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Facciamo i giochi ...

Facciamo i giochi ...

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Published by Marco Mucchi
Facciamo i giochi dei Greci e dei Romani
Facciamo i giochi dei Greci e dei Romani

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Published by: Marco Mucchi on Sep 10, 2010
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09/10/2010

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Il gioco, tanto inantile quanto adulto, è una attività comune a tutte leciviltà. Ogni epoca e ogni cultura gli hanno riconosciuto importanza. A-ascina sapere che i bambini dei nostri giorni praticano le stesse attività digioco dei bambini dell’antichità come la
corda, l’aquilone, l’altalena, i biril-li, il cerchio e nascondino
. Alcuni sostengono una probabile origine comu-ne dei giochi testimoniata dalla diusione dello stesso gioco in paesi mol-to lontani, come nel caso del
Pachisi indiano
e del
Patolli 
delle culture me-soamericane precolombiane
.
Secondo altri non si tratta di origine comune,ma di trasmissione ra i popoli. Qualunque sia la verità, il gioco è un testi-mone che permette all’uomo moderno di collegarsi con quello del passa-to, che gliene svela le abitudini e salda il legame con la cultura dei popolie ra i popoli. L’importanza del gioco o di come si giocava nell’antichità equali ossero i giochi preeriti in quei tempi, la vediamo testimoniata daglioggetti emersi dagli scavi archeologici e dalle rappresentazioni che si tro-vano nelle ceramiche o nei bassorilievi posti ad ornare alcuni monumenti.De’ Siena in questo suo ultimo lavoro, ci conduce da archeologo-giocato-re tra questi ritrovamenti, stimolando la voglia di rigiocarci, in un gioco discoperta guidata maturata in anni di esperienze laboratoriali nelle scuole didiverso ordine e grado.La proposta di rilettura del gioco antico trova anche origine da una se-rie di interrogativi riguardanti gli spazi di gioco dei bambini nella societàattuale: quanto tempo i bambini e i ragazzi trascorrono giocando? A qualetipo di giochi? Dove e con chi? Le risposte non sono conortanti. Abbiamoun modello di vita così diverso dai precedenti, caratterizzato da una strut-tura amiliare incardinata sul singolo nucleo, con genitori che necessaria-mente trascorrono gran parte della giornata uori casa e bambini sempre
 
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più isolati dai coetanei. Si può senz’altro evidenziare che si gioca sempremeno; le occasioni di attività ludica nel senso tradizionale sono ridotte permancanza di spazi sici aggreganti (dalla strada, dai cortili, alla piazza co-me ritrovo, al prato, agli spazi nelle parrocchie, ecc …), per l’imperversaredi modelli di gioco, per lo più statici e autoreerenziali, veicolati dai mes-saggi pubblicitari.La presenza di gure adulte è assente o distratta, troppo impegnata nelmondo esterno e sempre meno disposta a proporsi, in modo gioioso e crea-tivo, come compagna di gioco.Eppure le valenze educative, cognitive e relazionali del gioco sono in-discusse: di certo esso riveste un ruolo insostituibile nello sviluppo moto-rio, cognitivo e relazionale del bambino e, come tale, dovrebbe occupareuno spazio di particolare rilievo nella sua vita quotidiana e anche nell’am-bito dei progetti educativi e dei percorsi curricolari.L’esperienza positiva del corpo che si realizza nelle attività di giocopuò rivelarsi molto utile per prevenire tutte le orme attraverso le qua-li si maniesta il disagio giovanile (mancanza di motivazione, incapacitàdi accettare la propria immagine, timore nei conronti dei coetanei, pau-ra di non saper rispondere alle aspettative degli adulti …). Dal punto divista educativo, tali attività, come tutte quelle che coinvolgono diretta-mente il corpo, hanno inatti il vantaggio sia di ar emergere con più a-cilità le caratteristiche della relazione e del disagio, in quanto legate alledinamiche istintive del rapporto interpersonale, sia di ar sperimentareconcretamente, in condizioni controllate, situazioni che necessariamen-te richiedono reazioni comportamentali in relazione agli stimoli del con-testo.Ciò acilita l’adattamento positivo, la percezione dei messaggi corporeiquale premessa indispensabile per il pieno rispetto dell’altro, inuisce sul-l’immagine del sé e consente anche la scoperta dell’originalità dell’io e del-le proprie capacità creative contribuendo alla costruzione dell’autostima.Le caratteristiche dei processi di apprendimento, la ricchezza degli stimo-li, delle relazioni e delle scoperte insite nell’esperienza ludica, il necessa-rio utilizzo di diverse orme di “linguaggio”, la conoscenza e rispetto del-le regole, lo sviluppo dell’autostima e delle relazioni sociali sono solo alcu-ni dei moltissimi elementi contenuti in questo lavoro di Steano de’ Sie-na, che anno considerare il gioco come un’opportunità ricca di suggestio-
 
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ni da utilizzare in chiave educativa nel cammino che conduce alla cresci-ta e alla maturità.E gli antichi? Che gli antichi si interessassero molto ai giochi è dimo-strato dal atto che su quali essi ossero, come si giocassero e quali osserole norme che li regolavano vennero scritti addirittura interi volumi.L’archeologia ci ha atto conoscere Ramses II che gioca con una don-na del suo harem (rilievo del tempio di Medinet Habu). Nelle tombe rea-li di Ur, la patria di Abramo, è venuto alla luce un tavoliere intarsiato conle relative pedine (XXV secolo a.C.) e un’altra dalla tomba di Tutankha-mon (XIV secolo a.C.), mentre nella città palestinese di Meghiddo è stataritrovata una scacchiera d’avorio intarsiato con oro e pasta di vetro, lunga27 centimetri (XIV-XII secolo a.C.).Testimonianze archeologiche di giocatori greci intenti a disputarepartite con le pedine, senza peraltro illuminarci sul tipo di gioco speci-co, ci sono giunte in gran numero e hanno la particolarità di essere presso-ché identiche tra loro. Vediamo inatti moltissimi vasi dove sono rafgu-rati due guerrieri, quasi sempre identicati in Achille e Aiace, uno di ron-te all’altro. E curioso notare come nelle rappresentazioni di quest’ultimotipo i pittori abbiano tralasciato di evidenziare le pedine disegnando il ta-volo così da non vedere l’area del tavoliere. Nessun rierimento alle rego-le del gioco. Al di là della gura non sappiamo come si giocasse, “anche se……”, “sembra che ……”, “da questo gioco derivi il ……”. Così da ali-mentare un dibattito squisitamente accademico, per alcuni tratti sterile,perdendo di vista la gura centrale del giocatore, ignorandone la gioia pu-ra della sua azione.Ma chi struttura le regole? Chi le denisce? Come in tutti i giochi,qualcuno lo a, e spesso non sono i giocatori a arlo. I giochi “esistono”, sitratta di giocarli, come
Omilla
,
Ostrakon
I giochi con le noci
, ricercandone 
la continuità nei giochi tradizionali.E tuttavia il gioco può essere giocato solo se qualcuno ha elaborato leregole, perché esse sono glie della cultura, non della natura. Le regole sonolibere perché quel mondo non esiste in sé, è una nostra creazione, una eleva-zione della vita alla sera dello spirito. Quella elevazione che a dire a Huizin-ga che gli animali sono qualcosa più che meccanismi, perché sanno giocare.Ma il gioco è riservato ai bambini? L’autore si rivolge solo ai bambinio vuole stimolare anche il mondo degli adulti? Perché un adulto che gioca

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