fatto che i media tradizionali sono in crisi. Perdono utenti e, di conseguenza,inserzionisti pubblicitari che si stanno spostando, se pur lentamente, mainesorabilmente, verso il web e le sue forme innovative di advertisingcommerciale.La diffusione così estesa della pratica di raccontare fatti, eventi edopinioni dai più svariati punti di vista, individuali o collettivi, consente dipoter seriamente parlare di una pratica sociale che si sta consolidando e che nelfuturo probabilmente sarà sempre più al servizio del pubblico: il giornalismo.Fare informazione ha sempre avuto un risvolto sociale e di interesse pubblico, inquanto consente alla popolazione di seguire i fatti del mondo e di comportarsi diconseguenza ed è per questo che l’accezione più nobile del mestiere delgiornalista è quella del cane da guardia del potere, del “mastino” che in nome delpubblico interesse controlla e visiona da vicino coloro i quali decidono le sortidei cittadini. Ultimamente in Italia, ma non solo, questo compito sembra esserevenuto sempre meno, o, per meglio dire, l’informazione mainstream viene percepitadai cittadini sempre più al servizio dei grandi potentati economici e politici ele poche voci realmente critiche vengono costantemente attaccate da questipotentati. Per continuare ad essere visibile, l’informazione mainstream ècostretta a sbarcare in rete e a fare tesoro di tutti quei nuovi strumenti messi adisposizione dei cittadini, che non si fanno pregare per utilizzarli e che, anzi,volontariamente decidono di fare la propria parte esprimendo le proprie idee econdividendo le proprie conoscenze.In questo mondo in cui le informazioni viaggiano da uno spazio personale adun altro e di passo in passo vengono completate, migliorate e, se è il caso,criticate e corrette, le voci libere del giornalismo si incontrano concretamentecon il pubblico, che è stufo dell’informazione mainstream, contribuendo allanascita di nuove, autorevoli e credibili, voci nel mondo dell’informazione. Questomeccanismo è tanto più utile e necessario nei paesi in cui le vocidell’informazione libera sono effettivamente minacciate da chi detiene il potere.Bibliografia-C. Baldi, R. Zarriello, Penne digitali. Dalle agenzie ai blog: fareinformazione nell’era di internet, Centro Documentazione Giornalistica, Roma, 2005-M. Baldini, Storia della comunicazione, Newton&Compton editori, 2005, Roma-R. Blood, We’ve got blog: how weblog are changing our culture, Perseus booksgroup, 2002-Briggs – Burcke, Storia sociale dei media, Mulino editore-S. Capecchi, L’audience “attiva”. Effetti e usi sociali dei media, Carocci,Roma, 2004-E. Carelli, Giornali e giornalisti nella rete, Apogeo, Milano, 2004-M. Castells, Galassia internet, Feltrinelli, Milano, 2001-N. Chomsky, E. S. Herman, La fabbrica del consenso, NET, Milano, 1998-F. Ciotti, G Roncaglia, Il mondo digitale. Introduzione ai nuovi media,Laterza, Roma - Bari, 2004-F. Colombo, Ultime notizie sul giornalismo, Laterza, Roma – Bari, 1995-L. De Biase, Economia della felicità. Dalla blogosfera al valore del dono,
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