terremoto del 1117, restaurato e riconsacrato dal patriarca di Aquileia, Pellegrino, nel 1140,dopo che alcuni sconosciuti avevano profanato l'altar maggiore.È lì che si sono diretti i canonici veronesi e il gruppo dei laici ad essi mescolato. Il vescovo,molto probabilmente, è presente ed è già arrivato percorrendo un passaggio che dallaCattedrale giunge alla chiesa di Sant'Elena lungo il perimetro di una loggia romanica sucui si possono ammirare una trifora con capitellini, colonne di spoglio e affreschi di epocacarolingia. L'interno ad aula unica, ricoperto da un soffitto ligneo con travatura a vista, èmolto suggestivo e tradisce l'origine estremamente antica, paleocristiana: di fronte alpresbiterio si nota il podio presbiteriale della basilica del IV secolo, mentre vicinoall'ingresso vi è un tratto del giro absidale della basilica del V secolo. I paramenti murarisono di epoca carolingia; le grandi finestre delle pareti laterali, aperte nel X o XI secolo,sono state poi ristrette e sostituite da più modeste monofore nell'XI, sicché l'ambiente,immerso in penombra, nella grigia giornata invernale appare illuminato in larga misuradai ceri accesi a profusione. Oggi si dibatterà pubblicamente, da parte di un studioso dallafama possente - anche se più di poeta che di scienziato - un difficile e controversoargomento di filosofia naturale: "
Questio de situ et figura, sive forma, duorum elementorum,aque videlicet et terre"
("Questione intorno al luogo e alla figura, o forma, dei due elementi,cioè l'acqua e la terra"). (1)Quando tutti hanno preso posto nel locale suggestivo, ma senza dubbio freddo e pocoluminoso, il brusio si smorza poco a poco e un uomo sui cinquantacinque anni, dall'ariaassorta e severa, prende la parola nel silenzio generale. È il poeta fiorentino DanteAlighieri e la sua voce, sotto il soffitto ligneo, risuona chiara e decisa: "
Manifestum sitomnibus vobis quod, existente me Mantue, questio quaedam exorta est, que dilatrata multotiens adapparentiam magis quam ad veritatem, indeterminata restabat.
" ("A tutti voi sia noto come,trovandomi io in Mantova, sorse una questione già più e più volte dibattuta, ma semprecon argomenti che avevan più l'aria del sofisma che del vero; e che, però, restava ancoraindecisa.") (2) E prosegue: "
Unde cum in amore veritatis a pueritia mea continue sim nutritus,non sustinui questionem prefatam linquere indiscussam; sed placuit de ipsa verum ostendere, necnon argumenta facta contra dissolvere, tum veritatis amore, tum etiam odio falsitatis.
" ("Perciò io,che sin dalla fanciullezza sono costantemente cresciuto nell'amore della verità, non hopotuto trattenermi dal prender parte a una tale discussione, e volli anzi - sia per amoredella verità che per odio della falsità - mostrare da che parte in essa stava il vero, oltre aconfutare gli argomenti addotti in contrario.") (3)Nel tono e nello sguardo di Dante traspaiono l'abituale fierezza e la focosa, battaglierapassione per la verità, stimolati e - forse - un po' inaspriti dall'assenza inaspettata di moltidei suoi critici ed antagonisti, che hanno preferito non presentarsi ed evitare, così, diriconoscere implicitamente l'autorevolezza dell'oratore. Per loro, infatti, non avrà cheparole sprezzanti seppur venate d'ironia (non sappiamo, peraltro, se pronunciate in quellaoccasione, o aggiunte in seguito nel testo scritto della sua dissertazione): "
Determinata esthac phylosophia invicto domino, domino Cane Grandi de Scala pro Imperio sacrosancto Romano, per me Dantem Alagherium, phylosoporum minimum, in inclita urbe Verona, in sacello Helene gloriose, coram universo clero Veronensi, preter quosdam qui, nimia caritate ardentes, aliorumrogamina non admittunt, et per humilitatis virtutem Spiritus Sancti pauperes, ne aliorumexcellentiam probare videantur, sermonibus eorum interesse refugiunt
." ("Questa controversia
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