto per la "complessità" e la "post-modernità" nel decennio scorso, è assunta oggi a parola chiave per interpretare lo
2 Ibi, pp.73-74.3Per una definizione del termine cfr.: P.C.Rivoltella,
Mass MEdia, educazione, formazione
, Introduzionea: L.Masterman,
 A scuola di MEdia. Educazione, MEdia e democrazia nell’Europa degli anni ‘90
, tr.it.,La Scuola, Brescia 1997; Id., Vita e pensiero... Da questo punto in avanti sempliceMEnte ME.4 R.Robertson,
Globalization
, Sage, London 1992; M.Featherstone, S.Lash, R.Robertson,
Global Modernities
, Sage, London 1995.
 
scenario della nostra società e il suo sviluppo futuro. Tuttavia, questo termine starischiando di diventare troppo generico e onnicomprensivo, dal moMEnto che vi sifanno confluire molteplici fenoMEni tra loro distanti e non comparabili, spessocontraddittori. «Con esso di volta in volta si designa la crescita di interdipendenza alivello planetario, l'intensificarsi delle relazioni sociali mondiali, l'incorporazione degliabitanti del nostro pianeta in un'unica società mondiale, la compressione del mondo e lasua strutturazione in un tutto unico. Inoltre questo stesso termine viene impiegato coMEsinonimo di, oppure coME distinto da, altri concetti quali modernizzazione,internazionalizzazione, transnazionalizzazione, mondializzazione.»
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 Il problema, proprio perché sono in molti a essersi impossessati di questo concetto e autilizzarlo, è quello di riuscire a districarsi nel dibattito teorico, per individuarne alcunecoordinate e per MEttere in luce alMEno alcuni degli indicatori che dicono, o ci fannodire, che la nostra società è globale o globalizzata.
2.1 La diMEnsione economica
Innanzitutto, il piano economico. Un dato certo e rilevante è la disponibilità progressivadi sempre nuovi MErcati di beni e di servizi. «Dal 1950 ad oggi, il comMErciomondiale di beni si è moltiplicato di 15 volte in voluME e di 66 volte in valore, MEntrela produzione mondiale si è moltiplicata di circa 6 volte in voluME.»
6
 É evidente che il progressivo allargaMEnto del MErcato ha importanti conseguenze sulle strategie dimarketing e di organizzazione delle imprese, che si trovano costrette a progettarsi inun'ottica sempre più ampia. Lo dimostra la crescente concentrazione delle aziende - conla continua e progressiva espansione delle multinazionali e la moltiplicazione delleholdings - e la creazione di circuiti finanziari internazionali, fuori dal controllo deisingoli governi.Tutto questo consente di parlare del sistema comMErciale mondiale coME di unsistema dinamico caratterizzato da una serie di fenoMEni complessi, che vanno «dallariduzione delle barriere tariffarie e delle restrizioni quantitative, all'abbattiMEnto degliostacoli non tariffari, ai negoziati sulle sovvenzioni pubbliche, al sistema di soluzionedelle controversie giuridiche, fino a giungere oggi all'ambizione di stabilire rapporti dicompleMEntarietà tra sviluppo del comMErcio e protezione dell'ambiente (...).»
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.Unatale realtà appare anche in grado, alMEno agli osservatori più ottimisti, di consentire unaccesso generalizzato all’istruzione (si pensi al grande tema della democratizzazione delsapere legata allo sviluppo delle autostrade dell’informazione) e di disciplinare laconcorrenza sui MErcati internazionali (di qui il ritorno di interesse per i problemidell’etica legata all’impresa e alle transazioni economiche).
2.2 La diMEnsione politica
Dal punto di vista politico, il dato più evidente - e drammatico in alcuni casi - è losgretolaMEnto dello stato nazione, l'asse istituzionale attorno a cui si è, in generale,organizzata in Occidente la vita politica degli ultimi secoli. A tale crisi le reazioni sonodi due tipi: l’adozione di politiche di potenza tese a recuperare il credito e il potere chela globalizzazione tende a sottrarre (l'esempio può essere quello della Germania o dellaCina), oppure la definizione di nuove soggettività politiche sia su base localistica (la
5 V.Cesareo, Comunicazione al Convegno Nazionale,
 La società della globalizzazione: regole sociali e soggettività
, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano 10-11 aprile 1997, miMEo.6 A.Caloia,
I paesi eMErgenti: i valori e la sfida
, in «Vita e pensiero», n.3, marzo 1997.7 Ibi, .

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