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MUSIC IN 15

MUSIC IN 15

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MUSIC IN Anno IV n. 15 AUTUNNO 2010 (per scaricarlo> login=readromina password=readromina)

Direttore ROMINA CIUFFA

www.musicin.eu
www.myspace.com/musicinmagazine
redazione@musicin.eu

Edito dal SAINT LOUIS COLLEGE OF MUSIC
Stefano Mastruzzi Editore
www.slmc.it

MUSIC IN VIDEO > www.youtube.com/musicinchannel è prodotto in collaborazione con il TGSHOW (www.tgshow.net) e ROMAUNO TV (online @ www.romauno.tv). In onda due volte al giorno su ROMAUNO visibile su SKY (CH 860) e sul Digitale Terrestre (CH 31)

RUBRICHE
Jazz&Blues * Rossella GAUDENZI
RockOFF * Flavio FABBRI
Beyond * Romina CIUFFA
ALTerNATIVE * Valentina GIOSA
SoundTracking * Roberta MASTRUZZI
Classica-MENTE * Romina CIUFFA
Ballet * Rossella GAUDENZI
Feedback * Romina CIUFFA
Feedbook * Romina CIUFFA
Training * Romina CIUFFA
Specials * Romina CIUFFA
MusicALL * Romina CIUFFA

Music OUT
Corrispondente * Nicola CIRILLO
Music In Video * Simona MONDELLO

@
Romina CIUFFA redazione@musicin.eu
Flavio FABBRI classica@musicin.eu
Rossella GAUDENZI jazzblues@musicin.eu
Valentina GIOSA alt@musicin.eu
Roberta MASTRUZZI soundtrack@musicin.eu
Nicola CIRILLO centro@musicin.eu

CONTRIBUTI
Manuele Angelucci, Lorenzo Bertini, Luca Bussoletti, Nicola Cirillo,
Giosetta Ciuffa, Stefano Cuzzocrea, Lorenzo Fiorillo, Gianluca Gentile, Adriano Mazzoletti, Egizia Mondini, Corinna Nicolini, Patrizia Piermarini, Paolo Romano, Eugenio Vicedomini,
Livia Zanichelli

Fotografia
Romina CIUFFA
Si ringrazia MIRTA LISPI per il contributo fotografico.

Progetto grafico
Romina CIUFFA

Redazione
Via Urbana 49/A - 00184 Roma
Tel 06.4544.3086
Fax 06.4544.3184

Marketing e Pubblicità
rossella@slmc.it

Tipografia
Litografica Iride Srl
Via R. Gabrielli di Montevecchio, 17 - Roma

TIRATURA: 50.000 copie

Registrazione presso il Tribunale di Roma
n. 349 del 20 luglio 2007
MUSIC IN Anno IV n. 15 AUTUNNO 2010 (per scaricarlo> login=readromina password=readromina)

Direttore ROMINA CIUFFA

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RUBRICHE
Jazz&Blues * Rossella GAUDENZI
RockOFF * Flavio FABBRI
Beyond * Romina CIUFFA
ALTerNATIVE * Valentina GIOSA
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Classica-MENTE * Romina CIUFFA
Ballet * Rossella GAUDENZI
Feedback * Romina CIUFFA
Feedbook * Romina CIUFFA
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Specials * Romina CIUFFA
MusicALL * Romina CIUFFA

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Corrispondente * Nicola CIRILLO
Music In Video * Simona MONDELLO

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Flavio FABBRI classica@musicin.eu
Rossella GAUDENZI jazzblues@musicin.eu
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Manuele Angelucci, Lorenzo Bertini, Luca Bussoletti, Nicola Cirillo,
Giosetta Ciuffa, Stefano Cuzzocrea, Lorenzo Fiorillo, Gianluca Gentile, Adriano Mazzoletti, Egizia Mondini, Corinna Nicolini, Patrizia Piermarini, Paolo Romano, Eugenio Vicedomini,
Livia Zanichelli

Fotografia
Romina CIUFFA
Si ringrazia MIRTA LISPI per il contributo fotografico.

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SPECIALE
P
ERIODICODIINFORMAZIONE
ATTUALIECULTURAMUSICALE
   N   U   M   E   R   O   1   5   >   A  u   t  u  n  n  o   2   0   1   0
BARATTOLI
di Egizia Mondini
È
un onore, nel tempo stesso un compito assaidifficile, scrivere di qualcuno che ci ha lascia-ti. Soprattutto quando si tratta di un’amica, diun persona rara, preziosa umanamente e dotataartisticamente. Un’entusiasta, dalla risata conta-giosa e gli occhi segnati da un costante sorriso.Innanzitutto una dj, e donna per giunta, se sietein grado di coglierne l’importanza. Affermata,aggiungo. Che nell’arco di più di 10 anni di car-riera ha saputo farsi largo, guadagnarsi la stimadi tutto l’ambiente dj-ing, crearsi un nome fino aconquistare il territorio internazionale riuscendoa suonare nei maggiori club ed eventi musicali ditutta Europa. (...)
 
   P  e  r   i  o   d   i  c  o   d   i   i  n   f  o  r  m  a  z   i  o  n  e ,  a   t   t  u  a   l   i   t   à  e  c  u   l   t  u  r  a  m  u  s   i  c  a   l  e  a  c  u  r  a   d  e   l   S  a   i  n   t   L  o  u   i  s   C  o   l   l  e  g  e  o   f   M  u  s   i  c
CONTINUA NELLA PAGINA ROCKOFF
CONTINUA NELLA PAGINA SPECIAL
K
AMIKAZE
Q
UEENS
N
ATALIA
G
REEN
CONTINUA NELLA PAGINA BEYOND
SAMARKLAND
di Flavio Fabbri
Q
uando si parla di grandi personaggi dellastoria è molto difficile trovare ed utilizza-re le parole giuste. Fiumi di inchiostro ebit sono stati spesi per la figura leggendaria diJimi Hendrix e, mentre il tempo passa inesorabi-le, sono trascorsi già quarant’anni da quel 18 set-tembre 1970, giorno in cui Jimi Hendrix fu trova-to senza vita nel letto di una camera d’albergo diLondra, il Samarkland Hotel. Una morte ancoraavvolta nel mistero, per uno dei chitarristi piùcelebri e osannati della storia del rock. Dedito alledroghe più disparate, Hendrix ben si era inseritonel movimento hippy fin dal 1966, anno del suoprimo successo discografico con
 Hey Joe
.(...)
CONTINUA NELLA PAGINA JAZZ&BLUES
Si
è concluso il Festival diVilla Carpegna, per la pri-ma volta teatro naturale diuna manifesta-zione d’avan-guardia sottovari profili: cul-turale, musicale,aggregativo, imprenditoria-le. Le altre rassegne (piùcalzante «rassegnate») han-no perseverato nel propor-re il classico: formuleobsolete, vecchie co-me coloro che ledirigono, demodécome un bustinoda aristocratici,nostalgiche comeun villino a Monteverde,noiose come un disco di Milva.Villa Carpegna ha vantato, in quelloche è stato l’avvio di un nuovo modo diconcepire il «Festival», oltre 25 mila presenzein soli 17 giorni, durante i quali ha propostospettacoli e concerti ad ingresso libero gravandoin minuscola parte sul contributo pubblico(meno del 25 per cento). Alla sua prima edizio-ne questa manifestazione indica la via da percor-rere verso una nuova concezione di impresa cul-turale, sana, non viziata da mire personali, fru-strati bisogni di ribalta o fini propagandistici.Negli anni molti Festival non hanno solo svuo-tato le casse delle amministrazioni pubbliche,favorendo l’arricchimento (a questo punto inde-bito) degli organizzatori, ma hanno trattato glispazi loro concessi come propri piccoli feudi,intoccabili, personali.Per capire come vengono distribuiti i fondi dalMinistero dello Spettacolo, si guardi il docu-mento che il sito dei Beni culturali mette adisposizione (www.spettacolodalvivo.beniculturali.it/sovvenzioni/2010/contrib_musica_2010.pdf).Da esso ciascuno potrà farsi un’idea se l’asse-gnazione di tali danari trovi una giustificazionenella qualità della programmazione dell’entepercipiente o se ci si trovi di fronte all’ennesimomagna-magna.È facile pensar male di tutti (ed è certamentesbagliato) ma spesso si indovina: da questodocumento pubblico emerge che a 26 teatri ditradizione per il 2010 vanno quasi 15 milioni dieuro, all’attività lirica ordinaria svolta da 22enti poco più di 2 milioni, mentre 12 istituzioniconcertistiche gestiscono circa 13 milioni dieuro. Poi ci sono 164 fondazioni e attività con-certistiche, quasi tutte di musica classica, e unadecina solo di musica moderna o jazz, che sispartiscono 13 milioni di euro, fra cui, a titolodi esempio, l’Associazione culturale diRoccella Jonica con 250 mila euro, l’IstituzioneUniversitaria dei Concerti di Roma con 520mila euro, 400 mila all’Associazione SicilianaAmici della Musica, 670 mila all’AssociazioneAmici della Musica di Firenze (e certo che sonoamici della musica).Potrebbe essere utile per un musicista consulta-re questo elenco prima di accettare un ingaggioda uno degli enti finanziati o sovvenzionati; ingenere nella contrattazione del cachetl’organizzatore, per convincere il musicista adaccettare una miseria di paga, cita con cipigliola «crisi del settore» (e quando mai è stato flo-rido?), la recessione (mai sentito al telegiornaleche siamo in pieno boom economico), il taglioai fondi. (...)
Direttore
ROMINA CIUFFA
Direttore Responsabile
SALVATORE MASTRUZZI
Caporedattore
Rossella GAUDENZI
Redazione
Flavio FABBRI classica@musicin.euRossella GAUDENZI jazzblues@musicin.euValentina GIOSA alt@musicin.euRoberta MASTRUZZI soundtrack@musicin.eu
Contributi
Adriano Mazzoletti, Lorenzo Bertini, Nicola CirilloGiosetta Ciuffa, Lorenzo Fiorillo, Egizia MondiniCorinna Nicolini, Paolo Romano, Eugenio Vicedomini
MusicInVideoVideointervisteReportages
Romina CIUFFAwww.youtube.com/musicinchannelwww.myspace.com/musicinmagazine
Progetto graficoe fotografia
Romina CIUFFA
Redazione
Via Urbana, 49/a00184 Roma
Tel.
06.4544.3086
Fax
06.4544.3184redazione@musicin.eu
Tipografia
Ferpenta Editore SrlV. R. Gabriellidi Montevecchio, 17Roma
Anno IV n. 15Autunno 2010Reg. Tribunale di Roman. 349 del 20/7/2007
STEFANOMASTRUZZIEDITORE
ZENONE E LA TARTARUGA
ALT
ER
NATIVENATIVE
L-LOSS
SPECIAL
L
E PAROLE DI
L
ULÙ
L-LOSS-LOSS
photocreditMirta Lispi
FEEDFEED
back
CLASSICA
MENTE
S
TING
DEADIANA
di Romina Ciuffa
A
vevo circa vent’anniquando il dj romanoAndrea Esu riempivalo storico Dome RockCafè di Marco e PaolaPanico, a San Giovanni,con le note di un duo fem-minile, le Pink. Per un loropezzo,
 Dubbi inerti
, com-prai il cd. Le persi di vista. Dal testo, dalla ritmi-ca, da quel «Maometto fermo e stanco» avreidovuto capire che la montagna si sarebbe mossa.Una serie di circostanze. La mia dedizioneverso Chuck Palahniuk, innanzitutto. Per cuinoto due videoclip dei Plastico,
Tubo
e
Paranoia
, ispirati al suo Fight Club: idea, regia,fotografia impeccabili e, per esser datati 2001,la dote della lungimiranza. Calcata poi, e la gab-bia d’oro che spalanca Tiziano Ferro quandocanta
 E fuori è buio
, mi trattengono ad ascoltar-lo per l’impossibilità di rientrare a Roma, inattesa che cessi l’acquazzone. Sì, forse bellissi-mo, ma sempre in gabbia ero.(...)
 
a cura di ROSSELLA GAUDENZI
Music In
NUMERO 15 > Autunno 2010
JAZZJAZZ
&blues
RADIO PARCO DELLA MUSICA
L’Auditorium si dota diuna web radio ufficiale con aggiornamenti costanti sugli even-ti del giorno, rubriche di approfondimento, anticipazioni. Tutto.
L’EDITORIALE DI STEFANO MASTRUZZI Il paradosso diZenone
Achille non raggiunge mai la tartaruga, così come il 95% deimusicisti non raggiungerà mai il minimo contributivo per la pensione
 A 
vere le idee chiare e di qualità. Ecco che in questomodo una partenza diventa un’ottima partenza perfar bene e, nel caso specifico, far bene una webradio nuova di zecca -o quasi, con i suoi sette mesi divita-, la PdM web radio, ossia Radio Parco della Musica.Gli eccellenti risultati sono la summa del contributo diquattro personalità diversificate e con varie competenze:Duccio Pasqua, Filippo e Vanni Trentalance, ValentinaFarinaccio. I fratelli Trentalance hanno al loro arco, gio-cando con le parole, una ragguardevole esperienza comecompositori e musicisti: Filippo alla chitarra e Vanni alpiano hanno dato la propria impronta al gruppoCaraserena, vincitore del premio Musicultura, che haall’attivo l’album
 Ricordarsi di annaffiare
(Parco dellaMusica Records, 2008). Duccio Pasqua e ValentinaFarinaccio sono i giornalisti esperti, i maghi della parola:conduttore di Notturno Italiano di Radio Rai ed esperto dimusica e spettacolo per Il Giornale Duccio, giornalista,critico musicale e scrittrice Valentina (tra gli autori dellibro-intervista
 La Sindrome di Bollani
>v. Music in 13, Beyond
). Un rimescolamento delle carte e si riescono adavere punti di vista differenti.È
Duccio Pasqua
a parlarci dell’ideazione e realizza-zione di quest’impresa.
 Il progetto è nato in maniera autonoma, svincolatodall’Auditorium Parco della Musica, in virtù dell’amore per la radio e di un confronto critico con altre struttureeuropee. Abbiamo realizzato vari demo per capire qualiinformazioni potessero essere poi elaborate e mandate inonda. Il processo è stato un po’ lungo, l’idea è però pia-ciuta sin dall’inizio e si è trattato quindi di adattarla allacausa. Fondamentale per la buona riuscita e professiona-lità dell’opera è, a mio avviso, l’esserci scelti, se così si può dire, per metà giornalisti e per metà musicisti.
Come si struttura il palinsesto?
Potrei definirlo un palinsesto in evoluzione; non biso-gna dimenticare che la PdM web radio è neo-nata, sog-getta dunque a stimoli continui; un palinsesto calibrato,composto da contenuti indipendenti accanto a contenutilegati all’Auditorium. Iniziamo con «Lo strillo quotidia-no», promemoria degli eventi del giorno che viene ripro- posto ciclicamente; mentre la trasmissione «A piedi nudisul palco» illustra la programmazione settimanaledell’Auditorium, con approfondimenti e interviste ad arti-sti e pubblico. L’idea di fondo, il filo conduttore del nostro operato èquella di andare a fondo, di saper spiegare il perché unadeterminata scelta musicale sia bella senza essere dida-scalici bensì leggeri. Lavoriamo con molto materiale di archivio. Lo scorsoluglio ha avuto una programmazione particolare, in virtùdel consueto appuntamento con «Luglio suona bene»: latrasmissione Monografia ha dato ampio spazio ai musi-cisti della rassegna.
Quanto spazio viene dato alla musica jazz da RadioParco della Musica?
Premesso che buona parte della programmazione stan-dard dell’Auditorium è programmazione di musica jazz, Radio Parco della Musica non può essere da meno, devemantenersi all’altezza delle aspettative. Cito «Torna acasa Jazzy!», programma dal titolo spassoso che consistein interviste della durata di trenta minuti ai maggiori jaz- zisti italiani, da Stefano Bollani a Enrico Pieranunzi, daFabio Zeppetella a Maurizio Giammarco e così via; unappuntamento monografico con approfondimenti suimusicisti e domande specifiche. In più molti riferimentialla loro formazione.
Esiste il «programma preferito» di Duccio Pasqua?
 Esiste ed è «Il mio giradischi». Si tratta di un program-ma nato da una chiacchierata con Christian Meyer, talen-tuoso batterista appassionato di jazz noto soprattutto per far parte del gruppo Elio e Le Storie Tese. Christianlamentava il fatto che non ci fosse alla radio una trasmis-sione che trattasse le passioni musicali degli artisti. È nato così un programma in cui gli ospiti portano i propridischi preferiti dando spiegazioni articolate sul perché siano i loro dischi preferiti. Si fanno scoperte interessan-ti: ad esempio che Max Gazzè ha una grande passione perFrank Zappa, i Weather Report, Franco Battiato. Osereidire che questo è anche un buon modo per «umanizzare»il musicista, avvicinarlo all’ascoltatore.
Credi si possa parlare anche di un programma pre-diletto dagli ascoltatori?
Posso affermare che abbiamo ideato un momento alquale gli ascoltatori sono molto affezionati, quello delQuizzorium, «pillole» della durata di un minuto, che girain continuazione: grazie a quesiti sugli artisti in cartello-ne o sui programmi radiofonici vengono messi in paliobiglietti per i concerti dell’Auditorium.
Partendo dal gradimento del pubblico quale bilanciosi può fare su questi pochi mesi di vita della web radio?
 Il gradimento è notevole e in crescita. Durante i primigiorni di programmazione sono usciti molti articoli alriguardo; la gente ha iniziato a scriverci e continua a farlocomunicandoci un forte entusiasmo per la programmazio-ne. E c’è un dato importantissimo da considerare: l’ascoltomedio di una web-radio è di pochi minuti. La nostra mediadi ascolto sfiora le quattro ore. Il nostro pubblico fa inoltreampio utilizzo di Facebook, il mezzo più comodo per gliaggiornamenti e il contatto con gli ascoltatori.
Qual è stato il momento più suggestivo dalla nascitadella PdM web radio ad oggi?
 L’intervista fatta ad Herbie Hancock. Non puoi rimane-re indifferente dinanzi a una vera e propria leggenda del jazz. Riuscire ad intervistarlo ha rappresentato un succes-so personale enorme. E al tempo stesso un incitamento per fare di più e meglio. Come si suol dire: siamo conten-ti, ma non ci accontentiamo.
L ’ E D I T O R I A L E
 
CONTINUA DALLA PRIMA PAGINA > ZENONE E LA TARTARUGA
Stefano Mastruzzi
Nasce Radio Parco della Musica, un palinsesto in evoluzione; una web radio soggetta a stimoli con-tinui, dalla programmazione calibrata fatta di contenuti indipendenti accanto a contenuti legatiall’Auditorium. Con veri e propri gioiellini di cultura musicale, l’intervista fatta ad Herbie Hancockad esempio: non si può rimanere indifferente dinanzi a una vera e propria leggenda del jazz.
a cura di Rossella Gaudenzi
Simone Cristicchi al Festivaldi Villa Carpegna «Odio l’Estate»
(...)
M
ase i fondi vengono tagliati ogni anno, a quanto diavolo ammonta-vano venti anni fa, prima cioè di venti anni di tagli? Doveva essereuna cifra astronomica allora, ma non è che per questo motivovent’anni fa ci pagassero di più. È chiaro che in siffatto presunto continuo dimez-zarsi dei fondi disponibili si incappa nel paradosso di Zenone, quindi Achille nonraggiunge mai la tartaruga, così come il 95 per cento dei musicisti non raggiun-gerà mai il minimo contributivo per la pensione dell’Enpals.Coincidenza vuole che tutti (quasi tutti, per carità) i patron dei Festival più rino-mati vivano in case sontuose; evidentemente mi viene da pensare che, visto chea loro detta i fondi sono sempre stati pochi e per giunta dimezzati progressiva-mente, fossero già tutti benestanti prima di intraprendere l’attività; ma guardaquanti bravi mecenati, gli amici della musica appunto.Ora è nell’aria un radicale cambio di direzione alla Casa del Jazz, un’istituzioneculturale di recente costituzione che, dopo 5 anni di corretta ed equilibrata con-duzione da parte di Luciano Linzi, sembra ormai prossima a un avvicendamen-to nel direttivo. C’è solo da sperare in una scelta oculata, non dettata da esigen-ze interne troppo italiane, ma funzionali alla natura della struttura. La Casa delJazz ha avuto un travaglio controverso; prima ancora della sua effettiva nascita,si parlava molto fra addetti ai lavori. Inizialmente sembrava dovesse avere fina-lità didattico-formativa, ma com’era prevedibile ha toccato i nervi scoperti dellenumerose scuole di musica pubbliche e private; poi si parlò di sala concerti sta-bile e i jazz-club di Roma insorsero; infine etichetta discografica, sala di regi-strazione, sala prove e molto altro.Finché non fu chiaro che la costituenda istituzione pubblica non avrebbe dovu-to mai sovrapporsi all’attività di strutture operanti da anni sul territorio, sia per-ché non ve n’era bisogno, sia perché, nella nicchia del mercato del jazz, sisarebbe andati a sottrarre agli operatori culturali esistenti molte preziose risor-se delle già poche disponibili. Sin dalla sua apertura al pubblico del 2005, laCasa del Jazz trovò una propria collocazione, equidistante. Ma dovrà perseve-rare lungo questa direzione e intensificare anche il fine divulgativo di questameravigliosa struttura. Un luogo di incontro per famiglie e neofiti che possanoin tal modo avvicinarsi e lasciarsi trasportare nel magico mondo del jazz. Unpunto di ritrovo per studiosi e appassionati, un centro culturale documentaledove trovare informazioni, riviste, dischi, registrazioni, video e quant’altropossa documentare la storia del jazz, con un particolare focus sul jazz italiano.Ecco, questo potrebbe essere lo scopo da raggiungere nei prossimi cinque anni.Certo, per instradare la Casa del Jazz su questo binario, servirà una persona diprovato spessore culturale, in grado di discernere fra un geniale assolo e un bic-chiere di vino. Ma soprattutto giovane, perché no, appena trentenne, con ideefresche, voglia di rischiare, entusiasmo per fare non per potere, coraggio diosare e non di vivere di rendita, più sperimentazione meno pensioni.Le micce della rivoluzione vengono appicciate da menti giovani brillanti, illu-minate, con una bella pietra focaia tutta da sfregare, senza bisogno di viagra.Purtroppo nel panorama romano (e ben si fece a scegliere un giovane direttoredi Milano) esistono operatori del settore per tutti i gusti, dall’intellettuale radi-cal be-bop al peracottaro, dal giornalista curioso al bifolco ammanicato, dalmusicista colto al traffichino cafoncello.Per comprendere il valore del prossimo direttore sarà sufficiente moltiplicarel’età del prescelto per il numero di case in suo possesso, sottrarre gli anni chegli mancano alla pensione e aggiungere il numero di appoggi politici di cuigode. Qualora il risultato risultasse superiore agli universitari centodieci deci-mi, non vorrà affatto significare che lui o lei meriti la lode, ma che abbiamoperso un’occasione.In tal caso, fare finta di niente e sottrarre il numero che si è pensato.
R
 A 
D
O  
 D
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Music In
NUMERO 15 > Autunno 2010
RECENSIONE «Il Jazz in Italia»
Per viaggiare nei luoghi più sperduti del jazz con una guida esper-ta, il giornalista Adriano Mazzoletti, che accompagna lo sprovveduto dalle origini alle grandi orchestre(volume 1) e dallo swing agli anni Sessanta (volume 2) su una jeep che è una «turbatio sanguinis».
CIURI CIURI JAZZ
Quando un piano a coda strabocca di limo-ni e arance, è con evidenza la Sicilia jazz di Santi Scarcella
JAZZJAZZ
&blues
I
viaggiatori occasionali e non, si saranno imbattuticertamente nelle guide Lonely Planet EDT cheaccompagnano con dovizia di particolari anche il piùsprovveduto in giro per gli angoli remoti del pianeta. Conlo stesso spirito l’editore torinese propone il secondo volu-me di una guida assai particolare, ma non meno utile – pergli appassionati – di un tour per il Punjab o per la Terra delFuoco: «
Il Jazz in Italia» di Adriano Mazzoletti
, duetomi per un ragguardevole totale di 1632 pagine che ciaccompagnano, come da sottotitolo,
«dallo swing aglianni Sessanta»
, e che proseguono lo studio pubblicato nel2004
«dalle origini alle grandi orchestre»
.La ponderosità dell’opera è tale da far inizialmente sor-ridere il recensore sconfortato (con sincerità si rammaricadi non poter millantare la lettura completa dei tomi) difronte ad essa e che da subito pensa: roba da feticisti al piùspacciabile per biblioteche, conservatori ed istituti musica-li in aria di accessioni per il lungo freddo inverno. Poi siinizia a sfogliare l’indice analitico, dettagliatissimo e per-fetto per muoversi dentro il libro, l’indice dei nomi curatis-simo ed una discografia talmente ampia da perderci gliocchi, una discografia che comprende tutto quanto è statoregistrato in trent’anni ivi comprese «registrazioni su filo,nastro, dischi privati a pronta resa (lacche, acetati), lp fuoricommercio, o stampati o mai messi in circolazione, e cd atiratura limitata».E il viaggio, dicevamo, può iniziare. Il mio parte dall’in-dice dei nomi e mi succede quello che di solito capita difronte a un atlante geografico, si trova uno spicchio diterra, ci si incuriosisce, si inizia a saltare da una parteall’altra dell’emisfero con collegamenti e fili d’Ariannatutti personali ed eccoci dentro un viaggio virtuale meravi-glioso, un mare nel quale ci è dolce naufragare.Cerco subito un po’ di amici o di musicisti conosciuti perverificarne il «trattamento». Parto con Marcello Rosa, saltoad Amedeo Tommasi, porgo il mio omaggio a FrancoCerri, bazzico qua e là per trovare echi di Eddie Lang em’accorgo che il libro, come dire, «c’è».È questo e molto altro, perché la carta geografica che siva delineando non è solo quella dello studioso e del criticodel jazz (figura pure onnipresente nelle pagine del Jazz inItalia) che ha perso gli occhi a spulciare biblioteche edemeroteche e l’udito alle disconastroteche di Stato e non(più «non»). La cartografia la sta mappando un viaggiato-re vero, un uomo che ha accompagnato e raccontato gior-no dopo giorno con passione e intelligenza quello che distraordinario stava accadendo in Italia sul versante del jazz,una musica della quale Mazzoletti con una punta di patrioorgoglio tricolore rivendica all’Italia - se non proprio lapaternità - almeno il forte sospetto che senza gli italiani, enon solo emigrati, la musica afroamericana avrebbe avutoun cammino più difficile. Insomma, come dicevano gliantichi una «turbatio sanguinis», un rimescolamento gene-tico che se da un lato è l’essenza del jazz tout court, dall’al-tro ci dovrebbe garantire un posto in Paradiso tra i suoi fon-datori.D’altro canto, Adriano Mazzoletti, genovese d’origine eromano d’adozione, da più di cinquant’anni segue comegiornalista presso le più prestigiose testate nazionali di cartastampata, radio e televisione le vicissitudini di una musicastraordinaria, che è certo non vada spiegata ma che è altret-tamento certo che vada conosciuta e che necessiti, per la suadiffusione, anche di un apparato di informazioni che -l’abbiamo detto - Mazzoletti sicuramente non risparmia.Questi due tomi, insomma, si vanno ad affiancare - perprossimità - ad un’altra opera di straordinaria importanza econ un impianto piuttosto simile che è il Jazz di GuntherSchuller (e qui non si ha davvero bisogno di presentazio-ni), guarda caso sempre edita da EDT, specializzata si vedenel non farci perdere in nessun luogo. Ma Il Jazz in Italiaha, a nostro giudizio, un valore aggiunto rispetto anche alTotem delle storie del jazz di Schuller.Vale a dire, una filigrana che s’addipana con discrezionee precisione insieme sulle vicende storiche, politiche esociali del nostro Belpaese. E così, tra le pagine musicali asuon di sincopi, Mazzoletti, quando con nostalgia, quandocon il rigore del compilatore e del critico, racconta la sto-ria di un paese povero ma orgoglioso dopo la catastrofe delventennio e della guerra, combatte - neanche tanto velata-mente - le astruse teorie della Scuola di Francoforte(Adorno su tutti) sul jazz come musica per eccellenza diregime, il nazista compreso, e ripercorre le tappe della rico-struzione fino agli anni del boom da «dentro» le case dellagente, per così dire.Questi tomi raccontano un’Italia ancora non raccontata,i programmi artistici dei Caffè di Trieste, le balere diAlessandria dove Dino Piana iniziò a farsi conoscere,l’Orchestra di Ritmi Moderni di Francesco Ferrari dove -scopriamo -f u brevettata una particolare sordina triangola-re per tromba per ottenere sonorità differenti (ah, l’italoingegno!). E così una storia d’Italia diversa si inizia asovrapporre alla prima mappa geografica colorandola nontanto di date e luoghi, ma della immensa e straordinariaumanità di quanti quelle date e quei luoghi li hanno vissu-ti, da musicisti e da gente comune, da abruzzesi emigrati eda aristocratici lombardi, da braccianti calabri e dallanuova borghesia piemontese.Anche questo è il motivo per cui tra i nostri libri nondovrebbe mancare il Jazz di Adriano Mazzoletti, perchéuna sera qualunque potremmo voler di ritrovarci imbar-cati in una navigazione straordinaria e con mille destina-zioni possibili.
T
 
orniamo a parlare dell’amore della Sicilia per il jazz: i risultatimigliori sembrano venir fuori ogni qualvolta ci sia una contamina-zione tra il jazz e i suoni della terra siciliana. Il nome scelto, di voltain volta, per i vari progetti, è significativo: quando un piano a codastrabocca di limoni e arance, è la volta di «Ciuri Ciuri Jazz», che cimette a contatto con il rumoroso e variopinto universo del pianista ecompositore Santi Scarcella. Il musicista studia alla Milano CivicaScuola di Musica e nel 2004 elabora un progetto musicale, a parti-re dalla sua tesi di laurea, che possa dar voce ai suoni della sua isola.Nasce così un brano,
Lentu e Sciurandido,
sull’uguaglianza tra i popo-li (sciurandido è un fonema inventato, sta a significare «tutti uguali»),un lavoro legato all’immediatezza delle varie esperienze di vita.Santi si allontana inoltre dal pop approfondendo una nuova esigen-za di scrittura, senza rinunciare alla canzone e trovando la rispostain Modugno, Trovajoli, Gershwin. La regola numero uno è rimanereancorati alle radici culturali, così può prendere vita un brano come
Cu jè? 
, in cui si ripropongono i suoni strettamente familiari,un’espressione cara al nonno più i suoni del mercato sotto casa:«…rricotta frisca…».Nei brani rientrano i suoni veri, sono parte integrante della compo-sizione, dell’arrangiamento; così ci ha insegnato un eccelso maestrocome Ennio Morricone nelle colonne sonore dei film di Leone o diTornatore. Dietro la volontà di scrivere un progetto di «jazz siciliano»c’è la necessità di trovare un titolo accattivante: il risultato del lavoroè una commedia musicale che narra le vicende di Sam, giovane pia-nista siciliano emigrato in America. Egli scopre che tanti italiani, emeglio, siciliani, hanno dato un enorme contributo alla genesi delprimo jazz: Nick La Rocca, Frank Sinatra, Beniamino Buonomo aliasBennie Goodman, e molti altri. È un’America che va ringraziata peraver dato a molti emigrati la possibilità di trovarsi a New Orleans einfondervi la propria cultura. Sam, interpretato da Santi, affermerà:«Non posso fare jazz, debbo fare ciuri ciuri jazz…».Il genere della commedia musicale è nato per caso. Come perso-naggi in cerca di autore, i brani hanno a poco a poco trovato una sto-ria, una sceneggiatura, fino a creare un lavoro della durata di quasidue ore. L’autore ha lavorato con Marisa Laurito per oltre due anni,scoprendo il piacere per il teatro e prediligendo progetti che commi-stionino le arti. La commedia è orchestrata in maniera originale, siimprovvisa con la zampogna, con il «friscalettu», o flauto di canna,con il «marranzanu», o scacciapensieri. Tutto per rendere appienoquella celebre «vucciria» che trae origine dalla latina «vox» in cui siracchiude l’anima della terra di Sicilia.La band è soggetta a cambi continui, e cambi continui ci sarannoin futuro. Apportatore di stabilità per il gruppo, che ha aderito al pro-getto sin dagli inizi, è senza dubbio il batterista messicano Israel Varela; al basso e contrabbasso il raffinato Maurizio Rolli; PietroCerruto alla zampogna, che sa imprimere colori forti alle esecuzioni.Inoltre: Gian Piero Lo Piccolo al sax, Massimo Guerra alla tromba eflicorno, Giovanni Smiroldo alla fisarmonica.Una chicca: sul palco, sprazzi di didattica per il pubblico.
ARANCE
LA LONELYPLANETDEL JAZZ
di Rossella Gaudenzidi Paolo Romano

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