rivendicarne una specie di esclusiva. Essa è infatti la forza dello Spirito dell'Uomo. Certo, questo, per me credente, ha significato convincermi ancor più di quanto ogni Uomo possa partecipare allaRivelazione ed al progetto di Salvezza, per quella scintilla di Verità e desiderio di "Eternità" che èin ciascuno, e che a me rivela la "nostalgia di infinito" - di Dio - che riposa nel cuore di tutti, e chein tutti può esplodere con forza inaspettata, solo avessimo voglia di farla germogliare.Ma è proprio questa esperienza ad avermi liberato da quel "sacro fuoco" di saccenteria e apologia,di proselitismo e becero moralismo che in qualche misura avevo condiviso con certa specie di"cattolici". Essi, così impegnati a proclamare la Legge di Dio, ed a pronunciare in Suo nomeanatemi e condanne, da dimenticare la Misericordia e la Giustizia. Tanto impegnati a giudicare danon avere più il tempo ed il modo per testimoniare in prima persona, pagandone il prezzo, i valoridel Regno nel quale dicono di credere. La Giustizia anzitutto, che è frutto della Verità, la qualenasce solo dalla Libertà totale alla quale ci conduce lo Spirito che riposa in noi.La Giustizia. Essa non è, come ai più è comodo credere, il ristabilire un equilibrio manomessoattraverso una qualche compensazione legalmente stabilita come riparatrice: la legge del taglione.Ma è solo "Fare ciò che è giusto". Ed allora non c'è più spazio per il calcolo e la convenienza.Quando si sceglie di privilegiare i valori, ciò che si fa lo si fa solo perchè è giusto. Costi quello checosti nella oscurità di un cammino.Ma questa consapevolezza l'ho incontrata piuttosto nei cosiddetti "laici", che devono risponderesolo alla propria coscienza, che non nei tanti cosiddetti "credenti" o funzionari o "ministri del culto"che - nelle F.A. come in tanti settori della vita ordinaria, pubblica, civile o religiosa - ostentano pomposamente e con retorica la propria fede nelle sole celebrazioni rituali; ma la neganoostinatamente e la tradiscono sistematicamente nelle liturgie quotidiane della vita vissuta. Non ho perso la mia Fede; ma essa è certamente divenuta "altro" in questa esperienza in cui la Parola è verasolo se si incarna ogni giorno in gesti e scelte conseguenti.E' necessario però riflettere assieme a quanto la terribile tentazione nostrana del "tengo famiglia" ciinduca spesso ad essere indulgenti verso coloro che hanno ceduto. Semprechè il loro cedimento edunque la loro corruzione non abbia determinato costi diretti e mortali alla nostra vita, come èavvenuto invece per coloro che hanno visto devastate da stragi impunite la vita dei loro cari e per conseguenza tutta la loro vita di relazione. E dovremmo riflettere su quanto la medesima tentazioneci induca a classificare come "eroi" o "diversi", come fossero santi, coloro che hanno pagato tributiindicibili a quella che con volgarità chiamiamo solo "coerenza". Ad essi attribuiamo una "qualcheesemplarità" insinuando che essa è tuttavia difficile da imitare cosicchè solo ad essi ed ai loroemuli affidiamo la soluzione dei "mali del mondo". Perdiamo così la cultura della forza di unaresistenza unita operata da diversi, e consegnamo alla morte ed alla inutile beatificazione quanti nonvogliono rinunciare alla propria vocazione a vivere da uomini liberi. Non è necessario per questa riflessione riferire ai Falcone, ai Borsellino, od a qualcuno di noi.Basterà pensare al testimone dell'omicidio del Giudice Livatino: un caso del tutto fortuito ne avevaaveva fatto l'unico testimone del crimine consumato con assoluta ferocia. Di certo la sua presenzanon fu rilevata dagli assassini, chè, diversamente, non avrebbero lasciato scampo neppure a lui. E'un uomo ordinario, con una vita ordinaria di lavoro, famiglia, casa, progetti, aspirazioni. Ma non hagiurato alcun impegno alla tutela sociale come quei militari che solennemente giurano di esserefedeli alla Costituzione a costo della vita. Ma quest'uomo, che deve rispondere solo alla propriacoscienza, non arretra di fronte a ciò che sente giusto al di là di ogni condizione che gli permetterebbe di sottrarsi. E si offre per dare testimonianza alla verità. E perde tutto, a partire dallasua sicurezza, nella nostra generale indifferenza. Perde lavoro, casa, affetti, senza neppure poter avvertire il calore di una solidarietà continua e concreta della gente.Dunque non si può essere spettatori o lettori, di questa od altre storie, per provare solo emozioni esensazioni senza comprendere che i giusti continueranno il loro cammino anche indipendentemeteda noi, ma la loro sorte non è indipendente da noi. Che la solidarietà che avvertiamo, anche congenuinità, verso i perseguitati della storia, non muterà la loro vicenda umana se non sapremo pagarei nostri "piccoli prezzi" quando ciò diviene fondamentale per la salvezza di altri, quando non basta