P e r i o d i c o d i i n f o r m a z i o n e , a t t u a l i t à e c u l t u r a m u s i c a l e a c u r a d e l S a i n t L o u i s C o l l e g e o f M u s i c
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AMIKAZE
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UEENS
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ATALIA
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SAMARKLAND
di Flavio Fabbri
Q
uando si parla di grandi personaggi dellastoria è molto difficile trovare ed utilizza-re le parole giuste. Fiumi di inchiostro ebit sono stati spesi per la figura leggendaria diJimi Hendrix e, mentre il tempo passa inesorabi-le, sono trascorsi già quarant’anni da quel 18 set-tembre 1970, giorno in cui Jimi Hendrix fu trova-to senza vita nel letto di una camera d’albergo diLondra, il Samarkland Hotel. Una morte ancoraavvolta nel mistero, per uno dei chitarristi piùcelebri e osannati della storia del rock. Dedito alledroghe più disparate, Hendrix ben si era inseritonel movimento hippy fin dal 1966, anno del suoprimo successo discografico con
Hey Joe
.(...)
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Si
è concluso il Festival diVilla Carpegna, per la pri-ma volta teatro naturale diuna manifesta-zione d’avan-guardia sottovari profili: cul-turale, musicale,aggregativo, imprenditoria-le. Le altre rassegne (piùcalzante «rassegnate») han-no perseverato nel propor-re il classico: formuleobsolete, vecchie co-me coloro che ledirigono, demodécome un bustinoda aristocratici,nostalgiche comeun villino a Monteverde,noiose come un disco di Milva.Villa Carpegna ha vantato, in quelloche è stato l’avvio di un nuovo modo diconcepire il «Festival», oltre 25 mila presenzein soli 17 giorni, durante i quali ha propostospettacoli e concerti ad ingresso libero gravandoin minuscola parte sul contributo pubblico(meno del 25 per cento). Alla sua prima edizio-ne questa manifestazione indica la via da percor-rere verso una nuova concezione di impresa cul-turale, sana, non viziata da mire personali, fru-strati bisogni di ribalta o fini propagandistici.Negli anni molti Festival non hanno solo svuo-tato le casse delle amministrazioni pubbliche,favorendo l’arricchimento (a questo punto inde-bito) degli organizzatori, ma hanno trattato glispazi loro concessi come propri piccoli feudi,intoccabili, personali.Per capire come vengono distribuiti i fondi dalMinistero dello Spettacolo, si guardi il docu-mento che il sito dei Beni culturali mette adisposizione (www.spettacolodalvivo.beniculturali.it/sovvenzioni/2010/contrib_musica_2010.pdf).Da esso ciascuno potrà farsi un’idea se l’asse-gnazione di tali danari trovi una giustificazionenella qualità della programmazione dell’entepercipiente o se ci si trovi di fronte all’ennesimomagna-magna.È facile pensar male di tutti (ed è certamentesbagliato) ma spesso si indovina: da questodocumento pubblico emerge che a 26 teatri ditradizione per il 2010 vanno quasi 15 milioni dieuro, all’attività lirica ordinaria svolta da 22enti poco più di 2 milioni, mentre 12 istituzioniconcertistiche gestiscono circa 13 milioni dieuro. Poi ci sono 164 fondazioni e attività con-certistiche, quasi tutte di musica classica, e unadecina solo di musica moderna o jazz, che sispartiscono 13 milioni di euro, fra cui, a titolodi esempio, l’Associazione culturale diRoccella Jonica con 250 mila euro, l’IstituzioneUniversitaria dei Concerti di Roma con 520mila euro, 400 mila all’Associazione SicilianaAmici della Musica, 670 mila all’AssociazioneAmici della Musica di Firenze (e certo che sonoamici della musica).Potrebbe essere utile per un musicista consulta-re questo elenco prima di accettare un ingaggioda uno degli enti finanziati o sovvenzionati; ingenere nella contrattazione del cachetl’organizzatore, per convincere il musicista adaccettare una miseria di paga, cita con cipigliola «crisi del settore» (e quando mai è stato flo-rido?), la recessione (mai sentito al telegiornaleche siamo in pieno boom economico), il taglioai fondi. (...)
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Anno IV n. 15Autunno 2010Reg. Tribunale di Roman. 349 del 20/7/2007
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CLASSICA
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S
TING
DEADIANA
di Romina Ciuffa
A
vevo circa vent’anniquando il dj romanoAndrea Esu riempivalo storico Dome RockCafè di Marco e PaolaPanico, a San Giovanni,con le note di un duo fem-minile, le Pink. Per un loropezzo,
Dubbi inerti
, com-prai il cd. Le persi di vista. Dal testo, dalla ritmi-ca, da quel «Maometto fermo e stanco» avreidovuto capire che la montagna si sarebbe mossa.Una serie di circostanze. La mia dedizioneverso Chuck Palahniuk, innanzitutto. Per cuinoto due videoclip dei Plastico,
Tubo
e
Paranoia
, ispirati al suo Fight Club: idea, regia,fotografia impeccabili e, per esser datati 2001,la dote della lungimiranza. Calcata poi, e la gab-bia d’oro che spalanca Tiziano Ferro quandocanta
E fuori è buio
, mi trattengono ad ascoltar-lo per l’impossibilità di rientrare a Roma, inattesa che cessi l’acquazzone. Sì, forse bellissi-mo, ma sempre in gabbia ero.(...)