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La Venexiana

La Venexiana

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Anonimo del 16.mo secolo
La venexiana
PERSONAE
IULIUS, iuvenis foresterius.ANGELA, domina vidua.NENA, Angelae serva.VALERIA, domina nupta.ORIA. Valeriae serva.BERNARDUS, baiulus.
PROLOGUS
IULIO: Pinxero ingenuamente gli antichi Cupido, figliuol deVenere, un fanciul cieco, nudo, alato et pharetrato;animadvertendo la qualità ne l'incentivo amoroso - privo deragion, girovago, spoliato de prudenzia - penetrar leinteriore de ciascun umano, e talmente offuscarli lointelletto che, fatto de novo fanciullo, retorni a la pristinaimbecillità: qual, de facto, veramente è portato de' sensi,che, sopra modo di l'obiecto invaghiti, representano quello,alterato e dal proprio essere alieno, or excellente ordeterrimo. De qui nasce che, suffocata la iudicativa, lavoluttà sforza ogni spirito a compiacer a suo corpo. Qualcosa, benché universalmente travenghi, maggior effetoperò produce nel femineo sexo, quanto lo senso grandesuppedita la parvità del suo intellecto. Oggi locognoscerete chiaro, o spectatori, quando lo amorsmisurato de una nobile conterranea vostra odirete postoin un forrestieri gioveneto, e la audacia et callidità sua
 
cognoscerete in aver quello; doppoi lo gioco e gaudio chede lui se piglia; parimenti lo amor de una altra, pur in quelmedemo già posto, per sospecto de questa exacerbato. Diche, la letizia de una e il dolor de l'altra comprehendendo,vederete quanto Amor in donna sii potente, e qualmentesiàn vinti da soa forza. Tutti, ve prego, prestate orechie e inalcuna parte non vi turbate, se quello, che da sé è dapassar sotto silenzio, oggi di nostri mimi senza vergognaserà publicato. Imperocché, dobiando esser ben edocti dela propietà de Amore, è necessario che tuti soi effectidistinctamente cognosciate. E guardàtive che, imparandoAmore, lo pigliate co l'intelletto e non col senso, però chede scienzia deventarebbe doglia. Et non ve imaginatealtrimenti donne, se non quanto lo vederete vestite: chepoi, spoliate siano non amande, ma amanti, insieme convoi.
PRIMUS ACTUS
I. - IULIUS.È sera. La scena rapresenta una calle presso la casa diValeria, in Venezia.Lodato Idio che, giovene abbandonato a la fortuna cunpuochi danari, me ha condotto in tal città com'è questa,nobile e degnissima, cognosciuto e reverito piú che nonmerita mia condicione et, piú, inamorato in una leggiadragiovene, nobile e accostumata. E felice me crederebe, se atanta altezza potesse aggiongere... o almeno di parlarli unafiata. Forsi che me' paroluzze produriano algun effecto. ODio, poi che sei stato motor del principio, dispositor dilmeggio, secúndami a la fine: ché ti giuro, se costei meamerà, de portarla meco a la patria, pigliarla per moglie,portando seco dote, e goder beltà, noboltà e ricchezzainsieme. (Entra Oria). Ma ecco una de soe fantesche. Voliofar ardire, parlargli qualche paroletta per amicizia, temptaralcun principio de la fortuna mia.
 
II. - IULIUS, ORIA.IULIO: Dio benedica questa gentil giovene, che vacostumata como una sàpia sposa.ORIA: (continuando per la sua via) Gran mercé a laMagnificenzia Vostra.IULIO: De grazia, vi supplico, firmàtive, che io vi dica doveparole, e perdonatime se io son prosumptuoso: ché laumanità vostra mi presta confidenza da parlarvi.ORIA: (si ferma) Al comando vostro, Missier.IULIO: I' sun un zentilomo forestiero, venuto per veder lanobeltà de questa inclita terra e per cognoscer qual sii unaVenezia. Ma, oltre che sommamente me ha piaciuto laterra, senza comparazion piú queste belissime gentildonne,e, fra tutte, vostra Madonna, la giovene: tanto che me hacavato el core e facto schiavo perpetuo de soa beltà egentilezza. Io vi chiedo, di grazia: dicételi per parte mia cheson suo, et a lei degnàtevi ricomandarmi.ORIA: (ritrosa) Perdoname, Missier, che no vojo far talimbasata (ave' pazienzia) del vostro amor.IULIO: De grazia, vi supplico.ORIA: Mo via, e' no l'have troppo bon tempo! (S'allontana).III. - ORIA, VALERIA.Stanza nella casa di ValeriaORIA: (entrando allegra) Madona Valiera, che voléu pagar?ché ve dirò de gnovo.VALERIA: (infastidita) Che? bestia! de la cizeta, che xé

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