Piermarco Aroldi, Elena Mosconi, Pier Cesare Rivoltella
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nell’effimero e dell’effimero, mai identica a se stessa, sempre diversa. Tanto meno può “resistere” al tempo: o lo spettacolo è stato visto inpresenza, “dal vivo”, o è irrimediabilmente perduto. Lo si potràricostruire dalle osservazioni di chi c’era, dalle recensioni o dallecronache, nella migliore delle ipotesi da riprese video che ne siano statefatte, ma nulla di tutto ciò potrà surrogare la globalità percettiva edemotiva che solo la presenza fisica durante la rappresentazione puògarantire.Fisicamente, dunque, l’audiovisivo è presente, rimane presente anchedopo la sua enunciazione, il testo-spettacolo no. Pagnini
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ne ha indicatola ragione nel fatto che nel primo caso l’enunciato prevalesull’enunciazione, il detto sull’atto del dire, nel secondo succede ilcontrario. Aggiornando il suo punto di vista (infatti, alla luce dei recentiguadagni della pragmatica non si può negare l’importanzadell’enunciazione anche nel caso dell’audiovisivo) si può dire che mentrenell’audiovisivo l’enunciato dipende certo dall’enunciazione (solo se viene proiettato un film può essere visto) ma non vive grazie a essa (lapellicola, riposta nello scaffale della cineteca, continua a recare impressele tracce del film), nel caso del testo-spettacolo esso si risolve nella suaenunciazione: un film
sopravvive
alla sua proiezione, lo spettacolo teatrale
non esiste
a prescindere dalla sua rappresentazione.Proprio questo rilievo ci consente di introdurre il secondo senso,“scientifico”, della presenza dell’audiovisivo. Un qualsiasi oggetto si dice“scientificamente presente” quando viene assunto come oggetto distudio all’interno di una determinata disciplina. La condizione perchéquesto possa succedere è che l’oggetto in questione sia disponibile equindi sottoponibile ad analisi. Ora, è chiaro che l’audiovisivo, in virtùdella sua presenza fisica, è diventato oggetto di analisi scientifica moltotempo prima della performance. I primi tentativi in questa direzionesono quelli di Rohmer, Godard e Truffaut sui “Cahiers du Cinéma”ancora alla metà degli anni Cinquanta. Ad essi hanno fatto seguito leprime ricostruzioni dedicate da Mitry ai film di Chaplin e da Burch a
Un condannato a morte è fuggito
di Bresson, fino a quando Roland Barthes, agliinizi degli anni Settanta, non inizierà a fornire le prime coordinateteoriche alla scienza dell’analisi che, da allora, ha fatto passi da gigante eprodotto svariati modelli ed esempi.
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Cfr. M.Pagnini,
Per una semiologia del teatro classico
, “Strumenti critici”, 12, 1970;Id.,
Pragmatica della letteratura
, Sellerio, Palermo 1980.
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