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hobbes_locke_spinoza

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05/09/2014

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HOBBES.

I presupposti che stanno alla base della teorizzazione della societ\u00e0 da parte di Hobbes sono principalmente due: il
concetto di \u201cegoismo\u201d, cio\u00e8 la tendenza all\u2019autoconservazione della propria vita (che \u00e8 un bene relativo originario), e il
concetto di \u201cconvenzionalismo\u201d (opposto a quello di \u201cnaturalismo\u201d), mediante il quale si pu\u00f2 spiegare la distinzione fra
giustizia e ingiustizia. Ogni uomo tende essenzialmente alla propria conservazione, ed ogni suo atto \u00e8 finalizzato a
questa tendenza; nel far ci\u00f2, ogni uomo entra, quindi, inevitabilmente in contrasto con l\u2019uguale tendenza presente negli
altri uomini. Di conseguenza, la situazione che ne deriva \u00e8 quella di una continua guerra di tutti contro tutti (bellum

omnium contra omnes) nella quale l\u2019uomo \u00e8 lupo per ogni altro uomo (homo homini lupus). L\u2019uomo rischia, cos\u00ec, di

perdere il suo bene primario (la vita), ma tramite un\u2019interazione fra istinto (che lo porta a fuggire la guerra) e ragione
(che domina l\u2019istinto), riesce a convivere pacificamente in comunit\u00e0, autoregolandosi secondo determinati principi detti
\u201cleggi di natura\u201d, da non confondersi, come precisa lo stesso Hobbes, con i \u201cdiritti di natura\u201d.

Tali leggi di natura, non sono per Hobbes, norme etiche oggettive, bens\u00ec semplici regole logiche suggerite dalla ragione
come condizione per ottenere la pace.
Egli, nella sua opera di carattere politico, \u201cIl Leviatano\u201d, ne individua ben 19, le pi\u00f9 importanti delle quali sono le prime

tre.

La prima dice che ogni uomo deve cercare la pace sforzandosi in ogni modo di ottenerla e mantenerla.
La seconda legge, conseguenza della prima, comanda che ogni uomo sia disposto, per ottenere la pace, a rinunciare
al suo diritto naturale su ogni cosa, accontentandosi di conservare, nei riguardi degli altri uomini, tanta libert\u00e0 quanta
egli vorrebbe che gli altri ne avessero verso di lui.
In base a tale legge, la ragione suggerisce agli uomini di stipulare un patto fra di loro, trasferendo tutti i propri diritti
naturali (eccetto il diritto alla vita) ad una persona fisica (in tal caso si forma uno Stato per acquisizione) o ad una
assemblea (in tal caso, invece, lo Stato si dir\u00e0 politico, o per istituzione).

Lo stato dovr\u00e0 gestire questi diritti naturali in rappresentanza di tutti, stabilendo, con opportune leggi, i diritti e i doveri
di ognuno, facendoli osservare a tutti con la forza. I concetti di \u201ccontratto\u201d e di \u201crappresentanza\u201d divengono quindi per
Hobbes fondamentali per spiegare la costituzione e la struttura della societ\u00e0. Gli uomini si associano solo tramite un
\u201ccontratto\u201d, e l\u2019unico contratto associativo che possa fondare una convivenza pacifica \u00e8 quello con cui si rinuncia a tutti
i propri diritti trasferendoli ad un unico potere. (Il pactum unionis coincide con il pactum subiectionis). Il concetto di
\u201crappresentanza\u201d spiega, invece, come il patto che si \u00e8 stabilito possa essere mantenuto in vita. La persona fisica o
l\u2019assemblea a cui sono stati trasferiti da tutti i propri diritti naturali dovr\u00e0 agire assecondando l\u2019interesse di tutti, e ci\u00f2
che essa stabilisce deve ritenersi stabilito da tutti.
Inoltre, poich\u00e9 un patto non si pu\u00f2 considerare valido se c\u2019\u00e8 il timore che qualcuno non lo rispetti, viene formulata la
terza legge di natura, che impone di adempiere i patti. Sarebbe infatti contraddittorio volere qualcosa tramite qualcuno
(o qualcosa) che ci rappresenta, e non volerlo, poi, noi stessi in prima persona, trasgredendo ai suoi ordini. Nascono
da qui i concetti di \u201cgiustizia\u201d e \u201cingiustizia\u201d (il rispettare o il trasgredire i patti).

Dopo queste, Hobbes enuncia, nel capitolo XV del \u201cLeviatano\u201d, anche le altre 16 leggi naturali, che sono dirette
conseguenze delle prime tre e, in breve, dicono: 4) portareg ra tit udine a chi ti ha reso un beneficio 5) sforzarsi di
adattarsi agli altri, mediante lac ompiacen za 6)pe rd on a re le offese 7)ve ndica rsi non per render male al male, ma per
portare un bene pi\u00f9 grande del male subito 8) non oltraggiare gli altri 9) non essere superbi, infatti siamo tutti uguali
10) non usare arroganza 11) usare equit\u00e0 12) servirsi delle cose comuni in modougu ale e corretto 13) ricorso alla

sorte 14) il diritto della primogeniturta 15) nelle controversie servirsi di mediatori di pace16 ) sottomettersia l l\u2019a r b i t r a t o

17) non essere giudici di se stessi 18) non innalzarsi a ruolo di giudice se non si possiedel\u2019imp a r zi ali t \u00e0 19) per sanare
le controversie, servirsi dellet e s timonian ze.
Riassumendo, quindi, si pu\u00f2 affermare che l\u2019esistenza dei diritti naturali, secondo Hobbes \u00e8 strettamente collegata alla
nascita dello stato. Esso ha origine unicamente per unco n t ra t t o, stabilito fra gli uomini sotto la spinta delle passioni e
seguendo i princ\u00ecpi suggeriti dalla ragione, e si mantiene in vita solo in base alla forza di cui \u00e8 stato dotato. Il contratto
potr\u00e0 poi trasformarsi inpa t t o, se, in un momento successivo, uno dei contraenti cede all\u2019altro la facolt\u00e0 di disporre di
quel qualcosa di suo che, tramite il contratto, era stato messo in comune. \u00c8 proprio in questo modo che, secondo
Hobbes, si forma lo Stato.

Se il potere statale non \u00e8 sufficiente a contrastare la naturale tendenza egoistica degli uomini che porta allo stato di
guerra, la convivenza civile e pacifica va in frantumi. Lo stato teorizzato da Hobbes, quindi, non pu\u00f2 che essere, sotto
ogni aspetto, un potere assoluto e unitario, dove il sovrano concentra in s\u00e9 tutti i poteri, \u00e8 al di sopra della giustizia e
pu\u00f2 intervenire nelle decisioni riguardanti qualsiasi competenza, religione inclusa (ci\u00f2 \u00e8 particolarmente significativo se
collochiamo Hobbes nell\u2019ambito del contesto storico-culturale in cui \u00e8 vissuto, ovvero l\u2019Inghilterra del XVII secolo, in cui
dominava la convinzione del diritto divino del sovrano).

Lo stesso Hobbes si rese conto della propria radicale teorizzazione di uno stato assolutistico regolato da norme
estremamente rigide, come conferma la scelta del Leviatano come immagine emblematica dello stato da lui teorizzato,
e come titolo della sua maggiore opera. Il nome, che letteralmente significa \u201ccoccodrillo\u201d, viene utilizzato per la prima
volta nella Bibbia, pi\u00f9 precisamente nel libro di Giobbe, che lo utilizza per descrivere un mostro invincibile.

Colui che rappresenta ed esercita il potere dello stato \u00e8 dettos ov r an o, e nei suoi confronti tutti gli altri sonos u dditi e sono tenuti, per contratto, ad obbedirlo in ogni cosa, senza possibilit\u00e0 di avanzare nei suoi confronti alcuna legittima rivendicazione. Da parte sua, il sovrano non ha alcun dovere nei confronti dei sudditi, per cui non ha senso ipotizzare una violazione del patto da parte del sovrano e un diritto dei sudditi a deporlo. Ai sudditi compete unicamente la libert\u00e0 nell\u2019ambito di ci\u00f2 che non \u00e8 contemplato dalle leggi dello stato (ovvero qualsiasi decisione riguardante la propria vita), mantenendo il diritto di disobbedire qualora il sovrano comandasse qualcosa di nocivo per essa. Ci\u00f2 andrebbe infatti contro la finalit\u00e0 stessa del patto, stipulato per mantenere la vita e l\u2019incolumit\u00e0 personale di coloro che l\u2019hanno

stipulato.
LOCKE.

Alla base delle teorie politiche di Locke c\u2019\u00e8 la convinzione della totale inadeguatezza dello stato assoluto come forma di
governo. Egli si trova, quindi, apertemente in contrasto sia con le teorie assolutistiche di Hobbes sia con quelle dei
sostenitori del diritto divino dei re.
La polemica contro questa teoria, contenuta nel primo dei \u201cDue trattati sul governo\u201d, si basa sul rifiuto di accettare
come norma assoluta ci\u00f2 che \u00e8 semplice risultato di una tradizione, in nessun modo supportabile con la ragione.
La polemica contro Hobbes, contenuta nel secondo trattato, si basa invece su un diverso modo di valutare le tendenze
naturali dell\u2019uomo. Se per Hobbes il principio unificatore degli uomini in societ\u00e0 era l\u2019autoconservazione, per Locke ci\u00f2
che spinge l\u2019uomo a riunirsi in comunit\u00e0 \u00e8 in generale ildi s a gi o del proprio spirito (alla continua ricerca di un bene che
\u00e8 assente). Se si uniscono gli sforzi in questa ricerca, il bene viene raggiunto pi\u00f9 facilmente e il disagio si tramuta
allora ins olliev o.
Nasce, quindi, lo stato di natura descritto da Locke in questo modo:
Inoltre secondo Locke, non \u00e8 vero che gli uomini tendono a conservare la pace in modo cos\u00ec esclusivo da essere
disposti a sacrificare tutti gli altri beni pur di possederla. Anzi, gli uomini raggiungono la pace solo se con essa
ottengono e mantengono anche gli altri beni a cui tendono per natura: primi fra tutti la vita, la libert\u00e0 e la propriet\u00e0. Non
si consegue, quindi, la pace rinunciando a tutti i propri diritti e sottomettendosi totalmente ad una autorit\u00e0 sovrana,
bens\u00ec raggiungendo un\u2019intesa con gli altri uomini, sulla base del riconoscimento reciproco di diritti e doveri, e con
determinate garanzie di sicurezza.
Nello stato di natura (ovvero anteriormente alla costituzione di un potere politico) la legge di natura (cio\u00e8 lara gione
stessa) \u00e8 la sola legge valida. Risulta quindi comprensibile come lo stato di natura possa degenerare in uno stato di
guerra, allorch\u00e8 un uomo o una comunit\u00e0 avanzi l\u2019intenzione di ottenere un controllo sulla vita, sulla libert\u00e0 o sul bene
altrui. Proprio per evitare questo stato permanente di guerra, gli uomini si riuniscono in societ\u00e0. Ma la costituzione di
un potere civile non toglie agli uomini i diritti di cui godevano nello stato di natura, tranne, ovviamente, quello di farsi
giustizia da s\u00e8.
Nello stato civile, i diritti naturali degli uomini non si presentano pi\u00f9, allora, come diritti assoluti ed universali,
necessariamente in conflitto con quelli ugualmente assoluti ed universali degli altri (il \u201cbellum omnium contra omnes\u201d di
Hobbes), bens\u00ec si rivelano essere, alla luce di quanto detto, limitati da quelli degli altri e tendenti a comporsi e
relazionarsi con essi ragionevolmente.
Riassumendo, quindi, possiamo dire che la societ\u00e0 civile nasce quando gli uomini, per garantire meglio i propri diritti
naturali, rinunciano ad esserne garanti, ognuno per proprio conto, con la forza, e mettono tale forza nelle mani di una o
pi\u00f9 persone. Il contratto sociale da cui nasce la societ\u00e0 civile non \u00e8 tra futuri sudditi a favore di un futuro sovrano
(come teorizzava Hobbes), bens\u00ec tra futurim em b ri di una societ\u00e0 a favore della societ\u00e0 nel suo complesso. Questa
eserciter\u00e0 le funzioni attribuitele attraverso particolaria ss emblee e governanti che sono da considerarsi semplici
fiduciari dei poteri della societ\u00e0, alla quale essi stessi dovranno costantemente rispondere. La vita civile si regge infatti
unicamente sulc on se ns o di coloro che vi fanno parte.

Per evitare il pericolo di un governo assoluto e per consentire alla societ\u00e0 di mantenere il consenso dei suoi membri,
particolare importanza riveste per Locke la distinzione dei poterilegi sla tiv o,es ec u tivo ef e de r a tivo. Chi detiene il potere
legislativo ha il compito di fare le leggi, ma non la forza di farle osservare. Chi \u00e8 investito del potere esecutivo ha il
compito di far osservare le leggi stabilite da quello legislativo, e, cosa molto importante, deve osservarle esso stesso
come ogni altro cittadino. Inoltre, \u00e8 evidente che al mondo esisteranno pi\u00f9 comunit\u00e0, e ci\u00f2 implica l\u2019esistenza di
rapporti fra di esse, i quali potranno essere pi\u00f9 o meno pacifici. Il compito di coordinare questi rapporti con le altre
comunit\u00e0 spetta, secondo Locke, al potere federativo. Distinto, ma strettamente legato al potere esecutivo (tanto da
dover essere detenuto, secondo Locke, dalle medesime istituzioni), il potere federativo ha il compito di rappresentare la
comunit\u00e0 di fronte alle altre comunit\u00e0, decidendo paci, alleanze, guerre.

In base a quanto affermato, quindi, possiamo ribadire che nelle teorizzazioni di Locke la tirannia era assolutamente
contrastata. Egli infatti affermava che, qualora i governanti non si comportino secondo le finalit\u00e0 per cui la societ\u00e0
civile \u00e8 stata fondata (calpestando, cio\u00e8, i diritti naturali dei cittadini e non assicurando loro vita, libert\u00e0 e propriet\u00e0),
essi perdono la fiducia del popolo, potendo legittimamente essere deposti, se necessario anche con la forza. In questo
caso, l\u2019eventuale resistenza da parte del popolo non deve essere giudicata una ribellione, in quanto il sovrano
medesimo, instaurando una tirannia, si \u00e8 gi\u00e0 fatto portatore di una ribellione nei confronti del contratto
precedentemente stabilito.

SPINOZA.

Le teorie sullo stato di natura avanzate da Spinoza muovono dalla convinzione che, per natura, nulla \u00e8 proibito
all\u2019uomo, e il diritto naturale di ciascuno coincide con la suap ot en za, cio\u00e8 con la suaf o r za.
Nello stato di natura \u00e8 dunque inevitabile il conflitto dei diritti dei diversi individui, implicando, inevitabilmente, quella
situazione di guerra di tutti contro tutti che gi\u00e0 aveva caretterizzato le teorie di Hobbes in proposito.

Gli sforzi di sottrarsi a questa situazione, da parte di un uomo isolato, sarebbero praticamente vani;
\u00e8 quindi necessario che gli uomini accettino l\u2019intervento di un potere superiore e si leghino in una mutua collaborazione,
e ci\u00f2 nel maggior numero possibile, poich\u00e8 quanto pi\u00f9 numerosi sono gli individui che stringono fra loro un accordo,
tanto pi\u00f9 considerevole sar\u00e0 la loro forza, e di coseguenza anche il diritto di cui godranno insieme, rispetto agli altri

uomini.

La spinta unificatrice degli uomini \u00e8 quindi, come per Hobbes, rappresentata dall\u2019utilit\u00e0, in quanto essi stipulano un
patto sociale al fine di assicurarsi un costante aiuto reciproco nel mantenimento dei loro diritti inalienabili (libert\u00e0 di
pensiero, espressione, religione).
Questoa cc or do fra pi\u00f9 individui che uniscono le loro forze ha quindi l\u2019obiettivo di preservare la loro natura. Quello che
in apparenza potrebbe sembrare una limitazione del diritto individuale del singolo individuo (siccome ognuno si vede

costretto a rispettare il diritto generale, risultato dall\u2019accordo con gli altri), andr\u00e0 a suo potenziamento, quindi a suo
beneficio. Interviene, in questo caso, quella legge della ragione che prescrive di scegliere tra due mali (in questo caso,
il pericolo di morte e la perdita dei propri diritti), il male minore.
Lo stato teorizzato da Spinoza \u00e8 guidato dalla legge di natura, cio\u00e8 lara gione (la ragione, infatti, giudica in modo
universale e impedisce che ciascuno valuti il bene e il male secondo il proprio interesse personale) e sar\u00e0 quindi in
grado di guidare le azioni dell\u2019uomo al conseguimento di un utile generale, che \u00e8 proprio la sua funzione suprema.
Allo stato vengono trasferiti tutti i diritti naturali propri di ciascun individuo solo perch\u00e8 purtroppo non accade che tutti
gli uomini vivano autonomamente secondo ragione, ed esso avr\u00e0, cos\u00ec, il compito di assicurarsi che tutti rispettino il

patto stipulato, garantendo il vantaggio di tutti attraverso la forza.

A differenza dello stato stato teorizzato da Hobbes, per\u00f2, quello delineato da Spinoza non \u00e8 uno stato assolutistico, ma
uno stato democratico. Il diritto dello stato ad esercitare la propria forza, infatti, \u00e8 per Spinoza solo relativamente
incondizionato. Esso \u00e8 vincolato dalla sua natura, e cio\u00e8 dal suo dover essere garante della pace e dell\u2019utilit\u00e0 comune;
se travalica il suo scopo (entrando in contrasto con le esigenze della auotconservazione), finisce per entrare in
contraddizione con se stesso e con il fine per cui \u00e8 nato, mettendo cos\u00ec in pericolo la propria esistenza. I cittadini
avranno, quindi, pieno diritto di dissolverlo.

BIBIOGRAFIA

- Storia della filosofia, G. Reale D. Antiseri, ed. La Scuola, Brescia, 1997 (libro di testo)
- Profilo di storia della filosofia, Ciancio Ferretti Pastore Perone, ed. Sei, Torino, 1993
- Storia del pensiero politico, J. J. Chevallier. Ed. Il Mulino, Bologna, 1999
per Hobbes

- Il Leviatano, T. Hobbes

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