Welcome to Scribd, the world's digital library. Read, publish, and share books and documents. See more
Download
Standard view
Full view
of .
Save to My Library
Look up keyword
Like this
2Activity
0 of .
Results for:
No results containing your search query
P. 1
Lanza del Vasto

Lanza del Vasto

Ratings: (0)|Views: 1,333 |Likes:
Published by Esonet.org
Articolo del Prof. Francesco Lamendola per Esonet.org (http://www.esonet.org). Fonte Arianna Editrice
Articolo del Prof. Francesco Lamendola per Esonet.org (http://www.esonet.org). Fonte Arianna Editrice

More info:

Published by: Esonet.org on Jul 10, 2008
Copyright:Attribution Non-commercial

Availability:

Read on Scribd mobile: iPhone, iPad and Android.
download as DOC, PDF, TXT or read online from Scribd
See more
See less

08/10/2012

pdf

text

original

 
Francesco Lamendola
Una pagina al giorno:arrivo a Ceylon, di Lanza del Vasto
Dal libro di Giuseppe Giovanni Lanza del Vasto
 Ritorno alle sorgenti
(titolo originale:
 Pèlerinageaux
Sources; riduzione italiana dell’Autore con l’autorizzazione delle Editions Denoël, Milano,Valentino Bompiani Editore, 1949, pp. 10-17):
Strada da Colombo a Kandy, Gennaio 1937. – 
Occorrono tre piene giornate di marcia per andareda Colombo a Kandy, capitale della montagna. Il sole pesa ma vivifica. Il pese verdeggia,largamente aereato e innaffiato dalle brezze marine. La strada ben tenuta taglia la pianura fradicia. La vacca pascola in pedi con l’acqua fino a mezzo le zampe.“Verde da per tutto per terra: verde grezzo che nel pieno sole prende il giallo del banano maturo. Il verde degli alberi è più fosco e luccica.“Il contadino nero, con un pannolino rosa intorno alle reni, corre, sgraffiando il suolo con l’aratrodi legno. Il suo piccolo bove a gobba è alto quanto un asinello ed ha il trotto dell’asino. Su tutte le strade s’incontrano quei piccoli bovi, attaccati da soli o a coppie, a carrette riparate da palmeintrecciate. È la sola bestia da soma in uso nell’Isola eccetto l’elefante e l’uomo.“Una giovane, vestita com’è, fa un tuffo nella palude: i suoi capelli sciolti diventano anguilla sott’acqua. Esce: col velo incollato sulla pelle, lucidissima, più che nuda.“I fossi sono abitati da tartarughe la cui campana schioccola al contatto col rigagnolo ove spariscono in una nuvola di limo. Il suolo si fa così molle che la massa degli alberi si è accasciata poggiando i rami sull’acqua morta: le loro forme forcute vi si rovesciano, così vi affondano una seconda volta.“Dalle risaie rigate a rettangoli un uccello turchino parte come freccia. Si perde in un fittoraggiante di alberi di cocco.“Ecco il pie’ della montagna ed i primi pendii. Le risaie salgono sulle risaie, a scala, ognunarigorosamente tirata a livello mentre l’orlo esterno si adatta all’irregolarità del terreno, così che il  paesaggio tenuto negli embrici perfetti delle scaglie disuguali, si svolge in gamme ed arpeggiascendenti.“Più oltre incomincia il bosco. Il monte d’un tratto si leva a dorso di bufalo, accompagnato inazzurro da altri monti, da suoni di cascate d’acqua e da spire di fumo salenti.“Da questa altezza gli alberi di cocco si presentano per la testa, il loro fusto di corda scandaglia il  pendio. La foresta inferiore mostra la sua schiera di squame, agita le pinne e i pennacchi, ali e zampe di lucertola, le lingue di sangue e di foco.“Qui il fogliame lascia pendere farfalle vermiglie, là alza calici scarlatti, oltre s’imporpora incima. Laggiù brilla un albero versicolore come un’isola d’autunno, brilla come un topazio, ché unacquazzone luminoso ha drappeggiato quella parte della valle. L’aria odora d’erbe tagliate e di zucchero di fiori.“La pianura, schiacciata dal sole nel mezzo, a sinistra scavata di ombre, percorsa qua e là dallelibere gambe della pioggia, sembra abbastanza vasta per tenere a convegno più stagioni.* * *
1
 
“I boschi intorno a Kandy non sono frequentati da belve. Eppure con la notte diventano spaventose per il viandante solitario. Quando i rospi e gli uccelli notturni si mettono a suonare come i tamburie flauti del tempo; quando, alle spalle, egli vede richiudersi il folto della boscaglia, notturno anchedi giorno; quando le lucciole s’accendono al candeliere degli alti rami; allora qualcosa di piùterribile delle belve gli toglie il respiro: la presenza di Dio in quella dimora di foglie che somigliaal primo Paradiso.
Kandy, Gennaio 1937. – 
 Il tempio di Buddha è un castelletto circondato da una muraglia doppia eda un fosso, fiancheggiato da torrioni tondi, dal tetto basso, a punta.“Al calar della notte il tamburo sacro – due battute brevi e due lunghe – e il flauto vi recano un frastuono che stringe la gola e dà le vertigini.“Attraverso il ponte, tenendo i sandali in mano. I miei piedi nudi gustano il lastricato bagnato del cortile. Non senza qualche orrore sacro, m’inoltro fra le colonne di granito e i portici scolpiti. Rimuovo alquanto, con cortese precauzione, le groppe dei fedeli prosternati lungo il muro, col visonascosto fra le ginocchia, per raggiungere la ripidissima scala che conduce al santuario.“È un luogo chiuso e stretto. Una porta ornata d’avorio, d’oro e d’argento si apre sulla tavola del  sacrificio posta davanti ad una statua di Buddha sfavillante di gioie. Le lampade, i fiori votivi e il  pio calore della folla rendono l’aria irrespirabile.“Ciascuno reca, nel cavo della mano o in un piccolo vassoio, la sua offerta di fiori odorosi che il  sacerdote in veste di fuoco spande sulla tavola di pietra.“Le pitture infernali del muro esterno, l’infernale musica del cortile non annunziavano un cultocosì puro e commovente, degno del Beato, del Così-Andato, di Colui che insegnò a non uccidere e amorire bene, a morire definitivamente e per sempre, senza rischio di ritorno in questo mondo didolore, di malattia, di morti reiterate, di attaccamento e d’ignoranza…“Ho sorpreso un pescatore in riva al lago così popolato di tartarughe e di pesci che l’acqua n’èbruna. Gli ho detto: «Non siete voi seguace del Buddha? Non vi proibisce la vostra legge dimangiare animali?Come si siete permesso di assassinare il pesce che è qui? – La nostra legge – risponde il pio uomo – non ci vieta di mangiare, ma soltanto di uccidere. Non ci proibisce di lasciar  pendere un gancio nell’acqua. Questo pesce si è preso da sé al gancio che ho immerso nel lago. Ionon ho fatto altro che riprendere il mio gancio e il pesce è morto da sé sulla riva.».* * *“Un pesante merletto di pietra cinge il lago intorno al quale si sparpaglia la città di Kandy, sielevano gli alberi e i monti di Kandy.“Uno degli ampi e numerosi serbatoi che i re antichi avevano fatto scavare per tutta l’isola, alloraraggiante di canali, viva di acque gioiose, opulenta di raccolti di città e di templi. Oggi la giunglae la palude, con le fiere e le febbri, hanno mangiato i tre quarti della terra coltivabile, mentrebuona parte della sovrabbondante popolazione erra affamata nel più bel giardino del mondo.“Lo chiamano l’Albero Bô: il Fico dell’Illuminazione: sotto un albero di questa specie, il giovaneGautama entrò nella Liberazione, donde per compassione ritornò allo scopo di mostrarne la viaagli uomini così come agli dei e agli animali.“L’Albero Bô non ha niente dell’aspetto di un fico, a meno che non si voglia dare questo nome aqualsiasi pianta tropicale. Il fico infatti col suo legno grigio modellato a proboscide, le larghe foglie dalla frastagliatura chimerica, verniciate al dritto, aspre a rovescio e che rivelano in altorilievo le nervature, è il solo albero mediterraneo che somigli un poco alla vegetazione di qui.“Ma l’Albero Bô appartiene alla famiglia dei pioppi, benché non ne serbi lo slancio freddoloso e gotico. Invece si espande in volume, poderosamente. Quattro uomini a braccia tese noncircuirebbero il suo tronco. La sua crescita non procede come quella degli altri alberi con
2
 
l’allargamento degli anelli dell’alburno, ma con l’aggiunta d’un sovraccarico esterno: ché alleradici sotterranee si aggiungono quelle che dall’alto scendono a serrare il tronco in una rete dicorde sempre più compatta, mentre nuove radici aeree calano continuamente e lasciano pendere amezz’aria i loro ciuffi terminali.“Su questa montagna di viscere pietrificate si leva la testa aerea dell’albero. Le sue foglie chiareche raggiungono la grandezza di una mano, si modellano a forma di cuore dalla puntaaffilatissima. Sull’asse della lor fibra centrale si avvolgono senza tregua, il che comunicaall’albero moltiplicato un tremore e un rumorio senza fine. Anche nell’aria immobile, l’immensaramaglia naviga e si muove, come il pesce che da fermo continua ad agitar le sue branchie.“Vi sono alberi Bô in libertà nella foresta, ma ve ne sono altri (li si nota del resto per la prestanza ela nobiltà) che discendono in linea diretta da un virgulto del Fico di Gaya sotto al quale meditò il  Beato. Una piattaforma di mattoni circonda il piede di questi e nella loro ombra, così come neglialtri templi, stanno la nicchia scolpita e la tavola delle offerte ove i contadini hanno cura dideporre fiori freschi all’ora della preghiera.
In treno. – 
 I vagoni di terza classe sono divisi da grate di legno come i parchi per il gregge. Le panche vi sono superflue perché ognuno si accomoda a gambe incrociate come sul pavimento della propria camera.“Una donna mangia, accoccolata in terra. La sua capigliatura spazza i piedi dei viaggiatori. Impasta con le dita in un catino la pietanza di riso e peperoni. Si ficca destramente quattro dita inbocca e col pollice spinge il boccone fra i denti. Ogni tanto tuffa una tazza di rame in un granrecipiente pieno d’acqua e beve. Il bimbo nudo, grasso, lucente bello come un buddha, ride con gliocchi e tende le mani: ne vuole anche lui.“Un Musulmano col fez si distingue dagli altri per la corpulenza maestosa. Guarda i suoi anellialzando le sopracciglia, poi, maestosissimamente, fa un rutto.“La campagna e il calore del giorno entrano per tutti i finestrini con i bruscoli del treno, il fumo, la polvere e gli insetti.“Un vecchietto accanto a me è preso a un tratto da brividi e batte i denti. Si tira addosso unacoperta di lana ruvida, a righe, e vi si avvolge fin sopra alla testa. La faccia vista di sotto mostradenti lunghi come quelli d’un cavallo assetato. Di fronte una ragazza, di certo sua figlia, si è messaa piangere senza muoversi. Una lacrima brilla accanto al minuto rubino nell’ala del naso. Il vecchio si alza di botto, pesta la donna che mangia, per vomitare dal finestrino con gran rumore di singhiozzi. Poscia si stende per terra. Gli spingo un paniere sotto la testa e lo aiuto a tirarsi lacoperta sulle ginocchia. Allora pone la sua lunga mano nera sulla mia, appena, in segno di gratitudine. La figlia piange sempre e non si muove.“Il treno s’inoltra tra le finestre così folte di liane e di edera da sembrare colline; e nulla lascianotrasparire del loro segreto.
Anuradhapura, Gennaio 1937. – 
Uno non si accorge dapprima che questa è una città: vi è, sì, una stazione, un ufficio postale, un ospedale e anche qualche casupola, ma queste modeste costruzioni si trovano nei punti estremi di quattro o cinque viali alberati che s’incrociano su praterie gobbe, fradice e lucenti di verde e corrose dall’acqua.“Qui si ergeva una volta Anuradhapura, la città dai grandi serbatoi pieni dell’immagine del cielo,dai palazzi regali, dai ricchi conventi, dagli innumerevoli templi, dai tetti soleggiati di rame ed’oro, la pia città paragonata a Dvoeroek costruita in mezzo al mare da Vishvoerkoermoe,l’Architetto degli Dei.“Ed essa si è sfatta fra questi prati e queste pozzanghere, come pure noi ci sfaremmo volentierinella madida aria limacciosa.* * *
3

You're Reading a Free Preview

Download
/*********** DO NOT ALTER ANYTHING BELOW THIS LINE ! ************/ var s_code=s.t();if(s_code)document.write(s_code)//-->